Disastro sulla Andria-Corato: vivi, morti e avvoltoi

downloadChe dire del disastro ferroviario in Puglia, con 23 morti e 50 feriti?… Anche se l’attualità immediata è passata, anzi proprio per quello, qualche breve riflessione è d’obbligo.

Direi che un buon paradigma da agganciare è questo articolo sulla NBQ, a firma di Stefano Magni. Francamente non è bello, specie in un ambiente cattolico, vedere che c’è chi, come in questo caso, invoca la “fatalità” della vita, come fossimo sul Ponte di san Luis Rey, passando in pratica sui cadaveri per argomentare che l’incidente non si deve addebitare alle risorse storicamente, e inopportunamente, distolte dalla rete ordinaria a beneficio della TAV. Questo è un discorso che, nella circostanza, ha fatto la sinistra.Ma è attendibile?…

Effettivamente, questo è vero, come dice questo, storico, accurato studio. Ma vogliamo trarre un nesso diretto tra le due cose, l’incidente avvenuto a causa della mancanza di sistemi di sicurezza moderni e adeguati, e le enormi risorse pubbliche gettate inutilmente nel progetto TAV Spa Italia, come riferisce lo studio prima linkato?…

Lascio la risposta a voi, cari lettori. Da parte mia, osservo che nei vari resoconti si è dato spazio al “binario unico maledetto”, il che è davvero fuorviante. Il problema non è sul binario unico, ma nel fatto che i sistemi di sicurezza su quella linea erano obsoleti. L’errore  umano, in quel contesto, era plausibile, è il paradosso è che i treni erano nuovissimi, uno perfino comprato in svizzera!…

Insomma, è la solita vecchia storia italiota: si chiudono le stalle quando i buoi sono già scappati.E allora, che morale vogliamo trarre da questa storia?… Stefano Magni scrive che c’è stata “la solita ricerca di un capro espiatorio”.

Qui invece, a mio parere, non si tratta di trovare un colpevole da sacrificare, ma di prendere atto che eventi come questo, lungi dall’essere fatali o casuali, sono frutto di precise scelte politiche, come dicevo a suo tempo qui. Poi, sui morti e sui vivi, ciascuno si prende le sue responsabilità!… Purtroppo, il cammino verso la “società partecipativa” (vedi link precedente) è ancora lungo.

 

 

 

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