Il “Forum delle famiglie” chiede il “fattore-famiglia”. Meglio puntare sul buono-scuola!…

downloadCommento FB a questo articolo http://www.tempi.it/fisco-family-friendly-ne-va-del-futuro-dell-italia su TEMPI, che intervista Francesco Belletti, del “Forum delle Associazioni familiari:


Come si fa a fare progressi per il bene della famiglia, se perfino Francesco Belletti, direttore Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia) e presidente del Forum delle associazioni familiari, dimostra – mi si consenta, francamente – di non aver compreso appieno la questione?….

download (1)

Francesco belletti, presidente Forum delle famiglie

Nessun governo, dx, sx, o centro, darà MAI di sua sponte alla famiglia le buone cose che Belletti propone. E ciò per il semplice fatto che i partiti politici tutti, nessuno escluso, sono culturalmente sottomessi alla “società dei consumi”, fondata sull’esplosione del debito pubblico, sull’inflazione e sulla corruzione dell’anima del “popolo delle famiglie”. C’è un nesso preciso tra la società dei consumi e la penalizzazione della famiglia. Ce lo spiega quel grande intellettuale del ‘900 che è stato Pier Luigi Zampetti:

Che cos’è l’inflazione? È uno strumento per redistribuire i redditi e quindi per elevare i livelli di consumo che consentano l’assorbimento dei beni continuamente prodotti. Questo strumento viola gravemente i princìpi morali.

…L’inflazione espropria in maniera illegittima i lavoratori di una parte della loro retribuzione, togliendo loro la libertà con cui provvedere a destinare i propri redditi. In questo caso la destinazione è sollecitata ad orientarsi verso i consumi, anziché verso gli investimenti od il risparmio.
…Era proprio quello che il nuovo capitalismo voleva: ai cittadini i consumi, gli investimenti ai capitalisti privati o allo Stato. Al vecchio capitalismo, che si può denominare liberal-capitalismo, viene sostituito un nuovo capitalismo che potremo denominare capitalismo liberalsocialista, perché unisce alla proprietà e alla conduzione dei mezzi di produzione dei pochi la
redistribuzione del reddito, attraverso l’intervento dello Stato, che riguarda l’intera collettività.
Ma il discorso non si ferma qui. Il nuovo capitalismo ha avuto profonde ripercussioni di carattere etico. La redistribuzione del reddito, ottenuta in maniera meccanicistica attraverso esproprio invisibile, ha favorito la nascita del permissivismo che ci conduce ad affermare che la società dei consumi o società dell’inflazione è altresì una società altamente permissiva. Dove cioè nascono e si sviluppano i fenomeni aberranti della violenza, della droga, dell’erotismo, dell’aborto, della dissacrazione familiare, della criminalità economica e della criminalità organizzata. Il permissivismo è cioè una
conseguenza del consumismo e dell’inflazione.
…Perché è stata introdotta l’inflazione nella società? Per ridistribuire il reddito in modo da dare al maggior numero di persone il denaro da destinare all’acquisto di beni di consumo.
Ma l’applicazione di questo principio, come ho già ricordato, ha precise e gravi conseguenze. Il reddito non è più percepito per il lavoro prestato, ma per il consumo da effettuare. Chi compie lavori inutili, chi non lavora, o lavora poco, è posto, in certa misura, sullo stesso piano di chi lavora o lavora molto.
L’uomo viene disincentivato, scoraggiato… L’importante è che consumi, quali che siano gli oggetti consumati. Abbiamo in tal maniera una immagine negativa dell’uomo: non più l’uomo persona che è in grado di autodeterminarsi, ma l’uomo robot che compie scelte che altri hanno già deciso diverso tempo prima di lui, o, meglio, sostituendosi a lui… L’uomo è una macchina di consumo. Si diffondono costumi di vita sempre meno controllati, Il permissivismo si estende gradualmente all’intera società. E con il permissivismo non possono essere più controllati gli istinti deteriori dell’uomo”.
(La Dottrina Sociale della Chiesa, Sanpaolo, 2003, estratti da pag. 23 e seguenti)

Questa è una realtà certamente spiacevole, e politicamente scorrettissima, che il “Forum delle Famiglie” sarà però bene che consideri con attenzione, per raggiungere i fini che si propone.

Zampetti, sulla scia del magistero di Giovanni Paolo II (“Lettera alle famiglie”, 1994), ha da dirci una parola chiara e risolutiva su questo tema, preconizza cioè la sovranità del popolo delle famiglie. Prefigura cioè che, in prospettiva, le famiglie saranno lo Stato. Così egli si esprime, a pag. 46 del “Manifesto della partecipazione” (Dino editore, 1982), testo purtroppo ormai introvabile, che sarebbe cosa molto buona ristampare, nel quale il grande e misconosciuto intellettuale del ’900 fa sintesi della sua proposta:

…La contrapposizione tra governanti e governati, tra partiti ed elettori può essere superata solo con la democrazia partecipativa che unisce e coordina l’esercizio del diritto di voto con l’esercizio del potere. Senza tale coordinamento gli stessi istituti garantistici del sistema rappresentativo, come l’esperienza dimostra ogni giorno, sono destinati a venir meno.

Resta da risolvere il fondamentale problema proposto, che è poi il vero problema della democrazia in quanto tale. Come unire l’esercizio del diritto di voto con l’esercizio del potere? Come, in altre parole, operare per dare finalmente al popolo la sovranità sempre promessa e mai concessa, e cioè l’effettivo e concreto esercizio del potere?

La democrazia partecipativa fornisce la soluzione a tale assillante interrogativo. La partecipazione è il momento d’unione fra democrazia economia e democrazia politica. Senza un’effettiva democrazia economica non vi può neppure essere una autentica democrazia politica.

Avremo una democrazia economica quando ciascun lavoratore sarà posto in grado di concorrere alla formazione del capitale e alla condeterminazione delle decisioni nella impresa in cui presta la propria opera. Democrazia economica e capitalismo popolare sono allora due facce della stessa medaglia”. (…)

images (4)Qui, ancora un pur parziale approfondimento della proposta zampettiana di soluzione del problema:

“…È giunto il momento storico di erigere il popolo a soggetto e di realizzare quanto finora, sul piano istituzionale, non è stato ancora possibile. Si tratta, infatti di far diventare il popolo sovrano, vivificando la nozione di sovranità popolare. Questo obiettivo si raggiunge tramutando il sostantivo “sovranità” in aggettivo “sovrano” e l’aggettivo “popolare” in sostantivo “popolo”. (Popolo-sovrano).

La soggettività della famiglia dalla quale lo Stato trae la sua soggettività è il punto di partenza per ottenere questo strabiliante risultato.

Si può così passare dal governo a nome del popolo, proprio della democrazia rappresentativa, a un governo di popolo, prendendo i termini “popolo” e “democrazia” nella loro accezione completa e integrale. Il popolo non è inteso, infatti, in senso individualistico, come quando si manifesta come “corpo elettorale”, ma in senso personalistico, cioè nell’unità delle sue dimensioni realizzata secondo un processo continuo e costante della democrazia partecipativa. downloadDalla soggettività della famiglia, attraverso la democrazia partecipativa, arriviamo pertanto alla comunità organizzata dove risiede la vera e autentica sovranità popolare e nella quali si manifesta in tutta la sua maestà il “popolo delle famiglie”, che è il vero e autentico popolo. Lo Stato attraverso la comunità organizzata riprende il ruolo che oggi, con il tramonto dello Stato nazionale sta gradualmente perdendo, anche se in un’ottica del tutto nuova.

È uno Stato che interpreta la volontà popolare in grado di manifestarsi con la comunità organizzata a tutti i livelli. Lo Stato sorregge ed è sorretto dalla comunità organizzata che esprime la volontà del popolo, la quale, attraverso le istituzioni politiche partecipative, diviene volontà dello Stato. Questa concezione cambia altresì l’assetto della comunità internazionale. Passiamo dalla comunità delle nazioni alla comunità dei popoli, passaggio questo che imprime un volto nuovo all’organizzazione della Nazioni Unite nella quale entrerebbero non più gli Stati “nazionali” ma gli Stati “dei popoli”, in grado per questa ragione di aiutare e coordinare, anche se gradualmente, le comunità organizzate di tutti i Paesi membri”. (La Dottrina Sociale della Chiesa, per la salvezza dell’uomo e del pianeta. Sanpaolo, 2003, estratti da pagg. 44-46)

Ora, è chiaro che questa auspicabile prospettiva, il cui grande respiro va ben al di là di “un fisco family friendly”, che verrà comunque logicamente negato, per i motivi di cui sopra, è fondata sul principio di sussidiarietà. il quale principio si sviluppa principalmente attraverso l’educazione del popolo, come si è ben visto alla mostra dell’AVSI “Generare bellezza”, al Meeting di Rimini:

L’educazione a sua volta, per rispondere alle esigenze più profonde della persona, ha da esser fondata sulla libertà effettiva di educazione: il buono-scuola, come regola a livello nazionale.

E’ noto che nessun governo italiano, di qualunque colore, ha MAI dato questa opportunità alle famiglie. Né, al presente, ha affermato di volerla dare, né mai, di sua sponte,  la darà: se lo facesse, il modello di Stato, avverso alla sussidiarietà, al quale tutti i partiti – nessuno escluso – si ispirano, perderebbe il suo potere sul popolo.

L’impegno per il progresso della famiglia – oppure, altrimenti detto, la speranza dell’uscita dalla crisi! – passa dunque ineluttabilmente attraverso la conquista del diritto, finora negato, della effettiva libertà di educazione.

Sta dunque al “popolo delle famiglie”, e alle organizzazioni che affermano di rappresentarne gli interessi, di attivarsi in modo deciso e continuativo per reclamare la libertà di educazione, fino al suo concreto ottenimento. Si è ben visto che non basta un “Family day” ogni otto anni. Bisogna cambiare strategia.

Ed è giusto che sia così: la libertà non è un regalo graziosamente concesso. Bisogna impegnarsi per guadagnarla, se davvero ci teniamo.

Annunci

Un pensiero su “Il “Forum delle famiglie” chiede il “fattore-famiglia”. Meglio puntare sul buono-scuola!…

  1. Pingback: POLITICHE MONETARIE CONTRO IL POPOLO: CARA “BUSSOLA”, IL SISTEMA NON E’ RIFORMABILE. SERVE “SOCIETA’ PARTECIPATIVA”. | lafilosofiadellatav

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...