Le condanne degli antagonisti NO-TAV sono una dura lezione della storia

images3Le condanne degli antagonisti NO-TAV della Val di Susa sono l’ennesima dura lezione della Storia.

Come spiegarlo?… Ebbene, Pier Luigi Zampetti, tornato alla Casa del Padre nel 2003, era un fine intellettuale cattolico. È stato professore di Dottrina dello Stato presso l’Università di Genova, l’Università statale di Milano e l’Università di Trieste, dove è stato preside della facoltà di scienze politiche da lui fondata. Nel 1981 in sede parlamentare è stato nominato componente del Consiglio Superiore della Magistratura, dove è stato presidente della commissione speciale per la riforma giudiziaria e l’amministrazione della giustizia. Il 18 gennaio 1994 è stato nominato, da Giovanni Paolo II, membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, appena costituita. È stato membro dell’Accademia nazionale di diritto e scienze sociali di Cordoba (Argentina). Ispirandosi alla Dottrina sociale e anche sulla scia delle indicazioni di don Luigi Sturzo ha scritto numerosi volumi, tradotti anche all’estero, in cui, come recitano le note di copertina di uno dei suoi testi, “ha elaborato e propugnato una nuova teoria alternativa al capitalismo e al socialismo. È la teoria della partecipazione”.

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della "Società partecipativa", secondo Dottrina sociale

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

Giusto per chiarire che mi sto avvalendo del parere di una persona pacifica, borghese, tranquilla ed equilibrata. Ebbene, che dice questo compassato signore?… Dice che

…L’oligarchia è prodotta  dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato (Pier Luigi Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002).

images (3)Altri autorevoli testimoni di questa politicamente scorretta e spiacevole realtà, fra i quali, per l’appunto all’indomani della giornata della memoria, la nota filosofa Hannah Arendt, ma consiglio caldamente anche, qualche decade indietro nel tempo, l’esperienza di Cecil E. Chesterton, fratello del più noto G.K., li trovate in questo post, che avevo scritto a suo tempo proprio in merito alla questione dell’opposizione violenta alla TAV in Val di Susa.

Cecil Edward Chesterton

Cecil Edward Chesterton

Ebbene, se riusciamo – nonostante la pur comprensibile paura – a non cacciare la testa sotto la sabbia, come il noto struzzo, e tentiamo invece di mettere a buon frutto la lezione della Storia, constatiamo ancora una volta, come abbiamo fatto più volte in passato, che gli antagonisti, ribellandosi con la violenza allo Stato in questa vicenda, sbagliavano clamorosamente. Nessuna giustificazione per loro, e adesso pagano.

Al tempo stesso, dobbiamo prestare attenzione al fatto che, nel merito, la TAV Torino-Lione è un fisiologico effetto puntuale della causa a monte: il keynesismo dissipatore di risorse pubbliche, nell’ambito della società dei consumi che opera in sinergia con la democrazia rappresentativa priva di sussidiarietà, la quale, come dicono i testimoni sopra citati, ha già virato in oligarchia. Per maggiori dettagli sulla materia, tutto questo blog, pagine e articoli, è dedicato a questa spiacevole ma molto interessante tematica. Nella speranza di far evolvere positivamente la situazione.

In altre parole, la TAV è una “opera grande” totalmente inutile, definita “strategica” dagli uomini delle istituzioni che la vogliono imporre a tutti i costi alla comunità civile, quando di strategico c’è solo il voler fare un piacere agli amici che la realizzerebbero, con i soldi dell’erario, e il tentativo di crearsi consenso politico montando lavoro drogato – sempre rigorosamente a spese delle casse pubbliche – nell’Italia ormai praticamente in bancarotta. In questa vicenda, dunque, ciascuno – anche gli uomini delle istituzioni – si prende dunque la propria non piccola responsabilità.

E allora, direte voi?… Allora, a questo punto, nel vicolo cieco in cui ci siamo cacciati, la soluzione al nodo della violenza in Val di Susa, ma anche a tutti gli altri nostri mega-problemi socio-politici, non può che risiedere nella società partecipativa di intuizione zampettiana, secondo Dottrina sociale:

…È giunto il momento storico di erigere il popolo a soggetto e di realizzare quanto finora, sul piano istituzionale, non è stato ancora possibile. Si tratta, infatti di far diventare il popolo sovrano, vivificando la nozione di sovranità popolare. Questo obiettivo si raggiunge tramutando il sostantivo “sovranità” in aggettivo “sovrano” e l’aggettivo “popolare” in sostantivo “popolo”. (Popolo-sovrano). La soggettività della famiglia dalla quale lo Stato trae la sua soggettività è il punto di partenza per ottenere questo strabiliante risultato.

Si può così passare dal governo a nome del popolo, proprio della democrazia rappresentativa, a un governo di popolo, prendendo i termini “popolo” e “democrazia” nella loro accezione completa e integrale. Il popolo non è inteso, infatti, in senso individualistico, come quando si manifesta come “corpo elettorale”, ma in senso personalistico, cioè nell’unità delle sue dimensioni realizzata secondo un processo continuo e costante della democrazia partecipativa.
Dalla soggettività della famiglia, attraverso la democrazia partecipativa, arriviamo pertanto alla comunità organizzata dove risiede la vera e autentica sovranità popolare e nella quali si manifesta in tutta la sua maestà il “popolo delle famiglie”, che è il vero e autentico popolo.
Lo Stato attraverso la comunità organizzata riprende il ruolo che oggi, con il tramonto dello Stato nazionale sta  gradualmente perdendo, anche se in un’ottica del tutto nuova.
È uno Stato che interpreta la volontà popolare in grado di manifestarsi con la comunità organizzata a tutti i livelli. Lo Stato sorregge ed è sorretto dalla comunità organizzata che esprime la volontà del popolo, la quale, attraverso le istituzioni politiche partecipative, diviene volontà dello Stato. Questa concezione cambia altresì l’assetto della comunità internazionale. Passiamo dalla comunità delle nazioni alla comunità dei popoli, passaggio questo che imprime un volto nuovo all’organizzazione della Nazioni Unite nella quale entrerebbero non più gli Stati “nazionali” ma gli Stati “dei popoli”, in grado per questa ragione di aiutare e coordinare, anche se gradualmente, le comunità organizzate di tutti i Paesi membri.
(P.L. Zampetti, La Dottrina sociale della Chiesa, per la salvezza dell’uomo e del pianeta, – Sanpaolo, 2003, estratti da pagg. 44-46)

images (2)E’ una prospettiva non da poco!… Faccio voti che, quanto prima, non solo gli antagonisti per il loro bene, ma anche le decine di migliaia di persone, le famiglie che hanno manifestato pacificamente in Val di Susa per una politica che serva il bene comune, alternativa al disastro TAV, possano adeguatamente meditarla. Questo muro contro muro, la riduzione di questa vicenda politica esemplare a una questione di ordine pubblico, non sono più sostenibili.

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