Luigi Amicone e il patto col diavolo. Meglio prenderla con un sorriso?…

downloadNon sapevo di questa iniziativa di Luigi Amicone, Direttore di TEMPI. La riporta e la commenta, qui, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-riserve-indiane-cattolicheno-grazie-9638.htm Massimo Introvigne, sulla “Nuova Bussola quotidiana”.

In breve, Amicone suggerisce, dalle pagine del “Foglio” di Giuliano Ferrara, dal momento che oggi la battaglia del laicismo contro l’uomo è data per persa – vista la strapotenza di quel fronte – di barattare il consenso cattolico alle politiche antropologicamente distruttive, in cambio del buono-scuola. In modo da poter creare “riserve indiane” cattoliche dove poter educare in libertà le nuove generazioni, e preparare una futura “riscossa”.

Molto interessante il commento di Introvigne, che giudica negativamente la proposta. Paragonandola, in quanto a strategia, all’esperienza politica dei “Fratelli musulmani”. Commento da leggere integralmente. Da parte mia, alcune cose:

1. Non può funzionare la proposta di Amicone. Perché lo Stato, questa democrazia rappresentativa ontologicamente avversa alla sussidiarietà (come tutte quelle dello stesso stampo razionalista), che perciò stesso ha virato in oligarchia, NON è stupido. Lo Stato impersonato dai “poteri forti” sa benissimo che col buono-scuola, in prospettiva, perderebbe potere. E quindi lo Stato il buono-scuola non lo darà MAI. Anche perché al momento ha tutta la forza per negarlo. Un giorno, non è dato sapere quando, al momento in cui – solo dopo aver toccato il fondo! – il “popolo delle famiglie” maturerà l’esigenza del buono-scuola per la libertà di educazione, si mobiliterà per averlo. Non può essere una gentile concessione dello Stato, sarà sempre un diritto da conquistare. Ne parlavo qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/02/23/riflessione-semiseria-sul-governo-letta/

2. Posso immaginare che questa cosa la sappia anche Amicone, e che quindi la sua sia semplicemente una pur comprensibile provocazione.

3. Introvigne definisce Amicone “combattivo e benemerito”.  Qui è un altro punto focale della questione. Amicone è sì combattivo, ma per la causa sbagliata. Questa la tragedia di tanto, anzi di quasi tutto il mondo cattolico, ben impersonata da Luigi Amicone e dal settimanale da lui diretto: l’attestarsi su posizioni liberali e keynesiane. Cioè, premesso che il catto-comunismo, oggi così esemplarmente espresso da Renzi,  è una iattura ideologica, è parimenti deleterio anche il catto-liberalismo. Poiché si associa in modo attivo e baldanzoso a quel liberalismo statalista e oligarchico che, per mezzo della società dei consumi, ha preso in ostaggio lo Stato, ha bancarottato l’Italia (ma anche mezzo mondo!…) ed ha assolutamente corrotto l’anima del popolo. Questa, la tragedia di pensiero, ancor prima che pratica, con la quale il mondo cattolico ancora si rifiuta severamente di confrontarsi. Vedi, per restare dell’ambito di TEMPI, il “Manifesto per l’Europa” lanciato dal settimanale, e che lascia il tempo che trova, come dicevo qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/02/27/tempi-perche-non-puo-funzionare-il-manifesto-per-leuropa/.

Tutto il blog “la filosofia della TAV” parla di questo dramma. Esempio, qui

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/05/10/tempi-tav-perche-il-settimanale-sostiene-la-politica-bancarottiera/ qui

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/10/03/politica-lurgenza-di-fare-chiarezza-sulla-vera-natura-dei-liberali/ e qui

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/02/16/cosa-ce-dietro-la-maschera-della-rivoluzione-liberale-di-alfano/

ove la soluzione al problema politico stava, invece, nella “Società partecipativa”:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/ Speriamo, noi cattolici, di poter uscire presto dal letargo. per il bene di tutti.

P.S.:

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Paolo Spoladore, formatore

Nel mentre, ho notato che un formatore teorizza che lottare in modo conflittuale contro il potere oppressivo, distoglie le forze della persona dalla crescita interiore, che è invece il primo capitale sul quale si dovrebbe investire.

E che quindi, anche se la cosa può sembrare strana, la cosa migliore da fare sia consapevolizzare questo dato di fatto del potere che ci opprime, come realtà già presente. E alla quale, in quanto tale, è fatica improba, e dispersione di preziosa energia umana, ribellarsi.

Quindi, piuttosto, consapevolizzare il dato di fatto. Dichiararsi sì in disaccordo con la politica oppressiva, non essere acquiescenti. Puntando però non sul conflitto col potere, quanto sulla propria crescita personale… potremmo dire sulla propria “conversione”. C’è sempre la centralità di Cristo. E fare questo… sorridendo. Un approccio diverso, quindi. Interessante. Chissà, magari ne riparleremo.

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