Politiche monetarie contro il popolo: cara “Bussola”, il sistema non è riformabile. Serve “Società partecipativa”.

downloadArticolo incisivo sulla “Bussola”, oggi, qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-droga-monetaria-presenta-il-conto-10689.htm, a firma dello specialista di finanza, Maurizio Milano. Parla delle politiche monetarie nazionali che impoveriscono il popolo, a livello mondiale. Così Milano:

Il rischio di questo sistema è ovviamente la formazione di nuove gigantesche Bolle, che potrebbero scoppiare all’improvviso, come quando una catena di Sant’Antonio si spezza. E chi rimarrà per ultimo col cerino in mano, non potrà che bruciarsi. Questo spiega il passaggio repentino dall’euforia al panico, come è accaduto nelle ultime due settimane. All’interno di questo quadro generale si inserisce la situazione dell’area euro, in generale, e del nostro Paese in particolare: nel vecchio continente la situazione è connotata da una fragilità ancora superiore, perché ai problemi generali dell’indebitamento – che affliggono anche Usa e Giappone – si aggiungono anche gli sfasamenti tra i singoli Paesi dell’area euro, con i Paesi periferici sempre più avvitati in una spirale negativa di deficit-debito-deindustrializzazione ed inverno demografico.

imagesAl di là di quanto accadrà alle Borse nei mesi a venire – è ancora prematuro, infatti, ipotizzare che i recenti segnali negativi siano la prima fase di una fuga dalle Borse, anche se non si può ovviamente escluderlo – quello che sembra chiaro è che le Banche Centrali – bracci armati degli Stati – continueranno a perseguire politiche di manipolazione al ribasso dei tassi di interesse, cercando nel contempo di spingere all’insù l’inflazione. Portando in territorio negativo i tassi di interesse “reali” – cioè i tassi di interesse nominali meno l’inflazione – si otterrà il risultato di abbattere in termini reali il valore dei debiti – a partire dai debiti degli Stati sovrani. In tal modo si eviteranno probabilmente dei default nei Paesi fortemente indebitati e senza crescita – Italia, Spagna ma anche gli Usa ed il Giappone hanno finanze pubbliche assai malconce – andando nel contempo a svilire in termini reali risparmi e redditi fissi. Un enorme trasferimento di ricchezza dalle famiglie agli Stati, dai creditori ai debitori, dalle formiche alle cicale. Una sorta di tassa occulta, che paradossalmente va a punire proprio chi ha scelto di risparmiare”.

Questo il commento sulla pagina FB https://www.facebook.com/lanuovabq della “Bussola” medesima:


“Paradossalmente”, la penalizzazione dei risparmiatori, non direi. Anzi, è perfettamente normale: questa è la “società dei consumi”, gestita dagli oligarchi che prendono il controllo della democrazia rappresentativa, non innervata di sussidiarietà. La società dei consumi è giustappunto fondata sull’inflazione, sul disincentivo al risparmio in favore dei consumi, sull’aumento incontrollato del debito pubblico, sulla istituzionalizzazione dello spreco della spesa pubblica e sulla corruzione dell’anima del popolo. Lo spiegava molto bene, in tempi non sospetti, quel grande del ‘900 che è stato Pier Luigi Zampetti. Lo citavo in questo post https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/09/18/il-forum-delle-famiglie-chiede-il-fattore-famiglia-meglio-puntare-sul-buono-scuola/

Che cos’è l’inflazione? È uno strumento per redistribuire i redditi e quindi per elevare i livelli di consumo che consentano l’assorbimento dei beni continuamente prodotti. Questo strumento viola gravemente i princìpi morali.

…L’inflazione espropria in maniera illegittima i lavoratori di una parte della loro retribuzione, togliendo loro la libertà con cui provvedere a destinare i propri redditi. In questo caso la destinazione è sollecitata ad orientarsi verso i consumi, anziché verso gli investimenti od il risparmio.
images (2)…Era proprio quello che il nuovo capitalismo voleva: ai cittadini i consumi, gli investimenti ai capitalisti privati o allo Stato. Al vecchio capitalismo, che si può denominare liberal-capitalismo, viene sostituito un nuovo capitalismo che potremo denominare capitalismo liberalsocialista, perché unisce alla proprietà e alla conduzione dei mezzi di produzione dei pochi

la redistribuzione del reddito, attraverso l’intervento dello Stato, che riguarda l’intera collettività.
Ma il discorso non si ferma qui. Il nuovo capitalismo ha avuto profonde ripercussioni di carattere etico. La redistribuzione del reddito, ottenuta in maniera meccanicistica attraverso esproprio invisibile, ha favorito la nascita del permissivismo che ci conduce ad affermare che la società dei consumi o società dell’inflazione è altresì una società altamente permissiva. Dove cioè nascono e si sviluppano i fenomeni aberranti della violenza, della droga, dell’erotismo, dell’aborto, della dissacrazione familiare, della criminalità economica e della criminalità organizzata. Il permissivismo è cioè una
conseguenza del consumismo e dell’inflazione.
…Perché è stata introdotta l’inflazione nella società? Per ridistribuire il reddito in modo da dare al maggior numero di persone il denaro da destinare all’acquisto di beni di consumo.
Ma l’applicazione di questo principio, come ho già ricordato, ha precise e gravi conseguenze. Il reddito non è più percepito per il lavoro prestato, ma per il consumo da effettuare. Chi compie lavori inutili, chi non lavora, o lavora poco, è posto, in certa misura, sullo stesso piano di chi lavora o lavora molto.
images (1)L’uomo viene disincentivato, scoraggiato… L’importante è che consumi, quali che siano gli oggetti consumati. Abbiamo in tal maniera una immagine negativa dell’uomo: non più l’uomo persona che è in grado di autodeterminarsi, ma l’uomo robot che compie scelte che altri hanno già deciso diverso tempo prima di lui, o, meglio, sostituendosi a lui… L’uomo è una macchina di consumo. Si diffondono costumi di vita sempre meno controllati, Il permissivismo si estende gradualmente all’intera società. E con il permissivismo non possono essere più controllati gli istinti deteriori dell’uomo”.
(La Dottrina Sociale della Chiesa, Sanpaolo, 2003, estratti da pag. 23 e seguenti)

Fatto è che questa cosa, noi cattolici non l’abbiamo ancora capita, e a questo sistema perverso siamo consenzienti. Comunque, i debiti sovrani delle democrazie occidentali sono talmente alti che non credo saranno contenuti dalla manovra sui tassi. Vedi l’Italia, qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/09/09/governo-lettaberlusconi-la-realta-romanzata/

Il default, secondo me, si avvicina inesorabilmente. Ha ragione Maurizio Milano, quando conclude che

La soluzione vera non potrà essere l’uscita inflazionistica dalla crisi – che danneggerebbe ulteriormente la classe media – “

che è quello che vorrebbe fare Renzi. Dissento però da Milano, dove egli aggiunge che

…bensì riforme strutturali centrate sulla riduzione della spesa pubblica, del perimetro dello Stato, delle tasse, per non parlare della riforma del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione, della giustizia oltre, ovviamente, ad un rilancio della famiglia. Non saranno le Banche Centrali a salvarci, e gli stessi mercati finanziari potranno crescere in modo sano soltanto quando si uscirà da questa “sbornia di liquidità” a buon prezzo. La politica, se c’è, batta un colpo: possibilmente andando nella direzione giusta”.

imagesNon funziona così. Il sistema NON è auto-riformabile, e lo dicevo qui, https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/10/04/renzi-le-riforme-e-i-consigli-per-gli-acquisti-del-prof-francesco-forte/, a proposito di Renzi. Zampetti spiega anche che la politica è asservita dai potentati economici, come dicevo qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/02/01/da-santoro-tremonti-getta-lamo-ai-risparmiatori-italiani-abboccheranno/, portando l’esempio dell’ex-ministro delle Finanze, Giulio Tremonti:

images (3)…Infine Tremonti punta a
«…una terza via, che contiene alcuni elementi keynesiani ed altri più puramente di mercato. Neokeynesiana è l’idea centrale, secondo la quale il mercato da solo non basta. L’impulso e l’indicazione degli obiettivi devono andare dalla politica al mercato, e non viceversa».
Il Ministro dell’Economia sembra quindi ignorare che in regime di New Deal è appunto l’economia che strutturalmente detta l’agenda alla politica. Non può essere il contrario. Lo Stato diviene ostaggio del sistema economico. Tremonti comunque sembra non porsi il problema. Egli crede nel New Deal, del quale dice all’Espresso che

«Talvolta si sottovaluta quanto il New Deal sia stato innanzitutto una grande operazione psicologica di massa. Un impulso forte. Una radicale inversione di tendenza nella società americana e non solo».

Zampetti invece adotta a proposito del New Deal una immagine non illusoria, anzi assolutamente esplicita:
“Un’affermazione è sulla bocca di tutti, quasi è divenuta un ritornello: «occorre diminuire la spesa pubblica!» Nessuno, finora, è riuscito ad indicare la strada. E non ci si riesce perché non si vuole guardare in faccia il mostro che il New Deal ha prodotto e che, se non l’abbatteremo a tempo, finirà con il divorarci tutti.” (La società partecipativa, p. 156)

E questo succede perché

download (4)…L’oligarchia è prodotta dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato (Pier Luigi Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002)”.

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

Quindi, l’unica soluzione per evitare il disastro è… la “società partecipativa”.

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4 pensieri su “Politiche monetarie contro il popolo: cara “Bussola”, il sistema non è riformabile. Serve “Società partecipativa”.

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