L’EXPO in pillole. Amare.

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EXPO: “nutrire il pianeta”, o discutibile paradigma di “crescita”?

Cari amici, il contesto è quello che è. Siamo tra l’incudine delle nostre finte democrazie occidentali, che senza sussidiarietà sono in pratica vere e proprie oligarchie, le quali, specificamente nella nostra Italia, ci bancarottano il Paese e ci devastano le città con le opere grandi inutili, e il martello del terrorismo islamico e della guerra dell’immigrazione. Nonostante ciò, anzi direi proprio per i motivi suddetti, poniamo la nostra considerazione, provando a fare un po’ di sintesi, sulla inauguranda EXPO, andando a vedere se l’evento sia un raccomandabile esempio di buon investimento pubblico. Data la rilevanza, inserirò questo post anche fra le pagine fisse del blog.

Dunque, su questo fenomeno che dovrebbe rilanciare la famosa “crescita” che langue ormai da lunga pezza, nutrivo più di un dubbio, da tempi non sospetti. Come qui

1. https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/12/22/expo-191-000-posti-di-lavoro-secondo-la-bocconi-vero-o-falso/, quando nell’ormai lontano dicembre 2013 commentavo la notizia, alla quale dava credito il settimanale TEMPI, che secondo la Bocconi EXPO avrebbe portato ben 191.000 posti di lavoro. Cifra che pareva poco plausibile, in realtà, anche se spalmata sul lungo periodo. Ma, attenzione: quanto costa EXPO, e chi la paga?… Fonti in rete ne danno il costo a circa ben 14 mld di euro, ovviamente… tutti pubblici. Paga tutto il contribuente. O le banche, o Poste Italiane, tramite CdP. Alias, pagano i risparmiatori. Non certo i banchieri. Mangiare sano è importante, ma tutti questi ipotetici “posti di lavoro” per promuovere le insalate biologiche, mentre imperversa la guerra dell’immigrazione e i morti in mare si contano ormai a migliaia, non sono a servizio di una produzione vera, autonoma, bensì sono sussidiati dallo Stato italiano. Quant’è la cifra? Facciamo 191.000 x 1o.ooo euro l’anno a “posto”, in prudente ipotesi, più gli oneri sociali, e siamo a parecchio più di 2 mld di euro… in uno Stato che, da tempo, è prossimo alla bancarotta, vedi qui. Troppo facile. Eppure, lo dice la Bocconi, che EXPO è cosa buona. Di questo, riparleremo al termine di questo articolo.

download (1)2. Altro grosso sospetto di lunga data, la vicenda delle nuove infrastrutture che dovevano essere a servizio dell’evento-EXPO, le nuove autostrade lombarde BREBEMI, Pedemontana e TEEM. Ne ho parlato più volte approfonditamente nel blog, vedi esempio qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/01/13/le-bugie-di-brebemi-hanno-le-gambe-corte/. Questa è stata una grossa fetta del budget complessivo dell’evento. Per Pedemontana, ci dice Linkiesta.it che il contributo pubblico doveva essere al 35%, poi salito all’80%. E Per BREBEMI era stato addirittura solennemente promesso un “project-financing al 100% privato”. Se invece, come riferisco nel blog la filosofia della TAV, riferendoci a BREBEMI, i promotori dell’impresa hanno ufficialmente chiesto aiuti di Stato fin dall’inaugurazione dell’opera, anche perché ancora oggi il traffico è una frazione di quello propagandato a suo tempo per giustificarne la realizzazione, e importanti figure istituzionali hanno acconsentito a questo harakiri dell’erario, logica ne consegue che, fino a prova contraria, della quale darò senz’altro notizia, tali figure istituzionali – Renzi, Lupi, Maroni, oltre naturalmente al patron di BREBEMI, Francesco Bettoni, avrebbero clamorosamente e disinvoltamente mentito, quando magnificavano le doti dell’A-35. Specie il giorno del taglio del nastro. Il fatto che tale menzogna sia stata elegantemente snobbata dai media e dalle altre istituzioni, è la controprova palmare del fatto che, come dicevo poco sopra, questa democrazia è finta.

3. EXPO omofila. Ne riferisce qui l’agenzia web La Nuova Bussola quotidiana: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-arresti-tangentimafia-no-allexpo-il-pericolo-e-la-famiglia-11454.htm. Cito:

E adesso anche Expo fa lo schizzinoso e intima al governatore lombardo Roberto Maroni di togliere il logo della universale esposizione dai manifesti che annunciano il convegno del 17 gennaio sulla famiglia. A difendere l’onorabilità e la buona reputazione del lezioso marchio contro gli sporchi, brutti e cattivi dell’omofobo appuntamento sono Giuseppe Sala, gran commissario unico dell’Expo (ex braccio destro dell’allora sindaco Moratti, ora è passato nell’area renziana del Pd) e Vicente Gonzales Loscertales, segretario generale del Bie, il Bureau international des Expositions che riunisce 168 Paesi e sovrintende gli eventi globali come quello di Milano.

Entrambi gli universali capataz hanno scelto come location per il loro indispettito “non ci stiamo” La Repubblica, il quotidiano, cioè, che per primo ha lanciato la grande balla che al convegno si sarebbe discusso su come curare i gay e altri soggetti del popolo dei sessualmente deviati. Nonostante le smentire e le precisazioni (degli organizzatori e della Regione Lombardia che ospita l’evento) che a tema del convegno c’è solo e soltanto la difesa della famiglia costituzionalmente fondata e le politiche di sostegno, la bufala ha continuato a circolare nei media. A soffiare sul fuoco delle panzane, le associazioni Lgbt, l’Arcigay e la sinistra, Pd e Sel, finalmente unita sotto il segno dell’arcobaleno (segue!..).

downloadNel senso: l’insalata biologica la potremmo anche mangiare. Anche se ci va un po’ di traverso quando, a tavola, sentiamo ai TG di tutti quei morti nel Mediterraneo, a motivo del fatto che in Italia e in Europa si séguita a far finta – per codardia e ignavia – che quella dell’immigrazione dal Nord-Africa non sia una guerra in piena regola. Ma l’EXPO omofila non ci piace proprio, in quanto confligge frontalmente col Diritto naturale.

4. EXPO dice di voler “nutrire il pianeta”, mentre invece sacrifica, nella dura realtà, l’agricoltura vera, asfaltando e cementando i campi agricoli. Anche questo era noto da un pezzo, e lo scrivevo qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/03/31/paolo-viana-su-avvenire-il-quotidiano-e-attendibile-su-infrastrutture-e-project-financing-brebemiteem/, al capitolo 7.

La cosa è stata poi detta anche su Presadiretta, a RAI3. Dove si son viste anche le eloquenti immagini dei canali di scolo in cemento, al posto delle famose “vie d’acqua”. Leonardo da Vinci è un po’ che è sparito dalla circolazione.

Qui http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/aree-bloccate-tra-brebemi-e-ferroviaterreni-ancora-non-pagati-inaccettabile_1117529_11/, l’Eco di Bergamo riferisce recentemente circa i clamorosi ritardi degli indennizzi per gli espropri agli agricoltori:

Aree bloccate tra Brebemi e ferrovia -Terreni ancora non pagati: «Inaccettabile»

I terreni sono da tempo inaccessibili e incoltivabili, ma gli agricoltori proprietari non hanno ancora ottenuto nemmeno un euro di risarcimento.

Si tratta delle aree interposte – 530 mila metri quadri di terreno – che, nella Bergamasca, sono chiusi fra la A35 e il tratto Treviglio-Brescia della linea ferroviaria AV/AC.

Emblematico: l’agricoltura che dovrebbe “nutrire il pianeta” nei fatti, e non negli slogan, tra l’incudine di BREBEMI per EXPO, e il martello della TAV.

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5. Vogliamo citare, per completezza, il capitolo corruzione/EXPO? Vabbene, facciamolo, ma semplicemente rimandando a questa sintesi https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/06/07/corruzione-su-expo-mose-tav-eccetera-la-soluzione-e-solo-la-societa-partecipativa/, senza gridare allo scandalo o stracciarci le vesti. Perché, come spiego nel testo linkato, la corruzione nelle opere pubbliche è un fatto fisiologico, connaturato al sistema.

6. Qualche notizia su EXPO, raccolta dalla rete. Ve le passo con beneficio d’inventario, salvo prova contraria. Anzi, sarebbe interessante sentire cosa risponde l’altra campana. Qui http://www.lanotiziagiornale.it/debiti-e-terreni-da-vendere-in-frettail-dopo-expo-e-gia-un-incuboregione-lombardia-e-comune-di-milano-tremano/, Stefano Sansonetti su LaNotizia.it,  dice cose interessanti sull’aspetto immobiliare della vicenda:

Finita la festa bisognerà fare i conti con i soldi e con i creditori che li rivendicano. Expo 2015, del resto, non è soltanto il complicato appuntamento al quale l’Italia sta cercando di arrivare preparata l’anno prossimo. Uno dei nodi da scogliere, a breve, sarà quello della vendita dei terreni sui quali si svolgerà l’evento. E qui, con grande timore di proprietari e creditori, sta emergendo il concreto pericolo di non riuscire a “piazzare” gli asset. O di poterlo fare soltanto a costo di uno “sconto” lacrime e sangue. I campanelli d’allarme stanno già suonando. Lo scorso mese di agosto regione Lombardia, comune e Fiera di Milano, proprietari delle aree, hanno predisposto una procedura di alienazione la cui base d’asta è stata fissata in 315,4 milioni di euro. Ebbene, già si tratta di un bel passo indietro rispetto alla forchetta di 346-366,5 milioni che soltanto qualche tempo fa erano stati indicati come possibile incasso. Ma il problema, come La Notizia è in grado di rivelare, è anche più grave (segue!)…

7.  Qui, un intervento completo su EXPO, firmato da Luigi Franco, tratto dal blog di Beppe Grillo http://www.beppegrillo.it/2013/07/expo_un_fallimento_annunciato_-_puntata_1.html. Dissento dalla gnosi 2.0 di Grillo, ma il suo blog ogni tanto ci dà qualche notizia interessante, come in questo caso. L’intervento di Franco si articola su diversi punti, tra i quali gli appalti, le infiltrazioni della criminalità e le probabili sorti regressive del dopo-EXPO. Una citazione sul primo punto:

Gli appalti sotto inchiesta

Su Expo sono attualmente in corso ancora entrambi i cantieri principali, per cui il primo appalto che è stato assegnato, quello della rimozione interferenze, ovvero della pulitura di tutta l’area, andando a eliminare i canali, le strade, le linee elettriche che attraversavano l’area espositiva. Il secondo appalto è quello della costruzione della piastra, ovvero di quel basamento che servirà, da fondamenta, a tutti i padiglioni con le strade, le vie, le linee di comunicazione. Entrambi questi appalti sono finiti sotto inchiesta da parte della procura di Milano, perché sono stati assegnati tutti e due con massimi ribassi rispetto al prezzo di base d’asta, piuttosto rilevanti.
Il primo appalto aveva una base d’asta di 90 milioni di Euro ed è stato vinto dalla cooperativa di Muratori e cementificatori di Ravenna per 58 milioni di Euro, per cui con un ribasso del 42 %, il secondo appalto aveva una base d’asta di 270 milioni di Euro e anche esso è stato aggiudicato da una cordata guidata dalla Mantovani con un ribasso del 41%. Il bando di gara viene pubblicato nell’agosto del 2011, la base d’asta è di 90 milioni e la cooperativa muratori e cementificatori di Ravenna se lo aggiudica per 58 milioni. Salvo poi un anno dopo, a novembre 2012, andare dalla Expo spa, la società che gestisce l’evento, a chiedere extracosti per 30 milioni di Euro. 30 milioni di Euro è più o meno la stessa cifra dello sconto con cui la CMC di Ravenna si era aggiudicata l’appalto e qua la domanda viene! Gli extracosti in massima parte sono causati per 14 milioni di Euro dalla necessità di trasportare le terre di riporto in discarica e trattarli come rifiuti, le terre di riporto sono lo strato più superficiale del terreno, e poi ci sono extracosti per più di 3 milioni di Euro che derivano dalla necessità di bonificare il terreno naturale, quello che sta a un livello inferiore. Entrambi questi lavori non erano stati inseriti nella gara di appalto di agosto 2011, però dai documenti di cui con il FattoQuotidiano.it siamo venuti in possesso si vede che la società Expo spa a agosto 2011 sapeva già che molto probabilmente quei terreni sarebbero stati portati in discarica, come aveva già ricevuto i risultati di alcuni analisi chimiche sui terreni naturali, da cui si capiva che i terreni naturali presentavano tracce di inquinamento da idrocarburi pesante. Allora altra domanda che uno si fa è come mai questi lavori non sono stati inseriti nel bando di gara? La posizione ufficiale di Expo spa è che non tutta la documentazione allora era pronta e ufficializzata per poterla mettere in un bando di gara. Fatto sta che un anno dopo questi lavori sono stati assegnati alla CMC di Ravenna sostanzialmente senza che fossero messi a gara, perché assegnati attraverso una variante del progetto (segue).

download (2)C’è un piccolo refuso: non sono i “cementificatori” di Ravenna, ma i “cementisti”. Però il refuso rende meglio l’idea… COOP disposte a tutto!…

8. Qui, sul sito NO-EXPO http://www.noexpo.org/category/documenti/page/2/, qualche considerazione interessante sui “volontari per EXPO”. Cito:

…Ciliegina sulla torta di Expo è l’esercito di volontari ottenuto grazie ai suddetti accordi che permettono ad aziende e datori di lavoro di servirsi del lavoro gratuito. All’inizio 18500 persone solo sul sito, poi fermi a 7000 per carenza di candidature, poi cifre di cui diventa difficile comprendere il fondamento. Quel che è certo è che i volontari saranno la tipologia prevalente di manodopera per Expo. È la ramificazione nella ramificazione: per Expo si cercano lavoratori disoccupati da inserire nei processi di perenne occupabilità, per Expo lavoreranno gratuitamente i Neet e gli studenti medi e universitari, cui vengono imposti progetti e lavori con il ricatto del voto finale, della maturità, della promozione o del “fare curriculum” (segue).

Interpretazione troppo categorica, prevenuta?… Direi che sarebbe interessante sentire qualcuno dei diretti protagonisti. Ho comunque l’impressione che vi sia qualche differenza tra fare il volontario all’EXPO, rispetto che al Meeting di Rimini, o nella S. Vincenzo de’ Paoli. Mi sa che il concetto di gratuità è declinato in modo diverso.

 download (3)9. Invece, l’agenzia “Nuova Bussola quotidiana”, qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-compri-il-biglietto-dellexpo-e-ti-regalano-anche-il-pd-12314.htm, la butta sul salace, per la firma di Luigi Santambrogio, a proposito del fatto che Compri il biglietto dell’Expo e ti regalano anche il Pd”. Cito:

…Dopo gli schiaffi a ripetizione mollati al pacioso sindaco Pisapia (l’ultimo è quello dello scenografo premio Oscar Dante Ferretti, che ha diffidato dall’utilizzo parziale del proprio progetto visto i ritardi accumulati), è scattata l’operazione soccorso rosso. Non c’è solo Pisapia a rimetterci la faccia: in prima c’è il premier Renzi e il suo cerchio magico che ne uscirebbero malconci dall’eventuale figuraccia mondiale. Da qui, il lancio del gadget di tessera-più-ticket a un prezzo inferiore a quello del singolo biglietto di entrata ai padiglioni. Non è chiaro se il Pd voglia regalare l’iscrizione al partito o il biglietto per l’esposizione. In ogni caso, la polemica è già scoppiata.Grillo prende per i fondelli i compagni milanesi che vogliono rifilare “Due pacchi al prezzo di uno”, mentre i più seriosi cugini di Sel la buttano sul politico e chiedono al comitato di gestione di Expo se l’iniziativa del Pd non violi le norme sul marchio e la vendita dei biglietti. 

E c’è poco da ridere: dopo i libri e il vino di D’Alema comprati a prezzo di favore dalle coop, ora il sospetto è che il Pd abbia fatto incetta di biglietti con il duplice scopo di salvare Expo e gonfiare le cifre del tesseramento. Certo, 25 euro non sono pochi per andare a visitare un’esposizione mondiale dove ci sarà ben poco da ammirare, se non orti botanici, verdurine bio e cibi ultra light. Al netto di spese folli e fantasiosi padiglioni, le meraviglie da consegnare a futura memoria saranno ben poche. La creativa trovata del Pd servirà forse a intrappolare qualche visitatore in più, non certo a silenziare quegli scricchiolii sinistri dell’annunciato fallimento. Le tangenti non c’entrano, neppure le inchieste giudiziarie sulle infiltrazioni criminose: il baco cresce e rosicchia dentro lo stesso cuore verde della grande esposizione. 

Ci vuole coraggio (o malafede), infatti, per allestire una fiera planetaria del cibo inneggiando solo al biologico e all’agricoltura primitiva della perduta età dell’oro: un po’ poco per risolvere il problema di nutrire 7 miliardi di terrestri. Facendo finta che biotech e Ogm non siano stati ancora inventati. E allora, vai con l’offerta del due al prezzo di uno, del “pacco” bis con il partito dentro. Il nuovo Pd renziano, con i suoi miracoli mediatici, il suo tutto e di più sciorinato quotidianamente dall’imbonitore di Palazzo Chigi, si presta perfettamente al caso. Sotto le strabilianti costruzioni delle archistar, gli Alberi della Vita e i viali da Cartoonia, all’Expo 2015 c’e poco o niente. Come nel Pd, un partito solo da esposizione.

Sì, in effetti il tema di EXPO non sembra avere un gran fascino espositivo. Però il commissario EXPO, Giuseppe Sala, ha detto che sono già stati venduti, in prenotazione, più biglietti di ingresso di quanti ne erano stati preventivati in totale. Vero o falso?… Ancora Linkiesta, qui http://www.linkiesta.it/quanti-biglietti-venduti-numeri-expo-2015, ha qualche dubbio.

1o. Tra il serio e il faceto, ci conviene sdrammatizzare. Tanto i boiardi di Stato per ora son troppo potenti, e ci asfaltano lo stesso, come qui, nella mia sventurata Firenze. Quindi, come non riferire, in questa sede, dell’appalto EXPO per il famoso “camouflage” per mimetizzare le opere non finite?… Ne parla ancora Linkiesta, qui http://www.linkiesta.it/blogs/pizza-connection/e-alla-fine-arrivo-il-bando-il-camouflage-di-expo:

E alla fine “camouflage” fu. Lo scrivevamo qui su Linkiesta con Alessandro da Rold lo scorso 23 febbraio: “Da Expo smentiscono che ci siano in corso delle trattative con alcune aziende per coprire i ritardi con un effetto “camouflage”. Ma in realtà questa ipotesi sarebbe sul tavolo, in modo appunto da salvare la faccia – o meglio la facciata – nascondendo ai visitatori buchi, mancanze o lavori non finiti”.

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L’albero della Vita – Fonte: Expo

Da Expo smentivano la circostanza, altre fonti vicine alla società invece la confermavano. Poi l’arrivo del bando e l’ufficialità: Expo ha bisogno di una ditta per «la posa in opera, degli “External exhibition elements”, degli allestimenti delle quinte di camouflage, nonché dell’installazione dell’arredo urbano del Sito Espositivo». Insomma è ufficiale, Expo ha bisogno di una operazione camouflage perché la “corsetta” (Renzi dixit) per arrivare pronti all’inaugurazione è qualcosa di più di una scampagnata in libera uscita.

L’importo posto a base di gara è pari ad euro € 2.685.200,00 e la gara si chiuderà il prossimo 26 marzo. D’altronde a guardare i video pubblicati da Expo girati sul cantiere con il drone per il progetto “Belvedere in Città”, lasciano spazio a pochi dubbi sul fatto che sia necessaria o meno una operazione camouflage.

11. Cari amici, tirando le somme, devo dire però che a mio modesto parere, la dimostrazione concettuale più eclatante che EXPO è una bufala universale, è data da quella pappardella ideologica che è la “Carta di Milano”, vedi qui http://www.expo.rai.it/carta-di-milano-expo2015/:

A Milano, in occasione di Expo 2015, ci sarà un confronto vero su alcuni nodi cruciali della sfida alimentare globale che ci accompagnerà per i prossimi anni. Un dibattito che culminerà nella Carta di Milano, una sorta di Protocollo di Kyoto dedicato al cibo che vuole essere:

– il documento che esprime la proposta dell’Italia sui temi dell’Esposizione Universale

– lo strumento per guidare il dibattito che si svolgerà nei prossimi mesi, e per tutte le iniziative che diventeranno eventi nel semestre dell’Expo (a partire dal Padiglione Italia)

– la dichiarazione conclusiva dell’Esposizione Universale, da consegnare al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon quale atto di indirizzo internazionale e quale contributo alle riflessioni che saranno svolte in sede di discussione sui Millennium Goals a novembre 2015.

Per la prima volta, quindi, un’Esposizione universale propone una carta di responsabilità e impegni concreti e misurabili rivolta a cittadini, governi, istituzioni, associazioni e imprese. Il documento sarà sottoposto infatti anche alla firma dei visitatori dei padiglioni per responsabilizzare ciascuno su questioni come lo spreco alimentare, il diritto al cibo, la sicurezza dei prodotti, l’agricoltura sostenibile. Tutto questo in vista dell’aggiornamento degli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite, che proprio quest’anno saranno sostituiti dai nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, nel quale l’Italia ed Expo saranno protagonisti.

Il percorso verso la Carta di Milano è iniziato con la giornata “L’Expo delle Idee”, che il 7 febbraio 2015 ha riunito oltre 500 esperti all’Hangar Bicocca di Milano. Suddivisi in 42 tavoli di lavoro, gli esperti hanno iniziato a porre le basi per la stesura della Carta.

Insomma, c’è tutto. C’è il battaglione di “esperti” buoni per tutte le stagioni, affinché la montagna partorisca, in modo cesareo, il proverbiale topolino. Ci sono le firme da raccogliere. C’è il papiro sostenibile e buonista firmato da tutti, ma proprio tutti, da recapitare al bravo segretario delle Nazioni Unite, quello che ha fatto cantare all’ONU Conchita Wurst, e gli ha fatto i complimenti.download (4) C’è appunto l’ONU, che, come è noto, mentre fa pilatescamente finta che quella dell’immigrazione in Mediterraneo non sia una vera e propria guerra, si adopera alacremente per la promozione del gender, iattura planetaria, nell’universo mondo. Come dicevo, c’è da farsi andar di traverso anche l’insalatina bio più leggera. E’ evidente che la fame nel mondo è un fatto politico, e non agricolo. Un fatto politico che non sarà certo risolto dall’ideologia politica keynesiana, omofila e un po’ malthusiana, sottesa all’ONU e a EXPO, ma andrebbe piuttosto affrontato con gli strumenti della sussidiarietà e dell’autentica partecipazione popolare al potere. Che però non sembrano avere cittadinanza sotto l’albero della vita in metallo e cemento.

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Si accorgeranno, gli studenti che visiteranno EXPO, di tutte queste trappole, che l’evento tende alle loro giovani e manipolabili menti?… Mah. Speriamo che la loro parte percettiva, ancorché sedata dal sistema che li vuole suoi fedeli sudditi, induca in loro qualche dubbio.

12. Cari amici, ora che siamo davvero in chiusura – salvo forse aggiornare questo testo in corso d’opera con dei post-scriptum, man mano che l’evento EXPO andrà avanti – vorrei riepilogare tutto quanto scritto in precedenza alla luce di questo pregevole intervento http://www.lavoce.info/archives/19567/perche-expo-e-un-grande-errore/ di carattere scientifico, a firma di Roberto Perotti, su http://www.lavoce.info. Eccone titolo e incipit:

47 Commenti

Il problema di Expo 2015 non è la corruzione né i ritardi. Il vero problema è che non avrebbe dovuto esistere. Quando, in preda ad una ubriacatura retorica collettiva,  si rinuncia ad una seria analisi costi benefici, chi ci perde è la collettività. 

Nel luglio 2009, il  sindaco di Milano Letizia Moratti scriveva:
“[L’Expo] è un progetto che si propone non solo obiettivi di crescita economica, ma anche di rafforzamento del dialogo interculturale e di responsabilità sociale nei confronti di paesi colpiti dal dramma della fame e della povertà. … Milano deve essere uno snodo cruciale … un punto di riferimento per il sistema Italia e il mondo intero. …  [L’Expo dovrà essere] la proposta corale e condivisa di nuovi paradigmi per l’esistenza del mondo“.
(Da: “Con l’Expo ritorneranno i tempi di super Milano”, Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2009. Grassetto aggiunto.)

PERCHÉ L’EXPO È UN GRANDE ERRORE

Né la corruzione né i ritardi sono il problema principale di Expo 2015. Il problema principale è che l’Expo non sarebbe dovuto accadere. Esso è nato e cresciuto sull’onda di un’orgia di retorica come quella ben rappresentata nella citazione qui sopra. (1)
Sia chiaro:  la decisione di fare l’Expo è stata prima di tutto politica ed emotiva, e sarebbe stata presa in ogni caso.  Tuttavia questa ubriacatura collettiva è stata supportata e legittimata da stime economiche azzardate, che ne hanno avallato i voli pindarici. Accettate acriticamente dai mezzi di informazione, ripetute e tramandate poi in innumerevoli occasioni, sbandierate da politici e commentatori, queste stime hanno instillato il miraggio di centinaia di migliaia di posti di lavoro e di altri enormi benefici economici a costo zero.
Questo breve contributo si ripropone di ricostruire come tutto ciò sia potuto accadere. Una versione più estesa in formato ebook può essere scaricata gratuitamente qui.

Il bocconiano

Il bocconiano “buono”: Roberto Perotti

Come vedete, c’è anche un PDF da scaricare. Mi conforta, vedere che quanto avevo sospettato da tempo sulla parte più specificamente finanziaria/imprenditoriale di EXPO in base a semplice buon senso e dati empirici, trovi un così puntuale riscontro, e ne ringrazio l’autore. Cito ancora dalla sintesi di Perotti:

L’ EXPO: UN GRANDE BONUS PER MILANO E L’ITALIA?

La Tabella 1 illustra le previsioni degli effetti economici di Expo 2015, come riportate sul Rapporto di Sostenibilità 2013. La prima colonna riporta la spesa iniziale per le sole infrastrutture dell’Expo, quali i padiglioni, l’anfiteatro etc., ed escludendo quindi le opere infrastrutturali connesse. Questa spesa ammonta a 3,2 miliardi.

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Dati in miliardi di euro
Fonte: Rapporto di Sostenibilità 2013, pagg. 76-77.
Basato sullo studio: L’indotto di Expo 2015, a cura di A. dell’ Acqua, G. Morri, E. Quaimi, rapporto di ricerca per Camera di Commercio Milano, ed.  Expo 2015.

La spesa iniziale attiva una produzione totale addizionale di 23,6 miliardi (colonna 2) e un Pil (o valore aggiunto) addizionale di 10,1 miliardi. (2)  L’occupazione extra creata è di 191.000 lavori equivalenti a tempo pieno annuali totali (cioè, per esempio, 19.100  all’anno per 10 anni, colonna 4).
L’aumento totale di produzione e dl Pil è il risultato di tre effetti. Il primo è l’aumento diretto di domanda, pari alla spesa iniziale nella colonna 1. Il secondo è l’effetto indiretto di questa spesa: per produrre i beni e servizi domandati nella colonna 1, sono necessari altri beni e serivizi; la produzione di questi ultimi richiede a sua volta altri beni e servizi, etc. Si attiva quindi un effetto moltiplicativo che può essere misurato con la famosa metodologia delle tavole di input-output. Il terzo effetto è quello indotto, cioè la maggior spesa per consumi che si crea in seguito al maggior reddito prodotto dagli effetti diretti e indiretti.
Ci sono poi i flussi turistici: i visitatori – se ne aspettano 20 milioni – consumeranno beni e servizi, con gli effetti moltiplicativi visti sopra. Infine, ci sono gli effetti “legacy”, cioè “eredità”: l’Expo farà nascere nuove aziende, con effetti positivi su domanda e imprenditorialità. Aumenterà l’attrattività di Milano, generando nuovi investimenti esteri, e turismo aggiuntivo, sia congressuale sia culturale, anche una volta che l’Esposizione sarà finita.
A tutto questo vanno aggiunti gli effetti delle opere infrastrutturali connesse. Queste sono, in realtà, la parte di gran lunga maggiore di Expo 2015. Come si evince dalla Tabella 2, queste includono, o avrebbero dovuto includere, linee metropolitane, strade come la Brebemi e la Pedemontana, e innumerevoli altre opere.

Gli effetti di questi investimenti sono stati stimati in un altro studio, del centro studi CERTeT dell’Università Bocconi, e sono mostrati nella Tabella 2 (risultati molto simili appaiono nel documento di candidatura di Milano). Come si vede, l’aumento stimato della produzione e del Pil è enorme.

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Dati in miliardi di euro
Fonte: Studio del CERTeT – Università Bocconi. Autori: Angela Airoldi, Tatiana Cini, Giacomo Morri e Enrico Quaini, coordinamento di Lanfranco Senn.

I numeri della Tabella 1 e 2 sono stati citati migliaia di volte negli organi di stampa e di informazione in generale, e nel dibattito politico. Vale quindi la pena studiarli meglio.

PERCHÉ I RISULTATI ATTESI SONO SOVRASTIMATI

Cosa c’è di sbagliato in questa metodologia? Essa ignora che tutte le risorse usate hanno un costo. Di conseguenza, questa metodologia fornisce sempre, in qualsiasi circostanza, dei valori positivi. In altre parole, qualsiasi progetto di investimento valutato con questa metodologia mostrerà sempre un aumento della produzione e del Pil. Perché allora non raddoppiare l’investimento iniziale, o triplicarlo, o quadruplicarlo?
Il primo costo da considerare ovviamente è che i soldi non piovono dal cielo. Per investire 3,2 miliardi prima o poi bisogna alzare le tasse di circa 3,2 miliardi (questo non significa che l’Expo non possa essere finanziato in deficit, ma solo che prima o poi bisognerà ripagare il debito alzando le tasse). (3) Ma alzare le tasse riduce la produzione e il Pil.
Come altro esempio, si prendano i flussi turistici. Si attendono 20 milioni di visitatori, di cui circa 15 milioni italiani. I loro consumi non sono tutti aggiuntivi. Ovviamente nei due giorni che visita l’Expo il visitatore riduce altri tipi di consumi: se non avesse visitato l’Expo, magari sarebbe andato al ristorante nella sua città, oppure allo stadio, oppure a un museo. Tutti questi consumi mancati dovrebbero essere conteggiati in riduzione dei consumi aggiuntivi.

download (3)Fra le responsabilità del fantasioso, anzi strumentale, studio della Bocconi su EXPO, c’è un nome, cari amici, che avevo già sentito altre volte in passato: quello di Lanfranco Senn. Il prof bocconiano è una delle menti “scientifiche” alle quali i poteri forti keynesiani hanno affidato il ruolo di persuasione dell’opinione pubblica, circa la necessità urgente che il nostro Paese si doti di “infrastrutture grandi” anche inutili, purché molto costose e pagate dallo Stato, o investendo i capitali dei risparmiatori delle banche o di Poste Italiane. Vedi qui

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Speciali/2007/tav/cronaca-articoli-tav/costi-benefici_PRN.shtml

e qui

http://www.tempi.it/inchiesta-grandi-opere1-50-anni-di-ritardi#.VTy88tLtmko

al quale ultimo link il keynesiano settimanale TEMPI riferisce che

…Non stupisce allora che nell’Atlante delle priorità e delle criticità infrastrutturali dello scorso aprile Unioncamere rilevi che il sistema ferroviario è giudicato inadeguato dal 72 per cento del mondo produttivo italiano. Lanfranco Senn, docente di gestione pubblica all’università Bocconi e direttore CERTeT, ravvisa una certa rigidità dello stesso mondo produttivo a “fare sistema”, a unirsi cioè nel trasportare i propri prodotti via ferro, così da garantire quel load factor (indice di carico) dei convogli ferroviari senza il quale è difficile creare un’adeguata offerta di servizi di trasporto merci via ferro. Il risultato pratico è comunque uno: il 91 per cento del traffico merci in Italia si svolge tuttora su gomma, nonostante le preoccupazioni che tale sistema desta in sede Ue sia per l’impatto sull’aria che per i costi (il prezzo del petrolio è stimato raddoppiare negli anni a venire).

Vediamo in questo interessante esempio come la tattica del professor Senn, per giustificare opere grandi  come la TAV-TAC Torino-Lione sia quella di invertire l’ordine logico dei fattori, per cui il prodotto finale si ribalta. Secondo Senn il mondo produttivo dovrebbe, cioè, unirsi per trasportare le merci in ferrovia. In modo da lanciare così un assist allo Stato, che a quel punto avrebbe un motivo plausibile per giustificare la commissione dell’opera ai soliti noti, i quali la realizzerebbero con i i soldi pubblici.

Ma perché questo non accade, nonostante la UE sia più interessata alla tutela dei nuovi diritti che all’aria pulita, e che dei costi astronomici della TAV sembri non preoccuparsi minimamente? Elementare, dottor Senn. Le merci viaggiano su gomma perché non conviene salirle sul camion alla fabbrica, portarle alla più vicina ferrovia, scaricarle dal camion – container o no – e trasbordarle sul treno, aspettare che il treno sia al completo di merci collettanee, e quando il treno finalmente, dopo un tempo indefinito, parte e arriva a destinazione… chiamare altri camion, trasbordarle nuovamente sui camion, e portarle alla destinazione finale.

download (1)Invece normalmente e logicamente il mondo produttivo le merci le carica sul camion alla fabbrica, e le porta a destinazione col medesimo camion. Punto. A meno che non siano carbone, fosfati, o materiali simili. Quelli si possono portare anche in treno. O le autovetture in carri-bisarca. Ma a quel punto, che il treno merci corra, come si vorrebbe fare per la TAV Torino-Lione, non serve a nulla. Lo sa, il professore bocconiano, che le merci di ogni genere con le quali la Cina ci invade arrivano comodamente e lentamente… via mare?…

E con questo, cari amici, il cerchio si chiude. Il paradigma che ha generato EXPO si rivela mendace. I 191.000 presunti “posti di lavoro”, uno strumentale e spericolato azzardo. L’analisi dei dati finanziari, e soprattutto di quelli antropologici, svela EXPO per quello che sostanzialmente è: l’ennesimo strumento ideologico-dissipatorio di risorse pubbliche, a uso e consumo degli amici di coloro che hanno in mano il rubinetto del pubblico erario. L’unica vera alternativa a questo modello di sviluppo fallace e bancarottiero può essere solo quella della società partecipativa, secondo Dottrina socialedownload (2). Da queste pagine, continuerò a dirlo.  

 

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Un pensiero su “L’EXPO in pillole. Amare.

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