L’attimo fuggente: dove sbagliava il prof. Keating

download (4)Cari amici, mentre cercavo una critica sull'”Attimo fuggente” di Peter Weir, con Robin Williams, ho trovato questo articolo spettacolare di Valerio Capasa, giovane intellettuale pugliese che citai a suo tempo nella pagina del “nodo della violenza” in Val di Susa, e ve lo giro immediatamente:

http://www.gliscritti.it/blog/entry/1806

parla di un approccio alla letteratura che possa davvero coinvolgere chi legge:

Immaginiamo che a scuola debba iniziare lo studio di un nuovo autore, e poniamo per assurdo che esso sia Vasco Rossi. Come si procede, di solito? Paragrafo 1: la vita. Ossia: Vasco Rossi nacque a Zocca il 7 febbraio 1952; suo padre faceva il camionista, eccetera eccetera. Paragrafo 2: le opere. Il primo album fu pubblicato nel 1978 e si intitola Ma cosa vuoi che sia una canzone; contiene otto tracce: La nostra relazione, eccetera. Paragrafo 3: l’ideologia. Ossia: «vita spericolata», «pessimismo cosmico» e robe del genere. Paragrafo 4: lo stile. Cioè il rock, dai predecessori come i Rolling Stones al confronto con Ligabue. Dopo qualche settimana, uno studente avrebbe tutte le ragioni per chiedere: «professoressa, scusi ma Vasco Rossi non fa il cantante? E quando ascoltiamo una sua canzone?».

Valerio Capasa

Valerio Capasa

Dimenticavo: prima di questo capitolo – come non manca mai quello sul Medioevo prima di Dante e sul Romanticismo prima di Leopardi (ma non doveva averlo già fatto l’insegnante di storia?) – bisogna sorbirsi l’introduzione al contesto storico-culturale dell’epoca, ed ecco pagine e pagine sull’Emilia Romagna nel dopoguerra. Quale mai possa essere il nesso con Albachiara non è dato sapere: certo è che intanto perfino Vasco è diventato insopportabile.

Qual è la prima cosa che serve per fare letteratura? Le parole dell’autore: non le parole sull’autore.

Ve ne raccomando caldamente la lettura integrale.

Ah ecco, non è stato facile, ma ho trovato quello che cercavo: http://www.tracce.it/?id=329&id_n=30813. E’ qui che sbagliava, il prof. Keating:

images (2)Educare può essere anche una tremenda pretesa. Quando diventa un sovrapporre se stessi a qualunque costo. A costo di far morire, e non solo metaforicamente, il bene che trabocca nel cuore dei giovani. È il caso di un film di culto, L’attimo fuggente di Peter Weir. Dosi abbondanti di buoni sentimenti, ribellismo e poesia – un cocktail facile da bere ma che ti sballa peggio dello spritz – il film di Weir in realtà offre un’immagine completamente negativa degli adulti (insegnanti formali e genitori che non sanno comprendere il desiderio che c’è nel cuore dei figli), ma vi oppone come positiva l’immagine di un adulto, il professor Keating, che sembra l’unico capace di coinvolgersi con i suoi studenti. In realtà, si limita a suscitare in loro un’esasperazione di quel desiderio, senza poi saperli accompagnare, e senza comunicare loro la possibilità che ci sia risposta a quel desiderio (è «la società dei poeti morti»), né la pazienza di una strada. Così l’esito non può essere che tragico, nichilista. Ma è indicativo, e sconfortante, che un simile apologo sia stato interpretato invece come esempio del meglio che la scuola possa offrire: un’utopia destinata a fallire.

Pericolo mortale, cari amici. Non si può fare a meno di notare che, come il suo studente Neil nella fiction, anche Robin Williams – nella realtà – ha reso la sua vita… e questo è sbagliato, è la cosa più sbagliata che ci possa essere.

Su questo, interviene anche Andrea Zambrano, sulla “Bussola” http://www.lanuovabq.it/it/articoli-caro-capitano-a-fuggire-non-e-lattimo-ma-il-giorno-10024.htm:

Se ci pensiamo, il concetto espresso dal “carpe diem” è lo stesso che Matteo ha scolpito nel suo capitolo sesto, quello della Provvidenza di Dio. In quel «non affannatevi per il domani, a ciascun giorno basta la sua pena» c’è la spiegazione di quell’intuizione precristiana, per dirla con Simone Weil, che Orazio aveva cercato di esprimere mentre rassicurava l’amica Leoconoe. La quale, mutatis mutandis, è oggi la nostra amica che legge l’oroscopo alla mattina mentre si prepara la colazione, siamo noi che speriamo di affidare ad altri il nostro destino. Eppure nella straordinaria carriera di Robin Williams, sembra essere mancata quella consapevolezza. Di quel film si ricorda solo la scena finale, quando gli studenti salutano il professore ormai alla porta salendo sul banco. Ma quella scena era figlia di una tragedia indicibile: il suicidio del giovane Neil dopo uno straordinario successo teatrale. La contrarietà del padre, la ferma volontà del giovane di andare in scena. E l’umiliazione di vedersi sottratta la gloria per quel debutto.

É una dinamica che tutti gli adolescenti hanno vissuto. Perché se tuo padre è contrario alle tue aspirazioni hai due strade: o ti ribelli o accetti la croce, con obbedienza. La croce oggi non la vuole nessuno, così in quella ribellione si era vista una scorciatoia liberatoria e stoica. Ma se ti ribelli togliendoti la vita hai tolto a quel giorno l’anima, hai disperato nel futuro, quel futuro che a noi non è dato conoscere. Anzi, come dice Orazio, non è concesso conoscere (nefas) perché il “carpe diem” è nient’altro che un inno alla gaudente finitezza dell’umano.

Chissà se Williams era stato mai capace di cogliere il giorno dei suoi successi e gustarli come una ciliegia o se invece la malattia terribile che lo ha divorato facendolo sprofondare nell’alcool lo ricacciava indietro a temptaris numeros, a consultare gli astri, ad affidare alla cabala, alle circostanze, alle droghe, ai palliativi consolatori postmoderni i suoi giorni tristi quando non c’era nessuno ad alzarsi per lui chiamandolo «capitano, mio capitano». Anche lui così ha tolto al suo giorno l’anima, il midollo della vita, che la setta dei poeti estinti nel film cercava, estraniandosi dalla realtà, nel bosco. Quando semmai, bastava cercarla nel seme di quella ciliegia.

images (3)

R.I.P., Robin. Spero che tu sia riuscito a pentirti, in quell’ultimo istante tra la vita e la morte.

Intanto, la sfida dell’educazione continua.

Ancora buona festa dell’Assunta a tutti.

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