Gli spot TV sul libretto Smart di Poste Italiane. Faro sulla garanzia dello Stato, e su CdP.

imagesPassano molto in questi giorni, in TV, gli spot promozionali del libretto Smart di Poste Italiane, al tasso dell’1,50% lordo. La ritenuta fiscale al momento è del 26%, quindi il rendimento netto nominale è del 1,10%.

Si è visto sui mercati finanziari che un basso tasso di rendimento – perfino negativo, come si è recentemente prospettato nel caso del bund tedesco  – si dovrebbe collegare, per contrappeso, alla solidità del titolo. Quindi a una sicurezza della salvaguardia del capitale investito. Infatti anche, lo spot promozionale di PI vanta che il prestito è “garantito dallo Stato Italiano”. Questa garanzia è affidabile? E’ nota la situazione della Grecia, al momento in situazione di pratico “concordato preventivo” in sede europea, perché non riesce a gestire, onorando le scadenze, un debito pubblico di 320 miliardi di euro. Ebbene, la Grecia è certamente molto più piccola dell’Italia, ma il nostro Paese ha un debito pubblico minimo un sette volte quello greco. Ne parlavo a suo tempo in questo post, nel quale facevo una stima realistica del nostro debito in 2.300 miliardi di euro, somma sulla quale corre una rata annuale di interessi di un 100 miliardi di euro. Non sono noccioline. Non contento di questo, lo Stato italiano ha prestato alla Grecia, per contribuire in quota a mantenere in vita quel “mostro del New Deal” che è la moneta unica europea, iniziativa sventurata promossa a suo tempo dalle oligarchie dominanti, una quarantina di miliardi di euro. Somma che la Grecia, praticamente in bancarotta a motivo della particolare dispendiosità della sua versione particolarmente onerosa di politica keynesiana parassitaria, statalista e assistenzialista, non è certo in grado di restituire.

Quanto alle mitiche “riforme” che il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ostenta di continuo, e che, alimentando la “crescita”, dovrebbero trarci dall’impaccio, non saprei esprimermi meglio di un lettore del Corriere della Sera, che cito di seguito. Il lettore si riferiva al QE di Mario Draghi:

Lettore_548272322 gennaio 2015 | 23:16

Anche l’Europa si e’ purtroppo avviata sulla strada della “svalutazione competitiva”. Strada di comodo, strada in discesa ma che alla fine porta solo a risultati temporanei, come insegna l’esperienza che i vari governi della Prima Repubblica hanno accumulato. Risultati che alla fine si trasformano in erosione del potere di acquisto delle famiglie, perdita di valore delle pensioni e quindi meno consumi e meno produzione interna. La strada da seguire da parte di tutti e’ quella della riduzione dei costi, lo smagrimento delle spese, l’ottimizzazione dei processi. In una parola bisogna spendere meno, per liberare risorse che possano andare in consumi, in risparmio, in investimenti. Le aziende, la maggior parte delle aziende private opera in questo senso. Ma i governi e in particolare questo governo di piccoli autocrati che si ergono a grandi statisti, attorniati da uno stuolo di blue-bells (per la parita’ di genere) non dimostra la ben che minima intenzione di mettere mano alle spese per ridurle, e di conseguenza ridurre le tasse. Sarebbe un suicidio politico. Il consenso del PD infatti si basa sulla folla di impiegati statali, regionali, comunali, nonche’ delle varie inutili, dispendiose partecipate, che rappresentano gli stipendifici modello costruiti in tanti anni di consociativismo politico. Figuriamoci se ci si mettono a smagrire quelle faraoniche strutture. Meglio prendersela con chi le tasse gia’ le paga e fargliene pagare ancora di più.

Quindi, il garante di PI non si presenta molto affidabile. Purtroppo, aggiungo, dal momento che in questo meccanismo perverso ci siamo dentro tutti.

downloadMa, dice anche lo spot di PI, che la manovra del suo prestito è collegata alla CdP, quell’ente pubblico di finanziamento che è la Cassa Depositi e Prestiti. CdP non è un nome nuovo su questo blog. L’abbiamo infatti vista qui, quando ha prestato 762 milioni di euro affinché si facesse quel project-financing “privato al 100%” (d’obbligo le virgolette), premiato a Londra e a Chicago, che è BREBEMI, la nuova autostrada lombarda A-35 a servizio dell’EXPO. BREBEMI ad oggi si è rivelata un clamoroso fallimento, tanto da dover chiedere l’aiuto dello Stato ancor prima di essere aperta. Una specie di pur rozzo ma incontrastato “gioco delle tre carte” tra pubblico e privato, pur di stendere asfalto e cemento con i soldi altrui. E se BREBEMI SpA i soldi alla CdP non li rende, chi paga?… Provate a indovinare.

downloadQuindi i piccoli risparmi, i soldi delle tante formichine che sono i titolari dei libretti postali, impiegati massivamente in operazioni infauste come quella appena descritta. E’ ormai chiaro che, siccome lo Stato di soldi da buttare in “opere grandi” keynesiane non ne ha più, invece di ravvedersi, si serve degli Enti da esso controllati per continuare a perseguire la sua malsana politica.

Come ho detto, l’unica soluzione politica a questo andazzo, che credo comunque non potrà durare a lungo, è la società partecipativa. Ma ne siamo ancora lontanissimi. Quindi, probabilmente, ci schianteremo a breve.

Quanto all’opportunità dell’investimento nei libretti di PI, non sono un esperto in finanza… quindi lascio giudicare a voi… ;-))). E’ bene che ciascuno ragioni con la propria testa.

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Un pensiero su “Gli spot TV sul libretto Smart di Poste Italiane. Faro sulla garanzia dello Stato, e su CdP.

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