Il sistema COOP: “mettete la nostra bancarotta a carico dello Stato”. Ce l’aspettavamo, ma… non è solo PD.

unnamedOggi la NBQ torna sullo spinoso tema del fallimento del sistema COOP, citando una video intervista di mons. Massimo Camisasca alla Gazzetta di Reggio Emilia.

Che le COOP fossero in grave crisi si sapeva da un pezzo, anch’io ne avevo parlato a suo tempo qui.

Ora, la notizia nuova, per quanto assolutamente prevedibile, è che Federconsumatori, vicina alla CGIL, ha cominciato a muoversi per chiedere un “fondo nazionale per restituire il prestito perduto nei fallimenti cooperativi”. Ci sarà, a questo fine, una manifestazione nazionale a Roma, sotto palazzo Montecitorio, il 18 maggio prossimo. Si tratta dunque, in sostanza, del salvataggio delle COOP a carico dello Stato – quindi a spese di tutti i contribuenti – esattamente come è stato fatto per MPS e altre banche fallite. Rivolgendo questo appello al Governo amico PD, nel quale è ancora Ministro del lavoro Giuliano Poletti, noto ex-COOP, è quindi probabile che la richiesta venga accolta. E che quindi lo Stato italiano, già praticamente in bancarotta di suo, con oltre 2.000 miliardi di euro di debito pubblico, vada in qualche modo e misura a intervenire anche nei mega-debiti del sistema COOP,  i quali – dice qui Il Giornale.it – veleggerebbero complessivamente su una cifra dell’ordine di una quindicina di miliardi di euro. Ci sarebbero molte cose da dire. Qui mi limito a osservare che:

images (1)1 – dice la NBQ: “Ora, finché si tratta di sostenere chi ha perso il lavoro, passi. Ma perché sostenere chi ha perso i propri risparmi, investiti a proprio rischio e pericolo nel sistema cooperativo?”

“Sostenere chi ha perso il lavoro?”… Si impone una urgente riflessione, che la NBQ non fa, e che a suo tempo proponevo qui, a proposito di Coopsette e della TAV a Firenze. Segnalavo cioè il meccanismo perverso per il quale, come per la tramvia 3 a Firenze, i lavoratori sono sottoposti al ricatto delle grandi aziende che vivono sulle “grandi opere inutili”  e dissipatrici di risorse, pagate con i soldi dei cittadini, commissionate dai boiardi di Stato che manovrano i posti di comando e i centri di spesa della pubblica amministrazione, per averne un ritorno di consenso politico e finanziario, sulla intermediazione dei lavori. Quindi, in pratica i lavoratori si trovano a dover devastare le nostre città e il nostro territorio, pur di riscuotere un pur modesto stipendio a fine mese… stipendio, dicevo, paradossalmente pagato con i loro soldi, in veste di contribuenti dello Stato sempre più irrimediabilmente indebitato, piuttosto che associati alle COOP insolventi. Questa è la controprova di un sistema marcio fino al midollo. Nel caso specifico, se la sequenza temporale del caso COOP dura ormai da decenni, la città di Firenze sta per essere sacrificata – ancora oggi! – al moloch della TAV più inutile del mondo nell’indifferenza generale. Il ruolo, nella TAV fiorentina, che fu della dissestata Coopsette, poi uscita dal giro, è stato rilevato da Condotte Spa e Astaldi, e la macchina schiacciasassi va avanti. Quindi, di che stiam parlando?…

2 – Per quanto riguarda i piccoli investitori nel sistema COOP, già in tempi non sospetti, quando lavoravo in banca, una decina di anni fa, mi era capitato di mettere in guardia qualche cliente che aveva messo i soldi nel libretto COOP perché “davano di più”. “Anche se non li porti a me, stai attento” gli dicevo. Che fare, allora?… Lasciare quelle persone al proprio destino?… Rispondo con un’altra domanda: a parte che, se quei risparmiatori venissero indennizzati, quei soldi potrebbero tornare ad alimentare il distorto sistema COOP… se però prima non si chiarisce la questione politica sul senso del lavoro, di cui al punto precedente – che non riguarda solo le COOP, anzi, l’intero sistema! – saremo sempre punto e da capo. Non è, comunque, cosa che possa andare avanti all’infinito: a monte della questione, come dicevo in apertura, il sistema Italia è GIA’ anch’esso in bancarotta, anche se nessuno dei personaggi che contano ha il coraggio, o meglio l’interesse, di dirlo. Quindi, prima di ragionare del salvataggio delle COOP, faremmo meglio a guardare in faccia questa pur spiacevole realtà. 

3 – A questo sistema si è purtroppo fedelmente adeguata anche la Chiesa cattolica italiana, vedi a esempio qui 

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2016/07/20/la-ndrangheta-il-si-tav-e-il-card-bagnasco/

la posizione di mons. Angelo Bagnasco, presidente della CEI.

4 – dice la NBQ, nell’articolo citato, che “…in questi 150 anni il sistema delle coop rosse, dopo la straordinaria stagione di benessere conosciuta fino agli anni 2000 ha mostrato tutte le sue crepe e i suoi limiti, spesso drammatici. A cominciare da un management inadeguato, spesso cooptato dalla politica, sempre di marca Pci-Pds-Ds-Pd”. Questo è certamente vero, ma la Bussola non dice che, al fondo, non è questione di management più o meno adeguato, ma solo, per le grandi aziende degli amici degli amici, Pd o non Pd, di avere gli agganci politici giusti e condivisi tra le varie fazioni. Vedi, a esempio, le sciagurate operazione finanziarie di NTV-Italo treno, pagata con i soldi della Banca Intesa di Corrado Passera, o quella di BREBEMI, la nuova autostrada, doppione dell’A4, che doveva essere un “project financing al 100% privato”, che si è poi rivelato una colossale menzogna. Su questi casi, come su tutta la TAV italiana, fragoroso silenzio da parte dei media e di tutte le forze politiche. Non solo Pd, dunque, ma tutti insieme appassionatamente.  

download5 – Grazie a mons. Camisasca per il suo intervento. Ma, finché si parlerà solo dopo i disastri, che come dicevo si stanno replicando in tempo reale, anche mentre sto scrivendo, e non prima, magari proponendo in modo efficace l’alternativa della Dottrina sociale, che si esprime massimamente con la “società partecipativa”, che avrebbe potuto salvare la situazione,

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/due-libri-caposaldo-di-pier-luigi-zampetti-da-scaricare-e-leggere/

Zampetti piccola

Pier Luigi Zampetti, teorizzatore della “Società partecipativa”, secondo Dottrina sociale

…sarà tutto inutile.

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