Strapotere della magistratura?… si risolve solo con la “società partecipativa”.

download (1)La crisi dell’Italia si avvita, e il Paese scivola sempre più verso l’anarchia. Al momento, il tema dello strapotere della magistratura tiene banco… su TEMPI, qui http://www.tempi.it/fai-la-fame-lavori-come-un-cane-questanno-niente-ferie-te-lavevo-detto-io-che-da-grande-dovevi-fare-il-magistrato, il Direttore Luigi Amicone enumera gli intoccabili privilegi del terzo potere, ma non porge alcuna proposta di soluzione… ovvero, la sua, l’abbiamo già largamente sentita in passato: la “rivoluzione liberale”. Vista la gravità del momento, in questo post incollo il commento FB all’articolo. Non vi dico nulla di nuovo, anzi vado a pescare da un articolo scritto a suo tempo, ma sempre ancora molto pertinente. Davvero profetiche le parole del mio maestro Pier Luigi Zampetti. Bisogna continuare a battere il ferro:


 

imagesCerto, certo. Il Direttore Amicone, su questo punto ha perfettamente ragione. Ma, per non estenuarci in lamentazioni che, ripetute alla lunga, finirebbero per essere sterili, a mio parere Amicone compie un tragico errore di fondo nella proposta di soluzione del problema. Renzi non ce la può fare a riformare la giustizia, per due motivi:
1. non ne ha il potere, né partitico, né istituzionale.
2. anch’egli e il suo governo, come commentavo ieri, https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/09/10/mentre-a-tempi-si-discute-litalia-viene-espugnata-meglio-darsi-una-mossa/, fanno parte del problema, non della soluzione.

download (5)Ciò premesso, Amicone sbaglia nell’individuare la soluzione nella c.d. “rivoluzione liberale”, già provata e fallita, ove invece la soluzione è individuabile solo e soltanto nella “società partecipativa”, secondo sussidiarietà, Dottrina sociale. Qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/03/18/disfunzioni-della-giustizia-in-italia-gino-sannino-dice-che/
una breve sintesi sul tema della giustizia, dalla quale cito il mio maestro, Pier Luigi Zampetti:

“……La contrapposizione tra governanti e governati, tra partiti ed elettori può essere superata solo con la democrazia partecipativa che unisce e coordina l’esercizio del diritto di voto con l’esercizio del potere. Senza tale coordinamento gli stessi istituti garantistici del sistema rappresentativo, come l’esperienza dimostra ogni giorno, sono destinati a venir meno.

Resta da risolvere il fondamentale problema proposto, che è poi il vero problema della democrazia in quanto tale. Come unire l’esercizio del diritto di voto con l’esercizio del potere? Come, in altre parole, operare per dare finalmente al popolo la sovranità sempre promessa e mai concessa, e cioè l’effettivo e concreto esercizio del potere?

La democrazia partecipativa fornisce la soluzione a tale assillante interrogativo. La partecipazione è il momento d’unione fra democrazia economia e democrazia politica. Senza un’effettiva democrazia economica non vi può neppure essere una autentica democrazia politica.

Avremo una democrazia economica quando ciascun lavoratore sarà posto in grado di concorrere alla formazione del capitale e alla condeterminazione delle decisioni nella impresa in cui presta la propria opera. Democrazia economica e capitalismo popolare sono allora due facce della stessa medaglia. (segue…)

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Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della "Società partecipativa", secondo Dottrina sociale

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

“……E in questa visione desolante il terzo potere, la Magistratura, che cosa può fare? Sostituirsi agli altri due? Tale sostituzione può, per certi aspetti, aggravare la situazione, perché il potere giudiziario ha come punto di riferimento la Costituzione, su cui un’altra si è sovrapposta (NdR: si riferisce alla “Costituzione parallela, di cui parlavo qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2012/12/19/non-solo-tavroberto-benigni-legge-la-costituzione-ma-non-sa-che/).

E le incomprensioni aumentano, perché oramai il divario tra le leggi formali e la realtà sostanziale si allarga sempre di più e diviene in pratica incolmabile.

E’ lo Stato, di cui la Magistratura dovrebbe essere garante, che non c’è più. Ed allora che cosa è, e da che, ci garantisce la Magistratura?

Tutto diventa incerto. Questa è l’unica cosa veramente certa. Il resto non ha più significato alcuno.

Come ancora poter sostenere e propugnare i diritti dell’uomo, dal momento che è stato degradato a macchina di consumo, depauperato della sua dignità fondamentale? Quando è stato imprigionato in un mondo, quello produttivistico, da cui è dominato e dal quale non è più in grado di uscire?

Doveva essere l’uomo a dominare il mondo della produzione, e non viceversa. E quello Stato che era chiamato a dirigere le leve dell’economia, e che sembrava dover in tal modo acquisire più potere, in realtà sembra svanire nel nulla.

Non è lo Stato, per quanto sembri paradossale, a dirigere le leve dell’economia, ma sono le strutture dell’economia a prefigurare l’intervento dello Stato. Una volta stabilito che il problema dell’occupazione, inteso nel senso precisato, diviene il problema primario, già viene predefinita l’azione dello Stato ed il modo in cui dovrà intervenire. Ed è proprio questa predeterminazione che che annulla l’autonomia dello Stato, prigioniero del sistema, ed impedisce al medesimo di garantire e proteggere dal sistema stesso gli individui, come vorrebbe la Costituzione formale e come invece non ammette la Costituzione parallela”.

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Come vedete, cari amici, il problema è decisamente a monte dell’affaire magistratura, che non può essere risolto isolatamente… e ha da essere considerato in modo globale… diversamente, seguiteremo a perderci in discussioni estenuanti, mentre lo schianto finale, fatalmente, si approssima.

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