Le toghe stanche per il troppo lavoro e le riforme impossibili di Renzi

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il PG di Torino, Marcello Maddalena

Se non altro, visto che pago in quota in veste di contribuente, ho schiantato una sonora risata, oggi al TG, quando ho sentito, per l’apertura dell’anno giudiziario, che a Torino il procuratore generale Marcello Maddalena ha attaccato il provvedimento che ha tagliato le ferie dei magistrati:

“Il presidente del Consiglio si è ispirato al personaggio di Napoleone de ‘La fattoria degli animali’ di Orwell, che aveva scoperto, per tutti i problemi della vita, il grande rimedio: lavorare, anzi far lavorare gli altri, di più. Fino a farli crepare dalla fatica, come il cavallo Gondrano”

specie collegando la dotta citazione del PG al fatto che, nell’attuale regime di ferie, c’è, presso il tribunale di Firenze, nell’ambito della c.d. “fallimentopoli”, un cittadino che aspetta una sentenza di primo – ripeto – primo grado, da ormai quasi 20 (dicesi VENTI) anni!… Ne parlavo tempo fa sul blog, qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/03/18/disfunzioni-della-giustizia-in-italia-gino-sannino-dice-che/. In realtà, anche i bambini dell’asilo hanno capito che, se ormai due decadi non bastano per avere una sentenza nell’ambito di fallimentopoli, non è questione di magistrati stanchi per il troppo lavoro o delle risorse insufficienti per il funzionamento del sistema-giustizia. Ma è perché, come dicevo, la prescrizione svolge la precisa funzione di nullificare i processi. Poiché esiste una vasta casistica di procedimenti la cui tempistica di giudizio viene allungata apposta, nell’ambito del procedimento penale, affinché vengano strumentalmente superati i tempi di prescrizione. E il reato scomodo venga così estinto.

A suo tempo, citavo anche i suggerimenti del qualificato – per esperienza diretta del sistema-giustizia – cittadino in argomento, Gino Sannino, il quale dava un consiglio su due cose semplici semplici, a costo zero, da fare per far funzionare meglio la giustizia:

1. Abolizione della prescrizione;

2. Abolizione del potere di archiviazione dell’ipotesi di reato da parte del magistrato istruttore.

Per i dettagli, rimando al post di cui sopra. D’altronde, non dobbiamo stupirci, né scandalizzarci. Tutto questo è perfettamente normale, poiché l’insufficienza della democrazia rappresentativa mette la società in mano alle oligarchie. Peraltro, il sistema è in profonda crisi, e l’anarchia avanza. Citavo, in quel post, Pier Luigi Zampetti,da “La Società partecipativa” (Dino editore, 1981 in prima edizione) a pag. 96 della terza e ultima edizione, anno 1994:

…E in questa visione desolante il terzo potere, la Magistratura, che cosa può fare? Sostituirsi agli altri due? Tale sostituzione può, per certi aspetti, aggravare la situazione, perché il potere giudiziario ha come punto di riferimento la Costituzione, su cui un’altra si è sovrapposta (NdR: si riferisce alla “Costituzione parallela, di cui parlavo qui:https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2012/12/19/non-solo-tavroberto-benigni-legge-la-costituzione-ma-non-sa-che/).

E le incomprensioni aumentano, perché oramai il divario tra le leggi formali e la realtà sostanziale si allarga sempre di più e diviene in pratica incolmabile.

E’ lo Stato, di cui la Magistratura dovrebbe essere garante, che non c’è più. Ed allora che cosa è, e da che, ci garantisce la Magistratura?

Tutto diventa incerto. Questa è l’unica cosa veramente certa. Il resto non ha più significato alcuno.

Come ancora poter sostenere e propugnare i diritti dell’uomo, dal momento che è stato degradato a macchina di consumo, depauperato della sua dignità fondamentale? Quando è stato imprigionato in un mondo, quello produttivistico, da cui è dominato e dal quale non è più in grado di uscire?

Doveva essere l’uomo a dominare il mondo della produzione, e non viceversa. E quello Stato che era chiamato a dirigere le leve dell’economia, e che sembrava dover in tal modo acquisire più potere, in realtà sembra svanire nel nulla.

Non è lo Stato, per quanto sembri paradossale, a dirigere le leve dell’economia, ma sono le strutture dell’economia a prefigurare l’intervento dello Stato. Una volta stabilito che il problema dell’occupazione, inteso nel senso precisato, diviene il problema primario, già viene predefinita l’azione dello Stato ed il modo in cui dovrà intervenire. Ed è proprio questa predeterminazione che che annulla l’autonomia dello Stato, prigioniero del sistema, ed impedisce al medesimo di garantire e proteggere dal sistema stesso gli individui, come vorrebbe la Costituzione formale e come invece non ammette la Costituzione parallela.

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della "Società partecipativa", secondo Dottrina sociale

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

E, in tale contesto antropologico distorto, alla cura del quale questo blog è dedicato, sulla base della lezione di Pier Luigi Zampetti e altri maestri, le “riforme” sulla giustizia, di Renzi? Aria fritta, cari amici. Premesso che, a mio parere, i magistrati non sono tutti uguali, come dicevo qui, intanto, qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-magistrato-che-sbaglia-continuera-a-non-pagare-10203.htm la “Nuova Bussola quotidiana” riferisce che il magistrato che sbaglia continuerà a non pagare. Seconda di poi, non sarà certo qualche giorno di ferie in meno ai magistrati, a far sì che sia emessa quella sentenza di primo grado su fallimentopoli che un cittadino aspetta da vent’anni. Per non parlare del caso Ruby e di altri usi di “giustizia” palesemente strumentali, di vario calibro.

downloadRenzi, sulla querelle in atto, ha scritto su facebook che

Sono ridicole le contestazioni di alcuni magistrati contro il taglio delle ferie. Non vogliamo far ‘crepare di lavoro’ nessuno, ma vogliamo un sistema della giustizia più veloce e più semplice. E, polemiche o non polemiche, passo dopo passo, ci arriveremo”.

Peraltro, il PG Maddalena ha rinfacciato a Renzi di non aver fatto la riforma della prescrizione. Se lo dice un magistrato!…

Sulla possibilità che le riforme – di qualunque tipo – di Renzi abbiano successo, lascio la parola a un lettore del Corriere, già riportato nel post precedente, che sul quantitative easing di Draghi, così si esprime:

Lettore_548272322 gennaio 2015 | 23:16

Anche l’Europa si e’ purtroppo avviata sulla strada della “svalutazione competitiva”. Strada di comodo, strada in discesa ma che alla fine porta solo a risultati temporanei, come insegna l’esperienza che i vari governi della Prima Repubblica hanno accumulato. Risultati che alla fine si trasformano in erosione del potere di acquisto delle famiglie, perdita di valore delle pensioni e quindi meno consumi e meno produzione interna. La strada da seguire da parte di tutti e’ quella della riduzione dei costi, lo smagrimento delle spese, l’ottimizzazione dei processi. In una parola bisogna spendere meno, per liberare risorse che possano andare in consumi, in risparmio, in investimenti. Le aziende, la maggior parte delle aziende private opera in questo senso. Ma i governi e in particolare questo governo di piccoli autocrati che si ergono a grandi statisti, attorniati da uno stuolo di blue-bells (per la parita’ di genere) non dimostra la ben che minima intenzione di mettere mano alle spese per ridurle, e di conseguenza ridurre le tasse. Sarebbe un suicidio politico. Il consenso del PD infatti si basa sulla folla di impiegati statali, regionali, comunali, nonche’ delle varie inutili, dispendiose partecipate, che rappresentano gli stipendifici modello costruiti in tanti anni di consociativismo politico. Figuriamoci se ci si mettono a smagrire quelle faraoniche strutture. Meglio prendersela con chi le tasse gia’ le paga e fargliene pagare ancora di più.

Sì, l’unica soluzione non può essere che la società partecipativa.

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