Libia: la guerra dell’immigrazione all’Italia, La giusta risposta, secondo la “Bussola quotidiana”

Salah Mazek, Ministro degli Interni del Governo libico

Salah Mazek, Ministro degli Interni del Governo libico

A seguire, il commento facebook di ieri a questo articolo su TEMPI web, sulla vicenda dello tsunami-immigrazione dalla Libia verso l’Italia.

Quella dell’immigrazione dal nord-Africa è infatti una vera e propria guerra, non certo un'”emergenza”, come dicono in modo ambiguo e mendace anche diverse figure istituzionali, fra le quali il Ministro dell’Interno Angelino Alfano. Non è un’emergenza, ma è un fatto strutturato e incistato, perché dura sistematicamente da anni, fin dai tempi di Gheddafi. Dopo la caduta del raìs, alla quale il nostro Paese ha collaborato con la nota guerra del 2011, la situazione è sensibilmente peggiorata. E’ noto infatti che con le famose “primavere arabe”, sostenute dall’Occidente, le sfortunate popolazioni del Nord-Africa e Medio Oriente sono cadute dalla padella nella brace. E menomale che, grazie a Papa Francesco e a Putin, che pure non è certo uno stinco di santo, ci siamo evitati la guerra di Siria, che Obama e Hollande volevano fortissimamente intraprendere. Anche a costo di fare carte false sulle armi chimiche di Assad, con il corollario di far vincere i tagliagole di Al-Quaeda. La partita, nella già abbondantemente martirizzata Siria, è ancora tutta da giocare.

Gianandrea Gaiani. Direttore di Analisi/Difesa

Gianandrea Gaiani. Direttore di Analisi/Difesa

images (1)E così, mentre l’Italia stava già scivolando per conto suo sulla ripida china della bancarotta, grazie alla politica bi-partizan (assistita dai sindacati confederali!…) delle opere grandi inutili pagate con i soldi dei contribuenti e ultimamente pure di quelli dei risparmiatori, come dicevo anche nel post precedente, ora è palese che anche la “nuova” Libia ci ricatta, come è più di quella del raìs: anch’essa vuole i nostri soldi per far cessare il flusso migratorio. Cosa che, ovviamente, ottenuto il malloppo, non farebbe. Di questa perversa dinamica parla l’esperto di cose militari Gianandrea Gaiani, in questo articolo di oggi

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-libia-ricatta-litalia-con-larma-degli-immigrati-9185.htm

sulla “Nuova Bussola quotidiana”. In questo post, trovate tutti i link agli articoli che man mano Gaiani ha scritto sulla “Bussola”, seguendo  l’argomento. Quindi, vi ritrovate un mini-dossier, aggiornato ad oggi.

Dunque, per l’Italia, oltre la bancarotta da infrastrutture inutili, ora anche l’anarchia da tsunami-migratorio!… Cito dall’articolo di cui sopra:

“Brutte notizie per l’Italia e per le ministre del governo Renzi, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, che hanno più volte sottolineato come la Libia non fosse in grado di gestire l’emergenza immigrazione per la debolezza delle sue istituzioni.

Certo la Libia è nel caos, ma a sgombrare il campo dalla favola, cara ai terzomondisti, che Tripoli non è in grado di contrastare gli schiavisti che gestiscono i flussi migratori verso l’Italia, ha provveduto il Ministro degli interni ad interim Salah Mazek. Rientrato da un viaggio a Parigi, il ministro Mazek ha chiarito il ruolo del suo Paese nel traffico di esseri umani minacciando di “facilitare” il transito di migranti clandestini se l’Unione Europea non aiuterà il suo Paese a combattere questa piaga.

A parte il fatto che il flusso di migranti risulta già oggi molto “facilitato” dalle autorità libiche, la minaccia è molto chiara e ripercorre la politica più volte applicata da Muammar Gheddafi che gestiva i flussi di immigrati africani per esercitare pressioni sull’Italia. Roma chiuse la “vertenza” nel 2010 con quel Trattato di amicizia che prevedeva anche investimenti italiani per 5 miliardi di euro in dieci anni da impiegare per costruire l’autostrada litoranea e altre infrastrutture che avrebbero dovuto essere realizzate da aziende italiane e lavoratori libici.

Caduto il raìs grazie alle bombe della NATO (e dell’Italia) i suoi successori sembrano voler perseguire la stessa politica ricattatoria. «La Libia ha pagato il prezzo. Adesso spetta all’Europa pagare» ha detto Mazek senza spiegare bene a cosa si riferisse anche se il verbo “pagare” non lascia molti dubbi sulle intenzioni del nuovo governo di Tripoli strettamente legato ai Fratelli Musulmani… (segue)

Ed ora, dopo la necessaria premessa, il post di ieri su TEMPI:


Appena il 18 aprile scorso TEMPI pubblicava, senza chiosarla, quindi dando per buoni gli argomenti, questa

“Intervista al contrammiraglio Mario Culcasi, comandante dell’operazione nello Stretto di Sicilia Mare Nostrum: «Questa missione è per tutta l’Italia motivo di orgoglio»”

così recitava il catenaccio, qui http://www.tempi.it/noi-non-abbandoniamo-nessuno-perche-dobbiamo-essere-fieri-della-marina-italiana-26-814-migranti-salvati-in-sei-mesi

download (5)All’epoca, era dunque toccato al sottoscritto, e ad altri lettori, commentare che non c’era nulla di cui essere orgogliosi. Ma che anzi la cosa da fare, per evitare che l’Italia precipitasse – anche per questo! – nell’anarchia, era proprio l’esatto contrario di quello che diceva Culcasi. E cioè, come giustamente osservava l’agenzia informativa “La Nuova Bussola quotidiana”, se i nostri governi avessero avuto un minimo di serietà e di coraggio, era piuttosto:

1. intervenire nei Paesi di partenza, e metterli quantomeno davanti alle loro responsabilità, invece di far finta di nulla;

2. Come scriveva Gianandrea Gaiani sulla “Bussola”, già il 24 marzo scorso, “Le condizioni economiche dell’Italia sono tali da giustificare uno stop all’esodo di massa che proprio la massiccia presenza navale italiana consentirebbe di attuare fermando i barconi e riportandoli sulle coste della Libia sotto scorta armata di navi e fanti di Marina italiani. Respingimenti necessari a fermare un esodo che non solo sta diventando infinito ma consente alle mafie nordafricane di arricchirsi. Solo così si potrebbe ottenere un effetto deterrente poiché i respingimenti scoraggerebbero i clandestini a buttare i soldi che versano agli scafisti nella speranza di raggiungere l’Europa”.

Da parte mia, nel commento all’articolo di TEMPI del 18 aprile, avevo avuto cura di segnalare gli interventi di Gianandrea Gaiani sulla “Bussola”, che trattavano la spinosa materia, questi:

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-terzomondismo-fa-male-ai-clandestini-8762.htm

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-immigratisiamo-gli-uniciad-accoglierli-8926.htm

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-militari-factotum-dalle-discariche-al-trasporto-immigrati-8947.htm

ai quali aggiungo ora questo, più recente, sempre chiaro ed incisivo:

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-immigrati-creare-una-fascia-di-sicurezza-in-libia-9155.htm

dal quale cito

“(…) Paradossi che inducono a riflettere non solo sulle capacità di chi ci governa ma anche sulle opzioni disponibili per gestire in modo risolutivo l’emergenza immigrati. Opzioni possibili a patto di rendersi conto che il problema è e resterà italiano e che è inutile attendersi aiuti dai partner europei in termini di navi o di disponibilità ad accogliere immigrati. Assurdo anche pensare di risolvere il problema con la semplice sospensione dell’Operazione Mare Nostrum, come pretendono Forza Italia e Lega Nord, perché i flussi non si interromperebbero ma tornerebbero a confluire tutti su Lampedusa ripetendo quelle situazioni d’emergenza già conosciute negli anni scorsi.

L’unica risposta che l’Italia può dare a questo punto, vista la sordità della Ue e delle agenzie internazionali, è la creazione di una “fascia di sicurezza” sulle coste libiche da gestire insieme alle autorità libiche e all’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Acnur). Se vogliamo è una versione migliorata dei vecchi “respingimenti”, che sono però necessari sia perché non è più tollerabile che Roma si renda complice del crimine organizzato nordafricano sia perché l’Italia non ha né le risorse né il dovere di accogliere chiunque voglia venire nel nostro Paese dove le condizioni di vita sono dure anche per tanti nostri connazionali (…)”.

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Luigi Amicone, direttore di "TEMPI"

Luigi Amicone, direttore di “TEMPI”

A questo punto, premesso che l’Europa giustamente non ci aiuta a far sì che l’anarchia causata dall’incapacità, o meglio dall’inanità dei nostri Governi, abbia a espandersi nel continente, mentre invece potremmo presumere che darebbe mano al tipo di intervento suggerito dalla “Bussola”, viene da chiedersi: a che gioco sta giocando il settimanale diretto da Luigi Amicone, che in questo articolo ha fatto una virata a 180° rispetto a quello del 18 aprile scorso?…

Comunque, bene che TEMPI su questo argomento abbia orientato la barra su posizioni ragionevoli. Anzi, non posso che augurarmi che il settimanale riveda la sue posizioni anche sul tema TAV, ampiamente trattato su queste pagine, e su quello degli F-35:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/03/20/f-35-sono-un-affare-come-si-legge-su-tempi-o-no/

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2 pensieri su “Libia: la guerra dell’immigrazione all’Italia, La giusta risposta, secondo la “Bussola quotidiana”

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