F-35. Sono un affare, come si legge su TEMPI, o no?…

F35

JSF F-35

Rodolfo Casadei è andato a intervistare, per TEMPI, il venditore del prodotto F-35, che ne ha parlato molto bene.

Qui, http://www.analisidifesa.it/2014/03/f-35-litalia-rallenta-gli-ordini/ il 3 marzo Silvio Lora Lamia, di Analisi-Difesa, scrive però che

…F-35-B… sono  afflitti da un nuovo problema: i test di fatica sulla struttura sono fermi da settembre sopo la scoperta delle ultime cricche nelle ordinate di forza della fusoliera.

Il modello B è quello a decollo verticale, che l’Italia voleva comprare per la portaerei Cavour.

E’ interessante anche quest’altro recente intervento, dello stesso autore, sull’occupazione indotta effettivamente  dal progetto: http://www.analisidifesa.it/2013/10/f-35-in-calo-le-prospettive-di-commesse-e-occupazione-in-italia/.  Cito:

Stime in calo per commesse e occupazione

(…) Con questo nuovo dato la holding guidata da Pansa ridimensiona due volte i proclami dei vertici militari e politici che ancora negli ultimi 18 mesi avevano dato per certi 10.000 nuovi posti di lavoro, per riconoscere poi che questi nuovi posti sostituivano in realtà quelli generati dall’Eurofighter, un programma dato prematuramente per esaurito, ammettendo infine per bocca del Generale Esposito che il totale si attesta in realtà su 6.000. L’altra “smentita” di Finmeccanica è che i 5.000 occupati vanno riferiti a una fase successiva alla produzione industriale, cioè alla manutenzione e alle altre attività tecniche che accompagneranno la vita operativa degli aerei, mentre per la fase produttiva probabilmente valgono ancora i dati di un recente documento riservato di Alenia Aermacchi già citato a suo tempo su queste colonne, secondo cui a Cameri almeno fino al 2018 il totale degli addetti tecnici e impiegatizi non raggiungerà le 600 unità (in un documento elaborato invece dall’Aeronautica Militare, sotto la vice “Profilo di produzione” a fronte di una capacità a regime della FACO di 24 aerei assemblati all’anno, se ne prevedono 21 a partire solo dal 2024 ma calcolando anche 85 F-35 olandesi, ora scesi a meno della metà). Quanto ancora alle prospettive post-produzione citate da Pansa, non si può tacere come anche queste allo stato siano solo auspicabili e/o potenziali, oltretutto vincolate all’eventualità che buona parte dei possibili clienti delle future officine di manutenzione di Cameri preferiscano provvedere da sé (vedi “F-35: la Norvegia divorzia dall’Italia?” sempre su Analisi Difesa).

D’altronde, era stato Gianandrea Gaiani, Direttore di Analisi-Difesa, in questo articolo sulla “Nuova Bussola quotidiana” http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-finto-dibattitoparlamentaresui-caccia-f-35-6760.htm, il 27 giugno scorso, a fare queste argomentate critiche di fondo all’operazione:

…Per i 75 velivoli F-35 destinati all’Aeronautica c’è invece un’alternativa e per di più è già in servizio: si chiama Eurofighter Typhoon. Prodotto europeo nel quale l’ìndustria italiana è protagonista, che non è solo un caccia ma anche un aereo da attacco. Compito per il quale viene impiegato dai britannici (che lo hanno usato in Libia) e dai tedeschi (Berlino infatti non acquisirà l’F-35) ma non dalla nostra Aeronautica che vuole giustificare così la necessità degli F-35. Invece di puntare sul nostro prodotto, concorrenziale con gli aerei americani, l’Italia rinuncia a parte dei Typhoon previsti (da 121 l’ordine è sceso a 96), non li impiega per le loro capacità di attacco e cerca di svendere i primi 24 esemplari sul mercato dell’usato. Uno spreco di cui nessuno (stranamente) parla per aerei con appena sette o otto anni di vita.

Nessuno in Parlamento discute del fatto che con l’F-35 ci metteremo tecnologicamente nelle mani degli Stati Uniti per i prossimi 50 anni. Rinunceremo alla capacità industriale e strategica acquisita con i programmi europei Tornado e Typhoon costati migliaia di miliardi di lire al contribuente e trasformeremo la nostra industria da progettatore, produttore ed esportatore di aerei da combattimento in sub contraente dell’americana Lockheed Martin. Inoltre gli Stati Uniti avranno il controllo diretto sui nostri F-35, aspetto potenzialmente pericoloso per la sovranità nazionale tenuto conto che gli interessi di Italia ed Europa non sembrano coincidere sempre con quelli di Washington. Un tema sul quale i politici dovrebbero invece dibattere considerato che della parola “Europa” si riempiono la bocca ogni giorno.

Nessun intervento alla Camera neppure sulla valutazione che i costi di gestione del nuovo aereo saranno più salati rispetto ai modelli oggi in servizio e insopportabili per gli scarni bilanci militari italiani. Come se comprassimo una Ferrari ma non avessimo i soldi neppure per fargli pieno e il bollo. I tedeschi, che spendono più del doppio degli italiani per la Difesa, avranno una flotta da combattimento su un solo tipo di aereo (160 Typhoon) con costi logistici molto inferiori all’Italia che avrà in linea circa 150 velivoli suddivisi tra Typhoon e F-35, molti dei quali destinati a restare negli hangar per carenza di fondi.

A questo punto, d’acchito, sorgono alcune domande.

Typhon

Eurofighter Typhoon… il caccia che l’Italia ha finanziato, e che non vuole più

1. Perché, al di là di tutto, prima sono stati investiti molti soldi del contribuente italiano nell’Eurofighter Typhoon, e poi si è voluto comprare i caccia americani, e farci tra l’altro strategicamente dipendenti dagli USA, che oltretutto ci spiavano https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/10/27/gli-usa-ci-spiano-in-italia-gia-si-sapeva-ma-gli-volevamo-comprare-lo-stesso-gli-f-35/, anche con possibili risvolti industriali?

2. Su quali teatri andrebbero impiegati queste decine, queste centinaia di jet, considerata l’operazione a livello europeo? Forse contro l’Iran degli Ayatollah, per sventarne la minaccia atomica? In questo caso – senza voler entrare minimamente entrare nel merito politico –  si utilizzerebbero eventualmente i missili balistici, non certo, massicciamente, gli F-35.

shabaabDove altro? Contro la Russia, che con la querelle Crimea-USA-UE, ora in Italia abbiamo la grande paura che ci tagli il gas e chiuda gli affari in corso? Contro la Cina che pur si sta pesantemente riarmando, alla quale però abbiamo venduto una quota del nostro debito pubblico, e con la quale cerchiamo in ogni modo di fare affari, anche se è una potenza totalitaria? Contro l’India, che ci prende per i fondelli – lo fa benissimo a mano, senza aerei! – da due anni, con il caso dei nostri Marò? Oppure più plausibilmente, dal punto di vista militare, nell’Afghanistan dal quale però ci stiamo ritirando, in Siria eventualmente (?!?),  o, ancora una volta, in Libia? Mi sembra che su tutti questi terreni abbiamo, noi Occidente, già perso abbondantemente. Nonostante disponessimo di una tecnologia avanzatissima, nemmeno lontanamente paragonabile a quella dei Paesi citati. Ma nessun aereo che vola alto nei cieli riesce a domare la rabbia di gente incattivita e/o indottrinata, che agisce sul terreno con metodi sporchi, mischiata ai civili e facendosi scudo di essi.  

Gli esiti delle vicende belliche, legate ai conflitti medio-orientali e alla guerra al terrorismo, nella quale anche il nostro Paese è coinvolto, sono sotto gli occhi di tutti ormai da lunga pezza. Non posso però non fare un cenno specifico alla vicende libica e siriana, dove ben si è visto che, con l’appoggio ai ribelli e ai terroristi stranieri che sono molto peggio di Gheddafi e Assad, l’Occidente sembra davvero non voler mai imparare dagli errori del passato. 

3. Con gli F-35, comunque, a che punto siamo con i contratti? Quali impegni sono stati effettivamente presi, quali firme apposte, quali eventuali penali da pagare se l’impegno non viene mantenuto?

4. Infine, l’Italia è in bancarotta, con 2300 mld di di euro di debito pubblico, mentre la politica raschia il fondo del barile per recuperare qualche spicciolo. Ma se il Governo non ha nemmeno i soldi per la biada dei cavalli alla parata del 2 giugno, come si è visto l’anno scorso https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/06/03/niente-cavalli-alla-parata-del-2-giugno-ma-se-lo-stato-non-ha-nemmeno-i-soldi-per-la-biada-come-fara-a-fare-la-tav/, ed era TEMPI stesso a citare, il 25 luglio 2013, l’allora Ministro alla Difesa Mario Mauro, qui, http://www.tempi.it/esercito-difesa-default-f35-gaiani#.Uyq25Y61lIc, il quale diceva che

«L’esercito italiano rischia il default. Non abbiamo nemmeno la benzina per far volare gli aerei»

cioè, dico… che senso ha tutto questo?

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2 pensieri su “F-35. Sono un affare, come si legge su TEMPI, o no?…

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