Disfunzioni della giustizia in Italia. Gino Sannino dice che…

imagespost utilizzato per commentare questo articolo http://www.tempi.it/processi-sempre-piu-lunghi-la-giustizia-italiana-e-fra-le-peggiori-in-europa-indipendenza-dei-magistrati-un-bluff#.UyiBp461lIc su TEMPI web, circa le gravi disfunzioni della giustizia in Italia. Siamo costantemente chiamati, nella nostra vita, a dare costantemente un giudizio sugli eventi che ci si presentano: “vitale… o mortale?…”

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Uno che di “giustizia” se intende per esperienza diretta, perché la sta tuttora vivendo sulla propria pelle da vent’anni, dentro le spire di Fallimentopoli (grave fenomeno del quale parlavo in questo post https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/01/02/fallimentopoli-romana-e-fiorentina-unica-soluzione-la-sussidiarieta/) , il cittadino Gino Sannino, vedi qui

http://www.casosannino.com/

sostiene che in Italia vi sono due fattori primari da instaurare, per una concreta riforma della giustizia:

1. Abolizione della prescrizione, che è una perversa esclusività italica. Sannino sostiene che la prescrizione svolge la precisa funzione di nullificare i processi. Poiché esiste una vasta casistica di procedimenti la cui tempistica di giudizio viene allungata apposta, nell’ambito del sistema, affinché vengano strumentalmente superati i tempi di prescrizione. E il reato venga così estinto.

2. Abolizione del potere di archiviazione dell’ipotesi di reato da parte del magistrato istruttore. L’esperienza ventennale di Sannino in fallimentopoli lo induce ad affermare che la situazione è degenerata a un punto tale, per cui la necessaria trasparenza e chiarezza sui fatti oggetto di indagine dovrebbe essere acclarata per legge, erga omnes, nel dibattimento pubblico. E non essere limitata alla valutazione previa del magistrato inquirente.

In tal modo, secondo Sannino, quantomeno cadrebbero due strumenti importanti, oggi largamente utilizzati, dalle mani degli operatori di giustizia infedeli. Verrebbe così a ridursi drasticamente, a parere dell’esperto – suo malgrado! – di fallimentopoli, il numero dei reati a carattere finanziario. Secondo Sannino  molti di questi vengano infatti sistematicamente pianificati dai malfattori a tavolino, ex-ante, sulla base di un rapporto costi-benefici tra le possibili sanzioni previste dalla legge e le falle strutturali, di diritto e di carattere gestionale, del sistema giuridico.

Comunque, a parte quanto suggerisce Sannino, è ormai evidente che i problemi della giustizia sono strettamente legati all’insufficienza della democrazia rappresentativa. Ove, in assenza di sussidiarietà e partecipazione, come è fino ad oggi, il concetto del “popolo sovrano” resta una pura illusione, un mito. Latita ancora la “sovranità del popolo delle famiglie” (Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 1994). E quindi la politica, l’economia, la finanza – in pratica tutta la società – è in mano alle oligarchie. Per i dettagli, vedere al punto 1. di questo post sul blog “la filosofia della TAV”:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/tav-il-nodo-delloligarchia-colpevoli-di-difendere-la-nostra-terra-e-i-beni-comuni/

Così si esprime Pier Luigi Zampetti, a pag. 46 del “Manifesto della partecipazione” (Dino editore, 1982), testo purtroppo ormai introvabile, che sarebbe cosa molto buona ristampare, ove il grande e misconosciuto intellettuale del ‘900 fa sintesi della sua proposta:

…La contrapposizione tra governanti e governati, tra partiti ed elettori può essere superata solo con la democrazia partecipativa che unisce e coordina l’esercizio del diritto di voto con l’esercizio del potere. Senza tale coordinamento gli stessi istituti garantistici del sistema rappresentativo, come l’esperienza dimostra ogni giorno, sono destinati a venir meno.

Resta da risolvere il fondamentale problema proposto, che è poi il vero problema della democrazia in quanto tale. Come unire l’esercizio del diritto di voto con l’esercizio del potere? Come, in altre parole, operare per dare finalmente al popolo la sovranità sempre promessa e mai concessa, e cioè l’effettivo e concreto esercizio del potere?

La democrazia partecipativa fornisce la soluzione a tale assillante interrogativo. La partecipazione è il momento d’unione fra democrazia economia e democrazia politica. Senza un’effettiva democrazia economica non vi può neppure essere una autentica democrazia politica.

Avremo una democrazia economica quando ciascun lavoratore sarà posto in grado di concorrere alla formazione del capitale e alla condeterminazione delle decisioni nella impresa in cui presta la propria opera. Democrazia economica e capitalismo popolare sono allora due facce della stessa medaglia. (segue…)

Dal momento che questo percorso non è stato intrapreso, aggiunge Zampetti in un altro dei suoi lavori principali, il raccomandabile, anch’esso fuori catalogo e assai meritevole di ristampa, “La Società partecipativa” (Dino editore, 1981 in prima edizione) a pag. 96 della terza e ultima edizione, anno 1994:

…E in questa visione desolante il terzo potere, la Magistratura, che cosa può fare? Sostituirsi agli altri due? Tale sostituzione può, per certi aspetti, aggravare la situazione, perché il potere giudiziario ha come punto di riferimento la Costituzione, su cui un’altra si è sovrapposta (NdR: si riferisce alla “Costituzione parallela, di cui parlavo qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2012/12/19/non-solo-tavroberto-benigni-legge-la-costituzione-ma-non-sa-che/).

E le incomprensioni aumentano, perché oramai il divario tra le leggi formali e la realtà sostanziale si allarga sempre di più e diviene in pratica incolmabile.

E’ lo Stato, di cui la Magistratura dovrebbe essere garante, che non c’è più. Ed allora che cosa è, e da che, ci garantisce la Magistratura?

Tutto diventa incerto. Questa è l’unica cosa veramente certa. Il resto non ha più significato alcuno.

Come ancora poter sostenere e propugnare i diritti dell’uomo, dal momento che è stato degradato a macchina di consumo, depauperato della sua dignità fondamentale? Quando è stato imprigionato in un mondo, quello produttivistico, da cui è dominato e dal quale non è più in grado di uscire?

Doveva essere l’uomo a dominare il mondo della produzione, e non viceversa. E quello Stato che era chiamato a dirigere le leve dell’economia, e che sembrava dover in tal modo acquisire più potere, in realtà sembra svanire nel nulla.

Non è lo Stato, per quanto sembri paradossale, a dirigere le leve dell’economia, ma sono le strutture dell’economia a prefigurare l’intervento dello Stato. Una volta stabilito che il problema dell’occupazione, inteso nel senso precisato, diviene il problema primario, già viene predefinita l’azione dello Stato ed il modo in cui dovrà intervenire. Ed è proprio questa predeterminazione che che annulla l’autonomia dello Stato, prigioniero del sistema, ed impedisce al medesimo di garantire e proteggere dal sistema stesso gli individui, come vorrebbe la Costituzione formale e come invece non ammette la Costituzione parallela. 

Molto politicamente scorretto, come vedete, il pensiero zampettiano. Ma anche molto fecondo, in quanto a potenzialità di progettazione politica.

Dunque, il percorso alla ricerca della giustizia ci ha portati davvero lontano. C’è ancora molto cammino da fare. Però, se non altro, qualcuno ha tracciato la strada. Le proposte di Zampetti ancora attendono di essere considerate, studiate, discusse.

In merito, trovate ancora altri dettagli qui

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/

e qui

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/i-due-e-book-sulla-lezione-di-pierluigi-zampetti/

Buon lavoro!…

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4 pensieri su “Disfunzioni della giustizia in Italia. Gino Sannino dice che…

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