Renzi, le riforme e i “consigli per gli acquisti” del prof. Francesco Forte.

imagesUn commento facebook al volo sul sito di TEMPI, a questo articolo http://www.tempi.it/renzi-roma-parigi-riforme-commissariati nel quale l’economista Francesco Forte parla a proposito delle famose “riforme” che Renzi dovrebbe fare… e che non farà… ma tanto erano sbajate (anche quelle proposte da Forte, intendo!…), come diceva il buon Corrado Guzzanti quando faceva “quelo”… Se non ci fosse da piangere, cari amici, ci sarebbe da ridere. Peccato che ci asfaltano!… Cerchiamo di prenderla con filosofia…download (2)


il pareggio di bilancio è un puro mito. Poiché la società dei consumi, che “lavora” in sinergia con la democrazia rappresentativa, la quale a sua volta senza sussidiarietà ha già fisiologicamente virato in oligarchia, come tutti ben vediamo, è giustappunto fondata sul deficit spending. Ovvero sull’espansione incontrollata del debito pubblico, per crearsi consenso politico.

E’ tutto molto semplice. Non necessitano grandi studi per capire.

Rientrano in questa politica le “opere grandi”, le “imprese grandi”, quando spesso e volentieri sono inutilissime e spesso distruttive. Basta che siano molto costose, che le cose siano fatte nel modo più costoso possibile, anche se è sbagliato – vedi la nuova TAV Bologna-Firenze, qui

http://www.leoniblog.it/2011/10/24/abbiamo-risparmiato-un-minuto-%E2%80%93-ivan-beltramba/

E che tali imprese siano rigorosamente pagate dal contribuente. Oppure, siccome di soldi lo Stato non ne ha più, anzi è sommerso dal debito, che siano pagate dal medesimo cittadino contribuente di prima, stavolta in veste di risparmiatore di banca e di Poste Italiane. Questo è il nuovo trend, che abbiamo visto intraprendere, dal sistema oligarchico di cui sopra,  con NTV:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/09/08/ntv-va-a-picco-lasciatela-andare-ma-se-stavolta-imparassimo-qualcosa/

e con BREBEMI:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/09/07/brebemi-per-ora-poco-traffico-domanda-se-fallisce-chi-paga-il-project-financing-al-100-privato/

Tali imprese sono promosse per motivi elettorali e di “ritorno” finanziario. E sono anche sostenute da molti, nell’illusione che portino “progresso, sviluppo & crescita”. Mentre invece ci portano dritti alla bancarotta d’Italia.

Richiamo la vostra attenzione sul fatto che è esattamente in questa direzione dissipatoria che vogliono andare coloro che – come Renzi, ma son tanti e bi-partizan – vorrebbero eludere i vincoli del “patto di stabilità” europeo.

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della "Società partecipativa", secondo Dottrina sociale

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

L’unica possibile evoluzione di tale sistema perverso è nella direzione di quella “turbo-sussidiarietà”, che è l’idea della “Società partecipativa”. Questa fu elaborata a suo tempo da quel grande intellettuale lombardo del ‘900, che è stato Pier Luigi Zampetti. E’ una cosa secondo Dottrina sociale cattolica.

Ne propongo un pur modesto approfondimento qui:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/

Ovviamente, questa non è cosa che si possa fare meccanicisticamente. Anzi, può derivare solo dall’educazione del popolo in quel senso. Ci vuole quindi la libertà effettiva di educazione. Perciò il buono-scuola è la nostra prima urgenza.

Ora, Matteo Renzi, il suo governo – ma, attenzione: anche l’opposizione, che pensa con le medesime categorie materialiste, consumiste e keynesiane di Renzi – sono lontani anni luce da questa dimensione.Tra l’altro, il Governo Renzi si sta adoperando alacremente –  con divorzio breve, matrimonio gay, doppio cognome, eccetera –  per demolire la nostra civiltà fin dalle fondamenta.

Ne consegue che è totalmente fallace anche la proposta del prof. Francesco Forte,

l'economista prof. Francesco Forte

l’economista prof. Francesco Forte

intervistato da TEMPI:

Le riforme, in un’ottica liberale, proprio come è successo nel dopoguerra. Su questo hanno ragione Draghi e la Merkel”.

E’ fallace, per il semplice motivo che è proprio l’ottica relativista liberale che – beninteso assieme a quella di sinistra – ha espresso la “società dei consumi” che ci sta portando alla rovina. Lo spiego qui

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/10/03/politica-lurgenza-di-fare-chiarezza-sulla-vera-natura-dei-liberali/

Purtroppo, questa cosa ancora non riusciamo a capirla. E quindi credo proprio che, andando avanti così, schianteremo. Peccato, la soluzione era a portata di mano.

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4 pensieri su “Renzi, le riforme e i “consigli per gli acquisti” del prof. Francesco Forte.

  1. Sono Gian, la seguo regolarmente con interesse, volevo sapere cosa ne pensa della vicenda di Enrico Mattei e come mai non riuscì a capirsi con Don Sturzo, pur portando avanti la “partecipazione” dell’Italia all’ indipendenza energetica e quindi la capacità di parlare alla pari con i propri interlocutori alleati o meno? Perchè questo è uno dei punti nodali della questione, anche della partecipazione “cristiana “, essere tutti responsabili contribuendo con la propria persona al miglioramento della società. Infatti, la grandezza e lo sconcerto della discesa di Cristo sulla terra sta proprio qui, offrire ad una creatura le possibilità di Dio. Ad un “inferiore in grado” la stessa dignità, perchè portatore della Scintilla Divina. Insieme ai suoi tre intellettuali nel sito le consiglio di considerare dopo un attento esame, anche questa figura italiana del dopo guerra, un esperto di diritto. Come tutti sappiamo, per poter giocare bene bisogna avere regole che siano conosciute e soprattutto certe e uguali per tutti. Purtroppo in campo monetario abbiamo come collettività una scarsa conoscenza di queste regole, non ha caso. Perchè altrimenti ci sarebbero un sacco di comodità da scomodare. Se questo non riusciamo a farlo da soli, mettendoci d’accordo, come di norma Dio si auspica e ci sollecita a fare, beh vediamo se riusciremo a dire come Giobbe Dio ci dato, Dio ci ha tolto, sia Lodato Dio. Per avvicinarla a questa figura le suggerisco questo riferimento: Normanno Malaguti “Moneta Debito” Ed Il Cerchio 2012. Un omaggio molto denso di riferimenti storici che ampliano le basi delle tesi di Giacinto Auriti. Se non si ristabilisce il diritto sulla moneta, tutte le più belle teorie anche molto pratiche e fondate, come quelle portate avanti da lei nel suo sito, restano lettera morta. Lei a mille ragioni a criticare Keynes e i suoi seguaci, vedrà che potrà trovare una chiave di lettura storica molto interessante valutando e approfondendo la teoria di Giacinto Auriti anche qui, http://www.giacintoauriti.eu/, dove potrà ascoltarlo di persona. Buon Lavoro

  2. Caro Gian,

    circa la questione Mattei-Sturzo, credo che semplicemente le rispettive posizioni “politiche” dei due fossero antitetiche. Tagliando molto con l’accetta, statalista il primo e non-statalista (a mio parere non è corretto definire Sturzo un liberale) il secondo. Inoltre, a quell’epoca Sturzo non aveva incarichi di governo… non c’era motivo che i due si parlassero. La questione è spiegata bene da Carlo Stagnaro, qui, http://www.leoniblog.it/2009/08/08/sturzo-la-risposta-impossibile/ su Leoni blog.

    Peraltro, premetto che la questione energetico-politica, al tempo dei due protagonisti dell’Italia, fu notoriamente complessa, e meriterebbe un ulteriore commento, per il quale non è questa la sede. Alla questione ebbe parte, com’è altrettanto noto, un terzo grande protagonista: Giorgio La Pira. Che gli incarichi di governo – sia pure locale – li aveva.
    Vedi qui http://www.marcovitale.it/articoli/…/13042012_La%20Pira%20%20Napoli.pdf
    questa relazione molto interessante di Marco Vitale, nella quale tutti e tre i protagonisti: Mattei, La Pira, Sturzo – sono messi a confronto.
    Sarebbe complesso spiegare ora, qui, perché dissento in parte da alcune conclusioni del Vitale, circa le ragioni di la Pira e i torti di Sturzo nella vicenda Pignone-Galileo… che, a Dio piacendo, mi piacerebbe approfondire in un “post” dedicato. In buona sostanza, anche se lo dico ex-post, a livello teorico, quelle che in quella vicenda sono mancate, sono le dinamiche virtuose della “società partecipativa” applicate al mondo del lavoro, come approfondisco in questa pagina del blog:

    https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/

    ma, appunto, è un discorso che mi permetto di fare ex-post, con gli strumenti della critica dei quali disponiamo oggi.

    Comunque, mi è capitato di fare una critica specifica al pensiero socio-politico di La Pira, in un testo appositamente dedicato, scaricabile in questa pagina del blog:

    https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/i-due-e-book-sulla-lezione-di-pierluigi-zampetti/

    Quanto alla figura di Giacinto Auriti, che lei mi ha segnalato, mi son fatto un giro, anche se non molto approfondito, sul sito dedicato al suo pensiero.

    Ebbene, mi par di capire – salvo errori! – che:

    1. Auriti tratti della “questione politica”, diciamo così, solo dal punto di vista del debito pubblico e della moneta. Se così fosse, mi parrebbe un approccio francamente riduttivo. Voglio dire, la Dottrina sociale, della quale a mio parere Zampetti è fedele interprete, inscrive la questione, a monte, in un contesto antropologico ben preciso. Dal quale fa poi discendere la sua analisi sul “modello di sviluppo”, e le sue conseguenti proposte politiche ed economiche. Quindi, direi senz’altro che prediligo decisamente l’approccio zampettiano.

    2. Ho visto che Auriti è contro l’Euro. Brevemente detto, anch’io credo che l’Euro sia stata un’operazione sventurata, verticistica e bancarottiera. Promossa dagli oligarchi che reggono le nostre democrazie rappresentative, per facilitare il nuovo ordine mondiale. Però non ho mai pensato che la lira ante anno 2000, di per sé, o un eventuale ritorno futuro dell’Italia alla lira, sarebbe la soluzione del problema. Anche se, certo, questa Europa si è rivelata una società di Stati falliti. Nella quale le regole di bilancio, se c’erano, sono state tranquillamente violate. E qualcuno ha anche fatto carte sfacciatamente false, cercando di scaricare sugli altri il proprio debito.

    Ma, a parte questo dettaglio, credo che la mia tesi sia validata dal fatto che… il mega-debito pubblico c’era anche prima, con la lira.

    In altre parole, il punto non è tanto in quale moneta il debito sia espresso. Quanto il fatto che esso tenda inesorabilmente a deflagrare, in via dei perversi meccanismi keynesiani insiti nella “società dei consumi”, come spiega limpidamente Zampetti.

    D’altronde, non era stato proprio Sturzo a indicare le “tre malebestie”
    dell’amministrazione pubblica, tra le quali una era lo “spreco istituzionalizzato della spesa pubblica”?… Sturzo ha perso, e da quegli anni il meccanismo keynesiano ha girato a ritmi sempre più parossistici. Credo che ormai non siamo molto lontani dallo schianto finale.

    Purtroppo, i tempi non sono ancora maturi per la “società partecipativa”.

    Un cordiale saluto, e grazie per la sua attenzione ai temi di questo blog.

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