Attentati di anarchici e antagonisti NO-TAV. Origine e possibile disinnesco del “seme della violenza”.

download (1)Non si può tacere, su “la filosofia della TAV”, il recente stillicidio di micro-attentati di vario genere contro linee e impianti TAV in Italia, accompagnate da scritte NO-TAV, vedi, esempio, qui: http://www.lastampa.it/2014/12/23/italia/cronache/a-bologna-treni-fermi-per-un-incendio-doloso-ZpQmN8qntdHmpzb3uP48EP/pagina.html.

Che dire?… A parte che questo è il Paese della “strategia della tensione”, e quindi non sarebbe male andare a vedere caso per caso, se alle volte tali episodi criminali fossero da ricondurre a forze che hanno interesse a creare un clima atto far sì che queste famose TAV rimaste incompiute, s’abbiano finalmente a fare. Dimostrando il nerbo dello Stato, e favorendo così l’interesse particulare di alcuni.

Ma, è anche vero che responsabilità dell’area antagonista, in episodi di tal genere, sono già state acclarate, come leggete qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/17/processo-tav-condanne-caduta-accusa-terrorismo/1281911/.

download (2)Cominciamo dunque col ribadire che tali episodi criminosi, e i loro autori, vanno condannati incondizionatamente – d’altronde se ne era già trattato a fondo a a suo tempo, qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/tav-il-nodo-della-violenza-in-val-di-susa-scioglierlo-e-possibile/.

Cogliamo però questa occasione per guardare tutta la realtà. Non solo quella che fa comodo ad alcuni, tipo il Ministro alle infrastrutture Maurizio Lupi, che sulla sua pagina facebook accusa antagonisti e anarchici di “terrorismo”. Gli risponde, su fb,

  • Antonio Tisci – Beh, studiare non fa mai male, per poter esistere un associazione sovversiva è necessario associarsi stabilmente al fine di sovvertire ogni ordinamento sociale e/o imporre il dominio di una classe sociale e/o distruggere una classe sociale, oppure è necessario associarai stabilmente al fine di sovvertire l’ordinamento costituzionale. 
  • La violenza è un elemento costitutivo del reato (nnon è necessario praticarla ma basta teorizzarla come strumento) ma non è sufficiente, serve un quid pluris, ovvero che la violenza sia,finalizzata non ad un singolo atto ma alla sovversione completa dell’ordinamento.
    In pratica la violenza anche praticata contro un bene non basta, serve che sia finalizzata alla sovversione.
    A tutti quelli che dicono che sonk leggi troppo garantiste, ricordo che è il codice vokuto dq Mussolini.

Il che mi sembra piuttosto ragionevole. Se dunque non è terrorismo, cos’é?… sabotaggio. Ma anche questo è un reato penale, tant’è che, scrive “Il fatto quotidiano”,

a quattro anarchici No Tav a Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi sono stati inflitti tre anni e mezzo di carcere.

images (4)La Storia va così, ed è bene che se li facciano. Ma, poiché, come tanta cronaca attuale del nostro civile Occidente insegna, il sistema è specialista nel tenere la gente in condizioni culturali infime e nel creare “mostri” di vario genere, per poi farne pubblico olocausto davanti al popolo, a mo’ d’istruzione e monito, è bene andare in fondo alla cosa.

imagesRipensiamo, allora, al famoso ’68, agli hippies d’America. Una generazione di giovani che non si è voluta integrare nel sistema, e si è auto-disintegrata nella droga, nel libero amore e nella mancanza di senso della vita, pur di fuggire da una realtà intollerabile. Giusto o sbagliato?… Non c’è giusto o sbagliato, nel fondo dell’anima, ma vitale o mortale. I giovani di quella generazione sentivano nel profondo del loro essere che il sistema keynesian-borghese, liberal-socialista della società dei consumi fondata sul materialismo edonistico, sulle guerre indotte, sulla spersonalizzazione e sul controllo dell’uomoera, per la loro anima… falso, ipocrita e mortale. E hanno preferito suicidarsi, prima che la loro anima venisse decapitata dal sistema. Ergo: risposta sbagliata ad un problema vero.

Altra risposta sbagliata: Italia, anni ’70. Ricordate il motto?

Né con lo Stato, né con le BR.

La dinamica dell’errore è identica al caso precedente.

Non sto con lo Stato, col quale non mi identifico, e che non mi rappresenta. Ma non sto nemmeno con le BR, perché sono contro la violenza. In ogni caso, lo Stato è troppo forte. Starò ai margini dell’etica, ribellandomi silenziosamente al sistema, in ogni mio atto. Mi rinchiuderò nel mio privato”.

download (3)Anche in questo caso, doverosamente premesso che lo scambio di piani più tragico l’han fatto i brigatisti rossi e/neri, non si riusciva dunque a trovare, ontologicamente, la collocazione, il ruolo della persona-cittadino nello Stato. Eppure, anche in questo caso, il “sentire” era… corretto, dal punto di vista percettivo. E’ un po’ il tema che corre in tutto questo blog, e che dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia: la diffidenza nei confronti dello Stato era, infatti, fondata. Scriveva Pier Luigi Zampetti, grande intellettuale del ‘900, che

…L’oligarchia è prodotta dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato (Pier Luigi Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002).

download (4)Il nocciolo del problema – per spiacevole e politicamente scorretto che possa essere – è dunque nello Stato. O meglio, nella democrazia rappresentativa priva di sussidiarietà, la quale vira fatalmente in oligarchia. Ne parlavo, a fondo e a suo tempo, proprio ancora a proposito di TAV, in questa pagina: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/tav-il-nodo-delloligarchia-colpevoli-di-difendere-la-nostra-terra-e-i-beni-comuni/.

Dunque, questo Stato è ormai, anche visibilmente, in via di disgregazione. L’anarchia avanza a tutti i livelli, come al tempo del crollo dell’Impero. Ciò avviene poiché non è stato intrapreso il percorso di innervamento dello Stato con la sussidiarietà. Dice Zampetti in un altro dei suoi lavori principali, il raccomandabile, anch’esso fuori catalogo e assai meritevole di ristampa, “La Società partecipativa” (Dino editore, 1981 in prima edizione) a pag. 96 della terza e ultima edizione, anno 1994:

…E in questa visione desolante il terzo potere, la Magistratura, che cosa può fare? Sostituirsi agli altri due? Tale sostituzione può, per certi aspetti, aggravare la situazione, perché il potere giudiziario ha come punto di riferimento la Costituzione, su cui un’altra si è sovrapposta (NdR: si riferisce alla “Costituzione parallela, di cui parlavo qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2012/12/19/non-solo-tavroberto-benigni-legge-la-costituzione-ma-non-sa-che/).

E le incomprensioni aumentano, perché oramai il divario tra le leggi formali e la realtà sostanziale si allarga sempre di più e diviene in pratica incolmabile.

E’ lo Stato, di cui la Magistratura dovrebbe essere garante, che non c’è più. Ed allora che cosa è, e da che, ci garantisce la Magistratura?

Tutto diventa incerto. Questa è l’unica cosa veramente certa. Il resto non ha più significato alcuno.

Come ancora poter sostenere e propugnare i diritti dell’uomo, dal momento che è stato degradato a macchina di consumo, depauperato della sua dignità fondamentale? Quando è stato imprigionato in un mondo, quello produttivistico, da cui è dominato e dal quale non è più in grado di uscire?

Doveva essere l’uomo a dominare il mondo della produzione, e non viceversa. E quello Stato che era chiamato a dirigere le leve dell’economia, e che sembrava dover in tal modo acquisire più potere, in realtà sembra svanire nel nulla.

Non è lo Stato, per quanto sembri paradossale, a dirigere le leve dell’economia, ma sono le strutture dell’economia a prefigurare l’intervento dello Stato. Una volta stabilito che il problema dell’occupazione, inteso nel senso precisato, diviene il problema primario, già viene predefinita l’azione dello Stato ed il modo in cui dovrà intervenire. Ed è proprio questa predeterminazione che annulla l’autonomia dello Stato, prigioniero del sistema, ed impedisce al medesimo di garantire e proteggere dal sistema stesso gli individui, come vorrebbe la Costituzione formale e come invece non ammette la Costituzione parallela.

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della "Società partecipativa", secondo Dottrina sociale

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

E dunque, esiste una soluzione al drammatico problema?… E, se sì, quale?… Così, in proposito, ancora Zampetti, a pag. 46 del “Manifesto della partecipazione” (Dino editore, 1982). Testo purtroppo ormai introvabile, che sarebbe cosa molto buona ristampare, ove il grande e misconosciuto intellettuale del ‘900 fa sintesi della sua proposta:

…La contrapposizione tra governanti e governati, tra partiti ed elettori può essere superata solo con la democrazia partecipativa che unisce e coordina l’esercizio del diritto di voto con l’esercizio del potere. Senza tale coordinamento gli stessi istituti garantistici del sistema rappresentativo, come l’esperienza dimostra ogni giorno, sono destinati a venir meno.

Resta da risolvere il fondamentale problema proposto, che è poi il vero problema della democrazia in quanto tale. Come unire l’esercizio del diritto di voto con l’esercizio del potere? Come, in altre parole, operare per dare finalmente al popolo la sovranità sempre promessa e mai concessa, e cioè l’effettivo e concreto esercizio del potere?

La democrazia partecipativa fornisce la soluzione a tale assillante interrogativo. La partecipazione è il momento d’unione fra democrazia economia e democrazia politica. Senza un’effettiva democrazia economica non vi può neppure essere una autentica democrazia politica.

Avremo una democrazia economica quando ciascun lavoratore sarà posto in grado di concorrere alla formazione del capitale e alla condeterminazione delle decisioni nella impresa in cui presta la propria opera. Democrazia economica e capitalismo popolare sono allora due facce della stessa medaglia. (segue…)

images (1)Niente facili scorciatoie o soluzioni miracolistiche, come vedete. Oppure ancora, altrimenti detto, tratteggio la prospettiva di fondo dell’idea di “società partecipativa” secondo Zampetti, trascrivendo la nota di copertina del suo libro “La società partecipativa”:

Quale sarà la società del 2000? La società che risponda per intero agli assillanti ed anche drammatici interrogativi dell’uomo oggi?

È la società partecipativa, che si presenta come la quarta società in circa duemila anni di storia, dopo quella romana, feudale e capitalistica. L’ultimo stadio di questa, la società dei consumi, originatasi con il New Deal americano, si sta ormai dissolvendo anche a causa della crisi energetica, e disgrega altresì, in maniera misteriosa, il materialismo storico, che è il fondamento dei partiti di ispirazione marxista.
La società partecipativa è fondata primariamente sulle capacità intellettuali e morali dell’uomo che vanno potenziate e che costituiscono le vere e insostituibili “centrali energetiche”.
La società del 2000 è sottesa e animata da una nuova cultura: lo spiritualismo storico. Esso fa germogliare la “società di ruoli o funzioni” in luogo della società di classi, un nuovo capitalismo, il capitalismo popolare in cui tutti i lavoratori diventano capitalisti ed un nuovo Stato, lo Stato partecipativo, che coordina il meccanismo produttivo nella programmazione economica partecipata. L’inflazione è definitivamente debellata e nuove prospettive di lavoro si aprono per i giovani.
Lo spiritualismo storico trova il suo fondamento nell’Incarnazione, che riguarda tutti indistintamente gli abitanti del globo e che dimostra come tra partecipazione e cristianesimo vi sia un nesso inscindibile. Ecco perché in un senso del tutto nuovo ciascun uomo, indipendentemente dal sesso, razza, nazione o religione, non può non dirsi cristiano”.

images (3)Dunque, il ’68 è stata la risposta sbagliata alla domanda giusta. E’ chiaro che, comunque, anche allora i tempi non erano ancora maturi per la società partecipativa, e le cose dovevano andare in quel modo.

Per inciso, della stessa mancanza di senso dei ragazzi del ’68, sono vittime anche i drogati del consumismo di oggi. D’altronde, è evidente come tale status quo faccia molto comodo allo Stato: finché la gente è impegnata a consumare, oppure a lottare e ad opporsi al sistema, non ha tempo e spazio per crescere in autocoscienza. E non penserà alla società partecipativa.  Continuerà ad essere tenuta sotto controllo, con le buone – i consumi – o con le cattive: la paura dell’impoverimento e della disoccupazione, i ricatti sul lavoro/vs avvelenamento dell’ambiente o vs/ la bancarotta delle casse pubbliche in “opere grandi” inutili, la confusione informativa, la disinformazione, il manganello.

E d’altronde ancora, è lo Stato medesimo, a rilanciare sul piano delle false libertà del ’68: non è certo un caso la potente manovra mondiale, a livello dei governi nazionali, come in Italia, e sovranazionali come la UE e l’ONU, dell’imposizione al popolo dell’omofilia e della teoria del gender.

In proposito, il card. Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha recentemente scritto, cito dall’agenzia web “La Nuova Bussola quotidiana” http://www.lanuovabq.it/it/articoli-imporre-il-gender-e-un-crimine-contro-lumanita-11262.htm che

…L’omosessualità è un non-senso nei confronti della vita coniugale e familiare. E quanto meno nocivo raccomandarla in nome dei diritti dell’uomo. E imporla è un crimine contro l’umanità…(…) Una grande battaglia è iniziata, davanti ai nostri occhi, con potenti mezzi sovversivi che impiegano ciò che Monique Wittig ha chiamato «macchine da guerra», in quanto colpiscono dritte la dignità della persona, il matrimonio, la famiglia, mettendo in pericolo il futuro stesso dell’umanità…”.

E’ proprio quello che, sistematicamente, sta facendo oggi in Italia il Governo Renzi, avvalendosi della struttura dello Stato. Vedi, qui  http://www.lanuovabq.it/it/articoli-dirigenti-scolastici-a-scuola-di-omosessualismo-11033.htm, ancora la “Bussola”.

E questo è quanto. Dovremo ancora, quindi, non lottare, ma piuttosto investire su noi stessi. Crescere molto nella nostra coscienza, consapevolizzare molto. Ci conviene. E sarà un piacere. Affinché il vitale prenda finalmente il sopravvento sul mortale, e per evitare che altri come Claudio, Niccolò, Mattia e Chiara vadano a inaridirsi o a schiantarsi contro un muro, come tanti ragazzi del ’68, quando la soluzione – pacifica! – era a portata di mano.

download (5)Buon Natale di Cristo a tutti!…

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