Renzi: “Ordine e disciplina!…”. Caos e anarchia, piuttosto.

downloadCome prima cosa, circa la lapidaria sentenza pronunciata da Renzi due giorni fa all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola di polizia, verrebbe subito da chiedere: “caro presidente, ordine e disciplina… per chi?!?…”

Infatti l’uscita renziana, oltre a evocare immediatamente il noto motto mussoliniano, lascia anche interdetti, di fronte a quello che lo stesso Renzi ha già dato prova di aver fatto in merito. Tra parentesi, se si va a vedere, il motto del Duce, letto nel suo contesto originale, non è nemmeno sbagliato… ovviamente il problema è nel senso di quella libertà alla quale egli si riferiva.

download (2)Insomma, se si va a vedere la Firenze di Renzi, quando c’era lui sindaco, e prima ancora a come storicamente il suo partito ha ridotto la città del fiore, ancora fino a oggi sotto il suo ex-vice Dario Nardella, c’è stato di tutto meno che l’ordine e disciplina di ducesca memoria. Anzi, c’era – e ancora c’è – l’anarchia più totale: in centro, torme di senegalesi venditori abusivi di borse false, che polizia e forze dell’ordine fingono di non vedere. Poi, altri abusivi indiani in quantità, che propongono aggeggi vari e fiori alle coppiette. Ma anche frotte di zingare che avvicinano quantità industriali di gente con il loro piagnisteo ostentato, e download (3)mendicanti anche sdraiati sul marciapiede nelle pose più disperate.

E poi, furti, furti, furti: http://www.firenzetoday.it/tag/furti/, ormai imagesendemici e impuniti, dalla bicicletta in su.

Poi, visto che Renzi ha fatto carriera, ed è presidente del consiglio, gli farei vedere che, esempio a livello nazionale che conosco, a Forlì e provincia, i furti sono ormai a livello di orda barbarica, sia quelli in casa

http://www.ilrestodelcarlino.it/forli/cronaca/2014/01/17/1011569-furti-record-forli-cesena.shtml

che nelle aziende:

http://www.forlitoday.it/tag/furti/

Ma, attenzione, cari amici: manteniamo il sangue freddo. A prescindere dal fatto che Renzi e il suo partito a Firenze i danni peggiori li fanno con la TAV e la tramvia, opere grandi inutili pagate dal contribuente, modello che egli replica anche su scala nazionale, il fatto che si sia all’evidente disfacimento dello Stato, come al tempo del crollo dell’impero romano, è perfettamente logico.

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della "Società partecipativa", secondo Dottrina sociale

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

Diceva infatti, in tempi non sospetti, quel grande del ‘900 che è stato Pier Luigi Zampetti:

…Il postcapitalismo negli stati occidentali ha reso lo Stato impotente. In Italia lo Stato tende addirittura a scomparire, e a diventare inesistente. Il vuoto di potere, la crisi di autorità con tutte le conseguenze che si manifestano in ogni settore della società (disordini, violenze, rapimenti, mancato funzionamento dei servizi, ecc.) sono fenomeni eloquenti.

Il capitalismo tende allora a divenire capitalismo senza Stato (identificato poi nel post-capitalismo) e si contrappone al capitalismo di Stato delle repubbliche socialiste. Tale dizione è estremamente significativa, perché esprime sia l’evoluzione del capitalismo, sia l’involuzione subìta dallo Stato fino al limite della sua scomparsa.

L’assetto che la società industriale può assumere dipende allora dal ruolo di un nuovo Stato, in grado di subentrare a quello in via di dissoluzione. Trascuro la soluzione di uno Stato autoritario di destra, perché difficilmente ritengo possa governare e reggere per un lungo periodo una società in cui il consumismo abbia raggiunto livelli elevati, senza essere in gradi di offrire un nuovo modello di sviluppo, né presente né futuro. Non resta che la soluzione socialista: ma non è difficile rilevare che il capitalismo di Stato che essa introdurrebbe, condurrebbe ad un regresso oltre che politico, anche economico, implicando una drastica e arbitraria, perché decisa dall’alto secondo priorità imposte, riduzione dei consumi.

Si tratta di costruire uno Stato in cui la scelta delle priorità e la programmazione non sia imposta coattivamente, ma invece sia il frutto della collaborazione dell’intera collettività. Per ottenere questo risultato occorre cambiare il sistema politico: il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia partecipativa, mutando l’organizzazione giuridico-politica dello Stato, muterà la struttura economica della società.

E l’organizzazione dello Stato muterà a condizione che vengano chiaramente stabiliti i fini che lo Stato si propone di conseguire, fini che determinano e condizionano l’organizzazione medesima.

La programmazione pone nuovi obiettivi allo Stato, del tutto diversi da quelli dello Stato liberaldemocratico, che erano fondati su un’economia di mercato, trasformatasi poi in economia mista, che non è ancora un’economia programmata. La direzione mista delle imprese può essere ideata e realizzata solo in questo nuovo quadro politico-istituzionale, che favorirà uno sviluppo progressivo e ordinato della società civile in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue componenti.

Sembra un paradosso: ma abbiamo già avuto occasione di toccare con mano, e ancor più la toccheremo in seguito, la provvisorietà del capitalismo e del postcapitalismo nel mondo occidentale, laddove il capitalismo di Stato negli Stati socialisti, analogamente alla dittatura del proletariato che lo sottende sul piano ideologico, non hanno affatto carattere provvisorio: in realtà, sono definitivi.

Non si potrà allora mai passare dal socialismo alla società senza classi, che pure è il miraggio attorno a cui ruota l’intera ideologia socialista. Sarà invece possibile, nella nuova prospettiva, la realizzazione di una democrazia veramente popolare, la democrazia partecipativa. Essa, attraverso nuove strutture politiche e un nuovo modello di Stato, sarà in grado di offrire una effettiva alternativa politica agli individui che anelano di essere protagonisti della loro vita e del loro destino.

(La Partecipazione popolare al potere – una nuova alternativa al capitalismo e al socialismo; Mursia, 1976)

Cari amici, sono parole la cui potenzialità positiva fa molto riflettere, specie vedendo – esempio – scene di sfacelo del vivere civile fin nella supposta civile Treviso, come questa

images (1)e considerando il fatto che, in Val di Susa, questo Stato in bancarotta morale e finanziaria voglia imporre con la sua forza la TAV inutile Torino-Lione, nonostante il motivato dissenso – antagonisti a parte – di decine e decine di migliaia di pacifici cittadini a viso scoperto.

Speriamo dunque di saper crescere, in modo da superare la crisi e poterci muovere, protagonisti della nostra vita e del nostro destino, verso l’orizzonte positivo della “società partecipativa”. 

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5 pensieri su “Renzi: “Ordine e disciplina!…”. Caos e anarchia, piuttosto.

  1. buongiorno,

    le mando dei link nei quali potrà scorgere la famosa luce infondo al tunnel e poter finalmente avere una base solida, sulla quale poter inserire le spiegazioni di Zampetti. A volte le teorie che vengono emarginate dal pensiero corrente poi si danno una mano per ritornare d’attualità: Perchè come Cristo ci ha dimostrato in molteplici occasioni la Verità non può restare sepolta. Sta a noi lasciarla uscire senza che la sua manifestazione provochi troppi danni verso coloro che la tengono celata. La pietra comunque rotolerà via portandosi dietro i suoi posatori. Anche Berlusconi sabato ha fatto delle aperture alla moneta locale chissà chi l’ho avrà consigliato ?
    Buona visione e buon lavoro

    moneta locale

  2. Pingback: EUROPA, INFRASTRUTTURE, IL MINISTRO LUPI E IL GIORNO DEL GIUDIZIO | lafilosofiadellatav

  3. sapete quando il meridione tornerà a crescere? quando i meridionali con i soldi troveranno conveniente investire. e chi sono i meridionali con i soldi?

  4. Pingback: Il 25 aprile e la guerra dell’immigrazione. Ancora non ci sentiamo liberi. | lafilosofiadellatav

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