Disastro di Refrontolo: la “bomba d’acqua” non è poi così “bomba”.

images (3)Ringrazio l’ottima “Nuova Bussola quotidiana”, ancora una volta,  e stavolta per questa ragionevolissima analisi http://www.lanuovabq.it/it/articoli-refrontolo-nulla-di-nuovo-sotto-lacqua-9947.htm a firma di Fabio Spina sull’ennesimo disastro ambientale italiano. Stavolta è toccato al vecchio Mulino di Refrontolo, nel trevigiano. Ci sono quattro morti e molti feriti. Siccome, come al solito, si sono sentite interpretazioni molto diverse in merito all’eccezionalità dei cambiamenti climatici che causerebbero questi eventi luttuosi, piuttosto che le ricorrenti alluvioni, più o meno estese, nell’intervento sopra linkato sulla “Bussola” si spiega, con cifre e dati, che invece l’eccezionalità c’è sempre stata… e che la “bomba” non è poi così bomba. Cito dall’articolo:

(…) Quali le ipotesi sulle cause del tragico evento? Dopo poche ore gli esperti televisivi avevano già  individuato il colpevole di quanto accaduto in una terribile “bomba d’acqua” (della quale ancora non conosciamo dove sono stati misurati i quantitativi ufficiali), nell’estremizzazione del clima dovuto al riscaldamento globale e/o nel fenomeno di El Nino. È una “bomba d’acqua senza precedenti” ed ha provocato “un disastro” paragonabile a “un piccolo Vajont”, ha affermato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Successivamente lo stesso Zaia ha detto: “Ha piovuto tantissimo per due ore e solo i piu’ vecchi si ricordano qualcosa del genere negli anni ’60” e forse qualcuno gli ha ricordato che il Vajont ha causato circa 2000 morti.

Con il trascorrere del tempo le colpevoli dell’evento sembravano essere divenute alcune balle di fieno finite nel torrente Lierza e la scarsa manutenzione: quando il ‘tappo’ creato all’altezza del Molinetto della Croda di Refrontolo ha ceduto, un’onda di fango alta tre metri ha travolto la festa. Questa la prima versione poi successivamente smentita.

«A novembre una frana ha ostruito questo torrente (Lierza ndr) e nonostante tutte le mie segnalazioni una parte dei massi è ancora lì, il lavoro non è stato ultimato – attacca un residente ai microfoni di Sky Tg24 – Nessuno pulisce il torrente, è un lavoro che al Genio civile richiederebbe due ore di lavoro, non può essere così a ogni temporale». Tra i residenti sembra infuriare già la polemica per una tragedia che sembra annunciata. E c’è chi sostiene che le colline ormai siano troppo sfruttate per coltivare il prosecco. Il Sindaco di Refrontolo  ha precisato che la festa in corso presso il “Molinetto della Croda” era privata, il Comune non ha alcuna responsabilità nell’organizzazione.

Per un po’ di giorni sentiremo polemiche, accadrà finché i telegiornali non avranno altri temi con cui riempire le lunghe ore di trasmissioni estive. Purtroppo per comprendere cosa è accaduto si dovrà analizzare la sfortunata catena degli eventi, più che cercare un colpevole. Ci vorrà tempo. Dopo alcuni mesi, in questi giorni, ci sono i primi indagati per l’evento del 18 novembre scorso che solo in Gallura provocò la morte di alcune persone. Anche per questo evento sardo l’ unico colpevole  iniziale, per gli esperti televisivi, sembrò una “bomba d’acqua” mai vista.

Il mese di luglio è stato anomalo per la quantità di precipitazione, ma è un fatto mai visto? Il CNR in questi giorni ha fornito i dati: dal 1800 è stato il 27° luglio per la quantità di precipitazione, con un +73% rispetto alla media del trentennio 1971-2000, aree come la Toscana hanno toccato un incremento superiore al 200%. Forse qualcuno si meraviglierà sapendo che nel 1833 il valore sull’intera Italia fu +233%, e pensare che allora non c’erano né “bombe d’acqua” né “cambiamento climatico” né un incremento degli eventi estremi. Chi ha letto Mulino del Po, di Riccardo Bacchelli, sicuramente ricorda che il dover fare i conti con le piene è un evento, per un mulino ad acqua, con cui, prima e poi, si deve fare i conti (anche nel 1872 quando non c’era il riscaldamento globale).

images (4)Quindi, in ultima analisi, quando si contano morti e danni, faremmo meglio a smettere di fare scarica barile sul clima, sulle presunte “bombe d’acqua”, e invece riflettere  e porre mano al “modello di sviluppo”, che per tanti versi ci abbaglia e ci intriga, ma ha fra le sue molte controindicazioni anche la mancata manutenzione del territorio e il suo eccessivo asfaltamento e cementificazione.

Quest’ultimo caso non è quello di Refrontolo. ma, a parte le polemiche sulle colpe o meno dei prosecchisti,  la mancata manutenzione del torrente, a leggere la “Bussola”, sembra ci sia stata.  E, magari, anche la troppa confidenza con la natura… forse quella festa, con quel tempo, era meglio evitarla?… Direi che rientra tutto nel discorso precedente sulle nostre inconsapevolezze circa il “modello di sviluppo”. Cronaca insegna, purtroppo, che Refrontolo non è stato il primo caso… e la politica che vien fatta ci fa temere che non sarà l’ultimo.

In ogni caso,  scrivevo qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/07/22/si-inaugura-brebemi-tra-disastri-finanziari-e-ambientali-lunica-speranza-viene-dalla-societa-partecipativa-secondo-dottrina-sociale/, circa asfaltamento e cementificazione – oltre che al sacrificio dell’agricoltura! – della relazione tra le “nuove autostrade lombarde” e le “alluvioni lombarde”.   

P.S.: integro con questo successivo commento di Fabio Spina, ancora sulla “Bussola”:

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-prosecco-fa-male-soloagli-ecologisti-9961.htm

In queste ore si ripete che per mettere definitivamente in sicurezza il territorio servirebbero 44 miliardi di euro, ma purtroppo non ci sono. Pensate che per incentivi alle energie  rinnovabili spendiamo circa 12 miliardi l’anno. Non sarebbe stato meglio mettere in ordine il territorio in 3-4 anni e poi pensare alle emissioni? Con i soli incentivi per l’energia solare, pari a circa 6,5 miliardi l’anno, avremmo concluso il piano in 7 anni, dando lavoro ai nostri cittadini ora disoccupati. Dopo, con calma avremmo potuto cominciare a comprare i pannelli solari con un rendimento migliore, pagandoli ai cinesi circa la metà del prezzo che abbiamo pagato anni fa. Oppure in tale piano di sicurezza si sarebbero potuti utilizzare i 41,29 miliardi di euro di gettito incassati nel 2009 (ultimo dato disponibile) dall’applicazione delle cosiddette imposte “ecologiche” sull’energia, sui trasporti e sulle attività inquinanti, dei quali solo 459 milioni di euro sono andati a finanziare le spese per la protezione ambientale (elaborazione realizzata dalla Cgia di Mestre).

La scelta “ecologista” italiana purtroppo è stata diversa.  Abbiamo speso una decina di miliardi di euro l’anno in una tecnologia all’epoca non matura, come i pannelli solari, abbiamo così arricchito i cinesi e i tedeschi trasformando il personale delle nostre ditte in “precari” installatori. Inoltre, per rendere competitivo il costo dell’energia verde, nel prossimo decennio pagheremo le bollette nettamente più care d’Europa, ciò con un beneficio ecologico insignificante per la quantità di emissioni di gas serra a livello globale, mentre i nostri competitor economici continuano ad aumentarle. Gli ecologisti hanno creduto tanto alla loro scelte che sembra vi abbiano anche “investito”, ne ha scritto “il Fatto Quotidiano: ”Legambiente? “Una lobby economica (leggi qui)…

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