La “Bussola” critica la CEI sull’ambientalismo. Siamo cattolici disciplinati, ma vorremmo di più dalla CEI.

Giornata salvaguardia del CreatoUsa parole dure, la “Bussola quotidiana”, per commentare il messaggio della Conferenza episcopale italiana per la Giornata di salvaguardia del Creato che si celebra oggi, 1 settembre. Qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-quando-i-vescovi-fanno-gli-ambientalisti-10196.htm l’articolo, dal quale cito:

(…)Ancora, si presenta ancora una volta lo schema per cui la crisi ecologica è frutto dello sviluppo. Ma la realtà dimostra invece proprio il contrario: è vero che anche nei paesi sviluppati ci sono problemi, legati soprattutto alla cultura del «profitto come unica legge», ma nell’insieme tutti gli indicatori ci dicono che laddove c’è sviluppo le condizioni ambientali sono nettamente migliori, e sempre in progresso, rispetto ai paesi sottosviluppati. Pensando alla nostra Italia basterebbe rileggersi l’ode di Giuseppe Parini “La salubrità dell’aria”, scritta nel 1759 – dunque prima della Rivoluzione industriale – per avere un’idea di come fosse inquinata allora Milano e di come oggi le cose siano nettamente migliori. Per sviluppo ovviamente non va inteso soltanto il miglioramento delle condizioni economiche, ma un insieme di fattori che includono tra l’altro l’educazione, la sanità, lo stato di diritto. Non a caso, anche in Italia, certi fenomeni clamorosi di criminalità ambientale – vedi Terra dei fuochi – avvengono più facilmente in zone più arretrate o dove più forte è la presenza della criminalità organizzata.

Da ultimo vale la pena notare come anche nel documento della Cei si ripetano luoghi comuni, come quello del ripetersi di eventi meteorologici estremi, e termini scientificamente inesistenti come “bombe d’acqua”, a dare l’idea appunto di vivere cambiamenti climatici senza precedenti, provocati dall’uomo. Non è così e lo abbiamo dimostrato molte volte: se c’è una responsabilità dell’uomo è nelle conseguenze che certi eventi hanno, perché ci si dimentica la storia del territorio in cui viviamo e abbiamo smesso di occuparci della sua “manutenzione”. Davanti all’esondazione di un fiume, molto più facile prendersela con i cambiamenti climatici (poi mettiamo i pannelli fotovoltaici pensando così di salvare il pianeta) che non riconoscere il fatto che non si tiene pulito il letto del fiume, che non si libera la rete fognaria, che non si rafforzano gli argini, che si costruisce troppo laddove non andrebbe fatto, e così via.

È una vecchia storia, ma trovare sempre gli stessi falsi argomenti anche nei documenti ecclesiali, fa una certa tristezza.

Questo il commento che ho postato sulla pagina FB della “Bussola”:


No, dissento da Ghidoni e D’Alì… purtroppo è così. La “Bussola” non scrive a cuor leggero… D’altronde, è umano. Non ci scandalizziamo di certo della CEI, né ci stracciamo le vesti, ma – da semplici fedeli laici – segnaliamo alla gerarchia ecclesiastica che le cose non vanno bene, e che vorremmo essere guidati, spiritualmente, in modo più cogente. Altri esempi:

1. L’Avvenire, quotidiano di ispirazione cattolica, della quale la CEI è l’editore, il quale – specie su importanti temi economici, ma non solo – da una vita fa il velinista del governo di turno, e questo non va bene. Vedi qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/linformazione-economica-inadeguata-di-avvenire/

2. Il profluvio di documenti ed esortazioni varie – come quello in argomento, sulla tutela dell’ambiente – che viene dalla  CEI, anche se non solo. C’è un’alluvione di roba scritta, ma se le cose fan fatica a cambiare, vuol dire che c’è un problema. Non tanto di comunicazione, quanto di umanità: la Chiesa fatica ad entrare in contatto con l’umano delle persone. Mi pare che si debba cambiare approccio, in  questo senso. I documenti non bastano, bene o mal scritti che siano. Da parte mia, quello che vorrei dalla CEI, ma diciamo dalla nostra Chiesa, è che educasse di più la persona a sviluppare la propria umanità, e il popolo ad essere soggetto responsabile, al posto di dipendere dai poteri forti, come è da troppo tempo. Stiamo soffrendo di spiritualismo.

Poi, noi siamo cattolici disciplinati e obbedienti. Non è questo il punto. Però, se c’è qualcosa che non funziona, o di cui sentiamo necessità – come, in  questo caso, una maggior chiarezza di giudizio da parte dei nostri pastori – è bene che lo diciamo.

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