Firenze, “la filosofia della Tramvia 3”: cronaca fotografica di un disastro annunciato.

Articolo aggiornato all’8 gennaio 2019

La tramvia 3 di Firenze ha reso proibitiva, già nel corso dei lavori, la vita dei residenti nelle strade, parcheggiabili ante lavori, dove passa: Statuto, Leopoldo, Tavanti, Vittorio Emanuele, e di riflesso anche in quelle limitrofe. A lavori finiti sarà lo stessa cosa, poiché gli effetti dell’infrastruttura non sono transitori, bensì irrevocabili. Lo dico per esperienza diretta, perché abito nelle adiacenze di Statuto, zona alla quale è particolarmente dedicato il servizio fotografico. Magari, qualche residente in zona Dalmazia-Morgagni potrà integrare. Dunque, le direttrici stradali sulla linea 3 sono state sacrificate per i seguenti motivi:

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domenica sera 15.1.17, via Lambruschini angolo Viesseux: sfruttare ogni pertugio.

1. In queste zone, come peraltro in tutta la città, se noi avevamo un problema, grosso, era quello del parcheggio. Già prima dell’inizio dei lavori la situazione era pesante, ma ora è diventata proibitiva, perché dove passa, la tramvia riduce pesantemente la carreggiata agibile. Per le auto rimane solo una corsia di scorrimento nelle due direzioni, da Fortezza verso Careggi e viceversa. Tutti i posti di parcheggio che erano prima disponibili sui due lati di Statuto, Guasti, Gianni, Tavanti,  poi Vittorio Emanuele fino a Dalmazia, sono già stati soppressi in modo irrevocabile.

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domenica 15.1.’17, via Lambruschini, auto parcheggiata davanti ai cassonetti… resa “cassonetto” a sua volta.

Una cifra?… facendo un conto a braccio, se la tramvia 3 son circa 4 km da SMN a Careggi, considerando solo i posti auto persi negli 1,7 km di strada prima effettivamente parcheggiabili da Statuto a Piazza Dalmazia, contando 5 metri a macchina, sui due lati di carreggiata, fa circa 600 posti auto in meno, secondo un calcolo prudente. 

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domenica 15.1.’17 – via Lambruschini – doppia fila… o tripla?…

La cosa è sperimentabile già adesso, perché, specie in certe ore tipo quelle serali, quando tutti tornano a casa, se si cerca un parcheggio in quelle zone, si gira e rigira all’infinito. Senza alcuna garanzia di trovarlo, e se sì, non si sa quanto lontano da dove lo si cercava. 

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Rotonda incrocio Lambruschini/Pagnini. Sì, dietro c’è la pizzeria, ma buttando l’occhio oltre l’incrocio, verso via Vittorio, ho visto che la rotonda incrocio Fabbroni/Pagnini era messa uguale. Settimana scorsa, di giorno, mentre passavo da questa rotonda, un autobus ci era rimasto incastrato.

Approfondiamo la questione parcheggio. Qui, una strada limitrofa a Statuto, con tre auto in doppia fila alternata:

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lunedì 16.1.’17, strada limitrofa Statuto, tre auto in doppia fila…”alternata!”…

E’ chiaro che, vista la situazione, il nocciolo del problema non è tanto l’indisciplina degli automobilisti, ma il fatto oggettivo che l’Amministrazione ha tolto oltre misura gli spazi disponibili.

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lunedì 16.1.’17. Ponti allo Statuto. E’ rimasto, spento e spelacchiato, l’abete delle Feste. In effetti, c’è poco da festeggiare…

2. Vi è poi un altro danno collaterale  molto impattante, che viene poco considerato. L’esempio classico è quello di via dello Statuto, che vedete nella foto, direzione verso Dalmazia-Careggi.

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lunedì 16.1.’17, via dello Statuto, corsia di scorrimento verso Dalmazia, incrocio via Puccinotti

Come si diceva, qui tutti i posti di parcheggio ex-ante, lungo il marciapiede, sono stati cancellati.  

Vi è, in aggiunta, anche un altro grosso problema. Come vedete, le corsie sono ora di solo stretto scorrimento. E come fa ora, una famiglia che abita in quelle case, a fare cose anche normali, come – in auto – fermarsi anche pochi minuti davanti casa per caricare/scaricare le valigie per un viaggio, far scendere o salire di casa una persona disabile  e sistemare la carrozzina nel baule della vettura, piuttosto che scaricare un mobile comprato a IKEA o la spesa fatta all’Esselunga, e portarli al secondo piano?.. O si dovrebbe forse salire, per fare queste umili ma umane manovre, con la macchina a metà sul marciapiede, il cui cordolo è alto dodici centimetri?…  Ci vorrebbe un fuoristrada, o si rischia di danneggiare la trasmissione, oltre al fatto di dover invadere il marciapiede, per mancanza di alternativa. Faccio notare che nel punto di Statuto fotografato, per fare le operazioni suddette non è nemmeno possibile appoggiarsi – pur scomodamente – alle strade limitrofe, Puccinotti e Cernaia. Perché la prima è anch’essa di scorrimento, e la seconda è stretta.

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lunedì 16.1.’17, via dello Statuto, cordolo del marciapiede alto 12 centimetri… in caso di necessità, salirci con la macchina non è una manovra consigliabile, se non avete un fuoristrada.

E non dirò preventivare cose più complesse, ma sempre ricadenti tra le possibili attività umane, come un trasloco con l’autoscala, che normalmente sta in strada!

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tipico trasloco con autoscala… dove passa la tramvia, non si può più fare.

Oppure fare dei lavori alla facciata del condominio, cosa per la quale si fa correntemente un cantiere a costosissimo pagamento di concessione comunale di suolo pubblico (1), occupando una decina di metri di carreggiata, ora non più agibile.

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Già ora, nelle strade dove passa la tramvia,  è proibitivo alzare un’impalcatura per rifare una facciata… davanti a questa, immaginate anche un camion per movimentare i tubi: come vedete dalla foto sotto, non c’è il posto dove appoggiarlo. Quelle case sono destinate a perdere molto del loro valore.

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Via dello Statuto, direzione Fortezza. Anche qui, prima le macchine si parcheggiavano lungo il marciapiede. Se l’Amministrazione non vuole che teniamo più l’automobile, ce lo dica.

3. Si è già cominciato a fare giri pesca infiniti per passare da piazza Muratori a via dello Statuto. Prima si passava dallo Statuto sotto i grandi ponti della ferrovia,  nelle corsie di marcia per le due direzioni. Ora, siccome sotto i ponti della ferrovia ci passano i due binari per la tramvia, l’unica direttrice che è stata mantenuta per le auto è quella da Statuto verso Dalmazia-Careggi. Fuori dai ponti, si esce a piazza Muratori. Quindi adesso, se ci si trova in zona piazza Muratori e si vuole andare a Statuto, si deve:

  • per il lato Vittoria, deviare fino in fondo a via Fabbroni e poi svoltare in via Gioia per raggiungere i ponticini ribassati sotto-ferroviari di largo Cantù. Passati quelli, fare poi qualche altro zig-zag nei sensi unici per avvicinarsi alle strade adiacenti a piazza della Vittoria.
  • Per portarsi invece sulle strade sul lato piazza Baldinucci, si deve invece andare fino in cima a via del Romito, rotonda Mugnone, svoltare a sinistra e poi zigzagare indietro fino alle strade via Cinque Giornate, via XXIV Maggio, piazza Costituzione, eccetera… dove però, si sa già che, se ve ne fosse bisogno, si troverà parcheggio solo per miracolo.
  • Percorrere la super-intasata tratta via Corridoni, poi Romito, da piazza Dalmazia a piazza Baldinucci, o peggio ancora a monte da via Reginaldo Giuliani, affrontando lo stretto sul Terzolle, è già ora proibitivo. Lo vedo bene quando percorro questi tratti in certi orari. E meno male che ogni volta che posso mi muovo in bicicletta. D’altronde, questo ulteriore disagio è stato deliberatamente imposto dall’Amministrazione comunale ai cittadini, quando ha fatto la scelta di riversare sul Romito tutto il traffico da Dalmazia per Statuto-Fortezza.
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    16.1.’17, Ponti Statuto. La situazione è questa: due binari per la tramvia, una corsia di scorrimento verso Dalmazia.

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    Stessa vista all’uscita, siamo in piazza Muratori: una sola corsia verso Dalmazia. La corsia accanto, a sx per chi guarda, proviene dal viale Giovanni Lami

4. Poi,  certo, ci sono le altre umiliazioni che l’Amministrazione promotrice della tramvia 3 ha inferto ai cittadini:

  • ha sacrificato le attività economiche interessate dai lavori, e in ogni caso anche dalle ridotte possibilità di parcheggio a fine opera. Non mi risulta che quelle attività abbiano avuto indennizzo;
  • ha buttato giù decine di alberi veri, sulla mezzeria;
  • ha perfino ristretto i marciapiedi;
  • quando partirà il servizio tramviario, mi chiedo se ci sarà ancora il servizio del bus 4 verso via Mercati/Cappuccini, con ritorno da via Massaia, che serviva comodamente quella zona collinare, che rimane decentrata. 

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    Lo Statuto com’era prima…

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…qualcuno ha provato a resistere…

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    …ma non ce l’ha fatta. Questo lo Statuto, adesso.

5. Conclusioni: “La filosofia della tramvia”. Ne avevo già scritto sul blog, in queste pagine. Ovunque passa, la tramvia porta via il posto alle automobili. Ovvero, non è in sinergia con il traffico privato veicolare, ma lo espelle, sia come parcheggio che come mobilità, dal tessuto urbano. In una direttrice così corta e relativamente stretta come quella da SMN a Careggi, la scelta tramvia, per il suo pessimo rapporto costi-benefici, è sempre stata evidentemente molto infelice. Se infatti l’Amministrazione voleva davvero migliorare il servizio di trasporto da SMN a Careggi, senza essere invasiva, bastava che aggiungeva qualche autobus. Magari doppio, come hanno cominciato a fare anche a Roma.

Ora, ciascuna Amministrazione fa liberamente le sue scelte, ma bisognava esser chiari. Ovvero, nel caso specifico della tramvia, dire esplicitamente l’Amministrazione, in questo caso, “Noi le macchine, il traffico privato, non lo vogliamo. Faremo come in quelle città dove l’auto la può tenere solo chi ha un garage”.

Però, nel presente modello di sviluppo l’automobile è tuttora un fattore primario del sistema, sia per gli spostamenti relativi alle zone extraurbane, sia maggiormente per il fattore occupazione  generato dal settore. Tanto che se si producono meno auto, i velinisti dei TG ne danno l’annuncio con la boccuccia compunta e la faccina triste. Quindi, se l’Amministrazione voleva comunque procedere in questo senso, doveva dire cosa pensava di far fare alle persone che lavorano nel settore dell’auto. E questo, naturalmente, con i soldi degli Amministratori, non con i soldi del contribuente, come è stato largamente fatto – esempio – col Monte dei Paschi di Siena.

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Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

Per chiudere in modo propositivo, siccome in ultima analisi, circa la “filosofia della tramvia”, è di investimenti fatti con i soldi pubblici, e di modello di sviluppo che si discute, personalmente sono del parere che il tipo di relazione tra Amministrazione e cittadinanza che ho descritto, si potrà risolvere solo nella misura in cui i cittadini riusciranno a far evolvere quella turbo-sussidiarietà che è la “società partecipativa” secondo Dottrina sociale:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/due-libri-caposaldo-di-pier-luigi-zampetti-da-scaricare-e-leggere/

…scorciatoie non ne vedo.

(1) L’occupazione del suolo pubblico per il cantiere provvisorio per manutenere la facciata del proprio immobile viene fatta pagare molto cara dal Comune. Mentre il proprietario, che investe non per lucro, ma per mantenere  decorosa la sua casa e quindi la città, dovrebbe essere incentivato, piuttosto che tartassato dall’Ente pubblico.


 Aggiornamento gennaio 2019, post-conclusione lavori:

E’ bene segnalare, a lavori sostanzialmente conclusi, anche gli sviluppi successivi.

a) i “transennati in casa”

Inizio dai non pochi cittadini “transennati in casa” a vita  dalle ringhiere a ridosso dei binari del tram (come riferito da Firenze Today), con conseguenze ancora peggiori rispetto a quelle che avevo segnalato a suo tempo, in fase realizzativa. Si parla di via Vittorio Emanuele, nei pressi di Piazza Dalmazia, e non solo. Non è un disagio da poco. Quelle case, affermano i residenti, si sono dimezzate di valore, il che è abbastanza plausibile: la comprereste, voi, una casa ridotta nella situazione che vedete in foto?…

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Le case transennate in via Vittorio Emanuele, verso Dalmazia

L’Amministrazione, esprimente la filosofia che ha ispirato questa tramvia, ha mancato di rispetto verso i cittadini. Specie alcuni, che ha particolarmente vessato.

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“transennati in casa” anche in via Circondaria, angolo piazza Dalmazia.

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…e anche oltre, all’altezza del civico 79…

L’Amministrazione costringe i “transennati in casa” a fare i traslochi e svuotare le fosse biologiche, a notte fonda e col tempo contato, vedi qui,  ancora Firenze Today.  Queste operazioni si dovranno fare solo nella finestra oraria dall’una di notte alle quattro di mattina, cioè nelle poche ore di sospensione del servizio tramviario. Lo stesso, immagino, per l’utilizzo delle gru mobili, come a volte ho visto fare, per compiere operazioni di intervento rilevante sugli edifici. Ho poi visto che questo tipo di “trattamento” è stato adottato anche in diversi tratti della costruenda linea 2, a Novoli. 

Autospurgo ai “transennati in casa”?… Solo a notte fonda. E ai frontisti di via dello Statuto, vedi foto precedenti?… Mah, forse bisognerà deviare il traffico… oppure prevedere tubi molto, molto lunghi, perché il camion sarà dietro l’angolo della strada accanto.

 

 

 

 

 

 

 

 

…ugualmente, per questo genere di interventi…

Circa le ristrutturazioni delle facciate dei “transennati in casa”, ho saputo dall’Ufficio Tramvia che dovranno essere realizzate impalcature che abbiano un prolungamento orizzontale sopra la sagoma dei convogli… già, ma fino a dove, al marciapiede opposto? Boh. Ci saranno conseguenti costi aggiuntivi… forse anche di tassa di occupazione del suolo pubblico?… Non ci sarebbe da stupirsi. 

Meritano un cenno anche i fattori dell’inquinamento acustico e a atmosferico per via dei gas di scarico delle auto, ora maggiormente diffusi ovunque, rispetto alla situazione ex-ante tramvia.

Già, la tramvia provoca rumore. Il suo sibilo si sente da più lontano di quanto non si sentissero gli autobus, inizia alle cinque di mattina e finisce alle 0.30. Riuscire a dormire, in queste condizioni, non è scontato. specie per i frontisti alla linea.

 

Circa l’inquinamento atmosferico, accade che, con la nuova viabilità, si è detto che l’arteria principale dello Statuto è ora percorribile nella sola direzione Careggi, nel punto nevralgico dei ponti sulla ferrovia. Infatti in quel punto due carreggiate, nei due sensi, sono riservate alla tramvia, mentre, originariamente, vi era stata l’ipotesi di riservare un’unica carreggiata al tram, regolamentandola con un semaforo dedicato, e le altre due, ancora nei due sensi, al traffico privato su gomma. Ciò avrebbe permesso di mantenere l’importante direttrice agibile al traffico privato, nelle due direzioni. Questo non è stato fatto, sembra perché è poi emerso che non era possibile, per motivi restrittivi di legge sui trasporti. In conseguenza, chi con il mezzo privato deve accedere a Statuto proveniendo dal lato Dalmazia, ora è costretto a fare lunghi giri, passando prima da Fabbroni, poi Vittoria, o da Romito. Circa quest’ultima direttrice, rispetto a quanto ho scritto mentre i lavori erano in corso, ora si accede allo Statuto anche da piazza Baldinucci e via dei Cadorna, alla quale è stato invertito il senso di marcia, fin oltre Statuto, direttamente verso piazza della Vittoria.  In pratica, accade che in conseguenza di ciò, oltre a essere stati soppressi centinaia di posti auto lungo le strade, in una zona dove il parcheggio anche prima della tramvia è sempre stato difficile, specie in certe ore, si è aggiunto il fatto che sono aumentate le strade residenziali, adiacenti a Statuto, che sono diventate piccole autostrade di scorrimento. In queste, i mezzi passano a velocità sostenuta, a tutte le ore del giorno e della notte, con fracasso e scarico di gas.

Recentemente, per ovviare al drastica diminuzione dei posti di parcheggio disponibili, quasi ovunque nelle strade adiacenti a  Statuto la disposizione delle auto, dove era rimasta parallela ai marciapiedi da ambo i lati, è stato trasformata a “lisca di pesce”, da un lato della strada.  Ma la nuova soluzione difficilmente riuscirà a compensare i posti eliminati in precedenza. L’Amministrazione dovrebbe avere la correttezza di fornire il numero dei posti di parcheggio eliminati in modo irreversibile. Conseguenza di questo è che nelle strade così riorganizzate resta una sola corsia di transito, stretta. Non c’è quindi più modo nemmeno qui, come si faceva prima, di mettersi un attimo in doppia fila a scaricare la spesa e portarla in casa, scaricare un mobile, e le altre cose normali di questo genere, perché avresti subito la fila delle macchine, dietro di te! Inconcepibile. L’unica alternativa, se si è fortunati e ci se lo ha vicino, è quella di occupare temporaneamente il passo carrabile di qualcun altro, sperando che non esca o non rientri quando ti ci sei appoggiato tu!… Siamo ridotti così, al peggio e alle umiliazioni dei cittadini sembra non esserci fine.

Questa è diventata via delle Cinque Giornate… se ci si deve fermare per scaricare la spesa e portarla in casa, delle valigie, un persona con mobilità ridotta, ci si deve appoggiare ai passi carrai dei vicini. Per cose più lunghe, come scaricare l’arredamento di una cucina, immagino si dovrà preventivare una pratica di occupazione del suolo pubblico.

Nel complesso, io mi ritengo ancora privilegiato, perché ho un garage a 500 metri da dove abito, in zona Statuto, e quindi in qualche modo mi salvo. Ma ho sentito dire che, fra chi ha l’auto propria ma non ha un garage o un posto macchina, quando vuole uscire la sera, c’è chi prende il taxi, perché tornando a casa non saprebbe dove e quando trovare da fermarsi.  

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6 gennaio 2019: è il giorno della Befana!…  passando in macchina, per fermarsi un attimo in pasticceria, si sale sul marciapiede…

Insomma, è un cerchio che, comunque lo rigiri, non quadra. Tutto questo dimostra che la filosofia della tramvia fiorentina non è che la tramvia è al servizio della città, ma è la città che si deve adattare alla tramvia!… Secondo la politica dell’Amministrazione, chi ha la macchina, se la usa, dopo non si deve poter fermare mai. E’ un po’ come la maledizione dell’inferno dantesco, ricordate?… “Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto…”  

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“Chi si ferma è perduto”… il divino poeta aveva previsto il destino della “Città del Fiore”!…

Quel che è peggio,  è che nuove tratte di tramvia sono previste prossimamente, se l’Amministrazione Nardella vincerà le elezioni previste a maggio 2019. Mi riferisco principalmente alla linea verso Bagno a Ripoli, e all’inutilissimo e devastante braccio della linea 2, nel pregiato quadrilatero SMN-Lavagnini-Cavour-San Marco-La Pira. Questa nuova tratta, per coprire poche centinaia di metri, che si potrebbero fare tranquillamente a piedi, andrà a impattare duramente nella ZTL, vie Cavour, La Pira e Lamarmora… quanti posti macchina levati, in quella zona pregiata, e immagino salterà anche la pista ciclabile in via Cavour, per limitarci a questi inconvenienti, se i promotori della filosofia della tramvia attueranno l’intento di espanderla a macchia d’olio?… 

Ci riusciranno?… Alla fine, dopo aver partecipato all’assemblea di presentazione della linea verso Bagno a Ripoli, tenutasi il 15 ottobre scorso al teatro Reims, mi sto rendendo conto che, alla gente, agli elettori, delle vicissitudini di chi c’è rimasto in mezzo, dei “transennati in casa”, importi poco o nulla. Insomma, qualcuno mugugna, ma c’è anche un certo consenso, pure se le questioni del parcheggio divenuto proibitivo, come la semplice fermata dell’auto sotto casa, in teoria dovrebbe interessare la grande maggioranza degli elettori. Staremo a vedere.

Ora, bene o male, la tramvia 3 funziona – sarebbe molto interessante sapere a quali costi di gestione, anche rispetto al precedente sistema dei bus. Porta molta gente, e sarebbe anche interessante valutare se i risultati di oggi si sarebbero potuti ottenere, in qualche modo, potenziando il servizio dei bus, senz’altro a minor costo, anche se è noto che questo progetto della tramvia gode di fondi europei, come leggiamo su Toscana Notizie:

Il costo dell’intervento è stato calcolato in 616.130.648 euro, dei quali oltre 50 milioni sono stati di contributo pubblico (circa 40 milioni di fondi Ue e 10 milioni di contributo regionale).

Ho portato, in questo post, argomenti per i quali c’è da discutere sul fatto se il gioco valesse la candela. Ho appena accennato all’alternativa possibile, non intrapresa, del potenziamento del servizio dei bus, che non avrebbe generato conflittualità col trasporto privato, come ha fatto la tramvia, ma penso anche… alla bicicletta. Quest’ultimo tema ben merita un capitolo a parte.

b) Un’alternativa possibile: la bicicletta

In proposito, il Comune di Firenze dimostra avversione alle bici di proprietà dei cittadini, perché, a parte l’anarchia dei furti delle bici medesime, per i quali a Firenze siamo a livelli recordin centro sono stati levati quasi tutti i parcheggi delle bici. Cioè, vai in centro-centro con la bicicletta, che per Firenze è sempre stata l’ideale, perché per i mezzi pubblici e le auto, ma anche i motorini, con la zona blu allargata, ovviamente non ci puoi andare, ma non sai dove lasciarla. Devi, alla meglio, cercare qualche palo. Sono stato a Amsterdam: città in pianura, bici a valanghe, ma ciascuno ha la sua. Non c’è Mobike a flusso libero, perché hanno visto che creava caos. Vedi, in proposito, anche quest’altra analisi del rapporto costo/benefici dell’iniziativa Mobike, prodotta, come al link precedente, da Bikeitalia, relativa specificamente a Firenze.

…collage di Amsterdam…

…è vero, questa è improbabile, per un fiorentino, anche perché abbiamo qualche salita. Ma è anche una questione culturale.

 

Sottolineo il fatto che il bike-sharing è prevalentemente dedicato ai non residenti, piuttosto che ai residenti, ai quali serve una bici propria, a casa loro. Non mi pare una gran pretesa, ma sembra che, man mano che si va avanti, anche le cose più elementari diventino proibitive. Il bike sharing in sostanza è solo in centro, per i non residenti. Ai fiorentini serve una bici efficiente, della quale si possa disporre con libertà, e andare dovunque. Personalmente, io, che abito in zona Statuto, senza bici sarei perso, anche se, quando la prendo e la riporto, me la carico in spalla su e giù dalla cantina. Fuori non è sicura, me l’hanno già rubata. Già, perché la tramvia è comoda per le destinazioni sulla sua direttrice, ma è rigida. Il capolinea della linea 3 è a Santa Maria Novella, ma se devo andare a Palazzo Vecchio, Santa Croce, o Oltrarno, o in piazza della Santissima Annunziata, mi rimane poco funzionale. A meno che, per quest’ultima, io non speri nelle nuove linee per San Marco o sui viali di circonvallazione, per Bagno a Ripoli… che però devasterebbero ulteriormente la città. L’Amministrazione ha fatto sapere che queste ultime correrebbero centralmente, nei due sensi, sulla mezzeria. Ciò significa che sui viali resterebbe, per il traffico privato, una corsia sola per ogni senso di circolazione. Che succederebbe?… Per finire il discorso sulle bici, capisco che a Firenze, è vero che l’Amministrazione ha giustamente messo diverse piste ciclabili, ma di sicuro ai fiorentini manca ancora la cultura. Speriamo possano evolvere.  

c) Un’altra tramvia era possibile

Un altro approfondimento molto interessante mi viene suggerito da una recentissima gita a Milano, dove è noto che il tram è una tradizione antica. A vedere come funziona oggi, specie dopo aver sperimentato le pesanti problematiche fiorentine, è un vero spettacolo. Nel capoluogo lombardo i tram rappresentano una rete molto estesa, come si può vedere dalla relativa mappa:

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Da Wikipedia, qui , si apprende che

La rete tranviaria di Milano è formata da diciassette linee urbane.

Le vetture tranviarie sono una componente tipica del paesaggio milanese anche per la presenza dei caratteristici tram “tipo 1928” (serie 1500) costruiti fra il 1928 e il 1932 in 502 esemplari circa 150 dei quali ancora in circolazione.

Della rete interurbana, che collegava il capoluogo ad alcuni estremi della provincia e ad alcuni vicini capoluoghi, non rimane in esercizio che la Milano-Limbiate; mentre per la Milano-Desio, il cui esercizio è sospeso, è prevista la ricostruzione.

Qui, un bel video sul restauro e l’adeguamento tecnologico delle vetture storiche, disposto dall’ATM (attenzione, è da guardare su Youtube, come dice l’avviso quando cliccate il video):

Questa è una breve clip dove si vede che il tram, in pieno centro, gira agevolmente anche in curve strette ad angolo retto: 

Qui, è possibile vedere come il tram non porti via spazio alle auto, né come parcheggio, né come circolazione:

E qui si vede come le pensiline strette ottimizzino gli spazi della carreggiata:

Cioè, voglio dire, anche empiricamente, a semplice buon senso, e anche senza entrare in importanti tematiche più ampie, come la mancanza, nel capoluogo fiorentino, di un piano globale – serio! – della mobilità metropolitana complessiva: possibile che a Firenze, prima di creare problemi a non finire con un modello di tramvia assai invasivo, che oltre tutto NON è in sinergia col traffico su gomma, ma vi si oppone, l’Amministrazione non si sia fatta qualche domanda, si sia guardata intorno, e abbia cercato qualche esempio virtuoso e collaudato, che era pure a portata di mano? Ebbene, purtroppo, pare proprio di sì.

d) Di nuovo: non è una questione trasportistica, ma democratica

Certo, come osservavo nella prima parte di questo post, è evidente che il problema, assai prima di essere infrastrutturale, attiene alla dimensione democratica. Esattamente come per il Nodo TAV di Firenze e la TAV (o TAC? ancora non è chiaro…) Torino-Lione. La democrazia rappresentativa, senza sussidiarietà, come nel nostro caso, già da un pezzo ha virato fatalmente in oligarchia, ed è quindi ovvio che vengano intraprese politiche infrastrutturali vessatorie come quelle descritte. I cittadini, ora, subiscono passivamente, più o meno silenziosamente rassegnati.  Sappiano, però, a loro consolazione, che esiste un’alternativa al presente status quo. Ovvero, un domani le cose potranno cambiare, nella misura in cui potrà crescere la “Società partecipativa” secondo Dottrina sociale!… 

 

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3 pensieri su “Firenze, “la filosofia della Tramvia 3”: cronaca fotografica di un disastro annunciato.

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