la vera “buona scuola”: i Colloqui fiorentini

download (3)Ho saputo che la XIV edizione di quest’anno dei Colloqui fiorentini, convegno d’eccellenza per le scuole superiori, evento-concorso educativo a livello nazionale, è andata alla grande. Quest’anno i circa 2.000 studenti partecipanti, provenienti delle scuole medie superiori di ogni tipo, si sono confrontati con Umberto Saba. L’evento è stato pensato e organizzato da diesse, agenzia educativa non statale nata a Firenze, che si occupa di didattica e innovazione scolastica.

Mi è stato detto che tutti i qualificati relatori, che anche quest’anno hanno messo in contatto l’umanità dell’autore letterario di turno con l’umanità dei ragazzi, sono stati molto efficaci. Cito solo tre nomi, che anch’io, in altre sedi, ho avuto occasione di ascoltare: Valerio Capasa, Gianfranco Lauretano, Davide Rondoni.

il poeta Davide Rondoni

il poeta Davide Rondoni

I ragazzi erano entusiasti per la ricchezza dell’esperienza fatta. La circostanza li ha stimolati in modo molto efficace. Gli allievi del liceo musicale Agostino Nifo, di Sessa Aurunca, avevano addirittura portato – come tesina preparatoria che ciascun gruppo di studenti doveva preventivamente presentare per accedere all’evento – un pezzo musicale e una vera e propria canzone melodica, ispirata alla poetica di Saba. Mi è stato detto che i pezzi erano molto belli, e che sono stati salutati con una ovazione, da parte del giovane pubblico. La musica oltre Sanremo.

il prof. Valerio Capasa

il prof. Valerio Capasa

il prof. Gianfranco Lauretano

il prof. Gianfranco Lauretano

Quindi, una grande prova del risultato dell’iniziativa non statale in campo educativo, e delle potenzialità che potrebbero essere sviluppate appieno con la libertà effettiva di educazione, il buono-scuola. A fronte di questa realtà, è però anche noto che vi sono scuole statali in corso di affossamento, a causa di presidi e di insegnanti inetti, inadeguati a svolgere il loro ruolo. Quelli, chi ce li messi, e chi li smuove?… Non vi sono, infatti, a questo proposito, effettivi meccanismi di verifica e di rimedio alla situazione. Sul tema, leggete qui, sul Sussidiario.net, a firma di Antonino Petrolino, come si reclutano presidi e insegnanti in Inghilterra. Cito largamente:

(…) Se prendiamo, ad esempio, un Paese come l’Inghilterra, il percorso di selezione risulta per noi difficilmente comprensibile, ma in realtà funziona perfettamente. Cominciamo con il dire che il reclutamento – dei presidi, ma anche dei docenti e di tutto il personale della scuola – è totalmente decentrato a livello di singola istituzione scolastica. Quando una scuola prevede di avere necessità di un dirigente, mette semplicemente un avviso sul giornale: in tempi più recenti, anche su Internet. Ogni venerdì, uno specifico supplemento del Times, il TES (Times Educational Supplement), pubblica un consistente fascicolo tutto dedicato alla scuola.

Buona parte si occupa della ricerca di personale: le scuole interessate descrivono le proprie caratteristiche, la tipologia, la collocazione geografica, la popolazione studentesca, eventuali altri aspetti significativi e disegnano il profilo del candidato ideale: esperienze precedenti, studi, profilo professionale. E, naturalmente, precisano le condizioni economiche offerte (che sono in parte negoziabili).

Non è strettamente necessario essere insegnanti per candidarsi, anche se di fatto quasi tutti gli aspiranti lo sono (o lo sono stati). Non servono neppure titoli specifici, salvo che le singole scuole lo richiedano. Fino a pochi mesi fa era richiesta una certificazione NPQH (National Professional Qualification for Headship). Si tratta di un diploma tuttora esistente e molto apprezzato, ma il cui possesso non è più vincolante. A rilasciarlo, direttamente o su convenzione con le Università, è il National College for School Leadership (un’istituzione indipendente, ma che lavora su mandato del Dipartimento per l’Istruzione) che progetta ed eroga i corsi relativi. L’iter formativo inizia con un test diagnostico, per identificare le aree in cui il candidato necessita di formazione: gli viene poi disegnato un percorso fatto di moduli, al termine del quale, una volta superati tutti gli esami, ottiene l’attestato. Il costo per gli aspiranti si aggira sulle 800 sterline e la durata è variabile a seconda del numero di moduli da seguire.

Coloro che sono interessati a rispondere a un annuncio inviano il proprio fascicolo personale, nel quale forniscono tutte le informazioni richieste dalla scuola, più quelle che ritengono utili a presentarsi: per esempio, referenze di scuole in cui abbiano insegnato o che abbiano diretto in precedenza. È la stessa scuola a esaminare la documentazione: a farlo è un piccolo gruppo designato dal Board of Governors, quello che noi chiameremmo
Consiglio di Istituto, ma che in Inghilterra è prevalentemente l’espressione degli utenti e del territorio, oltre che dell’Ente locale. A volte, al Board si affianca un esperto esterno.
La commissione opera una prima scrematura e redige una short list, cioè la lista dei candidati che appaiono più
interessanti per il posto da coprire. I selezionati vengono invitati per un colloquio, che può durare da qualche ora a un paio di giorni: incontrano i Governors, alcuni insegnanti, eventualmente i rappresentanti dei genitori.
Discutono con la commissione del modo in cui affronterebbero i problemi della scuola, delle proprie priorità e strategie, delle innovazioni organizzative o didattiche che vorrebbero introdurre. Lo schema del colloquio è piuttosto libero: non si tratta di un esame nel senso tradizionale del termine, quanto di un vaglio della persona e delle sue caratteristiche. Non si cerca il “più preparato”, ma quello che sembra rispondere meglio alle  aspettative dell’ambiente.
Al termine, la commissione sceglie il candidato che appare più idoneo, al quale viene proposto un contratto: a volte per un periodo, ma più spesso a tempo indeterminato. Si tratta di un contratto di diritto privato, che lega il dirigente a quella specifica scuola. Se e quando vuole cambiare, deve proporre nuovamente la propria candidatura in risposta a un altro annuncio e ricominciare la trafila della selezione.
La commissione può sbagliare? Certamente e in questo caso ne risponde “politicamente” al Board e agli utenti.
Del resto, se il prescelto non si rivela all’altezza, il contratto prevede anche le clausole rescissorie. A una risoluzione più o meno consensuale si arriva anche se i risultati di apprendimento degli studenti, misurati nei test nazionali, sono insoddisfacenti: o se le ispezioni dell’OFSTED (Office for Standards in Education, Children’s Services and Skills) evidenziano carenze di gestione. Ogni anno, per memoria, 80/100 presidi perdono il proprio posto: ma, di solito, non hanno difficoltà a ricollocarsi, data la relativa penuria di candidati.
Il modello funziona perché riposa su un dato che nessuno mette in discussione: anche se gli ordinamenti generali dell’istruzione sono stabiliti a livello nazionale, la committenza del servizio appartiene all’utenza e al territorio, attraverso il Board. È a loro e solo a loro che risponde il preside, sulla base di un rapporto fiduciario e in risposta a richieste che emergono a livello locale.
Questo ne fa una ricetta non esportabile nel nostro Paese, in cui è radicata la convinzione che titolare esclusivo del servizio di istruzione sia naturaliter lo Stato. Ma occorre allora accettare le conseguenze di quell’assunto: uno Stato in crisi (culturale e di ideali prima che di risorse) non può che riflettere tale crisi nell’esercizio della committenza educativa, a cominciare dalla scelta di chi deve rappresentarlo nelle scuole.
Prima di stupirci del contenzioso che affligge i nostri concorsi, chiediamoci per un momento se noi tutti, come comunità, siamo convinti che il “bene istruzione” appartenga ancora legittimamente e in esclusiva al moderno
Principe. Non si possono desiderare gli effetti, se non si è disposti ad accettare le premesse in grado di generarli.

il prof. Antonino Petrolino

il prof. Antonino Petrolino

Chiaro e limpido, vero?… Grazie, Petrolino, specie delle sue conclusioni, per politicamente scorrette che siano, e che sottoscrivo in pieno.

Ma, qualcuno potrebbe eccepire, il Regno Unito è un posto infelicissimo, per quanto riguarda l’educazione: promozione obbligatoria del gender e dell’omosessualità, aborto agevolato per le minorenni senza farlo sapere ai genitori, eccetera. Vero, dico io. Ma questo è perché, pur essendo valido il metodo di selezione del personale scolastico, sono in-validi i contenuti ontologici di quanto si insegna. Questa è stata la scelta di quella società, nel suo insieme. Da noi, invece, non solo sono in-validi i contenuti, ma anche il metodo!

E’, la nostra, una società ormai allo sbando. Nella quale vediamo il TG far vedere il video di una dodicenne pestata per dieci minuti da una sua compagna “bulletta”, e si son visti episodi di una ferocia disumana, come la ragazzina bruciata viva dal suo ragazzo, senza motivo. L’ISIS è dentro di noi, ma i media si guardano bene dal dircene il perché.

images (3)Mi auguro che i giovani che hanno potuto fare l’esperienza dei Colloqui fiorentini, possano essere il germe di quel mondo nuovo che viene prefigurato in quella idea di turbo-sussidiarietà che è la società partecipativa. In quella istanza, la “crescita” non sarà più intesa in una fallimentare accezione materialistica di avere, produrre e consumare. Ma avrà a che fare con l’essere. Lo dicevo recentemente qui, citando una persona intelligente come Luigi Giussani. Dall’essere, e solo dall’essere, potranno poi maturare le importanti novità sociali, economiche e politiche che costituiscono il progetto della società partecipativa, secondo Dottrina sociale.

una premiazione ai Colloqui

una premiazione ai Colloqui

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