La campagna abbonamenti di TEMPI. Ma la “mission” è sbagliata.

download (4)Sono stato abbonato a TEMPI per più di dieci anni, da quando il settimanale diretto da Luigi Amicone era in formato A3. E’ un anno che mi son cancellato. Non che il settimanale fosse molto cambiato, in tutto questo tempo. La linea più o meno è quella. Magari son cambiato io… beh, tutti cambiamo. Sta di fatto che era molto, molto tempo che dissentivo da quella linea. In buona sostanza, a mio parere, la questione è la seguente: Amicone, nel proporre la campagna abbonamenti di quest’anno, scrive:

Le circostanze ci hanno condotto a fare gli imbrattacarte piuttosto che gli imbianchini? Bene, da imbrattacarte cerchiamo di giudicare tutto e trattenere la bellezza; di raccontare la vita fino al punto di documentare la speranza che è in essa. Speranza. Per fare e rifare popolo. Perché solo nella speranza un popolo si fa e parte, dentro ogni situazione, positiva o avversa che sia.

Vogliamo dire una parola straziata ma esatta? Missione. Questo giornale è una piccola missione nella grande terra del diavolo. Che non sono i non credenti e tutto ciò che non è dalla “nostra parte”. Terra del diavolo è il mondo là dove insegna che l’uomo, l’essere che dice “io”, che cerca ragioni e che porta scolpita dentro un’ansia di felicità che non lo fa rassegnare a finire ai vermi, è una passione inutile.

Luigi Amicone, Direttore di TEMPI

Luigi Amicone, Direttore di TEMPI

L’intenzione è buona. Ma a mio parere è l’applicazione della “mission” che è tragicamente sbagliata. TEMPI ha infatti scelto di essere una testata cattolico-liberale. TEMPI auspica la “rivoluzione liberale”, vedi qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/04/26/tempi-pasoliniano-ma-anche-liberale-che-senso-ha/, e poi qui,  qui e qui.

Problema è che l’ideologia liberale si pone in conflitto frontale col cristianesimo, e perciò stesso con quel popolo che Amicone dichiara di voler promuovere. Di questa cosa parlavo in questa pagina del blog https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/incompatibilita-tra-cattolicesimo-e-liberalismo/. In quel testo scrivevo che lo storico

Jean Ousset (1914-1994), ne “Le quinte colonne della secolarizzazione” (1972), così riferiva le parole di San Pio IX:

download (3)“…Ugualmente, rivolgendosi alla Federazione dei Circoli Cattolici del Belgio, Pio IX tornerà sulla stessa idea: «Ciò che più lodiamo nella vostra impresa religiosa è che siete – si dice – pieni di avversione contro i principi cattolico liberali, i quali cercate di cancellare dagli intelletti tanto quanto vi è possibile. Quanti sono imbevuti di tali principi fanno professione, è vero, di amore e rispetto alla Chiesa e sembrano consacrarsi alla sua difesa con l’intelligenza e le opere; tuttavia non lavorano meno a pervertire il suo spirito e la sua dottrina: ciascuno di costoro, a seconda della particolare modo d’essere del suo spirito, propende a mettersi al servizio di Cesare o di quanti inventano diritti in favore della falsa libertà. Questo errore insidioso è più pericoloso di un’aperta inimicizia, perché si copre col velo ingannevole dello zelo e della carità e, sforzandovi di combatterlo e ponendo un’attenta cura nell’allontanare da esso gli ingenui, estirperete la fatale radice delle discordie e lavorerete efficacemente a produrre e mantenere una stretta unità nelle anime …»”

Dallo stesso testo, del Beato Giuseppe Toniolo incollo di seguito un estratto da una lettera intitolata “Insinuazioni di connivenza….con il cattolicesimo democratico”:

il Beato Giuseppe Toniolo. Nel 1896 aveva scritto un libro sulla crisi economica, dal quale si evince che le cause della crisi di allora sono le stesse di oggi

il Beato Giuseppe Toniolo. Nel 1896 aveva scritto un libro sulla crisi economica, dal quale si evince che le cause della crisi di allora sono le stesse di oggi

“1. Dico essere contrario alla scienza, la quale è ordine di idee rigorosamente definite e dimostrate; l’indefinito e l’equivoco sorto essenzialmente antiscientifici. Ciò quanto alla forma del pensiero. Quanto poi al contenuto filosofico, è ormai assodato che il socialismo è un sistema dottrinale, attraverso gli anelli di una lunga catena, figliato dal liberalismo. Come si potrebbe lasciar credere che giovi avvicinarsi a quello per meglio atterrar questo? Né basta: la scienza è tanto severa nel definire i suoi concetti che essa, ogniqualvolta tali concetti subiscono al contatto della mutevole opinione pubblica una successiva trasformazione, trova suo dovere di distinguere il senso razionale-etimologico, da quello storico; come il matematico ad una cifra attribuisce un valore proprio ed un valore di posizione.
Trascurare questa distinzione coincide col mettersi fuor del campo della verità, corrispondente alla realtà obbiettiva. Così p. e. il regime liberale nella sua espressione propria significherebbe un sistema di rapporti sociali-politici incardinati sul rispetto della libertà. Ma storicamente esso venne ad esprimere un sistema di rapporti sociali emancipati da ogni legge etica, e specialmente dal sovrannaturale cristiano. È per questo che i cattolici, seguendo tale giusto criterio scientifico, sono amanti di libertà, ma rifiutano il liberalismo. E del pari il socialismo potrebbe accennare ad un insieme di rapporti in cui l’individualità nella sua esplicazione si coordina alla socialità, cioè agli interessi generali; ma chi non si fermi a fantasticare su ciò che esprima etimologicamente, o su ciò che potrebbe e dovrebbe essere il socialismo, ma lo assuma per ciò che è attualmente nell’accezione storica della parola e per quello che tende ad essere per intrinseca necessità, deve intendere per esso: un sistema sociale sostanzialmente e definitivamente anticristiano, non meno del liberalismo”.

Questo è. C’è il fatto che TEMPI, avendo fatto la scelta di campo cattoliberale – che abbiamo visto essere contraddittoria in sé stessa, come d’altronde quella cattocomunista! – ne adotta, di conserva, anche il corollario keynesiano, come scrivevo in questo post https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/05/10/tempi-tav-perche-il-settimanale-sostiene-la-politica-bancarottiera/, cioè il SI’ TAV, SI’ TUTTO:

…la logica keynesiana sottesa a tali “opere grandi” è sempre la medesima: “progresso & sviluppo” finti, a carico del debito pubblico, evidentemente per favorire i costruttori e crearsi consenso politico dando lavoro purchessia. Anche se i soldi non ci sono. Anzi, c’è solo una montagna di debiti, nel’Italia già praticamente in bancarotta. Tutto questo avviene, e così è verificabile da chiunque, al netto della corruzione, in base a procedure decisionali perverse, di carattere squisitamente politico.E’ stata una politica che anche il settimanale diretto da Luigi Amicone ha sempre sostenuto col più grande entusiasmo, in forza della sua essenza catto-liberale. Raggiungendo così effetti anche paradossali, come dico qui:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/02/16/cosa-ce-dietro-la-maschera-della-rivoluzione-liberale-di-alfano/

In sostanza, il paradosso più eclatante, quello che spiega la questione TAV in Valle, è proprio questo: i cattolici, come nel caso di TEMPI, in nome di un’idea di progresso solo materialista e comunque fallace, hanno abbracciato acriticamente quelle politiche di “spreco istituzionalizzato della spesa pubblica” (Sturzo dixit) e di corruzione dell’anima dell’uomo che hanno portato l’Italia allo sfascio. Mentre dall’altro lato, a opporsi alla suddetta politica, pur con metodi assolutamente inaccettabili e totalmente censurabili, e visioni antropologiche di stampo marxista e/o anarchico, assolutamente non condivisibili, e che portano a conclusioni pesantemente errate in altri ambiti, troviamo i cosiddetti “antagonisti”. Questo il dato di fatto oggettivo, sul punto trattato in questo articolo di TEMPI.

Tragica dunque, dicevo in apertura, la scelta ideologica di TEMPI, che con quella scelta ottiene risultati diametralmente opposti a quelli proclamati. Onde, l’errore bancarottiero anche nel “manifesto per l’Europa”  di TEMPI. Tragica, anche perché  condivisa dalla maggior parte del mondo cattolico.

Mentre invece, come dico spesso, la soluzione del problema sta nella “società partecipativa” secondo Dottrina sociale. Per maggiori dettagli, vedere qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/.

Tratteggio la prospettiva di fondo dell’idea di “società partecipativa” secondo Pier Luigi  Zampetti, grande intellettuale del ‘900, trascrivendo la nota di copertina del suo libro “La società partecipativa” (Dino editore), risalente nella prima edizione al lontano 1981:

Quale sarà la società del 2000? La società che risponda per intero agli assillanti ed anche drammatici interrogativi dell’uomo oggi?

È la società partecipativa, che si presenta come la quarta società in circa duemila anni di storia, dopo quella romana, feudale e capitalistica. L’ultimo stadio di questa, la società dei consumi, originatasi con il New Deal americano, si sta ormai dissolvendo anche a causa della crisi energetica, e disgrega altresì, in maniera misteriosa, il materialismo storico, che è il fondamento dei partiti di ispirazione marxista.
La società partecipativa è fondata primariamente sulle capacità intellettuali e morali dell’uomo che vanno potenziate e che costituiscono le vere e insostituibili “centrali energetiche”.
La società del 2000 è sottesa e animata da una nuova cultura: lo spiritualismo storico. Esso fa germogliare la “società di ruoli o funzioni” in luogo della società di classi, un nuovo capitalismo, il capitalismo popolare in cui tutti i lavoratori diventano capitalisti ed un nuovo Stato, lo Stato partecipativo, che coordina il meccanismo produttivo nella programmazione democratica. L’inflazione è definitivamente debellata e nuove prospettive di lavoro si aprono per i giovani.
Lo spiritualismo storico trova il suo fondamento nell’Incarnazione, che riguarda tutti indistintamente gli abitanti del globo e che dimostra come tra partecipazione e cristianesimo vi sia un nesso inscindibile. Ecco perché in un senso del tutto nuovo ciascun uomo, indipendentemente dal sesso, razza, nazione o religione, non può non dirsi cristiano”.

Mi auguro che, quanto prima, possa finalmente nascere un settimanale, o un quotidiano, che parla di questo.

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