Convegno Ecclesiale nazionale: disinquinare il “nuovo umanesimo”

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“Pipetta, […] Ora che il ricco t’ha vinto col mio aiuto mi tocca dirti che hai ragione, mi tocca scendere accanto a te a combattere il ricco. […] Hai ragione, sì, hai ragione, tra te e i ricchi sarai sempre te povero a aver ragione. Anche quando avrai il torto di impugnare le armi ti darò ragione”. Don Milani, lettera a Pipetta, 1950.

[…] Perché [i poveri] si facciano strada senza che scorra il sangue. E se anche il sangue dovesse scorrere un’altra volta, perché almeno non scorra invano per loro come è stato finora tutte le volte”. Don Milani, Lettera a Ettore Bernabei, 1956.

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Quinto Convegno ecclesiale della Chiesa italiana, Firenze. Ho visionato le relazioni finali, e l’intervento conclusivo di S.E. Angelo Bagnasco, presidente della CEI.

Dopo questa lettura, anche a me, come al direttore della “Nuova Bussola quotidiana”, Riccardo Cascioli, qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-bagnasco-ricorda-che-ai-poveri-la-chiesa-ha-sempre-pensato-14392.htm, viene da pormi la domanda: che ne è stato delle relazioni e dell’intervento conclusivo del quarto Convegno, nove anni fa, a Verona?… In tempi non sospetti, quel grande e misconosciuto intellettuale cattolico del ‘900, che è stato Pier Luigi Zampetti, scriveva:

L’oligarchia è prodotta  dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato”. (Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002)

Quanto si è dunque detto a suo tempo a Verona, e poi fatto, quali esiti ha avuto? Perché, dall’epoca, la crisi irreversibile del sistema socio-economico-politico nel quale viviamo si sta, manifestamente, sempre più acuendo. Con le conseguenze spirituali e umane in senso lato, riguardo es. alla famiglia e al lavoro, che tutti abbiamo ben presenti. L’assise cattolica appena conclusa adombra il rischio, nelle sue conclusioni, che anche stavolta noi cattolici non si sia compreso il nocciolo della questione. E più che stare sulla realtà, si séguiti a parlarci addosso, con poco costrutto. Scrive il direttore della NBQ:

…a parte la ripresa continua di questo o quel passaggio del discorso del Papa si sono sentite tante chiacchiere che sanno di aria fritta. Valga per tutte l’emblematica intervista al segretario della Conferenza episcopale, monsignor Nunzio Galantino, apparsa ieri su Avvenire: si capisce che il Convegno di Firenze non è stato importante per il contenuto – di cui infatti nell’intervista non c’è traccia – ma per il metodo, il famoso “stile sinodale” che è ormai diventato un mantra. Ma che cos’è questo “stile sinodale”? Il povero giornalista di Avvenire lo chiede a monsignor Galantino per ben otto volte, cercando di porre la domanda in tutti i modi possibili, ma alla fine si deve arrendere. Dialogo, confronto, ascolto, ma alla fine si capisce che non lo sa neanche monsignor Galantino: «Si cresce nella sinodalità esercitandola, si capisce meglio in cosa consiste cominciando a lavorare e a confrontarsi insieme sulle questioni concrete delle nostre comunità», ha detto sfidando anche la logica. Insomma, «ciò che si è cercato di fare a Firenze è proprio questo: avviare un esercizio di sinodalità».

Capisco quindi i giovani che si sono espressi al Convegno di Firenze, scrivendo metaforicamente nella loro sintesi che “bisogna fare un falò dei nostri divani”. Capisco il loro sentimento di urgenza di agire, di fare qualcosa di nuovo, di elaborare una prassi che superi il momento presente, a tratti apparentemente indecifrabile. Già, ma dopo tutta questa “sinodalità”, nella quale – come ha ben detto Cascioli – si fa una gran fatica a trovare dei contenuti, fare “cosa”, al di là di un sito internet aggiuntivo della Chiesa italiana, come ho letto in una relazione, dedicato alla condivisione delle proposte di ciascuno?… Buona cosa, ma che rischia di farci ritrovare, all’infinito, nella dinamica che ho già descritto?…

Credo che, per rifarci da una parte, sarebbe molto salutare per noi, come scrivevo qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/11/11/il-nuovo-umanesimo-della-chiesa-italiana-nasce-gia-vecchio/ all’inizio del Convegno, riconoscere intanto un nostro errore macroscopico. Che da decenni ci rifiutiamo di vedere, con una ostinazione degna di miglior causa. Ovvero, ci siamo scelti alcuni testimoni sbagliati.

Il Convegno di Firenze si intitolava infatti a “un nuovo umanesimo in Cristo”. Epperò, anche stavolta abbiamo sentito le parole di un Vescovo, nel caso quello della città ospitante, portare a testimoni del nuovo umanesimo cristiano le figure di don Lorenzo Milani e di Giorgio La Pira. 

Succede però che, se si va a guardare quello che don Milani diceva di sé stesso, il suo pensiero espresso nei suoi scritti, egli si manifesta apertamente come un alfiere della lotta di classe e della violenza rivoluzionaria, del “bagno di sangue” purificatore: non quello di Cristo, ma quello ereditato dai giacobini. Ma anche – cosa che pochi sanno – il priore di Barbiana era agitato da pulsioni omosessuali verso i suoi “ragazzi”. Potete leggere tutto in dettaglio, qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/04/18/don-lorenzo-milani-maestro-buono/.

Quanto a Giorgio La Pira, egli fece cose molto buone per Firenze. E per questo va ringraziato. Ma dal punto di vista del pensiero politico egli era incline allo statalismo dirigista e all’assistenzialismo, piuttosto che alla sussidiarietà ed all’autentica partecipazione popolare al potere. Non per niente era severamente critico verso don Sturzo. La Pira era anche culturalmente prono a quel keynesismo che, ispiratore della “società dei consumi” – vedi l’annotazione zampettiana in apertura – ha destrutturato sistematicamente le coscienze del nostro popolo, ha favorito il dominio delle oligarchie anti-vita e anti-famiglia, e ci sta portando alla bancarotta. Vedi l’approfondimento qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/i-due-e-book-sulla-lezione-di-pierluigi-zampetti/, al “Quaderno del Covile n. 11”.

Premesso comunque che, certamente, l'”essere” precede l'”agire”, comprensibilmente così voluto specie dai giovani, nella voglia di fare tipica della loro età, l’esperienza di don Milani e di La Pira si manifesta quindi severamente contraddittoria, anzi addirittura antitetica a quel “nuovo umanesimo cristiano” verso il  quale al Convegno si è dichiarato di voler puntare. Noi cattolici, come si è voluto fare in diocesi di Firenze ormai da decenni, si insiste – malgrado ripetute segnalazioni e allarmi ai quali non  si è voluto dare alcun alscolto – sulla linea ideologica milaniana e lapiriana, che ci ha condotti in un vicolo cieco. Mentre, paradossalmente – esempio – per un umanesimo ontologicamente cristiano avremmo invece da cominciare a sviluppare proficuamente l’idea di Zampetti, finora ignorata, della “società partecipativa” secondo Dottrina sociale, ben illustrata dal grande studioso cattolico nel libro che trovate qui http://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/?p=26847. Cliccate sulla copertina e si apre il PDF. 

Certo, preoccupa non poco il fatto che l’errore milaniano e quello lapiriano siano costantemente ignorati da tutti, anche nell’assise del Convegno. Non si è udita una parola di dubbio, di perplessità, da parte di alcuno dei duemila convegnisti, religiosi e laici, sul fatto che l’esperienza milaniana come quella lapiriana, portate puntualmente a esempio dall’Arcivescovo Betori, se non esaminate criticamente, avrebbero gravemente inficiato e inquinato il frutto del dibattito che si andava a fare. Che significa questo? E’ dunque giunta a tal punto la nostra inconsapevolezza, pur di fronte a evidenze manifeste, specie nel caso di don Milani?… Ma anche per quanto riguarda il pensiero lapiriano, potete leggere nel sopra citato “Quaderno del Covile” che non è poi così difficile cogliere l’essenza della questione.

Fino a quando dovremo, anzi vorremo, portarci dietro questo ingombrante fardello ideologico, che impedisce la nostra crescita? Errare è umano, ma perseverare non lo è più.  

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