Il limite ontologico della riforma “renziana” della giustizia

imagesE’ ancora tutto da vedere se con la riforma renziana della giustizia, il magistrato “che sbaglia” pagherà davvero, come si sta leggendo su tutta la stampa in questi giorni. Mi chiedo anche se non ci saranno più “casi Ruby” fino al livello ter, che sta viaggiando ancora oggi a pieno regime, e consimili. Il suddetto processo è palesemente persecutorio, perché tutti possiamo vedere che a notte nei viali di periferia delle grandi città ci sono ancora molte povere ragazze di cui non si cura nessuno, e che che nessun magistrato tutela. E’ tutto da vedere se, anche, cesserà quella super-organizzata operazione criminale che è “Fallimentopoli“. Nella quale non ci starebbe da stupirsi se finisse per essere inquadrato anche il caso Ilva. E forse che, con la riforma renziana, cesseranno le sentenze “creative” dei giudici, in materia di procreazione assistita e di gender, in aperta opposizione al diritto naturale?…

Da parte mia ho più di un dubbio. In quanto sussiste il piccolo dettaglio che i magistrati seguiteranno a essere giudicati dai loro colleghi. La “Bussola quotidiana” ricorda infatti, qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-responsabilita-civile-fine-del-partito-dei-giudici-11917.htm, anche se è ottimista, che

La responsabilità civile dei magistrati vige nel nostro Paese da oltre un quarto di secolo, ma finora non se ne è accorto quasi nessuno. In tutto questo tempo infatti in forza di essa si è giunti, soltanto secondo alcune fonti, a cinque, secondo altre a sei condanne, non una di più”.

Succede però che, oltre a non poca parte della magistratura, evidentemente però nel silenzio-assenso della parte di essa che si suppone sana, anche il livello politico-partitico è completamente e strutturalmente inaffidabile e illegale. Lo dimostra in modo eclatante a livello internazionale il caso attuale Renzi-Hollande-TAV Torino-Lione:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/02/24/renzi-hollande-la-tav-inutile-che-sha-da-fare-con-i-soldi-del-contribuente/

ma anche quello di BREBEMI. Nei quali si palesa che i reati più gravi contro l’interesse pubblico vengono impunemente decisi e attuati alla luce del sole, a livello politico. Sono quindi del parere che, al fondo, le sofferenze della giustizia, e anche quelle della politica – che ne sono a monte! – potranno essere davvero risolte, e allora ci sarà anche vera “crescita”, solo nella misura in cui il popolo, a ciò opportunamente educato, sarà in grado di far crescere quella turbo-sussidiarietà che è la “società partecipativa” secondo Dottrina sociale:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/03/18/disfunzioni-della-giustizia-in-italia-gino-sannino-dice-che/

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Un pensiero su “Il limite ontologico della riforma “renziana” della giustizia

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