Incubo TAV Terzo Valico: come uscirne

imagesIn Italia, le malvagità della politica keynesiana: progresso & sviluppo finti, a spese del pubblico erario, con il corollario della devastazione dell’ambiente e del sacrificio del territorio pubblico e privato, sembrano non avere alcun limite.

Eppure i conti pubblici nazionali sono da bancarotta. E’ ormai palese che le “opere grandi” inutili  hanno un ruolo preciso nella cementificazione e nell’asfaltamento del territorio, il che a sua volta facilita e favorisce dissesti idrogeologici e alluvioni, e sacrifica l’agricoltura: vedi il caso fresco di BREBEMI, come argomentavo qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/07/22/si-inaugura-brebemi-tra-disastri-finanziari-e-ambientali-lunica-speranza-viene-dalla-societa-partecipativa-secondo-dottrina-sociale/. Nel quale, tra l’altro, raggiunge sempre nuove vette la mistificazione del “project-financing”, che è disinvoltamente spacciato per essere a carico degli “imprenditori privati”, mentre la realtà è ben diversa.

Eppure questo sistema perverso va avanti, demolendo e bancarottando, potentemente calettato nelle strutture dello Stato, in modo assolutamente trasversale e bi-partizan. Tra destra, sinistra e centro. C’è davvero da aver paura. E allora, per elaborare la paura, bisogna capire bene perché tutto questo accade.

L’ultimo caso rinfocolato è quello del c.d. “Terzo valico”, la nuova TAV inutile che i soliti noti keynesiani vogliono realizzare a tutti i costi sulla linea Tortona/Novi Ligure-Genova. 

La notizia di ieri è che, sulla statale tra Arquata Scrivia e Serravalle, ci sono state cariche della polizia contro i manifestanti che si opponevano agli espropri. Cito dal “Fatto quotidiano”:

Contusi, feriti non gravi e malori a causa dei lacrimogeni. E’ il bilancio delle tensioni di oggi nei boschi dell’Alessandrino tra i manifestanti del movimento No Tav Terzo valico e le forze dell’ordine. La manifestazione No Tav era stata convocata in occasione degli espropri di sette porzioni di terreno, che verranno sottratte ai privati perché dovranno essere inglobate nei cantieri di allargamento delle strade che collegheranno i lavori già in corso ad Arquata e a Voltaggio. Si tratta di opere correlate alla costruzione della linea ferroviaria del Terzo valico.

“Quelli effettuati questa mattina in provincia di Alessandria sono espropri illegali” sostengono i No Tav, che si oppongono alla realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Le tensioni con le forze dell’ordine sono iniziate all’alba, quando sullo svincolo stradale che collega Arquata, Serravalle e la strada provinciale 161, un gruppo nutrito di No Tav ha formato una sorta di catena umana che si è posizionata di fronte ai poliziotti in tenuta antisommossa. Immediata la reazione delle forze dell’ordine, che hanno reagito caricando i manifestanti. L’obiettivo degli attivisti era quello di impedire ai tecnici del Cociv di procedere alle operazioni di esproprio, che però sono state comunque portate a termine dopo che la polizia ha respinto con gli scudi i No Tav.

download (2)I manifestanti si sono diretti successivamente attraverso un sentiero sterrato nel bosco nella zona di Liberna, per tentare di impedire il secondo esproprio. E’ stato in questa zona che si è creata la situazione di maggiore tensione, tanto che la polizia è arrivata a usare i lacrimogeni. Sul posto, un’ambulanza per medicare i feriti lievi. Il gruppo di No Tav ha proseguito quindi la marcia nei boschi, sempre per cercare di opporsi agli espropri. “Da un punto di vista formale”, dice Eugenio, uno dei leader della protesta, “gli espropri non sono validi. Analoghe procedure vennero effettuate sugli stessi terreni nel 2012, ma i nostri ricorsi sono stati tutti accettati. Abbiamo parlato con i nostri avvocati e sostengono che le procedure attuate in questi giorni non si possono definire regolari e, quindi, non sono valide”. Conclude il leader dei No Tav: “Continueremo nella protesta e faremo ricorso contro queste prese di posizione contro la legge”.

In queste ennesimo difficile e amaro frangente, è bene ricordare qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/tav-il-nodo-delloligarchia-colpevoli-di-difendere-la-nostra-terra-e-i-beni-comuni/ i termini puntuali del perché la forma di democrazia rappresentativa nella quale viviamo ha già fisiologicamente virato in oligarchia. Cito il mio maestro, Pier Luigi Zampetti:

…L’oligarchia è prodotta  dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato (Pier Luigi Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002).

Ed anche, contestualmente, quale possa essere il modo giusto di porsi nei confronti di tale potere oligarchico: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/tav-il-nodo-della-violenza-in-val-di-susa-scioglierlo-e-possibile/ . Da questo testo, cito:

Credo che l’interposizione fisica pacifica, ove praticabile, resti un fattore primario del diritto di resistenza. Pensiamo solo alla potenza che ha un gruppo di cittadini, che in silenzio, compostamente, consapevolmente, presidia – col suo solo sguardo e la sua presenza – una qualsivoglia realtà istituzionale, o un’area di cantiere della TAV. 

E qui, https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/06/22/istanbul-e-non-solo-cose-turche/, a proposito delle proteste di Piazza Taksim, in Turchia, ricordavo a suo tempo:

Ebbene, non potevo certo immaginare che, a distanza di così poco tempo, avrei visto attuarsi quella forma di protesta pacifica. Non è successo in Val di Susa, è successo in Turchia. A piazza Taksim, Istanbul, si sono viste molte persone in piedi, in silenzio, ad esprimere il loro dissenso dalla politica del Governo Erdogan, con la loro sola presenza.

downloadDetto questo, è bene restare nel merito della questione “Terzo valico”, e documentare i motivi dell’ingiustizia di questa ennesima vessazione dello Stato sui cittadini tutti. Mi avvalgo di questo recente articolo su lavoce.info: http://www.lavoce.info/terzo-valico-costi-benefici/, firmato da Marco Ponti e Francesco Ramella, che ringrazio caldamente. Cito:

Per il cosiddetto terzo valico siamo ancora in attesa che il ministero diffonda un’analisi costi-benefici ufficiale. Nel frattempo, un esercizio indipendente dà risultati nettamente negativi, anche con ipotesi molto ottimistiche sia sui costi che sull’evoluzione dei traffici di merci e passeggeri.

L’ANALISI CHE NON C’È

prof. Marco Ponti

prof. Marco Ponti

Per uno dei grandi progetti ferroviari oggi in costruzione – il cosiddetto terzo valico della linea Tortona/Novi Ligure-Genova – non è stata presentata alcuna analisi economica, almeno a quanto ci risulta, e nemmeno è stata realizzata una molto più semplice analisi finanziaria, che evidenzi il rapporto costi-ricavi per le casse pubbliche (presumibilmente più alti di quelli della Torino-Lione, essendo il progetto tutto italiano). Sull’opportunità di quest’opera, tra l’altro, più di una volta, e anche recentemente, lo stesso amministratore delegato di Fs ha espresso perplessità.
Ci è perciò sembrato utile realizzare noi un’analisi costi-benefici del progetto e qui di seguito ne presentiamo i risultati.
Ovviamente, a causa degli scarsissimi dati disponibili e delle inesistenti risorse a disposizione per questa analisi indipendente, non si hanno pretese di esattezza. (1).
Si noti poi che, quali siano gli errori o le incertezze dell’analisi costi-benefici, il suo obiettivo non è certo solo quello di dire un “sì” o un “no” a opere pubbliche specifiche ma quello di definire in modo trasparente le priorità di spesa, soprattutto in presenza di una gravissima crisi fiscale che rende scarse le risorse pubbliche disponibili.
Non dovrebbe invece bastare l’argomento “sono decisioni europee a cui dobbiamo attenerci”, che è totalmente indifendibile per due ragioni. In primo luogo, perché chiunque conosca la genesi dei progetti europei (nuovi Ten-T) sa benissimo che si tratta semplicemente della sommatoria dei “desiderata” politici dei diversi paesi europei, priva di qualsiasi supporto o verifica tecnico-economica. Si tratta, nel linguaggio internazionale, di una “shopping list” concordata politicamente tra le parti. In secondo luogo, anche qualora fosse davvero il risultato di un piano organico supportato da solide analisi, è evidente che l’Italia non dispone delle molte decine di miliardi di risorse necessarie per finanziare contemporaneamente tutti gli investimenti che riguardano il paese inclusi nei corridoi Ten-T attuali. Se se ne avviano molti, o tutti, in contemporanea, senza disporre dei fondi necessari a finirli, il rischio (anzi, la certezza) è che si proceda per “stop and go” di infiniti cantieri, con conseguenze ovviamente devastanti sia sul piano dei costi che della funzionalità delle opere.

SUGGESTIONI E RISULTATI

Entriamo ora nel merito dell’analisi effettuata e dei suoi risultati (incerti, come si è detto), ricordando tre principi irrinunciabili delle buone pratiche internazionali in questo settore: a) le analisi debbono essere effettuate da soggetti neutrali; b) devono essere trasparenti, cioè devono consentire di ripercorrere le assunzioni e i calcoli fatti senza alcuna ambiguità; c) debbono rimanere on the safe side, cioè tendenzialmente sovrastimare i costi e sottostimare i benefici: così si comporterebbe un soggetto privato che investisse risorse proprie e per il quale un’analisi finanziaria anche di poco errata comporta il rischio del fallimento di un progetto imprenditoriale. Come attesta una ricchissima letteratura internazionale, di norma accade invece l’opposto nel caso di investimenti pubblici, in cui i promotori, politici e industriali, mettono a rischio il denaro dei contribuenti.
Prima di descrivere le assunzioni adottate per l’analisi e di presentare sommariamente i risultati vorremmo però ancora sgombrare il campo da due “suggestioni” che vanno per la maggiore tra i sostenitori del “terzo valico”. La prima: grazie alla realizzazione dell’opera, il porto di Genova ritornerebbe a essere competitivo rispetto a quelli del mare del Nord. Non è così, come risulta evidente dall’analisi del rapporto Doing Business realizzato dalla World Bank. Lo studio mostra come l’importazione/esportazione di un container dal porto di Genova necessita in media di 17,5 giorni di tempo di cui ben dodici per espletare le formalità amministrative, e comporti un costo di 940 dollari; nel caso dei Paesi Bassi il costo è analogo, ma il tempo medio è di soli 6,5 giorni (e la varianza minore rispetto all’Italia). Il divario non verrebbe modificato, se non in misura marginale, da un’infrastruttura che permetterà una riduzione del tempo di inoltro di circa un’ora (lo 0,24 per cento del totale) e una diminuzione del costo dell’ordine del 2 per cento.

Ing. Francesco Ramella

Ing. Francesco Ramella

La seconda suggestione suggerisce che l’opera consentirebbe a Genova di arrestare il declino economico. Analoga argomentazione era diffusa a Torino con riferimento alla realizzazione della linea alta velocità che collega il capoluogo piemontese a Milano. Nei sette anni successivi all’apertura della linea (e allo svolgimento delle Olimpiadi invernali, altro esempio di ingente investimento di risorse pubbliche presentato come foriero di grandi ricadute sul territorio), Torino e provincia hanno visto il Pil contrarsi ancor più rapidamente della media italiana (- 11,5 per cento contro un -8,4 per cento a livello nazionale).
Le ipotesi e i parametri adottati per l’analisi vengono illustrati in dettaglio nella tabella allegata. Come si potrà vedere, si è parzialmente derogato, in favore del progetto, al “principio di precauzione”. Ad esempio:
1) si è supposto che il divario fra i costi del progetto a preventivo e a consuntivo sarà del 20 per cento quando, in media, lo scostamento reale in ambito internazionale per i progetti ferroviari è del 45 per cento (ed è stato ancora superiore per la rete alta velocità/alta capacità in Italia);
2) non è stato introdotto un coefficiente che espliciti il costo marginale dell’uso di risorse pubbliche;
3) si sono assunte ipotesi di crescita del traffico passeggeri e merci assai ottimistiche rispetto al trend storico di lungo periodo e si è volutamente ignorata la forte contrazione dei flussi registrata negli ultimi sette anni;
4) per quanto concerne il traffico indotto sono stati ipotizzati valori di elasticità della domanda alquanto elevati;
5) si è ipotizzato che attualmente tutti i convogli merci necessitino di doppia trazione che nella realtà è invece necessaria solo per una parte (probabilmente minoritaria) di essi;
6) la valutazione della riduzione dei costi esterni prescinde da quelli generati nella fase di costruzione dell’opera;
7) soprattutto, si è assunto che le tariffe non recuperino nulla dell’investimento, cioè che tutti i costi siano a carico delle casse pubbliche. Altrimenti i risultati di traffico, ambientali eccetera sarebbero ben peggiori.
Ciò nondimeno, il risultato dell’analisi è fortemente negativo: il valore attuale netto del progetto è di -4,24 miliardi e il rapporto benefici/costi è stimato pari a 0,33. Non è possibile definire un tasso di rendimento interno (con un tasso di attualizzazione pari a zero il VAN si attesta a -1,15 miliardi). I benefici ambientali nell’arco di trent’anni ammontano a circa 300 milioni, ossia circa il 5 per cento del costo dell’investimento.
Anche qualora si adottino ipotesi ancor più ottimistiche sia sul versante dei costi che dell’evoluzione dei traffici, il bilancio rimane nettamente negativo. Ad esempio, supponendo che non vi sia alcuno sforamento dei costi e che i traffici di merci e passeggeri crescano a un ritmo doppio rispetto a quello registrato nel periodo pre-crisi, il Van si attesterebbe a -2,81 miliardi e il rapporto benefici / costi a 0,46 e il tasso di rendimento interno a 0,37 per cento.
Qualche giorno fa, a vent’anni dalla prima presentazione del progetto, il ministro Lupi ha affermato che a breve verrà resa nota un’analisi ufficiale. Ci auguriamo di poterne analizzare metodologia e risultati e di raffrontarli a quelli del nostro modesto esercizio.

Questi, i termini dell’ennesima ingiustizia istituzionale. L’imposizione insensata del “Terzo valico” ai cittadini tutti avviene dunque rigorosamente per i motivi keynesiani che ho citato in apertura.

Mi avvio alla conclusione di questa riflessione, che è, anch’essa, bruciante. Per noi tutti. Qual è il senso profondo delle vessazioni e delle umiliazioni che il popolo deve subire dal potere? Ho cercato di estrarlo al capitolo 11 del testo sul “nodo della violenza” in Val di Susa, dove mi riferivo al caso Firenze. Già, perché anche la mia città è coinvolta nelle vessazioni TAV, anche se questa è cosa nota poco, o punto. Cito:

…Riflettendo sul senso dei suddetti eventi che stanno già  interessando drammaticamente Firenze, che se ne scampa è solo per miracolo, mi viene da fare una considerazione, come direbbe il buon teologo pratese Antonio Livi,  di ordine estremamente concreto. E cioè metafisico. Ho ripensato alla vicenda del popolo ebraico. Esso, paternamente prescelto da Jahvè,  nel fiume della Storia, per manifestare più compiutamente all’uomo la Sua presenza, è stato ripetutamente castigato dal Creatore, a motivo dei ricorrenti tradimenti idolatrici della vera fede.

Mi sono dunque chiesto se, anche per la nostra Firenze, la dura ma giusta pedagogia divina non stia contemplando una bruciante correzione, per scuotere e crettare – servendosi della TAV – assieme alle case e ai monumenti, la nostra abulia spirituale e le nostre ostinate sicurezze borghesi.

Se così fosse, la doverosa preghiera di misericordia per la salvezza della città da una triste sorte, dovrebbe prima essere urgentemente indirizzata alla conversione del nostro popolo fiorentino, che verso la salvaguardia del suo patrimonio abitativo e monumentale.

Lo so, siamo su un piano metafisico. Era inevitabile che ci si arrivasse. E proseguivo:

Quindi, quando si è fatto tutto il possibile, non resta altro che far penitenza, e pregare.

Io, personalmente, mi sento di rivolgermi specialmente a sant’Antonino Pierozzi (1389-1459), grande vescovo riformatore e massimo operatore di carità. Compatrono di Firenze, il suo corpo incorrotto si venera nella basilica domenicana di San Marco.

E anche a don Giulio Facibeni (1884-1958), fondatore dell’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, annoverato tra i giusti tra le nazioni per la sua opera a favore degli ebrei a Firenze durante l’Olocausto.

A questi fiorentini di valore, in modo particolare, rivolgo la mia preghiera di intercessione per Firenze, presso il Dio Uno e Trino e  presso la Madre del Salvatore, che con la città del Fiore ha una speciale e antica relazione.

Sarà per questi interventi sovrumani che, non molto tempo addietro, l’inchiesta della Procura di Firenze, di cui riferivo poco sopra, ha bloccato i lavori, sulla base di gravissime ipotesi di reato? Non è dato sapere.

Nemmeno, comunque, a ciascuno di noi è dato sapere cosa ci porterà il futuro, quali prove riserverà a ciascuno e a Firenze.Biblicamente parlando, può essere che non vi siano, in città, quei dieci giusti  la cui presenza avrebbe salvato la città di Sodoma dalla punizione divina.

Possiamo, in ogni caso, stare sereni. Una persona intelligente come Juliàn Carròn, in un momento di particolare sofferenza per il movimento ecclesiale di cui è presidente, a motivo di una persecuzione strumentale subìta da quel movimento, ha detto recentemente che ogni cosa della quale possiamo essere eventualmente privati, non può costituire per noi un mezzo motivo in meno per testimoniare Gesù Cristo, e stare quindi fiduciosi del Suo disegno imperscrutabile.

Ovviamente, non è tutto!… Parallelamente, politicamente, umanamente, possiamo anche impegnarci a elaborare e edificare la “società partecipativa”, in modo tale che i poteri oligarchici che commettono le malvagità in argomento perdano pacificamente il loro potere, e di altrettanto ne guadagni il “popolo delle famiglie”. Vedi qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/i-due-e-book-sulla-lezione-di-pierluigi-zampetti/ e qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/. Riassumo dal testo sul “nodo dell’oligarchia” in Val di Susa:

Come detto, la buona notizia è che però la soluzione al problema politico esiste!… Risiedendo, in buona sostanza, nella “Società partecipativa” secondo sussidiarietà, secondo Dottrina sociale della Chiesa cattolica. Affermazione questa che non intende essere gratuitamente categorica, ma semplicemente fondata sul dato di realtà che la corretta visione antropologica sull’uomo, è espressa integralmente – al mondo – solo nella prospettiva cristiana. Solo in essa, infatti, riscontriamo l’interezza dell’uomo-persona, corpo e anima, riconoscibile nell’incarnazione di Cristo.

images (4)Non è questa la sede per ulteriori approfondimenti sui vari passaggi, affinché la “Società partecipativa” possa effettivamente attuarsi. Rimando, per questo, a un testo più completo, il “Quaderno del Covile n. 8″, cliccabile da questa pagina. Siccome però è bene chiudere in positivo, da quel testo traggo una potente citazione zampettiana, a pag. 13:

…È giunto il momento storico di erigere il popolo a soggetto e di realizzare quanto finora, sul piano istituzionale, non è stato ancora possibile. Si tratta, infatti di far diventare il popolo sovrano, vivificando la nozione di sovranità popolare. Questo obiettivo si raggiunge tramutando il sostantivo “sovranità” in aggettivo “sovrano” e l’aggettivo “popolare” in sostantivo “popolo”. (Popolo-sovrano). La soggettività della famiglia dalla quale lo Stato trae la sua soggettività è il punto di partenza per ottenere questo strabiliante risultato.
Si può così passare dal governo a nome del popolo, proprio della democrazia rappresentativa, a un governo di popolo, prendendo i termini “popolo” e “democrazia” nella loro accezione completa e integrale. Il popolo non è inteso, infatti, in senso individualistico, come quando si manifesta come “corpo elettorale”, ma in senso personalistico, cioè nell’unità delle sue dimensioni realizzata secondo un processo continuo e costante della democrazia partecipativa.
Dalla soggettività della famiglia, attraverso la democrazia partecipativa, arriviamo pertanto alla comunità organizzata dove risiede la vera e autentica sovranità popolare e nella quali si manifesta in tutta la sua maestà il “popolo delle famiglie”, che è il vero e autentico popolo.
Lo Stato attraverso la comunità organizzata riprende il ruolo che oggi, con il tramonto dello Stato nazionale sta gradualmente perdendo, anche se in un’ottica del tutto nuova.
È uno Stato che interpreta la volontà popolare in grado di manifestarsi con la comunità organizzata a tutti i livelli. Lo Stato sorregge ed è sorretto dalla comunità organizzata che esprime la volontà del popolo, la quale, attraverso le istituzioni politiche partecipative, diviene volontà dello Stato. Questa concezione cambia altresì l’assetto della comunità internazionale. Passiamo dalla comunità delle nazioni alla comunità dei popoli, passaggio questo che imprime un volto nuovo all’organizzazione della Nazioni Unite nella quale entrerebbero non più gli Stati “nazionali” ma gli Stati “dei popoli”, in grado per questa ragione di aiutare e coordinare, anche se gradualmente, le comunità organizzate di tutti i Paesi membri. (LDSC, estratti da pagg. 44-46).

Un lungo cammino ci attende… ma ne vale la pena.

Annunci

5 pensieri su “Incubo TAV Terzo Valico: come uscirne

  1. Pingback: RIUNIONE DEI MINISTRI ALLE INFRASTRUTTURE, UE, A MILANO: PER L’ITALIA, E’ IL SOLITO KEYNESISMO. | lafilosofiadellatav

  2. Pingback: IL MINISTRO LUPI, L’ARTICOLO 18 e LA FINE DEL LAVORO | lafilosofiadellatav

  3. Pingback: CARO MINISTRO LUPI, TI SCRIVO. ALLUVIONE A GENOVA: LE RELAZIONI PERICOLOSE TRA IL DERAGLIAMENTO DEL “FRECCIABIANCA” E GLI SBANCAMENTI DEL “TERZO VALICO”. | lafilosofiadellatav

  4. Pingback: ALLUVIONE A GENOVA: CARDINALE BAGNASCO, E’ MEGLIO ACCETTARE LA REALTA’. | lafilosofiadellatav

  5. Pingback: La ‘ndrangheta, il SI’-TAV e il card. Bagnasco. | lafilosofiadellatav

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...