Firenze, caso Ghissu Massoumnia: il totalitarismo degli antitotalitaristi.

Dicevo, nel post precedente sulle recenti elezioni e sul degrado a Firenze, anche dell’ennesimo caso gravissimo di razzismo e totalitarismo da parte dei sedicenti antirazzisti e antitotalitaristi, quello di cui è stata vittima la Signora Ghissu Massoumnia. La donna, di origine persiana e residente a Firenze da quarant’anni, nel corteo “antirazzista” per la morte di Idy Diene, l’ambulante senegalese ucciso da un folle, fiorentino e di razza bianca,  è stata messa all’indice e accusata di razzismo, perché in precedenza aveva cercato di difendere la sua attività commerciale dall’occupazione illegale del suolo pubblico antistante il negozio, da parte dagli abusivi, anch’essi in maggioranza senegalesi, che imperversano liberamente nel centro storico. Nel corso di questa vicenda la Massoumnia, che in seguito alle azioni da lei intraprese aveva subìto minacce e intimidazioni da parte degli abusivi medesimi, era GIA’ stata lasciata sola, anche dalle istituzioni.

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La Nazione ne riferisce così: 

Firenze, 15 marzo 2018 – Non si sarebbe mai aspettata di vedere la sua immagine sventolata durante un corteo davanti a più di 12mila persone. Né tanto meno di vederla accompagnata alla scritta ‘No vuole vedere colore nero’. Lei, Ghissu Mossoumnia (il cognome giusto è Massoumnia, NdR), che viene dall’Iran e vive da 40 anni a Firenze. Invece, è successo.
Proprio durante la manifestazione organizzata per dire ‘No al razzismo’ in ricordo di Idy, il senegalese ucciso a colpi di pistola, un manifestante, «un venditore abusivo conosciuto tra i banchi di San Lorenzo» raccontano i testimoni, ha sfilato con la sua foto in bella vista: «Questa donna odia i neri» avrebbe detto. Ghissu, che è la titolare di un negozio di pelletteria in via dell’Ariento, lo ha scoperto per caso, ieri mattina quando un fornitore le ha detto: «La tua foto sta facendo il giro di Facebook».

«Non ci volevo credere – racconta la commerciante con le lacrime agli occhi -, io che sono straniera, sono stata additata come razzista. Da qualche giorno la gente passa, mi guarda, anche molti degli abusivi si fermano e sussurrano frasi del tipo ‘E’ lei’. Non capivo, ora sì. E mi sento in pericolo: la mia foto è stata vista da 12mila persone, in una manifestazione a cui hanno partecipato anche le istituzioni».

Ghissu non ne può più, si sente abbandonata: prima l’aggressione, poi le minacce di morte e gli insulti al figlio da parte del gruppo di abusivi che hanno scelto l’ingresso del suo negozio per stendere le lenzuolate. Ora la ‘foto segnalazione’ sotto i riflettori del mondo.

«Io non sono razzista – ripete -, non ce l’ho con nessuno. Solo con chi non rispetta le regole». Ghissu ora pretende giustizia e andrà avanti «perché chi ha fatto questo non può farla franca. Ho già contattato il mio legale e andrò fino in fondo. Queste persone hanno messo a rischio la mia vita e quella della mia famiglia». Ghissu è una furia, si sente presa di mira solo per aver lottato, per il suo rione, contro l’illegalità. Ha cercato di rimanere a testa alta anche dopo «essere stata spintonata e minacciata di morte». «Il risultato? L’hanno vinta loro. Io sono stata lasciata sola, ho fatto cinque denunce formali e solo una è andata in tribunale. Queste persone si sentono libere di fare quello che vogliono». Lunedì il capo gruppo di Fratelli d’Italia Francesco Torselli accompagnerà Ghissu in Palazzo Vecchio: «Chiederò al sindaco di formalizzare le scuse a nome dell’intera città. Siamo di fronte ad un gesto di una barbarie e di una inciviltà assolute, fatto durante un corteo aperto dal sindaco Nardella e dal governatore Rossi».

Potete vedere qui di seguito anche un’intervista a Ghissu Massoumnia, realizzata da “Il Sito di Firenze”:

 

download (5)Abbiamo detto che lunedì prossimo 19 marzo, alle 14.30,  il capogruppo di Fratelli d’Italia Francesco Torselli accompagnerà la Signora Massoumnia in Palazzo Vecchio, facendo un intervento in Consiglio Comunale, dedicato a questa vicenda. Faccio i complimenti a Torselli per l’iniziativa. Io ci sarò. C’è una profonda differenza di fondo tra il PdF e FdI, come ha molto ben detto il Presidente Adinolfi, qui. Però, nel giusto rispetto della diversità di ciascuno, in questa circostanza ci tengo ad essere presente, come iscritto al PdF, per porgere la mia solidarietà personale, e anche quella del “Popolo della Famiglia”, alla Signora Massoumnia. Il Sindaco Nardella va messo alle strette sulla questione dell’abusivismo cronico, tollerato dall’Amministrazione da tempo immemorabile. Anche questo, ovviamente, ha stretta attinenza con la campagna elettorale per le amministrative del 2019, che, come si diceva, nei fatti è già cominciata.

download (6)Un’ultima scomoda annotazione, a prescindere dal caso in esame, e che deve interpellarci tutti. Si parla oggi, a ogni piè sospinto, di “legalità”. Lo fa anche l’amministrazione del Comune di Firenze, anche se poi, come abbiamo visto nel caso in esame, la disattende sistematicamente. Ma la questione è più profonda. Cosi dice lo psicoterapeuta Roberto Marchesini:

LEALTA’. Lealtà deriva dal latino legalitas, cioè la fedeltà alla legge: non a una legge imposta, ma a una legge che la persona ha scelto liberamente di darsi, cioè a un impegno, a un accordo, alla parola data. Una volta data la propria parola, l’accordo diviene, per chi è leale, intangibile. Non è leale chi rispetta la parola data quando tutto va bene; è leale chi è disposto a perdere qualcosa (una amicizia, la reputazione, la libertà, la vita…) pur di restare fedele alla sua parola. La lealtà costa.

La nostra società, nella quale la lealtà è ormai scomparsa, tenta di reggersi sulla legalità, da tanti esaltata come massima virtù civile. Ma una società nella quale la legalità ha preso il posto della lealtà non è una società di uomini liberi, bensì di schiavi. Che nel mondo occidentale la lealtà sia scomparsa lo dimostra la crisi dell’istituto matrimoniale. Il matrimonio non è altro che una promessa solenne e pubblica. Il tradimento (considerato fisiologico nella nostra società) e il divorzio non sono altro che una rottura del giuramento, una slealtà.

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