Sussidiarietà: attenti alle ricette. Lettera aperta alla “Nuova Bussola quotidiana”

download (1)Cari amici della Nuova Bussola Quotidiana, il punto trattato in questo vostro articolo http://www.lanuovabq.it/it/articoli-spending-review-no-sussidiarietaecco-la-ricetta-14063.htm  è assolutamente centrale, e, per l’ennesima volta, lo riprendo – anche se i tempi non sembrano ancora maturi per una evoluzione positiva – commentando, per brevità, nel corpo del testo.

L’eccessivo debito pubblico è diventato la palla al piede dell’economia italiana. Ogni tentativo di superamento delle fasi di crisi che ciclicamente il nostro Paese ha vissuto negli ultimi decenni ha risentito inevitabilmente della voragine dei nostri conti pubblici. Gli interessi passivi sul debito hanno eroso gli effetti virtuosi di ogni sforzo creativo sulla finanza pubblica e frenato qualsivoglia azione risanatrice. Questa situazione trova puntuale e atroce riscontro dal 2009 a oggi, cioè da quando lo tsunami della recessione ha travolto anche l’Italia, imponendo scelte di politica fiscale rivelatesi tuttavia insufficienti a stimolare la crescita.

Non è così che funziona, cari amici!… Questa situazione non è contingente o transitoria, ma strutturale. La recessione non data dal 2009, ma dal… 1929. La crisi, irreversibile, non risolta a quell’epoca ma solo procrastinata, è quella della “società dei consumi”. Nata appunto in quegli anni, ispirata al pensiero keynesiano, di stampo liberal-socialista, materialista, corruttore dell’anima del popolo e bancarottiero, nonché acerrimo nemico della sussidiarietà. Vedi, esempio, qui  https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/12/29/la-bussoia-alza-il-velo-sulle-coop-giusto-ma-il-vero-problema-e-il-keynesismo/

La tanto sbandierata spending review, peraltro attuata parzialmente e con criteri spesso discutibili, non ha impattato in modo rigenerante sulla nostra economia, lasciandola per converso in uno stato paludoso e piuttosto impacciato. L’incisività delle politiche economiche e finanziarie degli ultimi tempi si è rivelata scarsa, anche perché il modello di spesa pubblica basato sulla sussidiarietà non ha fatto sufficientemente breccia tra i decisori pubblici.

“… il modello di spesa pubblica basato sulla sussidiarietà non ha fatto sufficientemente breccia tra i decisori pubblici”. “Sufficientemente”?… Per niente, direi piuttosto. Non poteva essere che così. Questo modello di Stato rappresentativo è totalmente avverso alla sussidiarietà. Sull’altro versante, la società dei consumi è – al contrario – strutturalmente fondata sullo sperpero della spesa pubblica. Vedi qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/03/21/politica-infrastrutturale-dove-punta-lago-della-nuova-bussola-quotidiana/. Questo l’aveva detto, in tempi non sospetti, anche Luigi Sturzo.

Le tempeste sui mercati finanziari, che hanno prodotto risvolti nefasti su molte economie come la nostra, lungi dallo stimolare azioni di decentramento amministrativo e gestionale, hanno provocato una ri-centralizzazione delle funzioni e delle risorse. 

Il nostro Paese è stato in parte risucchiato nel vortice di quello statalismo che tante storture ha prodotto e perpetuato negli anni, tarpando le ali alla creatività delle imprese e dei corpi intermedi. Invertire la rotta e provare finalmente a declinare con convinzione il concetto di sussidiarietà, sia verticale sia orizzontale, potrebbe consentire al sistema Italia di ripartire sul serio, integrando il meglio del centralismo e il meglio del decentramento. In che modo?

Non “in parte”, ma praticamente in tutto. I poteri economici hanno “sequestrato” lo Stato, vedi qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/10/20/politiche-monetarie-contro-il-popolo-cara-bussola-il-sistema-non-e-riformabile-serve-societa-partecipativa/.  Il modo di declinare realmente la sussidiarietà non può essere meccanicistico. E’ necessario – se davvero vogliamo attuarla – prima capire bene l’origine e il senso della crisi.

A tracciare un percorso che possa dar vita a un modello innovativo di spesa pubblica imperniato su quell’equilibrio sono gli autori del “Rapporto sulla sussidiarietà 2014-2015”, dal titolo Sussidiarietà e… spesa pubblica, appena dato alle stampe dalla Fondazione per la Sussidiarietà e dall’Università degli Studi di Bergamo, e ricco di contributi stimolanti di insigni economisti e docenti universitari, da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, a Piero Giarda, da Massimo Bordignon a Gianmaria Martini a Marta Trabucchi, da Gian Paolo Barbetta a Davide Scotti, da Gilberto Turati a Paola Garrone, vicepresidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Il leitmotiv che attraversa e lega tra loro i diversi saggi contenuti nel volume è quello di ottimizzare l’uso delle risorse e di incrementare il Prodotto interno lordo, separando con chiarezza la spesa pubblica centralizzata, che rimane essenziale nei settori tipici dell’intervento dello Stato (Difesa, giustizia, organi costituzionali, ecc.), e la spesa gestibile con criteri di sussidiarietà verticale, privilegiando cioè i livelli di governo più vicini al cittadino, e di sussidiarietà orizzontale, dando fiducia al privato sociale rispetto al pubblico, allo “Stato comunità” rispetto allo “Stato apparato”.

Quindi, questo piano di lavoro non è plausibile, per i motivi che ho prima specificato. Meglio faremmo a prendere serenamente atto che la mala gestio dello Stato non è emendabile, bensì strutturale. Perché, al fondo, essendo la democrazia rappresentativa – senza quella sussidiarietà che esso Stato rappresentativo fieramente osteggia – una sostanziale finzione oligarchica, tale oligarchia dispone del denaro pubblico non in ordine al bene comune, bensì a servizio dei propri interessi “particulari”: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/08/08/nuova-bussola-quotidiana-nuovo-canale-di-suez-e-datteri/. Mi rendo conto che si tratta di una tesi molto politicamente scorretta. Rimando pertanto ai vari link, per gli approfondimenti sui diversi punti che vado annotando.

Scrivono Paola Garrone e Giorgio Vittadini nell’introduzione al Rapporto: «Il trasferimento di competenze anche finanziarie e fiscali a Regioni ed enti locali (sussidiarietà verticale)

La questione è altra. E’ ormai palese che l’attuale potere delle Regioni è un sistema di vassallaggio politico al potere centrale, fondato sul fatto che il cittadino, sistematicamente, non deve contare nulla. Tutt’al più si farà credere al popolo che, col voto, esprima la sua sovranità. Ma in realtà esso è figura passiva e irrilevante, devitalizzata. Qui http://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/?p=26868, sul sito del Centro Cattolico di Documentazione di Marina di Pisa,

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

trovate il PDF dell’agile e-book “La Dottrina sociale della Chiesa, per la salvezza dell’uomo e del pianeta” di quel grande intellettuale del ‘900 che è stato Pier Luigi Zampetti. Nel quale egli spiega, in sintesi, il nocciolo della questione. Il problema vero è, dunque, a monte delle Regioni e degli enti locali, come essi sono attualmente espressi.

e il riconoscimento concreto dell’iniziativa di cittadini, realtà sociali e imprese (sussidiarietà orizzontale) apporta non solo una maggiore efficacia alle attività di interesse generale ma anche una maggiore efficienza nello svolgimento di tali attività». Il pregio del Rapporto, che verrà presentato lunedì 12 ottobre alle ore 18 presso la Banca popolare di Milano, nella sede milanese di via San Paolo, 12, alla presenza del sindaco Giuliano Pisapia e del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni,

Il nostro problema è dunque: sussidiarietà certo che sì, ma per attuarla davvero capiamo prima l’origine della crisi, e cosa sta dietro al funzionamento della società dei consumi. Non lasciamoci imbonire da coloro che, come Maroni, nei fatti stanno dall’altra parte della barricata: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/03/02/lamministrazione-virtuosa-di-maronilega-lombarda-grida-vendetta-a-renzi-vero-o-falso/. Altrimenti, in questo gioco perverso di scambio dei ruoli, non cresceremo mai.

è quello di svolgere documentatissime riflessioni di natura scientifica, ma anche di fornire indicazioni pratiche su come agire per avvicinare i meccanismi di allocazione delle risorse pubbliche agli effettivi bisogni della gente, dunque rendendoli più efficienti.

Documentate – e veritiere! – riflessioni, e indicazioni pratiche per quella turbo-sussidiarietà che è la “società partecipativa” secondo Dottrina sociale cattolica, nel libro-pilastro di Zampetti dal medesimo titolo, che trovate ancora in PDF, qui http://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/?p=26847, sul sito web del Centro Cattolico di Documentazione di Marina di Pisa, che ringrazio caldamente per questo prezioso servizio.

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