Dallo sballo al metodo. Ma serve il genio.

downloadE’ del tutto inappropriato il sarcasmo impiegato da Rino Cammilleri in questo articolo http://www.lanuovabq.it/it/articoli-lultimo-grido-della-savana-pure-il-tampax-alcolizzato-13554.htm di oggi sulla “Bussola”, a proposito delle sempre più estreme frontiere dello sballo giovanile. Mi spiego in due brevi passaggi. Parto dalla Genesi, 4, 1-15, dove Caino, interpellato dal Creatore sulla sorte di Abele che egli ha appena ucciso, risponde:

Sono forse il guardiano di mio fratello?»

Collego questo alla citazione di don Pino Puglisi, che Alessandro D’Avenia fa nel suo bel romanzo “Ciò che inferno non è”, dove don Pino dice

Cristo bisogna prima darlo, poi dirlo”

download (1)Succede, e mi pare che il crescendo dell’autodistruzione umana riferito da Cammilleri nella Bussola lo confermi, che il nostro problema, come cattolici, è che di Cristo noi ragioniamo ad oltranza, ma… non  riusciamo a darlo. Non riusciamo a darlo, evidentemente, perché non ce l’abbiamo. Non siamo ancora riusciti a farne esperienza in modo efficace, in primis per noi stessi, e quindi non siamo in grado di “darlo” efficacemente al nostro prossimo.

images (2)Non sono di CL, ma mi pare che il Giussani portasse, in merito, qualche buon argomento, che vado a riportare dal pannello n. 8 della mostra sulla sua vita, recentemente realizzata da CL in occasione del decimo anniversario della sua morte e scaricabile qui. Cito:

«Veramente siamo nella condizione d’essere all’avanguardia, i primi di quel cambiamento profondo, di quella rivoluzione profonda che non starà mai – dico: mai – in quello che di esteriore, come realtà sociale, pretendiamo avvenga»; infatti, «non sarà mai nella cultura o nella vita della società, se non è prima […] in noi. […] Se non incomincia tra di noi questo sacrificio di sé… […] una rivoluzione di sé, nel concepire sé […] senza pre-concetto, senza mettere in
salvo qualche cosa prima». non abbiamo bisogno d’altro. «Misuro i pensieri e le azioni, gli stati d’animo e le reazioni, i giorni e le notti. Ma è un’Altra Presenza la compagnia profonda e il Testimone completo. Questo è il viaggio lungo che dobbiamo compiere insieme, questa è l’avventura reale: la scoperta di quella Presenza nelle nostre carni e nelle nostre ossa, l’immergersi del nostro essere in quella Presenza, – cioè la Santità. Che è la vera impresa sociale, anche. Per questo occorre seguire con coraggio e con fedeltà quei sintomi dati dal complesso di condizioni in cui ci siamo venuti a trovare: non abbiamo bisogno d’altro». (Vita di don Giussani, BUR, Milano 2014).

imagesQuindi, giusto che consideriamo la politica, nelle sue complesse sfaccettature, ma la soluzione al nostro problema non può che venire, in prima istanza, da un movimento interiore.

Cito, dal libretto degli esercizi della Fraternità di CL, 2015, “Una presenza nello sguardo”, pag. 49:

…Don Giussani arriva puntuale a suggerirci dove sta il problema. La non avvenuta maturazione della fede, la mancata generazione dell’adulto dipende “da una gravissima decadenza del metodo: del metodo rimane una gabbia di parole e formule, manca il genio. E’ come prosciugato il genio del metodo (…) Questo è il punto fondamentale del movimento: l’adulto non cresce perché c’è il decadimento del metodo nostro, che è quello dell’esperienza, partecipazione a un avvenimento e non consenso a un discorso”.

Quindi, il nocciolo duro del problema investe in prima istanza noi, buoni cattolici alieni dallo sballo alcoolico. Ecco perché, se abbiamo davvero a cuore le sorti del nostro fratello e della nostra sorella, ivi compresi i giovani che si perdono oltre le frontiere dello sballo per l’incapacità educativa di noi adulti, è inadeguato, oltre che tristemente irrispettoso verso la speciale delicatezza della natura femminile, accostarsi al tema con uno stile indelicato.

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Un pensiero su “Dallo sballo al metodo. Ma serve il genio.

  1. serve un genio o serve un bambino ? allontanare le possibilità di soluzione cercando di farle apparire molto difficili da risolvere è in linea con il metodo ? Nel racconto “Il Re è nudo ” la faccenda si fece talmente “complicata” perchè dei presunti geni furono dolosamente appoggiati dalla complicità di molti, al punto che si lasciò sfilare il Re nudo per la città. La questione, il più delle volte, viene risolta semplicemente verbalizzando quello che si vede, attualizzando di fatto la Parola del Padre, Colui che E’ Verità.
    ” Erriamo non perchè la verità sia difficile da vedere. Essa è visibile al colpo d’occhio. Erriamo perchè la bugia è più confortevole”.
    – Aleksandr Isaevič Solženicyn –

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