Gli scafisti alzano il tiro

download (2)E’ un momento storico drammatico, quello che sta passando il nostro Paese. Fra i molti eventi che lo caratterizzano, segnalo qui la bancarotta incombente dell’erario,images (1) e il fatto che la vera e propria massiccia guerra dell’immigrazione clandestina che l’Italia sta subendo dalla Libia (e non solo), dei cui ultimi sviluppi riferiscono Gianandrea Gaiani qui e Robi Ronza qui, sulla Bussola quotidiana, sia snobbata – per ignavia e codardia – dal Governo Renzi, e dai media. Così Gaiani:

In febbraio gli scafisti spararono su una motovedetta della Guardia Costiera italiana per farsi restituire il barcone su cui avevano preso il mare centinaia di clandestini. Martedì è stata invece una motovedetta della Guardia Costiera libica, al soldo dei trafficanti di esseri umani, che ha esploso colpi in aria per accelerare il trasbordo di 250 immigrati sul rimorchiatore italiano Asso 21 con l’obiettivo, ancora una volta, di mettere le mani sul barcone. Una bagnarola che rivedremo presto nelle acque del Canale di Sicilia carico di africani diretti in Italia con la complicità della nostra flotta e di quella della missione europea Triton.

“Gli scafisti hanno sparato in aria e non al nostro equipaggio né ai migranti” ha detto Mario Mattioli, armatore del rimorchiatore Asso 21 in un’intervista a Radio 24. “Il nostro rimorchiatore è stato chiamato a fare questa operazione di salvataggio di 250 migranti – ha aggiunto Mattioli – e a un certo punto, mentre era in corso il trasbordo, è arrivato un  barchino con una certa velocità. A bordo alcune persone che hanno di fatto recuperato il barcone su cui erano stati trasportati i migranti. Hanno sparato in aria per velocizzare l’operazione di sbarco, è come se avessero voluto dire ai migranti fate in fretta”. Mattioli ha spiegato che “il fatto è avvenuto in acque internazionali”, sostenendo che era impossibile una reazione dell’equipaggio del rimorchiatore. (…)

Di fatto, con un po’ di coraggio, l’Italia avrebbe potuto fare di più per impedire l’ennesima beffa consumata sotto i nostri occhi ma occorrerebbe dare ai militari  regole d’ingaggio più aggressive che certo l’attuale governo, come i precedenti, non avrebbe la capacità politica di autorizzare.

Del resto l’Operazione Mare Sicuro (nome infelice che rischia di venire sbeffeggiato  ancor più di “Mare Nostrum”) ha dimostrato con questo episodio di non essere in grado di esprimere una credibile deterrenza nei confronti delle bande libiche mentre l’assistenza riservata ai 10 mila immigrati clandestini portati in Italia negli ultimi giorni induce ormai tutto a considerare che le navi italiane e le poche europee dell’operazione Triton concretamente non fanno altro che proseguire l’opera di accoglienza umanitaria perpetrata da Mare Nostrum.

Ieri il viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli, ha condannato senza appello Triton affermando che “il dispositivo non è sufficiente. In 90 giorni ha salvato 1.700 persone, nello stesso periodo la nostra Guardia Costiera ne ha salvate 17 mila, dieci volte di più”. Il problema che sembra sfuggire anche un politico attento e preparato come Pistelli è che nella gara a chi porta più immigrati sulle nostre coste l’unica a perdere è l’Italia perché senza respingimenti il flusso non avrà mai fine e perché non siamo in grado sul piano finanziario e sociale di accogliere queste masse e non si è mai visto uno Stato aiutare così alla luce del sole criminali e terroristi ad arricchirsi pur sapendo chi lucra sui traffici di esseri umani.

Del resto i flussi di immigrazione clandestina potrebbero ancora più intensi, se i trafficanti disponessero di un numero adeguato di barconi. Molti report hanno segnalato un boom di furti di imbarcazioni in tutti i porti del Mediterraneo meridionale e orientale, crimini tesi ad alimentare le esigenze dei trafficanti di uomini mentre indiscrezioni riferiscono di una frenetica attività in atto nei piccoli cantieri navali sulla costa tunisina che un tempo realizzavano pescherecci con scafo in legno e ora si limiterebbero a varare il più rapidamente possibile spartani barconi commissionati dalle “cosche” libiche.

Unica cosa sulla quale dissento dall’ottimo Gaiani è che Lapo Pistelli sia “un politico attento e preparato”. Credo che Pistelli sia, piuttosto, una figura che ha fatto una scelta catto-comunista, con tutto quel che ne consegue.

E così Ronza:

Riguardo all’esodo via mare di disperati dalla Libia all’Italia, se si confronta il documentato commento di Gianandrea Gaiani (Spari ai soccorritori, l’Italia umiliata in mare), pubblicato ieri in queste pagine, con quanto ne scrivono e ne dicono i maggiori giornali e telegiornali, si ha purtroppo ulteriore conferma di come oggi la stampa più diffusa sia divenuta in Italia un semplice ripetitore di comunicati ufficiali. Si tratta, osserviamo per inciso, di materiali che oggi possono anche avere la forma di video-riprese, peraltro facilmente riconoscibili dallo stemma della polizia che li ha diffusi  (“Carabinieri”, “Guardia Costiera”, “Guardia di Finanza” e così via) che le contrassegna in apertura.

La parola d’ordine ufficiale è “soccorso in mare”. Ed ecco che tutti la ripetono diligentemente come pappagalli bene addestrati senza osar dire ciò che peraltro è chiaro a chiunque consideri le notizie e le immagini con un minimo di attenzione. Non è un soccorso in mare bensì un trasbordo concordato da barconi che, partendo dalle coste libiche e forse anche tunisine,  portano il loro carico di disperati in zone prestabilite, e quindi avvisano via telefono la Guardia Costiera italiana di venirseli a prendere. Concluso il trasbordo o su natanti delle nostre varie polizie o su altri navi che la Guardia Costiera ha sollecitato a intervenire, alla guida dei loro scafisti i barconi tornano là da dove erano venuti.

Ogni tanto però qualcosa va storto: qualche barcone naufraga con grandi perdite umane, qualche migrante cade in mare e annega durante il trasbordo, qualche scafista spara colpi di avvertimento se il comandante della nave su cui i migranti trasbordano tenta (come si dovrebbe fare) di trattenere il barcone prendendolo a rimorchio.  Dal  momento infatti che un’imbarcazione abbandonata, ma ancora galleggiante, costituisce un pericolo per la navigazione, se fosse vero che si tratta del soccorso degli occupanti di un natante non più governabile, potendolo il comandante della nave soccorritrice deve prendere a rimorchio il natante abbandonato oppure provocarne l’affondamento. Invece a quanto si capisce il Mediterraneo diviene talvolta anche teatro di una scena tragicomica  il cui copione il seguente: il comandante della nave soccorritrice, che crede di essere davvero impegnato in un’operazione di soccorso, tenta di prendere a rimorchio il barcone da cui ha ricuperato gli occupanti, ma gli scafisti reagiscono a mano armata.  Trasbordata la loro “merce” umana infatti, essi non intendono affatto venire… salvati, ma hanno solo fretta di tornare al più presto là da dove erano venuti. C’è poi c’è l’ambiguo seguito della vicenda in Italia: qui non appena possibile i migranti raccolti in mare vengono di fatto lasciati liberi di sparire dalla scena con grande irritazione dei Paesi nordeuropei verso cui in realtà sono diretti. Al di là di queste tragicommedie resta il fatto che, in questo modo, Roma finisce per farsi complice di un traffico di esseri umani organizzato con grandi profitti da grosse organizzazioni criminali.

Non basta: il direttore della Bussola quotidiana, Riccardo Cascioli, ricorda in questo suo editoriale quali mortali conseguenze sta avendo l’ignavia politica praticata dal nostro Paese, e quali pesanti responsabilità gravino su tutta la sua classe politica:

Se il fatto sarà confermato – come pare – ci diranno che la religione è solo un pretesto, chissà quali saranno i veri motivi. Fatto sta che – riferisce l’ANSA – «sarebbero 12 le persone gettate in mare da un gommone carico di migranti che dalla Libia stava raggiungendo le coste siciliane durante una lite tra musulmani e cristiani. La polizia ha fermato 15 persone indagate per omicidio plurimo che sarebbero state riconosciute dagli altri migranti.

I fermati sono di nazionalità ivoriana, malese e senegalese, e sono accusati di omicidio plurimo, aggravato dall’odio religioso. Le indagini della Squadra Mobile palermitana sono cominciate dopo le testimonianze di una decina di naufraghi nigeriani e ghanesi, sbarcati al porto di Palermo, a bordo della nave ‘Ellensborg’, ieri. I testimoni, piangendo, hanno raccontato di essere superstiti di uno scontro religioso scaturito dall’odio di un gruppo di musulmani verso i cristiani. I migranti hanno raccontato di essersi imbarcati il 14 aprile su un gommone, partito dalle coste libiche con 105 persone, in prevalenza senegalesi ed ivoriani. Durante la traversata, nigeriani e ghanesi, in minoranza, sarebbero stati minacciati di essere abbandonati in acqua perché cristiani, da una quindicina di passeggeri, di nazionalità ivoriana, senegalese, maliana e della Guinea Bissau. Dalle minacce i musulmani sarebbero passati all’azione gettando in acqua dodici tra nigeriani e ghanesi».

La cronaca è più che eloquente, l’episodio – stando ad altre testimonianze che arrivano dalla Libia – sarebbe solo la punta dell’iceberg e segnala un pericoloso e inquietante aumento di tensione religiosa anche fuori dalle zone di guerra. Il che rende ancora più intollerabile l’idea di limitarsi a raccogliere profughi a poche miglia dalle coste libiche, incentivando in questo modo le partenze e con esse i guadagni delle organizzazioni criminali. Per non parlare dei grossi rischi di vita che gli immigrati corrono: non solo i 12 cristiani, ieri pare essersi rovesciato un altro barcone, con altre presunte decine di morti.

C’è un solo modo per impedire tutto questo: evitare le partenze, spingere i paesi interessati e le organizzazioni internazionali umanitarie – a cominciare dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati – a organizzare in Libia lo screening dei rifugiati, come spiega bene Robi Ronza nell’altro articolo linkato.

download (3)Dunque, come al solito, Italia forte con i deboli – i cittadini che si oppongono alle “opere grandi” inutili pagate dal contribuente –  e debole con i forti: gli scafisti che non hanno paura di usare le armi da fuoco, e hanno capito che l’Italia non ha gli attributi per opporsi a loro. E il Governo indiano che trattiene da anni, senza processo, i nostri Marò.

Epperò, nella brama di autodistruzione che ha preso L’Italia e l’Europa, nemmeno questo sembra bastare. Poiché, in meline estenuanti, il vecchio continente non ha nemmeno l’iniziativa di sostenere le forze libiche che fronteggiano il jihadismo, e che per questo devono ricorrere alla Russia. Così, infatti, ancora Gaiani sulla Bussola quotidiana:

L’Italia e l’Occidente perdono tempo e non premono sulle Nazioni Unite per l’abrogazione dell’embargo sulle armi alla Libia e il governo laico di Tobruk, guidato da Abdullah al-Thani, guarda alla Russia e alla Cina.

Impegnato a combattere i jihadisti dello Stato Islamico e le milizie islamiche (Fratelli Musulmani e salafiti) del Fronte Alba della Libia che controlla Tripoli, il premier al-Thani, in visita a Mosca, ha dichiarato di essere pronto a “collaborare con chiunque, anche con il diavolo,” pur di avere forze di sicurezza efficaci.

“Noi chiediamo all’Occidente di sostenere il nostro governo legittimo, chiediamo assistenza nell’addestramento del personale militare e della polizia. Se non dovessimo ottenere tale sostegno, siamo pronti a collaborare con chiunque, anche con il diavolo, per raggiungere tali obiettivi – ha detto Thani all’agenzia di stampa Interfax per poi accusare ai microfoni di Russia Today soprattutto il Regno Unito di sostenere il mantenimento dell’embargo.

“Abbiamo bisogno di armi e se l’Occidente ci abbandona abbiamo il diritto di fare qualsiasi cosa in nostro potere per garantirci una vita dignitosa; cercheremo di ottenere le armi in qualche altro modo”. Già ieri, chiedendo il sostegno di Mosca per la revoca dell’embargo, al-Thani aveva sottolineando come la Libia sia oggi “fortemente dipendente” da russi e cinesi per poter contrastare il terrorismo. I libici possono farcela, ha dichiarato, ma hanno bisogno del sostegno di “Paesi amici” come la Russia per armare l’esercito e fornire sostegno di intelligence. Al-Thani ha concluso ieri una visita di tre giorni a Mosca, accompagnato dal viceministro per gli Affari di sicurezza, Almahdi Allabad, dal ministro degli Esteri, Mohamed Dairi, e dal ministro della Difesa Masoud Erhouma

(…)

“I Paesi occidentali devono assumersi la responsabilità del caos in Libia”, ha denunciato al-Thani da Mosca. Da parte sua, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha sottolineato che i colloqui in corso si stanno concentrando “sul modo migliore per tornare all’integrità territoriale” del Paese..

Eh già, “I Paesi occidentali devono assumersi la responsabilità del caos in Libia”, tantopiù che l’aggravamento del pasticcio l’hanno fatto loro, Italia compresa, quando han voluto far la guerra a Gheddafi, nonostante ne fossero stati dissuasi da qualcuno che se intendeva: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-cari-italiani-che-grande-errorela-guerra-in-libia-9686.htm.

Insomma, l’Occidente è autolesionista e impotente. D’altronde, questa è la logica conseguenza del fatto che il popolo ancora non riesce a prendere atto del fatto che, senza sussidiarietà e partecipazione autentica, la democrazia rappresentativa è finta. Bisogna che i tempi maturino. Nel mentre, vedremo molta Storia, e vi saremo coinvolti.

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4 pensieri su “Gli scafisti alzano il tiro

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