Ombre della Narrazione Covidica

Il 15 dicembre 2021 è uscito sull’agenzia informativa Corrispondenza Romana l’articolo al seguente link:


https://www.corrispondenzaromana.it/una-risposta-alla-lettera-dellarcivescovo-carlo-maria-vigano-del-23-ottobre-2021-ai-vescovi-cattolici-degli-stati-uniti/?vgo_ee=GIxdbkECRfn7IkPcS7J%2Flg%2BCVZ30FwGsIyvThozHsW4%3D

Il cui titolo è “Una risposta alla lettera dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò del 23 ottobre 2021 ai vescovi cattolici degli Stati Uniti”. Il sottotitolo recita nel modo seguente:

Il 23 ottobre 2021, l’ex nunzio apostolico degli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha scritto una lettera all’arcivescovo José Gomez, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, sollevando questioni mediche e morali sui vaccini COVID-19 attualmente disponibili. Le domande sono state rivolte ai vescovi degli Stati Uniti, ma poiché riflettono nozioni ampiamente circolate online e sui social media, la risposta della dott.ssa Gwyneth A. Spaeder, MD, laureata all’Università di Dallas e alla Johns Hopkins University School of Medicine, ha un interesse anche al di fuori della cerchia episcopale statunitense, perciò la proponiamo ai nostri lettori”.

In relazione alla lettera della dottoressa Spaeder, vado a osservare quanto segue, in questo che è venuto fuori come un piccolo dossier antologico online, e in accordo con quanto giustamente affermato da Corrispondenza Romana, circa l’ovvio grande interesse che riveste il tema in argomento, anche al di fuori dal contesto nel quale esso è stato sollevato. Tra l’altro, come mi è accaduto altre volte, questo lavoro di approfondimento e di raccolta dati sarà senz’altro, per me, un’occasione di comprendere meglio i termini della questione. Certamente io non sono medico, men che meno scienziato. Mi trovo però molto d’accordo con Enzo Pennetta, il quale, in data 11 dicembre 2021 sull’agenzia informativa La Nuova Bussola Quotidiana (successivamente, NBQ), in questo articolo https://lanuovabq.it/it/lo-dice-la-scienza-un-culto-materialista-e-anti-scientifico, scrive:

“Lo dice la scienza”: questa è una delle frasi che maggiormente è entrata nell’uso comune negli ultimi anni. Da un punto di vista scientifico, non esiste “la scienza”, esistono semmai gli scienziati. I quali, proprio perché adottano un metodo scientifico, sono sempre pronti a mettersi in discussione. Lo scienziato è umile di natura, un’affermazione è scientifica solo se un domani può essere dimostrata falsa. Tuttavia, sin dai tempi di Bacone, esiste un’idea di scienza che si sostituisce alla religione, come spiegazione del tutto. Ed è questa visione che prevale, sia tra i comunisti orfani del comunismo, sia tra i cristiani che si sentono “adulti”.

Scienza

Non è quindi indispensabile essere “esperti” per trattare un tema anche complesso come quello della Vicenda Covidica. E questo specie oggi, nel mare magnum mediatico, dove la disinformazione sistematica e strategica è all’ordine del giorno, anche dove non ci si aspetterebbe. E’ invece necessario fare discernimento su quanto affermano le fonti, anche quelle istituzionali che in teoria dovrebbero essere autorevoli. Bisogna accantonare il fideismo aprioristico, confrontare le affermazioni fatte dalle fonti, in passato, con quello che poi è davvero effettivamente accaduto, e ragionare con la propria testa. In una parola, bisogna fare un cernita delle fonti. Vado quindi a trattare la questione, procedendo per punti, sulla base di articoli, argomenti e materiali raccolti in rete, affidando a chi mi legge la valutazione della loro attendibilità, in base alla giudizio di fondatezza dei dati raccolti, e dalle conseguenze logiche che ne vengono tratte.

Premetto che il testo integrale della lettera di Mons. Viganò ai vescovi americani, è a questo link:

La scaletta sarà la seguente:

1. Morti per Covid, o per cure domiciliari precoci mancate?

2. La questione scolastica.

3. I vaccini mRNA interferiscono col DNA dei riceventi?

4. Effetti avversi, a lungo termine?… Di sicuro, da subito.

5. Terapie complementari ai vaccini.

6. Vaccini: vera immunità e vero contenimento della malattia?

7. VAERS: vero o falso?… Decessi.

8. Vaccini con radice abortiva.

9. Donne incinte e allattamento dei neonati.

10. Componenti del vaccino.

11. Valutazione finale della risposta di Spaeder a Viganò.

12. Farmaci efficaci contro il Covid, e integratori.

13. La Narrazione Covid è politica, a livello mondiale.

14. La soluzione del problema politico: “La Società partecipativa”.

Dunque, procediamo.

Introduzione Spaeder

“Eccellenza,

Nella Sua recente lettera ai vescovi degli Stati Uniti sull’attuale pandemia da COVID-19 e sui vaccini COVID-19 disponibili, Lei ha espresso preoccupazione per coloro che continuano a subire gli effetti di questo virus e per coloro che stanno discernendo modi etici ed efficaci per tenere sotto controllo la diffusione dello stesso. Condivido la Sua empatia per coloro che stanno soffrendo e, come Lei, spero che questa pandemia diventi parte della nostra storia e non del nostro futuro.

Vorrei anche offrire quella che spero sia una critica costruttiva ad alcune delle Sue affermazioni e conclusioni. Scrivo come medico che ha trascorso gli ultimi diciannove mesi a lavorare con i pazienti COVID e le loro famiglie. Scrivo specificamente come pediatra che ha visto bambini perdere genitori e nonni, mesi di istruzione e talvolta la propria salute a causa di questo virus. Scrivo anche come madre che ha cercato di bilanciare la propria vocazione di moglie e madre con il proprio dovere verso i suoi pazienti; conciliare ciò che so essere scientificamente valido con il mio desiderio di riportare la mia vita familiare alla normalità e di continuare a lavorare con mio marito per crescere i nostri figli nella fede cattolica, usando le sfide di questo momento storico per sottolineare che il cattolicesimo onora sia la fede sia la ragione”.

In ciò che segue, citerò del materiale dalla Sua lettera e poi proporrò i miei commenti”.

1. Morti per Covid, o per cure domiciliari precoci mancate?

TEMA:

La Nota del 2020 della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell’utilizzo di alcuni vaccini anti-Covid-19

VIGANO’:

La Nota [della CDF] sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 è stata emessa lo scorso anno in assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”.

SPAEDER:

“La Sua lettera inizia prendendo atto della Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede relativa all’uso di alcuni vaccini COVID-19. La Sua affermazione di apertura suggerisce che al momento della stesura della Nota c’era “assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”. Poiché la maggior parte della Sua lettera riguarda i vaccini a mRNA prodotti da Pfizer e Moderna, presumo che questi siano i prodotti a cui si riferisce. È comprensibile che molti si siano posti delle domande sull’uso della tecnologia dell’mRNA quando tali vaccini sono stati immessi in commercio per la prima volta con un’autorizzazione per l’uso d’emergenza da parte della Federal Drug Administration. Tuttavia, non è stata una mancanza di dati a destare tali preoccupazioni, bensì una mancanza di familiarità della gente in generale con la scienza coinvolta (nella realizzazione dei vaccini, ndt).

È qui necessaria una breve rassegna di biologia, poiché gran parte delle preoccupazioni iniziali che ho sentito dai genitori dei pazienti, così come dagli amici, erano dovute all’erroneo timore che l’iniezione di mRNA nei nostri muscoli potesse in qualche modo cambiare il nostro genoma. Questo semplicemente non può accadere. La biologia di base ci insegna che l’RNA messaggero, o mRNA, è una molecola che dice al nostro corpo come produrre proteine. Una volta che la proteina è stata prodotta, l’mRNA viene degradato ed esce dal corpo con altri prodotti di scarto. Questo processo avviene solo in una direzione. Non sussiste mai una possibilità di modifica del genoma del destinatario del vaccino poiché il processo che prevede la trascrizione e la traduzione, mediante le quali vengono prodotte le proteine, ​​procede in avanti: dal DNA all’RNA alla proteina. Non può funzionare al contrario1.

Questo processo è nettamente diverso da quello noto come terapia genica, in cui vi è un inserimento mirato del DNA direttamente nel genoma nucleare al fine di modificare in modo permanente il codice genetico a scopo terapeutico. I vaccini a mRNA funzionano “a valle” del DNA e quindi non possono alterare il genoma del destinatario del vaccino. Per quanto riguarda i componenti dei vaccini Pfizer e Moderna, sono noti, pubblicati e liberamente disponibili per la revisione da parte di chiunque desideri indagare. In effetti, questi sono tra i vaccini più “puliti” mai realizzati, privi di molti dei conservanti che hanno (erroneamente) destato la preoccupazione di molte persone per altri vaccini più datati”.

FACT CHECKING:

Spaeder esordisce dunque, presentandosi nel modo seguente:

“Scrivo specificamente come pediatra che ha visto bambini perdere genitori e nonni, mesi di istruzione e talvolta la propria salute a causa di questo virus” e riferendosi a “coloro che stanno discernendo modi etici ed efficaci per tenere sotto controllo la diffusione” del virus medesimo.

Circa quanto sopra, vado a citare da questo articolo in data 20 aprile 2021, a firma di Riccardo Cascioli, direttore della suddetta Nuova Bussola Quotidiana, fonte della quale andrò ad avvalermi largamente in questo testo:

https://lanuovabq.it/it/covid-migliaia-di-morti-sullaltare-del-vaccino?fbclid=IwAR2qrawCdR9nksD8Bo4KQEewz5SygqeG9cPvwkePL4P68L3f1U7r9gvpGD0

La Nuova Bussola Quotidiana - Quotidiano cattolico di opinione online

“La ricerca compiuta dall’Istituto Mario Negri di cui diamo conto oggi (clicca qui), non solo dimostra in modo definitivo la bontà e la necessità delle terapie domiciliari per contrastare il Covid-19; essa certifica anche il colpevole comportamento della politica (governi in primis) nell’aver contrastato in ogni modo i tentativi di cura per puntare esclusivamente sul vaccino. È da un anno che diamo puntualmente conto dei vari metodi di cura sperimentati con successo e che presentiamo le testimonianze dei dottori che, rischiando in proprio, dimostrano come curando in casa sin dai primi sintomi si evitano la stragrande maggioranza delle ospedalizzazioni e delle morti. Ma nello stesso tempo dobbiamo registrare la totale sordità e cecità delle autorità sanitarie, più preoccupate di alimentare lo stato di emergenza funzionale alla promozione della campagna vaccinale.

Da dove nasca questa politica sanitaria lo ha chiarito l’intervista da noi pubblicata nei giorni scorsi al professor Francesco Belli, che ha mostrato come negli ultimi venti anni ci sia stata una progressiva e generale cessione di sovranità sanitaria a favore di una Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) pesantemente condizionata dalle lobby vacciniste.

Ma il risultato con cui dobbiamo confrontarci è un bilancio di decine di migliaia di morti da Covid – causati dalla strategia “paracetamolo e attesa vigile” – che potevano e dovevano essere evitati; per non parlare delle conseguenze nefaste per malati di altre patologie gravi, della crescita esponenziale del disagio psichico soprattutto fra i giovani, della rovina economica di tanti settori che avrà drammatiche ricadute anche sul lato sanitario. Un vero e proprio disastro perseguito con cinica determinazione dalle autorità politiche e sanitarie con l’ausilio di una stampa di regime, più realista del re (…)”.

Ciò premesso, sorge spontanea la domanda: negli USA, dove scrive Spaeder, le cose sono andate in modo diverso che in Italia? Saranno benvenute ricerche e materiali da parte di tutti, ne terrò conto.

Menichella, appello al voto: “I moderati non lascino prevalere  l'astensionismo” - TeverePost
il Fisico Mario Menichella

Al momento, in una ricerca rapida che ho fatto in rete, da parte mia ho trovato questo articolo del 14 settembre scorso, a firma del Fisico (già Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) Mario Menichella, sul sito web della Fondazione Hume:

Tutto quello che non vi dicono sulle cure domiciliari precoci per il Covid-19 (e perché lo fanno)

dal quale si evince che, per gli Stati Uniti, la risposta è negativa – cioè, è successo come da noi: la stragrande maggioranza delle persone è morta non per il virus, ma per il modo in cui la situazione è stata gestita dai governi, e non è una differenza da poco. Cito:

La gente crede che non esistano cure per il Covid, ma non è vero

“Su questo argomento è molto chiaro il prof. Peter McCullough, medico, docente universitario ed editor di due importanti riviste di medicina, nonché uno dei ricercatori più pubblicati nel suo campo, che riguarda il cuore ed i reni. Probabilmente, a molti di voi il suo nome non dice nulla, ma è l’autore del protocollo di cura del Covid-19, pubblicato in una rivista peer-reviewed [1], adottato anche in Italia – abbattendo con esso drasticamente il tasso di ospedalizzazione – dal Comitato per le Cure Domiciliari Covid-19 (reso noto da alcuni talk show su Rete 4), e di cui ho parlato diversi mesi fa in un mio precedente articolo [2]. Egli, infatti, aveva dei pazienti con patologie del cuore o dei polmoni che, infettatisi con il SARS-CoV-2, necessitavano di cure immediate, e pertanto si rifiutava di lasciare i pazienti senza cure, ovvero di lasciare che una malattia che durava due settimane a casa (se opportunamente curata) avanzasse al punto da rendere necessaria l’ospedalizzazione dei pazienti quando però, ormai, era troppo tardi per poterli salvare.

Ciò era a lui chiaro fin dall’aprile dello scorso anno, per cui il dr. McCullough usò nella cura dei pazienti con il Covid i migliori farmaci disponibili all’epoca, che venivano prescritti in modo appropriato off label (cioè al di fuori degli usi autorizzati dalla medicina convenzionale, ma come egli sottolinea il “label” è una pubblicità, non un documento scientifico) per curare questa nuova malattia. Egli ha messo su un gruppo di medici operanti sul campo, un nutrito nucleo dei quali operanti in Lombardia (dove la pandemia era inizialmente più diffusa), negli Stati Uniti, in India, etc. Ed i risultati delle loro scoperte sono stati pubblicati ad agosto 2020 nell’ottavo numero dell’American Journal of Medicine, ed il titolo di quell’articolo era “Pathophysiologic basis and rationale for early ambulatory treatment of Covid-19” [1]. Una premessa dell’articolo era che “vi sono due esiti negativi del Covid-19: l’ospedalizzazione e la morte”. La seconda era che “se non facciamo nulla prima dell’ospedalizzazione, non possiamo fermare la malattia”.

Come il dr. McCullough spiega in un’audizione pubblica di fronte al Senato del Texas tenutasi nel marzo di quest’anno, “la cosa interessante è che all’epoca c’erano già 50.000 articoli scientifici nella letteratura peer-reviewed sul Covid, ma neanche uno diceva ai medici di medicina generale come curarlo! Quando lo scoprii, rimasi profondamente colpito e quando il nostro articolo – che reca la firma anche di decine di altri medici – fu pubblicato su una delle migliori riviste di medicina divenne un faro, nonché l’articolo di medicina all’epoca più citato nel mondo. Grazie a mia figlia, realizzai poi un video su YouTube che mostrava 4 slide del protocollo, ed esso divenne immediatamente virale. Ma nel giro di una settimana YouTube disse che esso violava le regole della community. Eppure forniva informazioni molto importanti per aiutare i pazienti nel mezzo di questa crisi, tratte da un articolo pubblicato su una rivista peer-reviewed!”.

Più interessante ancora è quel che dice McCullough subito dopo [3]: “Io sono diventato il testimone principale per il Senato degli Stati Uniti nell’audizione del 19 novembre 2020, e la ragione per cui ho accettato è che c’era un ‘blocco’ quasi totale su qualsiasi informazione riguardante le cure ai pazienti. Ciò che è successo in seguito in America è che siamo entrati in un ciclo di nessuna informazione sulle cure, per cui i pazienti hanno pensato che il Covid fosse incurabile; per cui andavano in giro per avere una diagnosi attraverso un tampone. Ma io sono un sopravvissuto al Covid, mia moglie pure, ed anche mio padre che sta in un casa di riposo. Ti facevano un tampone, scoprivano che sei positivo e ti mandavano a casa. Chiedevi: c’è qualche cura? No, e non c’erano linee guida, protocolli di cura. Questo è lo standard di cura negli Stati Uniti. Quindi non mi meraviglio che nel nostro Paese abbiamo avuto così tanti morti! Il cittadino americano medio crede che non esistano cure, poiché tutto il focus è sui vaccini”.

E non è finita. Il coraggioso medico americano fornisce ulteriori dettagli: “Un nostro secondo articolo è stato pubblicato in un numero dedicato di Reviews in Cardiovascular Medicine [4], ed ha ben 57 autori. In esso mostriamo come abbiamo utilizzato dei farmaci per influenzare la replicazione virale. Noi possiamo usare anti-infettivi intracellulari. Abbiamo usato corticosteroidi e farmaci anti-infiammatori. Il miglior anti-infiammatorio contro il Covid è il cortisone, come mostrato nello studio controllato randomizzato della più alta qualità, con sistema ‘a doppio cieco’ e placebo, svolto su oltre 4.000 pazienti. Vi è stata una riduzione del 50% della mortalità. Ma la gente non lo sa. Non vi è stata nessuna parola su questi risultati: un blocco completo delle informazioni. Come può accadere? E la parte più letale dell’infezione di questo virus è la trombosi, perciò ho sempre trattato i miei pazienti con qualcosa per agire sulla replicazione virale, con qualcosa per trattare l’infiammazione e con qualcosa per trattare le trombosi. Io per la mia specialità seguo pazienti già molto fragili e gravi, ma per il Covid ne ho persi solo due”.

Fig.1 – Oggi sappiamo che il mix dei farmaci per curare il Covid-19 deve comprendere tre tipi di farmaci (come illustrato nel testo): antivirali, antinfiammatori e anticoagulanti, con i primi utili soprattutto nelle prime fasi e gli ultimi soprattutto in quelle più avanzate. Come risulterà più chiaro nel seguito di questo articolo, gli antinfiammatori sono i più importanti al fine di evitare le ospedalizzazioni con cure domiciliari precoci, ma alcuni blandi antivirali e antinfiammatori naturali (ovvero “integratori”) hanno il vantaggio di poter essere usati in prevenzione con un elevatissimo profilo di sicurezza e senza necessità di ricetta medica.

La “sordina” sulle cure e le nuove strategie non basate su un razionale scientifico

Infine, McCullough nel suo intervento si sofferma sul silenzio assordante sull’argomento: “Avete mai sentito una sola singola trasmissione sui canali televisivi nazionali dirvi che farmaci dovete prendere dopo che vi è stata diagnosticata un’infezione da Covid-19? Se la risposta è ‘no’, non mi meraviglio: è un completo e totale fallimento a tutti i livelli. Cominciamo dalla Casa Bianca: noi non abbiamo avuto un gruppo di medici a cui sia stato assegnato il compito di rivolgere tutti i propri sforzi per fermare queste ospedalizzazioni per Covid. Noi non abbiamo neppure dottori che curino pazienti in un gruppo ed ogni settimana forniscano alle autorità sanitarie un aggiornamento. Perché non abbiamo tutto ciò a livello di Stato (un po’ l’equivalente delle nostre regioni, ndr)? Perché abbiamo zero di tutto ciò? Noi abbiamo messo completamente i paraocchi sul discorso cure, le abbiamo del tutto cancellate dall’agenda. Per fortuna, negli Stati Uniti vi sono alcuni medici che qui in Texas hanno creato dei centri di cura e che forniscono informazioni alle persone. Ma le uniche linee guida statali riguardano le ospedalizzazioni”.

Purtroppo, per molti mesi quelli realizzati da McCullough et al. sono stati gli unici due articoli nella letteratura peer-reviewed a dire ai medici di base come curare il Covid-19 sulla base delle informazioni scientifiche. E negli Stati Uniti l’unica guida alle cure domiciliari, l’unica informazione disponibile per i pazienti su come curare il Covid-19 a casa, era quella dell’Associazione americana del medici e dei chirurghi (AAPS), che è ancora possibile per qualsiasi cittadino scaricare liberamente dal link [5] in bibliografia (online è scaricabile anche un utile “Vademecum antiCovid” realizzato dall’Istituto Mario Negri” [39]). Per tale ragione, McCullough ha proposto di fare una legge per la quale non vi sia una pubblicazione di risultati senza che vi sia parallelamente una guida alle cure domiciliari e una linea dedicata per chi vuole unirsi a una ricerca su un argomento così importante. Come dice giustamente ai senatori che lo ascoltano, “noi non vogliamo più che vi sia una singola persona che torna a casa dopo un tampone positivo subendo due settimane di disperazione prima di soccombere all’ospedalizzazione e alla morte”.

McCullough sottolinea, infine, come “non c’è un solo dottore la cui faccia è in TV, non uno, che abbia mai trattato un paziente affetto da Covid (tranne poche eccezioni, si può dire lo stesso dei vari medici che sono stati ospiti fissi nei talk show italiani, ndr). Non vi è un singolo medico nella task force della Casa Bianca che abbia mai curato un paziente. Perché non è stato creato un gruppo di medici che abbiano curato pazienti affetti da Covid-19? Perché non facciamo qualcosa insieme scambiando le nostre idee ed esperienze sul campo? Perché non ci chiediamo come possiamo porre fine alla pandemia? Non è incredibile? Pensate alla completa e totale cecità cui assistiamo. Quando, a maggio dello scorso anno, si è visto che il virus poteva essere sensibile ai vaccini, tutti gli sforzi sulle cure sono crollati. I National Institutes of Health avevano un programma multi-farmaco, ma è stato fermato dopo aver coinvolto 20 pazienti dicendo che ‘non potevano trovare pazienti’, una scusa che più ingenua e incredibile non potrebbe essere” [3].

Il programma, dopo che ci si è resi conto che si potevano avere dei vaccini, è diventato “limitiamo la circolazione del virus e aspettiamo i vaccini, poi quando avremo vaccinato tutti gli sforzi si concentreranno ancora sulle vaccinazioni, magari con le terze dosi, quarte dosi e via dicendo”, per la gioia dei produttori dei vaccini e in particolare di Pfizer, che è stato per varie ragioni quello più “gettonato”. Si è poi iniziata a montare la fantasiosa narrativa dell’immunità di gregge da raggiungere, quando qualsiasi esperto di vaccini sa (o dovrebbe sapere) che tale concetto si applica solo ai vaccini “sterilizzanti” (ovvero a quelli che bloccano l’ingresso del virus nelle cellule e ne impediscono la replicazione), non ai vaccini anti-Covid attuali, che sono “leaky” (cioè in molti casi lasciano trasmettere l’infezione a terzi, naturalmente se il vaccinato si infetta) [6]. Con tutti i vaccini anti-Covid attuali l’immunità di gregge è una chimera, come ho mostrato con due tipi di calcoli completamente diversi fra loro in un precedente articolo [7], ed i miei risultati quantitativi sono stati confermati – con onestà intellettuale – anche dal prof. Crisanti [9].

Fig.2 – In questa figura tratta da un mio precedente articolo [7] ho schematizzato, in modo quantitativo, i “contributi mancanti” all’immunità di gregge sulla base delle informazioni ricavabili dalla letteratura scientifica già disponibile un paio di mesi fa, e sotto l’ipotesi: (a) di una campagna vaccinale che vaccini l’80% della popolazione italiana (l’obiettivo che il generale Figliuolo si era proposto di raggiungere entro fine settembre); (b) di una percentuale di persone immunizzate naturalmente pari al 20%. Da semplici conti, risulta contribuire all’immunità di gregge solo il 56% della popolazione, mentre il 44% non vi contribuisce. Questi dati si riferiscono alla variante Inglese; con quella Indiana (cioè la Delta) la situazione è, molto verosimilmente, ancora peggiore. (fonte: elaborazione dell’Autore).

Quindi, le persone che si immunizzano naturalmente hanno un’immunità completa e durevole, per cui – paradossalmente – possono contribuire all’immunità di gregge più dei vaccinati, che in almeno il 50-65% dei casi [21] – ma probabilmente in circa l’85%, come suggeriscono i dati islandesi, israeliani e USA di luglio [30, 100, 101] – contribuiscono alla trasmissione virale. Si noti che, come spiega McCullough, “non si può ‘battere’ l’immunità naturale (che è generale, non proteina “spike” specifica come quella indotta dai vaccini, ndr), non si può pensare di vaccinare chi è già immunizzato naturalmente pensando di ottenere un’immunità migliore. Non vi è alcun razionale scientifico, clinico o di sicurezza per vaccinare contro il Covid un malato guarito, come pure non esiste un razionale per testare con un tampone un malato guarito dal Covid. Ciò dimostra che non ci si sta chiedendo quale sia il razionale dietro le cose che facciamo. Non vi è un razionale scientifico neppure per vaccinare le persone al di sotto di 50 anni che, fondamentalmente, non corrono rischi per la propria salute e, se asintomatiche, difficilmente trasmettono l’infezione, come dimostrato da una ricerca cinese svolta su 11 milioni di persone e pubblicata sul British Medical Journal“.

Mettiamo ora i dati forniti da Cascioli e Menichella assieme a quanto scrive, a proposito del nostro contesto nazionale, l’epidemiologo Paolo Gulisano, ancora sulla NBQ, al seguente link:

https://lanuovabq.it/it/i-numeri-non-mentono-quei-morti-covid-non-erano-covid:

“Nella conferenza stampa dello scorso agosto in cui Draghi presentò agli italiani il green-pass, il banchiere prestato alla politica fu categorico: se prendi il Covid finisci in ospedale e muori. In una battuta venivano liquidate le evidenze scientifiche, i dati statistici, gli studi epidemiologici. Se prendi il Covid – ci dicono tutti questi – nel 97% dei casi guarisci.

Addirittura, secondo il professor Guido Rasi, ex Direttore dell’Agenzia Europea del farmaco, nell’80% dei casi il Covid guarirebbe senza necessità di alcun intervento terapeutico. Il 3% dei casi letali, potrebbe addirittura essere di gran lunga inferiore, e a sostenerlo non è qualche irriducibile negazionista, ma un rapporto dell’Istituto superiore di Sanità sulla mortalità per Covid appena pubblicato. Un aggiornamento che peraltro non veniva fatto da luglio. Secondo il campione statistico di cartelle cliniche raccolte dall’istituto, solo il 2,9% dei decessi registrati dalla fine del mese di febbraio 2020 sarebbe dovuto al Covid-19. Quindi dei 130.468 decessi registrati dalle statistiche ufficiali al momento della preparazione del nuovo rapporto solo 3.783 sarebbero dovuti al virus in sé.

Agli inizi dell’epidemia, ci fu chi puntualizzò che era ben diverso morire di Covid e morire con Covid. Le voci di questi epidemiologi furono presto soffocate dalla narrazione ufficiale che non poneva alcun distinguo. Le precisazioni, che venivano dall’interno dello stesso ISS, vennero ignorate dal Ministro Speranza e dal Comitato Tecnico Scientifico.

La Nuova Bussola Quotidiana - Quotidiano cattolico di opinione online

Ora, tuttavia, il rapporto ufficiale dell’ISS (vedi qui) non fa che confermare con dati alla mano il fatto che il Covid è una malattia pericolosa unicamente per la popolazione anziana, e per le persone con gravi patologie concomitanti, chiamate comorbilità. Secondo i dati dell’ISS, il 67,7% delle persone decedute con Covid avrebbe presentato almeno altre tre patologie gravi, dalle malattie metaboliche ai tumori alle malattie cardiovascolari. Persone già defedate, indebolite, fragili. Una situazione, peraltro tutt’altro che rara in un periodo particolare della vita, cioè la vecchiaia. Non è un caso che i tassi di mortalità e letalità più alti si siano registrati in Italia nelle regioni con il maggior numero di anziani. Quella del Covid, aveva affermato qualcuno, è una epidemia geriatrica (…)”

Quindi, se l’approccio americano è affine a quello italiano, anche in questo senso, è da supporre che, a differenza di quanto afferma Spaeder, e salvo altre evidenze che prenderò volentieri in considerazione, i morti negli Stati Uniti non siano dovuti tanto al Covid in sé, quanto al fatto che nemmeno là, come in Italia, le persone non sono state curate precocemente a domicilio, in scienza e coscienza, con protocolli corretti e medicine giuste.

2. La questione scolastica

Accenno anche alla questione scolastica, evocata da Spaeder, che ricordiamo, lamentava i “mesi di istruzione” persi, e vediamo quali ne sono le vere cause, al di là della Narrazione Governativa.

La tratto in sintesi con questo articolo del direttore Cascioli, in data 25 marzo 2021: https://lanuovabq.it/it/draghi-e-la-scuola-una-promessa-vergognosa

Draghi e la scuola, una promessa vergognosa

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri al Senato

“«Se la situazione epidemiologica lo consentirà la scuola aprirà in primis, anche nelle zone rosse. Cominceremo a riaprire le scuole primarie e la scuola dell’infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo subito dopo Pasqua». Così il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri nel discorso al Senato, in vista del Consiglio europeo di oggi e domani a Bruxelles. Applausi in aula per questo impegno a preoccuparsi della riapertura delle scuole.

Ma c’è veramente da applaudire? No, c’è da indignarsi, perché il comportamento del governo e delle Regioni riguardo alla scuola è una vergogna senza fine. Da mesi registriamo allarmi lanciati da psicologi, psichiatri, pediatri, genitori, sulle conseguenze devastanti della Didattica a distanza (Dad) e dei lockdown (clicca qui), e questi sciagurati di politici l’unica cosa che sanno fare è chiudere le scuole ancora di più, e senza alcun elemento che possa suffragare l’idea che la scuola sia un luogo pericoloso di contagi. Stanno distruggendo i nostri bambini e i nostri ragazzi, e noi dovremmo applaudire perché «se la situazione lo consentirà….», «speriamo dopo Pasqua…» e comunque solo per le scuole primarie e dell’infanzia? Ma siamo impazziti?

Nei giorni scorsi è stato presentato il primo vero studio epidemiologico che esclude categoricamente che la scuola costituisca un pericolo (clicca qui), confermando quello che già ogni persona di buon senso capiva. E senza considerare che già da settembre le scuole si erano organizzate per una didattica in presenza in sicurezza.

Un capo di governo responsabile – e lo stesso dicasi per i governatori delle Regioni – avrebbe una sola cosa da fare, e senza tentennamenti: subito il ritorno a scuola, per tutti, dall’infanzia alle superiori. Ma anche per l’Università, di cui non si parla mai ma che non costituisce un problema minore, tutt’altro.

Draghi prenda esempio dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Lunedì aveva annunciato un lockdown duro fino al 18 aprile, ma ieri – di fronte all’improponibilità della misura e comprendendone l’idiozia – ha saputo tornare indietro, chiedere pubblicamente scusa e cancellare la decisione. Questo ci si aspetta da veri statisti, quale Draghi evidentemente non è. Ma è anche quello che una opposizione seria dovrebbe chiedere, insieme a qualche pezzo di maggioranza che non abbia perso completamente il senso della realtà. E invece in Italia nulla. Si applaude Draghi perché fa una promessa generica. Stanno distruggendo un’intera generazione di giovani e applaudono.

Quello che abbiamo ascoltato e visto ieri – in aggiunta alla folle gestione di questo anno – dà la misura della crisi dell’Italia. Forse dal Covid – e dico forse – un giorno si uscirà, ma a questa demenza generalizzata purtroppo non c’è rimedio umano”.

Marco Lepore, Autore presso Il blog di Sabino Paciolla
Marco Lepore

E poi quest’altro del 17 dicembre 2021, a firma di Marco Lepore, ancora sulla NBQ

https://lanuovabq.it/it/cosi-affonda-la-scuola-e-litalia-dellobbligo-vaccinale

Così affonda la scuola (e l’Italia) dell’obbligo vaccinale

“Migliaia di docenti e collaboratori tecnici, amministrativi e scolastici sono costretti a scegliere tra un vaccino sperimentale e il lavoro. Dietro di loro ci sono migliaia di famiglie, ma il ricatto del Governo Draghi procede tra l’indifferenza o il consenso dei più. Presto il personale mancherà, con gravi danni per la scuola e l’Italia. A cui resta una sola speranza.

Dal 15 dicembre 2021 è scattato l’obbligo vaccinale per tutto il personale della scuola. Una situazione drammatica che getta l’ennesima angosciosa ombra di oppressione sul nostro Paese. Eppure, è impressionante l’indifferenza generale, quando non addirittura il consenso, con cui tutto questo si sta realizzando.

Alcune migliaia di docenticollaboratori tecnici, amministrativi e scolastici, spesso persone in servizio da decenni, con grande esperienza e dedizione al lavoro e all’educazione dei giovani, sono costretti con un infame ricatto a sottoporsi all’inoculazione di un siero sperimentale (che nonostante i massicci tentativi di insabbiamento, ogni giorno di più, manifesta la sua pericolosità con molteplici e spesso gravissimi effetti avversi), oppure sospesi dal servizio per sei mesi. E poi, chissà…

Migliaia di persone dietro le quali ci sono famigliefigli, talvolta anziani o disabili che necessitano di cure, e che resteranno per mesi senza mezzi di sussistenza. Eh sì, perché difficilmente gli insegnanti – categoria notoriamente sottopagata – hanno grandi risparmi su cui contare. Come potranno attraversare questo deserto? Non si sa, ma a chi importa? Non certo ai vertici del Ministero dell’Istruzione, che si sono premurati di precisare che si tratta di sospensione dello stipendio e “di ogni altro compenso o emolumento comunque denominato”. Cioè: devono morire di fame. E l’assegno alimentare, previsto dalla Costituzione proprio in questi casi per evitare che un provvedimento di natura disciplinare possa tramutarsi in una tragedia familiare? Certo che no, hanno detto! La Costituzione? Ancora una volta, non pervenuta….

Molti si chiedono: perché proprio la scuola, settore che contava già un’altissima percentuale di vaccinati “volontari” e nel quale erano state attivate le disposizioni di sicurezza anti-Covid più efficaci e capillari? La risposta è semplice: perché è una delle pubbliche amministrazioni più numerose al mondo: oltre 1,2 milioni di dipendenti! La fedeltà del personale scolastico alla pratica vaccinale, volontaria o coatta che sia, garantisce l’inoculazione non solo della prima e seconda, ma anche della terza, quarta, quinta dose e via dicendo, per un numero enorme di persone. Un’occasione imperdibile! Poco ha a che fare con la sanità tutto questo, anche perché il vaccino, come stanno dimostrando i recenti dati dell’ISS sui contagi e i ricoveri, non copre granché (funzionicchia) e non garantisce certo l’immunizzazione, e proprio per questo – secondo i “luminari” della scienza che stanno sul ponte di comando – andrà ripetuto all’infinito… Big Pharma ringrazia.

Intanto la scuola affonda. I dirigenti si troveranno, a breve, privi di personale spesso adibito a funzioni “chiave” per il funzionamento quotidiano delle attività, e saranno costretti a mettere ulteriori toppe su un vestito già ampiamente e cronicamente logoro e stracciato. Se ci riusciranno. La scuola affonda, l’Italia intera affonda.

Quando i tanti, che ancora guardano con fiducia o addirittura entusiasmo la gestione liberticida e suicida del Governo Draghi, si accorgeranno di quello che davvero sta accadendo, forse sarà troppo tardi. Difficile, in questo momento, chiudere la riflessione con una parola umana di speranza. Anche perché questa parola, purtroppo, in questo momento fa venire in mente ben altro… Ci aiuti il Cielo. Solo da lì può venire la salvezza. È sempre stato così, ma ora è più evidente, e forse proprio in questa recuperata consapevolezza sta la nostra grande occasione”.

3. I vaccini mRNA interferiscono col DNA dei riceventi?

TEMA:

La Nota del 2020 della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell’utilizzo di alcuni vaccini anti-Covid-19

VIGANO’:

La Nota [della CDF] sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 è stata emessa lo scorso anno in assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”.

SPAEDER:

La Sua lettera inizia prendendo atto della Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede relativa all’uso di alcuni vaccini COVID-19. La Sua affermazione di apertura suggerisce che al momento della stesura della Nota c’era “assenza di dati completi sia sulla natura del siero genico che sui suoi componenti”. Poiché la maggior parte della Sua lettera riguarda i vaccini a mRNA prodotti da Pfizer e Moderna, presumo che questi siano i prodotti a cui si riferisce. È comprensibile che molti si siano posti delle domande sull’uso della tecnologia dell’mRNA quando tali vaccini sono stati immessi in commercio per la prima volta con un’autorizzazione per l’uso d’emergenza da parte della Federal Drug Administration. Tuttavia, non è stata una mancanza di dati a destare tali preoccupazioni, bensì una mancanza di familiarità della gente in generale con la scienza coinvolta (nella realizzazione dei vaccini, ndt).

È qui necessaria una breve rassegna di biologia, poiché gran parte delle preoccupazioni iniziali che ho sentito dai genitori dei pazienti, così come dagli amici, erano dovute all’erroneo timore che l’iniezione di mRNA nei nostri muscoli potesse in qualche modo cambiare il nostro genoma. Questo semplicemente non può accadere. La biologia di base ci insegna che l’RNA messaggero, o mRNA, è una molecola che dice al nostro corpo come produrre proteine. Una volta che la proteina è stata prodotta, l’mRNA viene degradato ed esce dal corpo con altri prodotti di scarto. Questo processo avviene solo in una direzione. Non sussiste mai una possibilità di modifica del genoma del destinatario del vaccino poiché il processo che prevede la trascrizione e la traduzione, mediante le quali vengono prodotte le proteine, ​​procede in avanti: dal DNA all’RNA alla proteina. Non può funzionare al contrario1.

Questo processo è nettamente diverso da quello noto come terapia genica, in cui vi è un inserimento mirato del DNA direttamente nel genoma nucleare al fine di modificare in modo permanente il codice genetico a scopo terapeutico. I vaccini a mRNA funzionano “a valle” del DNA e quindi non possono alterare il genoma del destinatario del vaccino. Per quanto riguarda i componenti dei vaccini Pfizer e Moderna, sono noti, pubblicati e liberamente disponibili per la revisione da parte di chiunque desideri indagare. In effetti, questi sono tra i vaccini più “puliti” mai realizzati, privi di molti dei conservanti che hanno (erroneamente) destato la preoccupazione di molte persone per altri vaccini più datati”.

FACT CHECKING:

Quanto affermato da Spaeder circa l’impossibilità dei vaccini MRNA di interferire col DNA del ricevente, in prima istanza mi parrebbe ragionevole e plausibile. Leggo però un articolo dell’epidemiologo Paolo Gulisano, datato 31 gennaio 2021, ancora sulla NBQ, al seguente link:

https://lanuovabq.it/it/fertilita-a-rischio-coi-vaccini-uno-studio-getta-ombre

e che riporto integralmente:

“Fin dal primo annuncio dei vaccini anti Covid, nella comunità scientifica si sono fatte sentire delle voci che invitavano a porre attenzione agli eventuali problemi per i danni alla fertilità che i vaccinati potevano subire. Naturalmente queste voci sono state immediatamente soffocate dalla consueta propaganda pro vax che non può nemmeno lontanamente ammettere che i vaccini non siano la panacea al Covid come ad altri mali.

E così molte persone pensano che in effetti è un po’ curioso che un vaccino possa avere come effetto il rendere uomini o donne sterili, eppure non sarebbe la prima volta che attraverso la pratica della vaccinazione di massa si mettono in atto delle vere e proprie misure maltusiane di controllo delle nascite.

Il caso più famoso – per chi avesse la memoria corta – avvenne in Africa e venne portato alla luce nel febbraio del 2015. La Conferenza Episcopale del Kenya denunciò che il 30% delle fiale di vaccini anti tetano utilizzate durante una campagna sponsorizzata e promossa dall’Oms e dall’Unicef, svolta l’anno prima, conteneva l’Hcg, l’ormone della gonadotropina corionica umana, un ormone che può impedire la gravidanza. I fatti vennero messi in luce da una commissione scientifica, incaricata dalla Chiesa del Kenya e dal ministero della Salute keniano di verificare se nei vaccini impiegati nella campagna contro il tetano materno e neonatale fosse presente l’ormone in grado di rendere i vaccini uno strumento surrettizio di controllo delle nascite. La commissione d’inchiesta confermò i fatti, ma Oms e Unicef non risposero mai di queste responsabilità.

Un vaccino dunque, che è un importante strumento di prevenzione, può non essere estraneo ai meccanismi della fertilità umana. Non deliberatamente, magari, ma come effetto collaterale. Questo è l’allarme che è stato lanciato nei giorni scorsi da una scienziata argentina, l’immunologa Roxana Bruno, che ha messo in evidenza il rischio che determinati vaccini anti Covid che utilizzano la proteina spike (S o “Spike”) del virus SARS-CoV-2 come antigene per attivare la risposta immunitaria possano causare infertilità. Questo perché i vaccini COVID-19 posseggono un’elevata somiglianza genetica e proteica con due proteine umane, Sincitina-1 e Sincitina -2. (in questo articolo i rimandi bibliografici dello studio)

Le sincitine umane sono il prodotto dell’espressione dei geni dell’involucro (Env) dei retrovirus endogeni umani (HERV): sono proteine che mediano la fusione tra le cellule e hanno proprietà immunosoppressive. Le sincitine sono espresse fisiologicamente durante la gravidanza: intervengono nello sviluppo della placenta, nel differenziamento dei trofoblasti, nell’impianto dell’embrione nell’utero materno e nell’immunosoppressione del sistema immunitario della madre per prevenire il rigetto allogenico dell’embrione. A causa della notevole somiglianza tra le sincitine e la proteina spike di SARS-CoV-2, le risposte anticorpali indotte dal vaccino COVID-19 potrebbero innescare una reazione crociata contro le sincitine, causando effetti collaterali allergici, citotossici e / o autoimmuni che interessano la salute umana e la riproduzione.

I vaccini a mRNA hanno il potenziale per interferire sul DNA umano mediante il meccanismo del silenziamento genico mediato dall’RNA di interferenza. Il gene della sincitina potrebbe essere messo a tacere utilizzando inibitori oligonucleotidici antisenso. Quando la quantità di proteina sincitina diminuisce, si verificano gravi difetti nella placenta, scarsa differenziazione del trofoblasto umano e disfunzione vascolare placentare, con conseguente fine della gestazione.

Ancora una volta, di fronte a questi allarmi lanciati da ricercatori, la domanda più che lecita e doverosa è questa: sono stati tenuti in considerazione questi rischi in fase di preparazione dei vaccini? Sono state fatte le necessarie verifiche nel corso dei trials? Sono stati effettuati studi di sicurezza nei modelli animali appropriati? Sono stati rispettati i tempi necessari per rilevare effetti avversi a medio e lungo termine, anche sulla fertilità? Sono domande per le quali ci si deve attendere delle chiare risposte.

In caso contrario, sarebbe poco etico esporre persone al rischio dell’infertilità, persone giovani che potrebbero affrontare il Covid anche senza vaccino, curandolo con semplici farmaci antinfiammatori. 

Una serie di prove documentate sull’assenza di rischi per la fertilità potrebbe anche rassicurare rispetto ai timori che i peggiori ambienti neo maltusiani che da tempo lavorano attivamente per abbattere drasticamente i tassi di natalità possano utilizzare le campagne vaccinali anti Covid per realizzare i loro obiettivi”.

Il tema è complesso, ma l’autore adombra l’ipotesi, non ancora smentita, che i vaccini mRNA possano, se non modificare, comunque interferire con il DNA del ricevente.

4. Effetti avversi, a lungo termine?… Di sicuro, da subito.

TEMA:

Sicurezza ed efficacia

VIGANO’:

La sicurezza e l’efficacia dei singoli vaccini viene determinata dopo un periodo di sperimentazione che normalmente dura diversi anni. In questo caso le autorità sanitarie hanno deciso di effettuare la sperimentazione su tutta la popolazione mondiale… mi sembra evidente che si tratta di un farmaco sperimentale non approvato…”

SPAEDER:

“Una delle prime domande che sento spesso riguardo a questi vaccini riguarda la velocità con cui sono stati sviluppati. Capisco il perché tali tempistiche potrebbero essere ritenute sospette, dato che quasi universalmente l’uomo fa esperienza di come un compito svolto frettolosamente porti a scarsi risultati. Tuttavia, ancora una volta, posso confidentemente assicurare a coloro che mi interrogano su questo punto che tre fatti importanti dovrebbero placare le loro preoccupazioni.

In primo luogo, la maggior parte della ricerca in ambito medico (soprattutto la ricerca farmaceutica) procede decisamente a rilento a causa delle scartoffie e della concorrenza. Il processo che prevede compilazione, archiviazione, invio, revisione, correzione, reinvio e attesa di una risposta prima di passare al passaggio successivo, il che è una realtà per ogni ricercatore, è stato accelerato in questo caso a causa dell’urgenza della situazione. Poi c’è il fatto che, in genere, uno specifico team di ricerca entra generalmente in competizione con altri team che indagano su altre questioni mediche e tale competizione riguarda la velocità nel produrre risultati e l’impatto sulla comunità scientifica, per ottenere risorse materiali, finanziamenti e spazi nei programmi del comitato di revisione. I fattori che, in questo lungo processo, avrebbero causato un ritardo nell’approvazione sono stati tutti eliminati quando si è deciso di dare priorità a terapie e vaccini COVID-19. Di conseguenza è stato possibile fornire alla popolazione dei vaccini a mRNA sicuri in un lasso di tempo più breve del solito. La scienza di fatto non ha adottato alcuna scorciatoia: gli studi sulla sicurezza e sull’efficacia sia per Pfizer che per Moderna sono stati enormi e avevano tutte le carte in regola per supportare le conclusioni addotte.

In secondo luogo, la tecnologia dell’mRNA non è nuova. Questa tecnologia è stata studiata e adottata come possibile agente terapeutico sin dagli anni ‘70 e diverse aziende farmaceutiche hanno lavorato con essa nel campo delle terapie anti-tumorali dalla fine degli anni ‘90. La possibilità di applicare con successo tale tecnologia all’ambito medico-vaccinale è stata limitata da tecnicismi riguardanti la rapidità con cui le molecole di mRNA si degradavano nel corpo. Questa caratteristica dell’mRNA dovrebbe rassicurare chiunque sia preoccupato per la sicurezza a lungo termine dei vaccini a mRNA. Questi ultimi sono in seguito divenuti realizzabili grazie alla scoperta relativa all’uso di alcune particelle lipidiche (grassi) come agenti di rilascio e stabilizzanti. I vaccini COVID-19 Pfizer e Moderna utilizzano l’mRNA per istruire i nostri corpi su come produrre le proteine ​​spike del virus. Tali proteine ​​si trovano sulla superficie di quest’ultimo e lo aiutano ad entrare nelle cellule per poi infettarle. Sono anche la parte che causa la reazione del nostro sistema immunitario. Il vaccino a mRNA contiene le istruzioni per questo tipo molto specifico di proteina e, poiché è solo una piccola parte del virus, non vi è alcun rischio di infezione reale. L’mRNA viene degradato una volta che ha fornito le sue istruzioni: non può replicarsi da solo perché non abbiamo lo specifico DNA per produrne di più. La proteina non può replicarsi da sola una volta che l’mRNA è sparito. E anch’essa scomparirà, una volta che il sistema immunitario imparerà a riconoscerla e ad eliminarla.

In terzo luogo, nella storia della scienza dei vaccini, dopo le prime otto settimane di utilizzo degli stessi nella popolazione generale, non sono più stati rilevati effetti collaterali. Quando il vaccino contro la polio è stato sviluppato per la prima volta negli anni ‘50, ci sono stati rari casi di paralisi che si sono verificati entro 4 settimane in alcuni individui che avevano ricevuto il vaccino orale con virus vivo e attenuato (che non è più utilizzato negli Stati Uniti). Il vaccino contro la febbre gialla ha alcuni effetti collaterali molto rari (gonfiore del tronco cerebrale nei bambini piccoli, insufficienza d’organo negli individui più anziani) che possono verificarsi entro una settimana dalla vaccinazione. Il vaccino antinfluenzale è raramente associato alla sindrome di Guillain-Barre, che può svilupparsi entro otto settimane dalla vaccinazione2.

Dovrebbe essere rassicurante il fatto che ci stiamo avvicinando a un anno di distribuzione globale di questi vaccini COVID a miliardi di individui senza che siano emersi effetti negativi a lungo termine. È vero che c’è stato un rischio molto piccolo di miocardite, o infiammazione del muscolo cardiaco, a seguito della somministrazione dei vaccini COVID sia Moderna che Pfizer. Tuttavia, tale rischio, identificato entro le prime settimane della distribuzione su larga scala, si verifica entro pochi giorni dalla somministrazione del vaccino, è lieve e si risolve autonomamente (senza specifici trattamenti ndr.). Inoltre, la probabilità di insorgenza rimane inferiore al rischio di miocardite provocata da un’effettiva infezione di COVID-193.

Non c’è motivo fisiopatologico o storico per credere che un nuovo effetto collaterale mai visto in precedenza con uno dei vaccini COVID-19 a mRNA si manifesterà improvvisamente mesi o anni dopo che è stato somministrato.

Per quanto riguarda la pretesa che questi vaccini rappresentino farmaci sperimentali non ancora approvati dalle agenzie di regolamentazione, è semplicemente errato affermare che il vaccino Pfizer distribuito negli Stati Uniti (BNT162bs) sia diverso dal vaccino Pfizer a cui è stata concessa la completa approvazione della FDA e distribuito in Europa (Comirnaty). Pfizer Comirnaty e Pfizer BNT162bs sono biologicamente e chimicamente uguali. Il fatto che si chiamino in modi diversi in America e in Europa è semplicemente una distinzione di carattere legale4“.

FACT CHECKING:

Ebbene, dove Spaeder dice che

“Dovrebbe essere rassicurante il fatto che ci stiamo avvicinando a un anno di distribuzione globale di questi vaccini COVID a miliardi di individui senza che siano emersi effetti negativi a lungo termine”

è evidente che non si può definire il periodo di un anno come “lungo termine”, che implica invece una prospettiva pluriennale. E, dove dice:

“Non c’è motivo fisiopatologico o storico per credere che un nuovo effetto collaterale mai visto in precedenza con uno dei vaccini COVID-19 a mRNA si manifesterà improvvisamente mesi o anni dopo che è stato somministrato”

ebbene, che metodologia sarebbe questa? I vaccini a mRNA applicati al Covid, non sono forse una tecnologia nuova? Il Corriere della Sera, il 21 marzo 2021 scrive qui

https://www.corriere.it/esteri/21_marzo_21/vaccino-nato-colazione-l-abbiamo-disegnato-48-ore-f15b6b48-8a8c-11eb-82d5-215578033673.shtml

SCIENZIATI EROI

«Il nostro vaccino BioNTech? Nato a colazione, l’abbiamo disegnato in 48 ore»

Ugur Sahin e Özlem Türeci sono i pionieri tedeschi della tecnica mRna. «Ora vogliamo battere il cancro»

di Mathias Döpfner

«Il nostro vaccino BioNTech? Nato a colazione, l'abbiamo disegnato in 48 ore»

Cioè, un preparato realizzato in due giorni, tra l’altro da “scienziati eroi”, non a caso originari di quella Turchia che ha ancora il dente avvelenato con l’Occidente per gli esiti sfavorevoli della battaglia di Lepanto e dell’assedio di Vienna, non deve essere testato a lunga scadenza, prima di essere applicato, in quattro e quattr’otto, a miliardi di persone? Qui, mi pare che l’approccio della dottoressa Spaeder, che chiamerò eufemisticamente disinvolto, ignori qualunque elementare principio di prudenza e di coscienza.

Il problema già manifesto con questi vaccini mRNA non è però, evidentemente, quello gli effetti avversi a medio e lungo termine, ma quello degli effetti avversi immediati.

Andrea Zambrano (@zambry77) / Twitter

E’ infatti datato 20 agosto 2021 l’articolo firmato da Andrea Zambrano ancora per la Nuova Bussola Quotidiana, che, nella circostanza, ringrazio sentitamente per l’eccellente lavoro informativo svolto:

https://lanuovabq.it/it/noi-vittime-del-vaccino-lasciati-soli-da-uno-stato-che-non-vuole-curarci

nel quale già si parlava dell’enorme scandalo dello Stato Italiano, rappresentato dal Governo Draghi, che dopo aver indotto i cittadini a curarsi, poi, quando questi sono stati gravemente colpiti dall’inoculo, li ha abbandonati al loro destino:

“Noi, vittime del vaccino: lasciati soli da uno Stato che non vuole curarci”

“Dolori insopportabili a nervi e tendini, nessuna cura né diagnosi, la paura di danni permanenti. È una misteriosa neuropatia conseguente al vaccino Covid che si manifesta sotto forma di un bruciore interno inspiegabile: sono centinaia i casi che non escono allo scoperto per vergogna o paura di essere presi per matti. Dopo la denuncia di Alessia d’Arrigo, il coraggio di Federica Angelini, maestra di Bussolengo: “Male atroce alle gambe, tamponiamo con cortisone e oppiodi: la nostra vita è sconvolta da questi ‘fuochi’ misteriosi, i medici non sanno come chiamarli né affrontarli, ma siamo già tantissimi e a centinaia mi scrivono. Non sono no vax, ma dove sono adesso i luminari che in tv dicono che il vaccino è sicuro? Vorrei vederli qui a studiare il mio caso”.
– LE PRESSIONI DEL CARDINALE USA SULL’OBBLIGO di Luca Volontè

Federica Angelini col suo adorato cane Zoe

“La sconfitta del vaccino ha il volto dei nostri fragili nervi e cammina con le nostre paure. Non solo perché a noi ha fatto male, ma perché siamo abbandonati completamente da quel sistema sanitario che dovrebbe invece correre a curarci e studiarci dando un nome a quello che ci sta facendo soffrire”. Federica Angelini è un’insegnante di Bussolengo ed è alle prese con una misteriosa neuropatia insorta subito dopo la prima dose di AstraZeneca in primavera.

Nessuno sa come si chiami e nessuno sa curarla, ma come lei sono centinaia, probabilmente migliaia le persone che hanno accusato questo disturbo, che provoca un non meglio precisato “bruciore” (leggi qui l’intervista della Bussola a Alessia d’Arrigo) e un collasso dei nervi che impedisce di poter svolgere una vita normale. Un male oscuro, sommerso, conseguente il vaccino, ma sul quale ancora non si sa nulla e che viene denunciato lentamente con il passaparola: per vergogna o per paura di essere presi per “matti” dai medici. Col terrore che possa diventare permanente. 

Eppure, ci sono, non sappiamo quanti siano perché la farmacovigilanza non funziona come dovrebbe. E non sono affatto no vax, né pentiti dal vaccino, come in questa intervista Federica ribadirà più volte, ma vogliono soltanto che lo Stato, quello Stato che li ha praticamente costretti a inocularsi un preparato sperimentale, vada anche da loro e si faccia carico di quel dolore.

Raccontare le loro storie è quindi il primo passo per far emergere un problema nascosto che – stando alla testimonianza di Federica Angelini – è più vasto di quanto immaginiamo “dato che soltanto a me, dopo la mia denuncia su Facebook, stanno arrivando centinaia di segnalazioni e storie drammatiche”.

Federica, anzitutto come sta?
Sto meglio per quel che riguarda il fuoco, che è meno violento di qualche settimana fa. Ma sto prendendo 4 antistaminici al giorno e i dolori diffusi permangono: ieri sono stata visitata per la prima volta da un reumatologo.

Che cosa le ha detto?
Si è preso due giorni di tempo per darmi una risposta, vuole studiare il mio caso, ma come prima cosa mi ha confermato che non sono la prima che vede. Tanti medici gli stanno mandando casi come il mio, nei più gravi sono stati danneggiati non solo i nervi, ma anche i tendini e provocano dolori terribili, soprattutto di notte.

A loro si aggiungono i casi che lei sta raccogliendo dopo l’articolo pubblicato sul giornale della sua città, l’Arena che ha parlato del suo calvario e dopo l’appello su Facebook.
Tutti con lo stesso incipit: “Prima del vaccino non avevo nulla”. Sto leggendo centinaia di storie molto dolorose e mi sento impotente. Non posso fare altro che condividere umanamente e provare a parlare sempre più forte, ma sono molto stanca: il dolore più grande che viviamo è quello di sentirci abbandonati.

Dai medici?
Io non voglio colpevolizzare i medici, anzi li comprendo perché, purtroppo, le informazioni che hanno su questi eventi avversi da vaccino sono insufficienti come quelle che abbiamo noi, ma mi aspetterei un maggior interesse nel cercare almeno di “usarci” per il bene.

Usarci?
Studiare questi casi che sono drammatici, glielo posso garantire a distanza di mesi dai primi sintomi. Si sono organizzati per vaccinare ai crocicchi delle strade e in spiaggia, ma del post vaccino qualcuno si sta interessando?

L’Aifa non fa farmacovigilanza su queste reazioni?
Il mio medico l’ha segnalata, ma le segnalazioni passive sono pochissime.

Perché?
Perché si ha vergogna e si teme di essere presi per nevrotici. Una persona mi ha scritto: è stata male 30 secondi dopo l’iniezione, ha avuto una sincope. È tornata a casa a ha atteso qualche giorno. Poi sono cominciati i fuochi…

Quando parla di fuochi che cosa si intende?
Non ha un nome, non si spiega. È un bruciore interno, indescrivibile che agisce a livello dei nervi. A me dà dolori fortissimi alle gambe, sto parlando di dolori da svenimento. Ho provato anche con forti oppioidi. Il reumatologo ha individuato un punto preciso e mi ha detto: “Ecco, qui c’è un’infiammazione importantissima che prima non c’era e ora risulta”.

E come pensa di trattarla?
Con cortisone, ma non conoscendo bene le cause si va per tentativi: in Allergologia dove sono stata seguita ritengono che il cortisone peggiori la situazione. È drammatico, mi creda.

Così come non sentirsi ascoltati…
Le persone che non hanno subito reazioni non comprendono, ma è bene che tutti sappiano che quello che sta succedendo a noi potrebbe accadere ad altri alla terza, alla quarta o – chissà – alla quinta dose. Nessuno ci garantisce che andrà sempre bene.

Le storie che le arrivano sono solo di vaccini AstraZeneca?
No. Sono soprattutto di Pfizer e Moderna. Sono pochi i casi di AstraZeneca come il mio.

Come è cambiata la sua vita?
Nella quotidianità devo convivere con questi dolori e cerco di sopportare con pazienza. Ho due figlie e devo pensare a loro; Il medico mi ha fatto un certificato che scadrà il 30 settembre e che mi esenta dal fare la seconda dose, ma il futuro è incerto: che cosa farò dal 30 settembre? Non potrò avere il Green pass perché non ho completato il ciclo vaccinale e rischio il demansionamento? Non lo so, non so nulla, mi sento abbandonata anche sotto l’aspetto lavorativo.

Che cosa chiede al Governo?
Che mi ascolti. E lo chiedo a tutti i luminari che vanno in tv a dire che il vaccino è sicuro, a tutti i componenti del CTS che orienta le decisioni del ministero della Salute, ai medici dell’Iss che raccolgono i dati, ai ricercatori delle case farmaceutiche: perché non venite a casa nostra a studiarci e a curarci?

Teme che la sua storia possa essere di disturbo a qualcuno?
Per certi politici temo di essere uno scomodo granello di sabbia, che rischia di inceppare l’ingranaggio costruito. Temo il rimprovero di chi è qui a salvare l’Italia e non può perdere tempo con questi “incidenti di percorso”. E temo che non ci prenderanno in considerazione perché noi siamo la sconfitta del vaccino.

La sconfitta?
A noi che lo abbiamo fatto convintamente ha provocato una grande sofferenza e – in aggiunta – non siamo neppure degni di ricevere le attenzioni di quel sistema sanitario che ci ha spinto a vaccinarci. Eppure, se si affrontasse anche il nostro dolore, ne gioverebbe anche il vaccino stesso.

In che senso?
Perché si chiarirebbero meglio i contorni, gli ambiti di intervento, i nessi di causa e le cause delle reazioni avverse. Si circoscriverebbero le potenzialità e si limiterebbero gli effetti collaterali. Noi siamo la sconfitta, ma allo stesso tempo anche la salvezza di questo vaccino, perché è solo affrontando le reazioni avverse che si potrà mettere a punto una strategia vaccinale seria e per il bene di tutti.

In questo modo potrebbe risentirne la vaccinazione di massa, però.
Ma cos’è che sta più cuore? La salute o altri interessi?”

Il Comitato “Ascoltami” si è poi effettivamente costituito, ha aperto il suo sito web:

http://www.comitatoascoltami.it/

dove si possono ascoltare le testimonianze in video delle persone colpite dal vaccino, e dispone anche della sua pagina facebook:

https://www.facebook.com/ComitatoAscoltami/posts/133098512480181

che riporta i volti delle persone colpite e le loro testimonianze scritte, come questa:

ComitatoAscoltami

Azzurra, da Pistoia

“Sono Azzurra, ho 28 anni e vengo dalla Provincia di Pistoia. Ho avuto accesso alla prima vaccinazione con Astrazeneca lo scorso 25 Marzo, rientrando nella categoria del personale scolastico e universitario. Dopo circa 7h dall’inoculazione ho iniziato ad avvertire forti bruciori agli arti inferiori, seguiti nelle ore e giorni successivi da febbre alta, linfonodi del collo ingrossati, parestesie migranti ed eritema vescicolare su collo, zona retroauricolare e mani. Dopo una iniziale e promettente, seppur parziale, risoluzione dei sintomi, a seguito di terapia con Nicetile e complesso vitaminico B, a partire dalla prima metà di luglio ho registrato una forte recrudescenza della sintomatologia, con dolori urenti, scosse elettriche, parestesie a tutto l’emisoma sinistro (lato inoculazione), febbricola, difficoltà a discriminare variazioni di temperatura, freddo gelido alle estremità, severa difficoltà di concentrazione, astenia già dal risveglio e progressiva e ingravescente difficoltà di deambulazione che mi ha portato ad un ricovero in Agosto per sospetta Guillan-Barrè. Dai primi di settembre ho inoltre sviluppato una orticaria con angioedema alla gola, per la quale mi trovo tutt’oggi sotto antistaminici. Ho presentato due segnalazioni all’AIFA, la prima dopo una decina di giorni dall’inoculazione e la seconda a sei mesi di distanza, ma non ho mai ricevuto risposta. Oggi, nove mesi dopo quella prima e unica dose, dopo ripetute indagini diagnostiche, analisi approfondite e visite specialistiche pagate di tasca propria, mi ritrovo con diagnosi di malattia neurologica rara (Neuropatia delle Piccole Fibre) associata a diffusa infiammazione da IL-8, chemochina coinvolta nel processo infiammatorio per infezione da Sars-Cov-2, pur non avendo mai avuto il covid, neanche in forma asintomatica. Ero una ragazza dinamica, piena di sogni e di speranze, nel pieno delle forze fisiche e all’ultimo anno di un dottorato di ricerca. Oggi sono una persona con evidenti difficoltà, che spesso necessita di assistenza, che ha visto il proprio stile di vita radicalmente sconvolto e che deve accettare non solo la malattia, ma si trova a dover sopportare anche il silenzio che si cerca di imporre a chi ha avuto la sfortuna di sviluppare un evento avverso. L’unica cosa che non mi è stata tolta, però, è il sorriso. Il sorriso di chi non si arrende.”Chiediamo diagnosi e cure coordinate su tutto il territorio. Basta silenzio”. ComitatoAscoltami

A fronte di questi dati di fatto, di queste vicende, di questi nomi, di questi volti di persone in carne e ossa, che a questo punto smentiscono clamorosamente non solo quanto affermato dalla Spaeder, ma ben di più quella che chiamo la Narrazione Covidica di regime, la reazione dello Stato, rappresentato in questo tempo dal Governo Draghi, è addirittura torva. Leggiamo infatti questo articolo del 3 dicembre 2021, ancora a firma di Andrea Zambrano, per la NBQ:

https://lanuovabq.it/it/esenzioni-nas-in-ambulatorio-noi-medici-intimiditi

Esenzioni, Nas in ambulatorio: «Noi medici intimiditi»

“Nel perugino il Nucleo Antisofisticazione dei Carabinieri irrompe in ambulatorio e richiede al medico la documentazione di esenzione di una ventina di pazienti che non sono stati vaccinati. «Un’intimidazione, a che gioco giochiamo?», dice lei alla Bussola. «Conosco i miei pazienti e so a quali rischi alcuni di loro potrebbero esporsi, questo tono ingiuntivo mina la discrezionalità del professionista medico».

– CAMPAGNA VACCINALE O MILITARE? di Riccardo Cascioli

Si sono presentati in ambulatorio, sembravano pazienti, ma una volta davanti al medico si sono rivelati due agenti dei NAS. Il nucleo antisofisticazioni dei carabinieri ha fatto visita a un medico umbro la scorsa settimana. Il motivo? Hanno chiesto la documentazione relativa ad una ventina di esenzioni rilasciate ad altrettanti suoi pazienti che sono stati esonerati o dalla somministrazione obbligatoria del vaccino o dall’inoculo della seconda o della terza dose a fronte dell’insorgenza di alcune reazioni avverse.

Succede nel perugino, dove la professionista esercita la sua attività di medico di base. È lei stessa a raccontare alla Bussola come sono andati i fatti e che cosa sta accadendo a molti altri suoi colleghi. In questa intervista, però, non sono riportate le generalità della professionista perché, anche se su di lei non pende nessuna ipotesi di reato, ha chiesto di restare anonima per tutelare la sua immagine e la sua professione da eventuali spiacevoli ricadute.

Dottoressa, come sono andati i fatti?
Si sono presentati due agenti dei NAS in borghese e mi hanno chiesto di preparare la documentazione relativa a una lista di pazienti da me seguiti ed esentati dal vaccino.

C’è un mandato o una richiesta della Procura? C’è un’indagine in corso?
Mi hanno detto di preparare il materiale, poi mi hanno comunicato il giorno di consegna; per l’occasione mi faranno avere il mandato. L’unica cosa che so è che in Procura c’è un fascicolo aperto contro ignoti, quindi, anche sentito l’avvocato, non è possibile sapere molto più.

Di che pazienti si tratta?
Prevalentemente si tratta di sanitari e insegnanti.

Teme che ci sia il sospetto di concessioni facili di esenzioni?
Non saprei che cosa pensare, ma mi disturba questo atteggiamento ingiuntivo nei confronti di chi sta facendo il proprio lavoro.

Il tema delle esenzioni è strettamente connesso con le controindicazioni da vaccino. Teme che qualcuno possa accusarla di non aver rispettato le direttive?
L’unica cosa che so è che ho agito in scienza e coscienza da medico, il quale, stando alla legge, ha ancora la titolarità sulla decisione di rifiutarsi di sottoporre un paziente a un trattamento farmacologico.

Ma la lista dei criteri di rilascio delle esenzioni a che punto è?
È lettera morta dall’agosto scorso. Il direttore generale del Ministero Gianni Rezza ha diramato una circolare intitolata “Modalità di rilascio delle Certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2”. L’ho letta con avidità sperando di trovare la lista di patologie da esentare, ma è formulata in maniera opposta, cioè illustra le tipologie di chi non deve essere esentato: praticamente tutti. Le controindicazioni non sono previste praticamente per nessuno, neppure per le donne in gravidanza.  

Ma lei che esenzioni ha rilasciato dunque?
Tutte documentate da fattori clinici inoppugnabili.

Ad esempio?
Pazienti reduci da choc anafilattici o da asma allergica grave per i quali ci sono linee guida che da tempo dicono che non devono essere sottoposti a vaccino oppure soggetti con malattie autoimmunitarie. Un collega in pensione, ad esempio, ha avuto uno choc anafilattico da ingestione di crostacei.

Che c’entra col covid? Potrebbe avere conseguenze?
Lo espone a un tipo di reattività allergica essendo un soggetto iperergico o iper-eattivo. Potrebbe essere predisposto a sviluppare una sensibilizzazione ad altri principi farmacologici, io non posso esimermi dal certificare che il vaccino per lui potrebbe costituire un pericolo aggiuntivo rispetto ad altri pazienti per i quali questo rischio, ad esempio, non c’è. Così l’ho esentato.

Una volta raccolta la documentazione, che cosa succederà?
Ci vorrà del tempo per analizzarla e poi bisognerà prendere una decisione, in pratica se confermare o revocare l’esenzione. Ma c’è un altro aspetto grave.

Quale?
Resta un atto di intimidazione nei confronti dell’esercizio della professione medica, conosco i miei pazienti e so in scienza e coscienza perché ho fatto quello che ho fatto. A che gioco giochiamo? La discrezionalità del medico sulla carta è ancora prevista.

Ha paura di ricadute sulla professione?
Non ho paura per me, non lo so che cosa rischio. Bisognerà vedere il perché la Procura della Repubblica mi ha mandato questi signori con ingiunzione di documenti e procedimenti verso ignoti. Quindi attualmente non sono neanche nelle condizioni di potermi difendere.

Che cosa succederebbe se questi documenti venissero ritenuti non validi?
Potrei rischiare l’accusa di falso, ma non voglio neanche pensarci.

L’Ordine dei Medici vi tutela?
No, l’Ordine ha assunto un atteggiamento prono nell’autorità e intimidatorio nei confronti degli iscritti.

Ma lei è vaccinata?
Sì. Una sola dose perché ho fatto il covid. Sono stata malissimo tre giorni e ho rischiato una ADE, una sindrome infiammatoria sistemica. E io non avevo nessun motivo apparente di controindicazione…”

Ma, per una dottoressa che cerca di proteggere i suoi pazienti, vi sono anche medici che, domati dal sistema e non in grado di tener fede al giuramento di Ippocrate, non vogliono ammettere reazioni avverse. Lo racconta ancora Andrea Zambrano, ancora sulla NBQ, il 10 novembre 2021, a questo link:

https://lanuovabq.it/it/molti-medici-non-vogliono-ammettere-reazioni-avverse

«Molti medici non vogliono ammettere reazioni avverse»

«Nel mio campo vedo riacutizzazioni di infiammazioni alla tiroide, irregolarità nel ciclo mestruale, sindrome di Guillain-Barré, parestesie, trombosi e disturbi coagulativi. La correlazione col vaccino è nei fatti e nelle tempistiche. Non si sapeva? Per forza: con due mesi soltanto di trial era inevitabile. Ma molti medici preferiscono non indagare per non rischiare di beccarsi l’accusa di no vax». Parla alla Bussola l’endocrinologo Giovanni Frajese: «Bisogna segnalare le reazioni avverse perché è l’unico modo per studiarle e perché l’EMA le inserisca tra gli effetti collaterali».

Nel giugno scorso avevano fatto clamore le sue dichiarazioni di forte critica ai vaccini per bambini e adolescenti. Per il luogo in cui erano state pronunciate, il Senato, e per la sua autorevolezza. Da quel giorno per Giovanni Frajese, medico endocrinologo e docente all’università di Roma Foro Italico, sono state migliaia le mail e le lettere di genitori preoccupati. E oggi che il tema della vaccinazione anti-Covid in età pediatrica è tornato prepotentemente alla carica, unito a una forte contrarietà del mondo scientifico, anche di parte dei virologi più intervistati sui giornali, Frajese rivendica in questa intervista alla Bussola la bontà della sua presa di posizione iniziale.

Professore, ha poi fatto fare il vaccino a sua figlia?
No, e i fatti mi stanno dando ragione. Non aveva alcun senso e non ce l’ha oggi.

Perché il suo intervento al Senato fece così scalpore?
In giugno nessuno si era ancora esposto, o meglio, nessuno con una qualifica universitaria e istituzionale. In giugno c’era una voce unica che sosteneva senza ombra di dubbio la vaccinazione pediatrica anti-Covid. Ora non è così. A qualcosa il mio appello è servito.

Ha ricevuto attacchi?
Sinceramente mi aspettavo un attacco da una parte del mondo accademico, ma non è accaduto. Nessun attacco dai colleghi, ma neanche nessuno che mi desse ragione. Semplicemente ignorato. Le perplessità espresse in Parlamento però sono tuttora valide.

Che cosa è cambiato da giugno ad oggi?
Si è rafforzata l’idea che questi vaccini siano relativamente efficaci nel tempo, ma non poteva che essere così dato che lo studio, per ragioni di urgenza, è stato fatto in tempi molto rapidi, con un’osservazione clinica durata due mesi. E infatti le pubblicazioni attuali dicono che col passare del tempo l’efficacia diminuisce al di sotto del 40%, ecco la necessità di una terza dose per riportare la risposta anticorpale a un livello di guardia.

Che cosa sarebbe accaduto se il trial fosse durato almeno un anno?
Che ci sarebbe stata una efficacia molto più bassa. A quel punto si sarebbe imposto il dilemma se approvarli o no. E soprattutto si sarebbe affermato senza tema di smentita che questi vaccini non sono stati un grande successo.

Lei è endocrinologo, che cosa vede sul fronte delle reazioni avverse?
Mi sta accadendo di vedere due tipologie di disturbi. La prima sono riattivazioni importanti di patologie autoimmuni.

In che senso?
In termine tecnico si chiama flare up, una sorta di fiammata di ritorno, come la tiroidite di Hashimoto e morbo di Graves, due tipologie serie di infiammazione tiroidea.

Perché?
Perché il vaccino riprogramma la cellula e modula il sistema immunitario. Questo aspetto non è stato ancora approfondito adeguatamente. La produzione dei sub-componenti del sistema immunitario non la conosce nessuno, cominciano a essere pubblicati dei dati preliminari su MedRX, report sulla modificazione di cellule natural killer. Le patologie autoimmuni come quelle alla tiroide si riattivano nel corso di questo processo.

E la seconda?
Noto molti disturbi al ciclo mestruale. Anche di adolescenti. 

Sono fenomeni gravi?
Nelle ricadute sulla fertilità, sì.

Effettivamente nell’ultimo aggiornamento dell’EMA sulla farmacovigilanza, le irregolarità mestruali sono state inserite per la prima volta a quasi un anno dalla somministrazione delle prime dosi. Perché c’è voluto così tanto?
Perché nei trials non si potevano monitorare, in appena due mesi. Diciamo che noi medici stiamo vedendo sul campo le ricadute degli effetti avversi.

Ci sono molte altre patologie?
Sto seguendo sindromi di Guillain-Barré, parestesie, trombosi e disturbi coagulativi.

Anche queste sono state riportate negli aggiornamenti.
Ho una paziente che ha perso il controllo della sensazione della vescica. Ha 52 anni e ora ha il catetere.

Eppure, si tende a escludere sempre la correlazione. Come fa ad essere sicuro che c’entri il vaccino?
I neurologi non hanno alcuna idea di quale sia la causa, la temporalità è successiva al vaccino, i meccanismi di azione sono plausibili con l’inoculo. Si deve fare una lunga opera di studio di ogni caso.

È perché non c’è ancora molta letteratura a disposizione?
Esattamente. Non avendo letteratura a disposizione chi è che rischia di prendersi del no vax per mettersi a studiare le reazioni avverse? Purtroppo, tanti di noi stanno andando alla cieca o preferiscono fare finta di nulla.

Sta dicendo che per un medico è difficile affermare una correlazione diretta?
C’è una situazione di disagio nelle persone che hanno una reazione avversa perché la classe medica fatica a comprendere perché si è verificato un fenomeno e qual è il meccanismo fisiopatologico che sta dietro la manifestazione, così facendo sia la diagnosi che la terapia diventano di tipo intuitivo perché non si segue un protocollo.

Che cosa bisogna fare?
Continuare a segnalare, non solo da parte dei pazienti, ma sono i medici che devono segnalare tutto quello che vedono in termini di possibile reazione avversa. Solo così certe patologie verranno prese in considerazione. Le faccio un esempio.

Prego.
Nei primi report di EMA non c’era la pericardite come effetto avverso grave: finché c’erano poche segnalazioni si tendeva a non registrarle e soprattutto a non considerarle correlate. Quando il numero di reports della pericardite è aumentato superando una certa soglia allora è stata riconosciuta come possibile link causale alla vaccinazione ed è entrata a far parte degli eventi avversi noti. Ora la comunità scientifica è passata allo studio del fenomeno. La farmacovigilanza funziona in questo modo.

Siamo però ancora in un contesto di segnalazioni spontanee ad Aifa e EMA.
E questo è un grosso problema perché sistemi come Vaers ed Eudravigilance sono volontari; quindi, significa che la percentuale è molto bassa.

Di quanto?
Del 10%? Del 20% Non saprei, di sicuro è sottostimato”.

Cioè, invece di curare le persone a casa, precocemente e nel modo giusto, il Governo Draghi intimidisce i medici che, ippocraticamente, tutelano la salute dei loro pazienti. Pare che, dietro questa politica, vi sia un piano sinistro e inconfessabile.

5. Terapie complementari ai vaccini

TEMA:

Terapie alternative

VIGANO’:

Penso sia evidente che esistano cure mediche senza effetti collaterali negativi, anche se sono state sistematicamente boicottate dalle Istituzioni Sanitarie – OMS, CDC, EMA – e dai media mainstream … Altre cure di recente sviluppo sono assolutamente efficaci, poco costose, e non comportano alcun pericolo per chi le riceve: è il caso del trattamento al plasma studiato e impiegato con grande successo dal medico italiano Giuseppe De Donno”.

SPAEDER:

“La Sua lettera afferma che “esistono trattamenti efficaci che curano i pazienti…”. Anche se tutti desidereremmo che fosse così, semplicemente non è vero. Ci sono protocolli di trattamento sviluppati negli ultimi 19 mesi che migliorano i risultati, ciononostante nessuno di questi fa quanto Lei afferma in questa lettera. Per fare un esempio, ci sono considerevoli prove aneddotiche che suggeriscono i benefici dell’idrossiclorochina e dell’Ivermectina, ma non ci sono studi scientifici rigorosi su larga scala a sostegno del loro uso. Il tipo di studi che si prende in considerazione per trarre conclusioni è importante. Esistono standard classificati per le prove; il gold standard è lo studio controllato randomizzato.

Il “trattamento al plasma” sostenuto dal dott. Giuseppe De Donno sembrava promettente per un certo periodo, e un articolo del New England Journal of Medicine nel febbraio di quest’anno ha suggerito che valesse la pena esaminarlo5, ma nel giro di pochi mesi una meta-analisi (che combina i dati di diversi ampi studi) pubblicata da Cochrane ha concluso che per le malattie da grado moderato a grave non vi era alcun beneficio mentre per la malattia lieve o senza sintomi il beneficio era incerto6.

L’idrossiclorochina e l’Ivermectina non vengono “sistematicamente boicottate” dall’OMS o dal CDC. Entrambe le organizzazioni hanno addotto delle forti raccomandazioni contro l’uso di tali farmaci in pazienti con infezione acuta da COVID-19 perché non ci sono prove che essi funzionino nel ridurre la mortalità o la durata del ricovero. L’idrossiclorochina, ad esempio, è stata esaminata nello studio RECOVERY, uno studio controllato randomizzato; i risultati di quello studio non solo non hanno mostrato una diminuzione della mortalità, ma hanno addirittura evidenziato un aumento della durata della degenza ospedaliera, dell’intubazione/ventilazione nonché la morte dei pazienti che hanno ricevuto il farmaco7.

Quel particolare studio ha coinvolto i pazienti ospedalizzati più gravemente malati, ma un altro studio ha esaminato l’uso dell’idrossiclorochina in individui positivi al COVID-19 asintomatici o abbastanza sani da rimanere a casa. I risultati non hanno mostrato alcun beneficio nella clearance virologica (eliminazione del virus ndr.) o nel tempo di miglioramento dello stato clinico8.

Per quanto emotivamente convincenti possano essere le prove aneddotiche, le organizzazioni sanitarie nazionali e globali non possono formulare raccomandazioni su terapie mediche basandosi su storie personali di chi è risultato positivo; che la madre o il prozio di qualcuno si sia ripreso dal COVID-19 durante l’assunzione di idrossiclorochina deve essere semplicemente inteso come una coincidenza rispetto a studi controllati randomizzati che coinvolgono quasi 5000 pazienti. È per questo motivo che, nel giugno del 2020, la FDA ha revocato la sua autorizzazione all’uso d’emergenza per l’idrossiclorochina come trattamento per l’infezione acuta da COVID-19.

I risultati dell’Ivermectina sono altrettanto poco convincenti. L’Ivermectina è un medicinale altamente efficace in alcuni tipi di infezioni parassitarie. Ma numerosi studi individuali e diverse meta-analisi non hanno mostrato alcun beneficio consistente nell’uso di questo farmaco per il trattamento o per la prevenzione dell’infezione da COVID-19. Forse il dato più convincente è che un’ampia meta-analisi, pubblicata nel luglio 2021, è stata ritirata dagli stessi autori un mese dopo in seguito ai reclami su un significativo utilizzo di dati fraudolenti che hanno minato le conclusioni del documento originale9.

Alcuni operatori sanitari continuano ad esprimere il proprio disappunto per il fatto che i loro sistemi ospedalieri stiano limitando l’uso di Ivermectina per i pazienti COVID-19 al di fuori degli studi clinici in corso, ma ciò non dovrebbe essere interpretato come se le agenzie governative stessero cospirando per impedire ai malati di ricevere le medicine necessarie. Significa semplicemente che le prove disponibili non supportano l’uso di questo farmaco per il trattamento di questa particolare malattia in questo momento”.

Per questo punto, rimando a quanto già detto al capitolo 1, aggiungendo un’altra tranche del già citato articolo del 14 settembre scorso, a firma del Fisico (già Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) Mario Menichella, sul sito web della Fondazione Hume:

Tutto quello che non vi dicono sulle cure domiciliari precoci per il Covid-19 (e perché lo fanno)

La situazione italiana e l’abbattimento delle ospedalizzazioni con il “protocollo Remuzzi”

…La situazione illustrata da McCullough ricorda molto quella italiana. In effetti, anche in Italia vi è stata una sorta di “buco nero” riguardo il discorso delle cure domiciliari, di cui solo pochi coraggiosi e ammirevoli giornalisti (e trasmissioni televisive) hanno parlato per un certo periodo. Non possiamo biasimare i medici di medicina generale, che sono stati totalmente abbandonati a se stessi, ma non è affatto accettabile che in Italia nessuna istituzione sanitaria statale o regionale abbia mai creato un solo singolo gruppo collaborativo con lo scopo di ridurre le ospedalizzazioni utilizzando le informazioni mediche disponibili nella letteratura peer-reviewed, cioè privilegiando un approccio mirato di medicina territoriale e non “armi di distruzione di massa” per l’economia come i lockdown, le regioni “a colori” ed altre amenità del genere, salvo poi puntare tutte le carte su dei vaccini di cui però presto vedremo gli inquietanti effetti avversi finora sottaciuti. Nel frattempo, forse per favorire i vaccini, le cure sono scomparse dai radar. Silenzio assoluto!

Ma questo non significa che non siano stati messi a punto, nel frattempo, nuovi possibili protocolli di cura. Si noti però che, come osserva il dr. McCullough, “nessun singolo farmaco funziona da solo contro il Covid-19. E, in effetti, uno degli errori sbrigativi che sono stati fatti (purtroppo anche dalle nostre Autorità sanitarie e dai medici “da salotto televisivo”, ndr) è stato quello di limitarsi all’analisi dell’efficacia o meno dei singoli principi attivi impiegati, come ad esempio è avvenuto con l’idrossiclorochina (che è risultata essere molto efficace contro il SARS-CoV-2 in vitro [105] e quando è stata somministrata ai contagiati Covid nelle primissime fasi di malattia insieme a un antibiotico, il cui ruolo – all’apparenza oscuro – sembra essere spiegato da un recente e assai interessante studio italiano [97], ndr). Un altro errore è stato quello di fare studi su un piccolo numero di pazienti – ad esempio 200 – e guardare se la mortalità si riduceva o meno. Noi non facciamo così con il cancro, non facciamo così con l’Aids e nemmeno con l’epatite C. Quello che cerchiamo sono segnali di benefici e sicurezza accettabile, dopodiché li combiniamo. Non possiamo aspettarci che un singolo farmaco riduca la mortalità per Covid, ma più farmaci in combinazione possono farlo: possono sconfiggere un’infezione virale altrimenti potenzialmente letale!”.

Il protocollo di McCullough si basa, in effetti, su un’escalation del trattamento in base ai sintomi (v. figura). Fra i vari farmaci usati, si noti l’uso immediato di idrossiclorochina (in pratica, Plaquenil, 200 mg per dose) più azitromicina (un antibiotico, 250 mg per dose), una terapia che usata in fase precoce ha dato luogo – secondo esperti dell’Istituto di Malattie Infettive di Marsiglia, che hanno pubblicato i risultati di uno studio fatto su migliaia di pazienti [95] – a una letalità per Covid (il “tasso di letalità” è la proporzione di decessi fra i casi confermati di malattia) trascurabile: appena lo 0,06%, pari a circa un trentesimo della letalità reale in Italia (dove non si sono adottate “vere” cure, ma solo “vigile attesa”), che era del 2% circa [111]: un risultato notevole, confermato da un altro studio del medesimo gruppo [106], in cui l’abbattimento della letalità è risultato pari all’82%! Questo studio è di tipo retrospettivo, ma il grandissimo numero di pazienti coinvolti rendono simili risultati degni di interesse [107]. Tuttavia, fra aprile e giugno 2020, le Autorità sanitarie italiane hanno bloccato le terapie che in altri Paesi vari medici stavano praticando con successo, ma ciò è stato fatto valutando l’azione dei farmaci su pazienti ospedalizzati (quindi già in fase avanzata di malattia), non su pazienti trattati precocemente con le cure domiciliari, come si può capire molto bene dal documento ufficiale dell’AIFA che trovate in bibliografia [96].

A influire sulla decisione dell’AIFA era stato probabilmente anche un articolo apparso alcuni giorni prima su Lancet [103], che sosteneva un “aumento di rischi per reazioni avverse” su chi assume clorochina o idrossiclorochina “a fronte di benefici scarsi o assenti”. Peccato, però, che poco tempo dopo lo studio sia stato ritirato dalla rivista stessa perché la ricerca in questione, contestata da oltre 120 scienziati, era basata su dati in pratica “inventati” e presentava forti lacune dal punto di vista metodologico [104]. Ciò talvolta succede, quando un farmaco è “scomodo” per la sua grande efficacia (purché somministrato subito!) e perché poco costoso. Si noti inoltre che l’idrossiclorochina, alle dosi della cura anti-Covid, viene usata da 40 anni per la profilassi anti-malarica di 7 giorni. Vero è che prendere insieme questi due farmaci che allungano il cosiddetto “intervallo QT” può indurre aritmie e aumentare il rischio di mortalità cardiovascolare [96], ma le Autorità sanitarie italiane non sembrano essersi accorte che i numeri assoluti di morti per aritmie erano in realtà piccolissimi – e dunque trascurabili – se confrontati con le morti per Covid evitate (che possiamo stimare in circa 214 morti evitate ogni 10.000 persone contagiate [95]), donde un rapporto rischio / beneficio assolutamente favorevole per i pazienti così curati, specie se over 50.

Fig.3 – Algoritmo di trattamento per la malattia COVID-19 confermata in pazienti ambulatoriali a casa in quarantena automatica. BMI = indice di massa corporea; CKD = malattia renale cronica; CVD = malattia cardiovascolare; DM = diabete mellito; Dz = malattia; HCQ = idrossiclorochina; Mgt = gestione; O2 = ossigeno; Ox = ossimetria; Yr = anno (fonte: McCoullogh et al. [1]). Tali informazioni sono fornite al solo scopo di completezza divulgativa, non per un uso “fai da te” (vedi l’avvertenza in fondo al presente articolo).

Come spiega il dr. McCullough, “due grossi e importanti studi effettuati qui negli Stati Uniti – uno nel Texas e uno a New York – mostrano che, quando i pazienti over 50 con comorbidità, una volta ammalatisi di Covid-19, vengono curati presto con un approccio multi-farmaco – cioè di 4-6 farmaci in sequenza – vi è una riduzione dell’85% delle ospedalizzazioni e delle morti. Noi abbiamo avuto oltre 500.000 morti negli Stati Uniti; ne avremmo potuto evitare fino all’85% (senza alcun vaccino, ndr) se la risposta pandemica fosse stata focalizzata sul problema del paziente malato di fronte a noi. Invece essa è stata focalizzata su tutte le possibili altre questioni al di fuori di questa, a cominciare dalle mascherine per finire con i vaccini. Abbiamo perso il focus sulla questione più fondamentale di tutte”. In effetti, se i vaccini attuali verranno un giorno aggirati da un “ceppo mutante di fuga” – cosa possibilissima, come ci insegna la storia dei vaccini “leaky” [6] – ci ritroveremo punto e daccapo, cosa che invece non succederebbe con un protocollo di cura!

In Italia, un protocollo di cura domiciliare del Covid molto interessante per prevenire l’ospedalizzazione – che, se raggiunge tassi elevati sovraccaricando il sistema sanitario, costringe a “bloccare” il Paese con i lockdown – è stato messo a punto dall’Istituto “Mario Negri” [33] diretto dal prof. Giuseppe Remuzzi, considerato un’autorità di livello internazionale nel campo della farmacologia. L’efficacia del protocollo in questione è stata valutata attraverso uno studio osservazionale retrospettivo elaborato dal prof. Fredy Suter (oggi primario emerito dell’Ospedale “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo) e da Remuzzi, e pubblicato a giugno di quest’anno su una rivista peer-reviewed che fa capo a Lancet [32]. Il protocollo in questione, che offre vantaggi sia al sistema sanitario nazionale sia ai pazienti, è rivolto ai Medici di Medicina Generale e costituisce una proposta di trattamento domiciliare precoce del Covid-19 che dovrebbe iniziare immediatamente alla comparsa dei primi sintomi (tosse, febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di gola, nausea, vomito, diarrea) – che compaiono nei 4-7 giorni successivi all’infezione, quando la carica virale aumenta – senza aspettare i risultati dell’eventuale tampone naso-faringeo.

In Italia, in precedenza, non erano mai stati compiuti studi clinici randomizzati in pazienti con Covid-19 curati a casa, condotti per confrontare l’efficacia di diversi regimi di trattamento. Lo studio retrospettivo “a coorti abbinate” coordinato dal “Mario Negri” è stato effettuato come segue [33]: “90 pazienti con Covid-19 lieve sono stati trattati a casa dai loro medici di famiglia, tra ottobre 2020 e gennaio 2021, secondo l’algoritmo proposto. I risultati ottenuti da questi pazienti sono stati confrontati con i risultati di 1779 pazienti che presentavano le stesse caratteristiche (età, sesso e comorbidità), ma che avevano ricevuto altri regimi terapeutici. Le analisi di questo studio sono state effettuate con il metodo ‘intention to treat’, cioè un’analisi statistica che, nella valutazione di un esperimento, si basa sugli intenti iniziali di trattamento e non sui trattamenti effettivamente somministrati”. Il risultato è stato che si è osservato un notevolissimo  abbattimento della necessità di ricovero in ospedale, che “si è tradotto in una riduzione di oltre il 90% del numero complessivo di giorni di ricovero e dei relativi costi di trattamento”.

All’interno del suo ragionamento, Menichella cita anche il prof. De Donno:

Perché la pandemia non è controllabile solo con vaccini e lockdown

“Come alcuni dei medici “disobbedienti” che forniscono ai pazienti cure domiciliari precoci spiegano al grande pubblico, “non hanno capito che questa pandemia non è controllabile soltanto con i vaccini: possiamo superarla solo impiegando anche le terapie che già esistono. La vera notizia è: il Covid si cura, le persone si curano a casa e guariscono, con farmaci semplici poco costosi e con bassissimi effetti collaterali. Perciò se i governi ammettessero che il Covid – una brutta bestia che può portare alla morte ed a danni permanenti in molti organi e anche al cervello, si può curare – decadrebbe l’inutile e pericoloso obbligo vaccinale (per i sanitari, ndr), peraltro anticostituzionale. Inoltre, in quel caso verrebbe meno la possibilità di somministrare i vaccini sperimentali a soggetti non reclutati come volontari, poiché sia l’autorizzazione della FDA sia quella dell’EMA sono in deroga alle norme. I vaccini anti-Covid attuali sono sperimentali fino al 2023 (in sostanza, sono stati messi in commercio più o meno tre anni prima di quando lo sarebbero stati in una situazione ordinaria [31]) e, in presenza di una terapia efficace, l’utilizzo di vaccini sperimentali non è più possibile”, una tesi a mio parere difficile da smontare e peraltro sostenuta in un eccellente articolo pubblicato alcuni mesi fa su questo stesso sito [13] dall’avvocato Mark Bosshard, che in un pezzo più recente affronta anche l’argomento della “sperimentalità” dei vaccini contro il Covid [117].

In effetti, come sottolineano gli stessi esperti del settore, i vaccini anti-Covid odierni “non sono formalmente approvati, ma vengono invece somministrati sotto Autorizzazione all’Uso di Emergenza (EUA)”, in quanto si trovano ancora nella cosiddetta “fase 3” della sperimentazione. Non a caso, ad esempio, nel sito dell’EMA e in quello dell’AIFA si legge che, entro il dicembre 2023 (cioè entro 2 anni da ora), “per confermare l’efficacia e la sicurezza di Pfizer, il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio deve fornire la relazione finale sullo studio clinico C4591001 randomizzato, controllato verso placebo, in cieco per l’osservatore” [14, 15]. Detto in altre parole, i vaccinati sul campo sono al momento ancora una sorta di “cavie”, in quanto non sono noti gli effetti a medio e soprattutto a lungo termine (perché non c’è stato ancora il tempo per osservarli). Ed il fatto che in questi mesi le aziende produttrici e l’FDA (proprio mentre due suoi funzionari “top” danno le dimissioni [116]) stiano “in gran fretta” mirando a togliergli il “bollino” di “sperimentali” (ostacolo verso l’obbligo vaccinale) dandogli l’autorizzazione definitiva non cambia di una virgola la sostanza delle cose: non ne conosciamo gli effetti a lungo termine. Ciò per due motivi: (1) non è trascorso abbastanza tempo per osservarli (ad es. il cancro è una patologia che si sviluppa dopo anni) e (2) si è scelto di non effettuare una farmacosorveglianza “attiva”.

E anche sui numerosi effetti avversi gravi dei vaccini già osservati per i vaccini anti-Covid attuali- o che si stanno scoprendo ora grazie a ricercatori indipendenti – c’è poca o nessuna informazione del pubblico sia attraverso i media sia prima di sottoporsi alla vaccinazione, quando viene fatto firmare di corsa un lungo documento (che accenna solo in fondo ad alcuni dei rischi) prima ancora di vedere il medico, che fa una rapida anamnesi tramite un questionario, ma come pura formalità. Eppure – sottolineano i medici – “quello all’informazione è un diritto fondamentale avente a che fare con l’etica della ricerca clinica”. Ma l’etica, quando ci sono di mezzo le cure alternative ai vaccini, sembra essere andata “a farsi benedire” da un pezzo. Ne sa qualcosa il dr. Giuseppe De Donno, che aveva applicato con risultati eccellenti la terapia con il plasma iperimmune e che a luglio è stato trovato suicida. L’ematologo del San Matteo di Pavia, Cesare Perotti, ha sperimentato anch’egli con successo questa terapia, e spiega che “Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna non si sono fermati perché il trattamento funziona: hanno allargato la sperimentazione alle RSA. Da noi il Ministero della Salute tace e l’AIFA non si è ancora pronunciata ufficialmente” [112]. In effetti, anche una signora che conosco personalmente è stata ospedalizzata e intubata a marzo al San Matteo e mi ha raccontato come si sia sentita assai meglio appena ha ricevuto il plasma iperimmune. Come se non bastasse, il plasma dei guariti è anche alla base di un nuovo farmaco israeliano che è riuscito a curare in 5 giorni o meno il 93% dei pazienti con esso curati negli ospedali [131].

In Italia, invece, l’attenzione delle Autorità sanitarie e politiche sembra ormai essere rivolta, in pratica, solo a vaccini e green-pass, con una miopia assai preoccupante, tanto che perfino l’OMS ha dichiarato pubblicamente “un vaccino completerà gli altri strumenti che abbiamo, non li sostituirà” [8]. Infatti, come osserva acutamente in un’intervista [16] il prof. Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova e divenuto famoso per i suoi studi su Vo’ Euganeo: “Bisogna ricordare che gli unici Paesi Covid-free lo sono non grazie al vaccino, ma ai sistemi di controllo e tracciamento”. E Crisanti poi osserva come i tamponi antigenici non siano strumenti efficaci del sistema di sorveglianza italiano sia perché hanno una sensibilità bassa sia perché interrompono il tracciamento, in quanto è difficile che chi risulta positivo al test svolto in farmacia poi si autodenunci. Infine, Crisanti sottolinea che “i vaccini non bastano sia perché non offrono garanzia di sicurezza al 100% sia perché non sappiamo quanto dura la protezione offerta dal vaccino; inoltre non possiamo escludere l’arrivo di nuove varianti che resistano al vaccino”. Tutti problemi che, evidentemente, non affliggono le terapie domiciliari.

E, come illustrato molto bene da Stefano Magni in un suo articolo [20], il caso più clamoroso in Europa è forse la Svezia, che non ha avuto il lockdown e sta meglio di noi, nonostante le fosche previsioni fatte nella primavera del 2020 dal prof. Neil Ferguson dell’Imperial College, che profetizzava fino a 18 morti al giorno ogni 100.000 abitanti nel momento del picco, in caso di assenza di misure di lockdown. Il governo di Stoccolma, invece, ha ignorato le sue parole e non ha chiuso nulla. Ma, osserva Magni, “le profezie dell’Imperial College non si sono avverate mai. In totale, da febbraio 2020 al 4 agosto 2021 le vittime di Covid in Svezia sono state 14.620, circa 4 volte e mezzo in meno rispetto a quelle previste in uno scenario senza lockdown. In termini relativi, la Svezia ha subìto solo 1438 morti per milione di abitanti, collocandosi al 39-esimo posto nel mondo, dietro a quasi tutti i Paesi europei che hanno applicato il lockdown (l’Italia è al 16-esimo con 2122 vittime per milione di abitanti). Tuttavia oggi è così radicata l’idea che il lockdown salvi le vite che, se la realtà contraddice quest’idea, è la realtà che va messa da parte”.

In realtà, il modo migliore per capire che la pandemia non è controllabile solo con i vaccini è quello di fare due conti. Facciamo, infatti, un semplice esperimento mentale. Supponiamo di aver vaccinato con due dosi il 100% della popolazione italiana, che è la situazione sognata da chi non si rende conto che basta concentrarsi sugli over 50 (dato che il 97% dei morti italiani per Covid sono over 50). Ebbene, anche in questa situazione che all’apparenza migliore non potrebbe essere, dato che i vaccini hanno un’efficacia nel prevenire la mortalità che è – secondo gli ultimi dati di Public Health England [21] – di circa il 97% per Pfizer e fra il 75 e il 99% per Astrazeneca, si avrebbe che, della popolazione di 27,3 milioni di over 50 italiani, circa 1-3,5 milioni di persone non sarebbero protette dal vaccino contro l’esito mortale. Pertanto, per queste persone vaccinate che, se contagiate, morirebbero (e che oggi, dai dati israeliani, sappiamo  essere in gran parte ancora anziani con comorbidità [22], come prima dell’avvento dei vaccini), avere un protocollo di cure domiciliari precoci ed efficaci è fondamentale, perché solo così si potrebbero abbattere almeno fino all’80-85% le loro ospedalizzazioni, evitando i temuti lockdown e il relativo impatto sull’economia.

Fig.7 – Grafico di confronto della letalità del Covid-19 con i diversi tipi di interventi di sanità pubblica. La prima colonna mostra la letalità per Covid in Italia prima della campagna vaccinale, che si aggirava intorno al 2%. La seconda colonna mostra la letalità del Covid dopo la campagna vaccinale in un Paese come il Regno Unito, che è partito prima di noi nella vaccinazione di massa: è circa 9 volte inferiore, come ci si aspetta essendo stato vaccinato circa il 90% della popolazione over 60. La terza colonna stima la letalità che si avrebbe aggiungendo alle vaccinazioni delle cure domiciliari precoci con un protocollo “serio”, non certo l’attuale “tachipirina e vigile attesa” (si noti che il tasso di letalità è sempre inferiore al tasso di ospedalizzazione e che le cure domiciliari precoci migliori possono abbattere le ospedalizzazioni dell’85%). La quarta colonna stima invece l’ulteriore abbattimento della letalità con la prevenzione tramite integratori naturali (qui supposti abbattere le ospedalizzazioni dell’80%, un’ipotesi piuttosto ragionevole alla luce dei primi dati degli studi sull’argomento presenti nella letteratura scientifica). Si vede come il problema della letalità del Covid sarebbe riducibile a valori minimi (appena 5 per mille, da confrontarsi con l’1 per mille dell’influenza stagionale in epoca pre-Covid stimato dall’ISS [110]), se si prendesse atto del fatto che le vaccinazioni da sole non possono risolvere il problema, specie in un Paese turistico e quindi ad alta circolazione virale come l’Italia (per giunta l’effetto dei vaccini è temporaneo, decadendo l’efficacia nel tempo, e potrebbe essere aggirato all’improvviso da una nuova variante)“.

Sul lavoro di De Donno, propongo il ricordo, al quale mi associo, che ne fa il dott. Paolo Gulisano, sulla NBQ, il 29 luglio 2021, qui:

https://lanuovabq.it/it/de-donno-il-medico-che-sapeva-battere-il-covid

“Addolora la morte di Giuseppe De Donno, il primario al Poma di Mantova che all’apice del Covid nella primavera 2020 aveva applicato con risultati eccellenti la terapia col plasma immune. Subendo poi attacchi e boicottaggi, anche politici. A giugno aveva deciso di lasciare l’ospedale per fare il medico di base, pare con un sogno nel cassetto.

Il dottor Giuseppe De Donno ha lasciato questo mondo in modo tragico. L’anno scorso si era parlato di lui, dell’Ospedale Poma di Mantova e del San Matteo di Pavia, dai quali all’apice della pandemia nella primavera del 2020 arrivò una notizia straordinaria, un messaggio di speranza: i malati di Covid ricoverati in condizioni gravi venivano salvati. Non un solo morto in questi due nosocomi.

Mentre i media diffondevano una narrazione catastrofistica, parlando di un virus mostruoso responsabile di morti inarrestabili come la Peste del ‘300, da questi due ospedali lombardi arrivavano invece le notizie di complete guarigioni, ottenute con una metodica semplice, nota da tempo, pressoché a costo zero: la terapia col plasma immune, proveniente da persone malate e poi guarite. Plasma contenente anticorpi protettivi, immunoglobuline in grado di neutralizzare il virus. Si tratta di un principio semplice dell’immunologia applicato da tempo. È ciò che ha salvato tante vittime potenziali del Tetano, malattia potenzialmente letale per la quale – in una persona non immune – in primo luogo si somministrano le immunoglobuline, in seguito si può fare la vaccinazione per mantenere l’immunità.

La terapia con il plasma immunepraticata su larga scala in tutti i ricoverati, avrebbe potuto quindi impedire migliaia di morti, a costo zero, perché il plasma è assolutamente gratuito.  Unitamente alle cure domiciliari precoci, avrebbe completamente ridimensionato la portata dell’epidemia. Poi, con tutta calma e con rigore scientifico nella sperimentazione, si sarebbe anche potuta promuovere la ricerca sui vaccini, magari con metodiche tradizionali anziché puntare sugli esperimenti con le terapie geniche. Avrebbe potuto essere la fine dell’emergenza Covid, ma così non è stato. E alle migliaia di vite umane perse nell’epidemia per una volontà politica di rifiutare le strategie di cure, si è ora aggiunta la dolorosa perdita della vita del dottor Giuseppe De Donno.

Il medico mantovano aveva provato ad applicare l’elementare principio dell’immunologia che abbiamo sopra descritto ai pazienti del suo ospedale, e i risultati erano stati eccellenti.  Nel suo comunicare questi successi all’opinione pubblica e alla comunità scientifica, non c’era stata da parte del medico nessuna forma di arrogante orgoglio: solo la soddisfazione di un lavoro ben fatto, la gioia di aver verificato che la Medicina, l’arte del curare, aveva ancora una volta trovato una soluzione a un grave problema, e che tante persone avrebbero potuto essere salvate e tornare ai loro cari e alla loro vita normale. C’era, in De Donno, la soddisfazione semplice del cristiano (e tale era il professionista mantovano), uomo di radicate convinzioni religiose, che può essere utile al prossimo. Chi lo ha conosciuto bene, lo descrive come un uomo retto, pulito, senza brama di denaro e di potere. Un uomo persino troppo ingenuo. Rimase sinceramente sbalordito di fronte all’accoglienza che la sua scoperta aveva trovato: sebbene dagli Stati Uniti ci fosse stato un vivo interesse per la sua metodica di cura, De Donno venne letteralmente gelato dal ministro Roberto Speranza e dai vertici sanitari, dal Comitato Tecnico Scientifico all’Aifa.

Le terapie col plasma immune vennero apertamente ostacolatefrenate, boicottate, fino a quando la sperimentazione venne avocata a sé dalle autorità sanitarie e proseguita esclusivamente in un centro clinico – a Pisa – dove le suddette terapie finirono per scomparire nel nulla. Dalla scorsa estate delle straordinarie cure con plasma immune non si sentì più nemmeno parlare, e tutta l’attenzione venne concentrata – come sappiamo bene – sui vaccini a venire.

Giuseppe De Donno proseguì il suo lavoro, umilmente, continuando a prendersi cura delle persone, in condizioni sempre più difficili. Gli avversari delle cure non si accontentarono di aver respinto questa possibilità di soluzione terapeutica: vollero schiacciare, deridere, umiliare colui che aveva trovato una strada verso la soluzione del problema-epidemia che non corrispondeva a determinati progetti.  Dovette subire gli insulti beceri del Web, dei social, in particolare della blogger Selvaggia Lucarelli, che lo insultò con rabbia volgare.  Il medico subì tutto questo, non senza sofferenza, non senza doversi trovare, ad un certo punto, a fare una difficile scelta professionale.

Nello scorso giugno De Donno, dopo tanti anni di carriera ospedaliera, decise di lasciare il suo posto di primario al Poma per andare a fare il medico di base, il medico di medicina generale, in un paese della campagna mantovana. Una scelta che lasciò molti stupiti. Possibile che dopo tanto lavoro, tante ricerche, tanti sforzi, De Donno lasciasse tutto? Forse il professionista intendeva ripartire da altri progetti, da portare avanti con le mani libere dai vincoli del rapporto di dipendenza ospedaliera. Si dice che il suo sogno fosse aprire un centro clinico privato, dove poter finalmente praticare le sue terapie con plasma immune. Un faro di speranza per molti malati, magari anche quelli che oggi dei sedicenti sanitari rifiuterebbero di curare. Un progetto affascinante, il suo, come quello di Padre Pio, un santo cui De Donno era devoto, che aveva voluto un ospedale inteso come casa di sollievo dalla sofferenza.

Questo sogno del dottor De Donno si è infranto in un pomeriggio di luglio, nella sua casa, in un modo tragico e assolutamente inaspettato. C’è chi dice che il medico fosse caduto in depressione dopo aver visto vanificati i propri sforzi di vedere applicate le sue metodiche terapeutiche, ma De Donno non si sentiva affatto un fallito, e la sua volontà di servire come medico il prossimo non era mai venuta meno.  Il nostro compito oggi quindi non deve essere solo quello di pregare per lui, e di onorarne la memoria, ma anche e soprattutto quello di raccogliere da lui il testimone e continuarne l’opera”.

L’articolo di Menichella, comunque, è un prezioso dossier di per sé, da parte mia l’ho tagliato e cucito, ma ne consiglio vivamente la lettura integrale. La tesi della Spaeder ne viene completamente smontata.

6. Vaccini: vera immunità e vero contenimento della malattia?

TEMA:

Definizione di Vaccino

VIGANO’:

La Congregazione per la Dottrina della Fede, pur non esprimendo il proprio parere sull’efficacia e la sicurezza dei cosiddetti vaccini, li definisce tuttavia “vaccini”, dando per scontato che effettivamente forniscano immunità e proteggano le persone da contagi attivi e passivi … Un recente studio conferma che il siero genico può causare forme di immunodeficienza acquisita in chi lo riceve. Pertanto, i farmaci che vengono chiamati “vaccini” non rientrano nella definizione ufficiale di vaccino a cui presumibilmente si riferisce la Nota del CDF… Questa definizione è stata recentemente modificata dall’OMS, perché altrimenti non avrebbe potuto includere i farmaci anti-Covid, che non inducono la produzione di anticorpi protettivi e non conferiscono una resistenza specifica contro la malattia infettiva SarsCoV-2…”

SPAEDER:

Qui si sta insinuando che i vaccini Moderna e Pfizer COVID-19 non forniscano immunità o riducano il rischio di diffusione della malattia. Eppure è proprio quello che fanno. I risultati degli studi iniziali Moderna e Pfizer (entrambi studi randomizzati controllati che hanno coinvolto 30-40.000 persone) hanno mostrato una notevole efficacia nella prevenzione della malattia da COVID-19: 95% per Pfizer10 e 94.1%11 per Moderna nelle pubblicazioni degli studi di fase III. Attualmente sappiamo che i vaccini Pfizer e Moderna hanno un’efficacia leggermente inferiore contro la variante delta12, ma anche se tale variante è aumentata in tutto il mondo, i ricoveri e i decessi sono stati notevolmente più alti tra gli individui non vaccinati13. Quanto durino la risposta anticorpale indotta dal vaccino e la successiva protezione immunologica è materia di studio in corso, ma lo stesso vale per la risposta immunologica all’infezione naturale da COVID-19.

L’uso del termine “immunità” è ciò di cui si sta discutendo. La definizione CDC/OMS di “vaccino” è cambiata all’inizio di settembre 2021 da farmaco che fornisce “immunità” a uno che fornisce “protezione”. La ragione di ciò risiede nel fatto che stava diventando sempre più evidente la differenza tra l’utilizzo colloquiale del termine “immunità” e quello scientifico. Quindi, mentre in campo medico si usa il termine “immunità” per riferirsi all’attivazione del sistema immunitario al fine di combattere un’infezione a vari livelli, il pubblico in generale interpretava “immunità” come zero possibilità di infezione (ciò che la medicina chiama immunità sterilizzante, qualcosa che pochissimi vaccini effettivamente realizzano). Il vaccino Pfizer COVID-19 non fornisce un’immunità sterilizzante, ma sicuramente attiva il sistema immunitario per combattere il virus al momento dell’esposizione, fornendo così “protezione”. Il cambiamento del termine, quindi, pur fornendo un’esca per coloro che cercano di screditare il vaccino e i suoi sostenitori, non ha inficiato sui dati a sostegno della sua efficacia14.

L’affermazione che gli individui vaccinati “possono essere infettati e infettare gli altri più facilmente dei non vaccinati” non ha alcun fondamento scientifico. Gli individui non vaccinati hanno una probabilità 6.1 volte più alta di contrarre il COVID-19 rispetto alle loro controparti vaccinate15. E sebbene gli individui vaccinati possano ancora diffondere il virus COVID-19 ad altri, ci sono buoni dati per dimostrare che i livelli di virus nelle cavità nasali sono più bassi e diminuiscono più velocemente nelle persone vaccinate rispetto ai non vaccinati16.

Suggerire che aver ricevuto il vaccino aumenti il ​​rischio di trasmissione ad altri, quindi, è illogico: se un individuo vaccinato ha meno probabilità di contrarre il COVID-19 e ha una carica virale nasale minore per un periodo di tempo più breve, non è matematicamente o biologicamente possibile che i vaccinati diffondano il virus più velocemente. I riferimenti forniti nella Sua lettera non supportano in realtà le affermazioni fatte, ma sono invece collegamenti a un video clip infondato e ad un articolo di LifeSite News, entrambi i quali documentano semplicemente le opinioni di singole persone sull’efficacia del vaccino senza offrire a tali opinioni alcun supporto statistico.

Inoltre, non riesco a trovare prove a sostegno dell’affermazione che i vaccini a mRNA COVID-19 inducano l’AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita). Si possono, ovviamente, portare alla luce articoli o feed di Twitter che affermano qualsiasi cosa, e la nota a piè di pagina per questa affermazione è quella di un post su Twitter da un sito web ovviamente anti-vaccinista; l’articolo riassunto nel tweet è pieno di affermazioni infondate come il fatto che, a quanto pare, individui di età compresa tra 40 e 49 anni perderanno la funzionalità dell’intero sistema immunitario entro 9 settimane dal vaccino COVID. Se questo fosse vero, io e molti dei miei colleghi potremmo essere considerati anomalie scientifiche miracolose, essendo sopravvissuti per oltre sei mesi senza un sistema immunitario funzionante!

La Sua preoccupazione circa gli effetti dei vaccini a mRNA COVID-19 può anche essere alleviata chiarendo la differenza tra il meccanismo d’azione dei vaccini Pfizer/Moderna (mRNA) e quello di altri vaccini che utilizzano vettori ad adenovirus. Inizialmente, c’era una preoccupazione teorica sollevata nello sviluppo del vaccino COVID perché l’uso di un particolare vettore ad adenovirus in precedenti studi sul vaccino contro l’HIV condotti anni fa aveva aumentato il rischio di contrarre l’HIV per un individuo precedentemente esposto all’HIV. Tuttavia, (1) questo non ha nulla a che fare con il COVID, (2) non ha nulla a che vedere con i vaccini a mRNA e (3) è comunque necessario esporsi all’HIV per contrarre l’HIV. In sintesi, non esiste un modo plausibile in cui un vaccino a mRNA COVID possa generare l’AIDS17“.

FACT CHECKING:

Alla Spaeder, che si è vaccinata, è andata bene, ma agli associati al Comitato “Ascoltami”, per nulla. Anzi, sulla pagina fb del Comitato, vi raccomando di leggere i commenti dei lettori ai vari post, che sono tanti, di persone che raccontano le loro esperienze negative, anche circa il nuovo scatenamento di malattie pregresse delle quali avevano già sofferto, successivamente all’inoculo. Quindi, si evince che dietro i casi di persone che ci hanno messo la faccia ed hanno avuto il coraggio di raccontare la loro storia – perché anche per questo ci vuole coraggio – c’è un “sommerso” di vaste proporzioni. Questo avrebbe dovrebbe aver sconsigliato nel modo più categorico la vaccinazione Covid19 obbligatoria, e invece ci è stata imposta.

Per la materia, rimando comunque a questo articolo online, che sarebbe meglio definire studio, perché è di 80 pagine, fitti di testo facilmente comprensibile e tabelle, datato 9 novembre 2021 e firmato ancora da Mario Menichella per la Fondazione Hume:

Una stima realistica degli effetti avversi dei vaccini anti-Covid e del rapporto rischi-benefici

del quale questo è l’incipit:

“In questo articolo vengono analizzate e confrontate fra loro – che io sappia per la prima volta in modo così ampio – le informazioni sugli effetti avversi post-vaccino (in gergo, AEFI) contro il Covid provenienti da una quantità di fonti diverse, fra cui: i database sugli effetti avversi di vari paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Italia, etc.), che rappresentano una forma di farmacosorveglianza passiva; alcuni studi di sorveglianza attiva presenti nella letteratura scientifica; gli studi clinici controllati randomizzati pre- e post-autorizzazione al commercio dei vaccini a mRNA; i primi studi epidemiologici relativi ad alcune singole patologie legate ai vaccini; le prime analisi sulla variazione della mortalità della popolazione più giovane nel periodo della sua vaccinazione; i dati storici e recenti sull’eccesso di mortalità nei Paesi d’Europa nelle varie classi di età; i risultati di alcune autopsie, etc.”.

Stefano Magni - WikiMilano

Peraltro, l’affermazione di Spaeder per la quale “Qui si sta insinuando che i vaccini Moderna e Pfizer COVID-19 non forniscano immunità o riducano il rischio di diffusione della malattia”, come posso non citare l’ottima NBQ, per la firma di Stefano Magni, in data 6 novembre 2021,

https://lanuovabq.it/it/se-il-vaccino-non-crea-immunita-di-gregge-e-inutile-imporlo

che dice:

“Se il vaccino non crea immunità di gregge, è inutile imporlo

È già allarme quarta ondata, su tutte le prime pagine dei quotidiani italiani. La previsione dell’Oms è agghiacciante: si teme un altro mezzo milione di morti, in Europa, nella prossima stagione fredda. I morti sono soprattutto nei Paesi dell’Est “no vax”. Ma i contagi sono alti anche nell’Ovest più vaccinato. Quindi i vaccini, se pur abbattono la mortalità, non immunizzano. E allora a che servono gli obblighi di Green Pass e la lotta contro i no-vax?

La mappa dei contagi dell'ECDC

È già allarme quarta ondata, su tutte le prime pagine dei quotidiani italiani. La previsione dell’Oms è agghiacciante: si teme un altro mezzo milione di morti, in Europa, nella prossima stagione fredda. La narrazione della stampa italiana è semplice e lineare: è la pandemia dei non vaccinati, che si ammalano e muoiono. Ma i dati dicono altro.

Le notizie più gravi arrivano sicuramente dalla Russia, che sta registrando una nuova impennata di casi, 268, giornalieri, per milione di abitanti, in crescita esponenziale e 7,8 morti giornalieri per milione di abitanti. La Russia, effettivamente, è uno dei Paesi meno vaccinati al mondo, con una copertura di appena il 33,8% (fino a 39,5% se si contano quelli che hanno fatto la prima dose). L’altra tragedia è quella della Romania, con 782 casi giornalieri ogni milione di abitanti, 23,7 morti al giorno per milioni di abitanti, il più alto tasso di mortalità nel mondo, attualmente. Anche i rumeni sono poco vaccinati, ancor meno dei russi, con il 30,5% che ha completato le due dosi e il 35,8% con almeno una dose. Si parla molto anche della Germania, con un tasso di mortalità di 1,41 morti per milione di abitanti, in crescita e 287 casi giornalieri e 1,2 morti, sempre per milione di abitanti. La Germania ha vaccinato molta più popolazione, il 66,3%. Meno che in Italia, ma il doppio che in Russia e più del doppio rispetto alla Romania. La narrazione sin qui corrisponde al vero. Più una popolazione è coperta dalla campagna vaccinale, meno rischia di avere morti. Il confronto fra Russia e Germania è significativo: quasi lo stesso tasso di contagio, ma un numero di morti (in rapporto alla popolazione) decisamente inferiore in Germania. Però: quasi lo stesso tasso di contagio, appunto.

Ora, se noi guardiamo alla mappa del contagio elaborata dall’Ecdc, l’agenzia europea per il controllo e la prevenzione delle malattie, notiamo come le zone ad alto contagio siano equamente distribuite ad Est e ad Ovest del vecchio continente. E sarebbe meglio dire: nell’Est “no vax” con bassi tassi di vaccinazione e nell’Ovest “sì vax” con alti e anche altissimi tassi di copertura vaccinale. L’Islanda è zona rossa, quindi un alto tasso di contagio. Il Belgio e l’Irlanda sono addirittura bordeaux, con tassi di contagio quasi alti quanto quello della Romania. Eppure: l’Islanda è il quarto Paese più vaccinato al mondo, mentre il Belgio e l’Irlanda (rispettivamente coperte dalla campagna vaccinale al 73,7% e 75,3%) hanno comunque vaccinato i due terzi della popolazione, poco meno che in Italia. Hanno tutti un basso tasso di mortalità: 1,6 morti per milione di abitanti in Belgio, 1,7 in Irlanda e appena 0,4 in Islanda. Ma in fatto di casi positivi, gareggiano con i Paesi più “no vax” dell’Est europeo, come la Romania e molto peggio della Russia: 634 casi per milione di abitanti in Belgio, 568 in Irlanda, 280 in Islanda (in Russia, ricordiamolo, sono 268 casi giornalieri per milione di abitanti).

Cosa significano tutti questi dati? Che la vaccinazione abbatte la mortalità, ma non i contagi. Quindi, ci si ammala meno, si muore molto meno, ma si può essere contagiati e contagiare gli altri. A questo punto, a cosa servono le raccomandazioni, gli obblighi, i divieti e tutta la politica messa in piedi per spingere tutti gli italiani a vaccinarsi? Sostanzialmente a nulla.

Un obbligo di vaccino (e l’obbligo di Green Pass è appena un passo prima dell’obbligo di vaccino) ha senso solo se serve a eradicare la malattia. Se vaccinando il grosso della popolazione si riesce a porre fine al contagio, a raggiungere l’immunità di gregge, può anche essere comprensibile, anche se non necessariamente giustificabile, un obbligo di vaccinazione per tutti. Ma in questo caso, non si raggiunge affatto l’immunità di gregge. Questi vaccini riducono i sintomi, ma non immunizzano. Andrebbero consigliati vivamente alle persone più anziane e fragili, quelle che rischiano il ricovero in terapia intensiva e la morte. Ma perché imporli a tutti? Adesso anche ai bambini minori di 12 anni che, statisticamente, non si ammalano di Covid-19, se non in rarissimi casi? È ormai una campagna che non ha senso, che si nutre della sua stessa retorica, protesa al raggiungimento dell’obiettivo di una popolazione interamente vaccinata, una campagna in cui si premia chi supera le quote vaccinali e si puniscono recalcitranti e disertori. Ha diviso profondamente la società fra una maggioranza di vaccinati e una minoranza di non-vaccinati, sempre più esclusi. Ma non per questo l’ha resa immune: il Covid-19 sarà ancora fra noi, non si sa ancora per quanto”.

Con l’aggiunta a quanto detto da Magni, da parte mia, benché non più giovanissimo, dopo aver sentito le testimonianze del Comitato “Ascoltami”, non mi passa nemmeno lontanamente per la contraccassa, l’idea di vaccinarmi. Casomai cerco di proteggermi muovendomi con la normale cautela, fare una vita sana, avvalermi di integratori preventivi, ai quali accennerò di seguito, e tener pronta la lista dei farmaci da usare in tempi rapidi, se dovessi contrarre il Covid – anche a questo accennerò dopo. Ricordiamoci che bisogna, per tempo, andare a parlare col medico curante, per sapere se possiamo contare su di lui, in caso di necessità. I medicinali non devono essere assunti in modalità “fai-da-te”.

Chiudo questo capitolo, segnalando che, circa “il rischio di diffusione della malattia” dal quale i vaccini dovrebbero salvarci, secondo Spaeder, il caso Gibilterra dovrebbe invece segnalarci qualcosa, come ne scrive Eugenio Capozzi, il 15 novembre 2021 sulla NBQ:

https://lanuovabq.it/it/il-caso-gibilterra-smentisce-lemergenzialismo-sanitario

Il caso Gibilterra smentisce l’emergenzialismo sanitario

“A Gibilterra tutti vaccinati ma la curva dei contagi cresce e il governo vara nuove restrizioni sociali. Gibilterra è il caso limite che indica verso quale vicolo cieco stanno andando tutti i paesi che non hanno adottato un approccio realistico e proporzionato alla questione.

La situazione venutasi a creare a Gibilterra in questi giorni è la rappresentazione eloquente delle insanabili contraddizioni insite nell’emergenzialismo sanitario che si è imposto in gran parte del mondo, e in particolare in Occidente, in risposta all’epidemia di Covid-19.

Nella piccola enclave britannica all’estremo Sud della Penisola iberica la percentuale di vaccinati è del 118%: cioè il 100% della popolazione adulta è stato vaccinato, e una consistente minoranza di essa ha già ricevuto un richiamo. Ciò nonostante, da ottobre i casi diagnosticati di Covid sono in costante crescita, benché la pressione ospedaliera sia minima e i decessi  siano episodici, se non del tutto assenti.

In questa situazione, il governo ha deciso di varare nuove restrizioni alla vita sociale. Attenzione, va rimarcato che – essendo Gibilterra pur sempre  un contesto britannico, sia pur mediterraneo – non si tratta di norme cogenti, ma di raccomandazioni, e per ora relativamente blande: limitare le riunioni, sospendere gli eventi di massa, indossare mascherine al chiuso (che dalle nostre parti ahimè sono rimaste invece sempre prescritte per legge … ), e misure simili. Eppure, ci troviamo comunque di fronte all’ennesimo ritorno di una logica secondo cui il virus deve essere combattuto limitando e controllando la vita dei cittadini e le attività economiche. Una logica adottata in misura maggiore o minore in quasi tutta Europa, ma che ora in particolare nel caso di Gibilterra stride clamorosamente con la copertura vaccinale praticamente totale raggiunta in quel piccolo paese, per mesi propagandata come condizione ideale, condizione per il ritorno alla piena normalità, raggiungimento della mitica “immunità di gregge”. La popolazione è vaccinata, nessuno o quasi muore di (o con) Covid, negli ospedali la situazione è sotto controllo, eppure si chiedono ulteriori sacrifici e limitazioni, che potrebbero aumentare se i casi crescessero ancora. In attesa di cosa? In vista di cosa? Dei “booster” per tutti, delle terze e quarte dosi, dell’estensione (ahinoi, e ahiloro) della vaccinazione ai ragazzi e ai bambini dai 5 anni in su.

Tutto questo fino a quando? Fino a che non sarà diagnosticato più nemmeno un caso, un ricoverato, un decesso addebitabile al Covid? Ma questo è da escludere avvenga grazie ai vaccini, che non impediscono al virus di circolare, né alla malattia di manifestarsi, anche in forme più serie. E allora? Quanti richiami si dovranno ancora fare? E a che serviranno? E nel frattempo la vita sociale è destinata a non tornare mai più alla normalità? Si dovrà continuare a vivere sotto controllo a tempo indeterminato?
Insomma, Gibilterra è il caso limite che indica verso quale vicolo cieco stanno andando tutti i paesi che non hanno adottato un approccio realistico e proporzionato alla questione, evitando di farla diventare un fattore di  paralisi della società, dell’economia, delle libertà individuali (in Europa praticamente soltanto la Svezia).

I sostenitori dell’emergenzialismo sanitario, quelli che ancora dicono che “siamo in guerra” contro il virus, devono scegliere. Non possono continuare a sostenere due tesi del tutto incompatibili tra loro. Se i vaccini sono la soluzione unica e definitiva al problema, come essi sostengono, e le fasce “fragili” della popolazione sono sufficientemente protette grazie ad essi, allora non è più giustificabile alcun lockdown, alcuna restrizione. Se al contrario si invoca ancora la necessità di restrizioni per la paura che un aumento dei casi, prevedibile nei mesi invernali e comunque sempre possibile, possa determinare nuovi pericoli per la vita dei cittadini e la sicurezza sociale, allora bisogna ammettere esplicitamente che i vaccini non sono la soluzione definitiva, ma solo uno strumento tra gli altri; e quindi non è giustificabile alcuna pressione o ricatto ai cittadini per vaccinarsi, né tanto meno alcun obbligo alla vaccinazione. Delle due l’una: non si può contemporaneamente dire A e non-A.

In entrambi i casi, comunque, è del tutto incomprensibile una campagna generalizzata di richiami vaccinali, indicata come il nuovo “santo Graal” da raggiungere. Se infatti i vaccini sono efficaci, non è necessario in linea generale alcun “booster”, eccetto che per casi specifici di fragilità e debolezza immunitaria che andrebbero monitorati uno per uno. Se invece non sono efficaci, o sono efficaci solo in parte, a cosa serve ripeterli un numero indeterminato di volte, per giunta in presenza di un virus sempre più diverso dalla forma originaria per cui quei vaccini sono stati a suo tempo concepiti? Come può essere credibile, in quel caso, la promessa che quei richiami assicureranno ai vaccinati un’immunizzazione duratura, se questa promessa si è rivelata inaffidabile nel caso della prima vaccinazione? E soprattutto, nel frattempo che si fa? Per quanto tempo una società può rimanere sotto scacco, in libertà condizionata, posto che non appare esserci all’orizzonte per fortuna il rischio di un’ecatombe o di un collasso della sanità?

Viene qui al pettine il nodo fondamentale posto dal modo in cui gran parte dei governi mondiali – e in particolare occidentali – ha affrontato questo problema sanitario, consentendo ad esso di esondare in maniera incontrollata nella vita politica e civile. Se si ritiene necessario dichiarare un’emergenza generalizzata per un’epidemia virale (per giunta dalla letalità piuttosto bassa) è fondamentale che vengano indicati criteri chiari, incontrovertibili, pubblicamente verificabili in base ai quali l’emergenza potrà venire dichiarata conclusa. In mancanza di essi, o nel caso essi vengano continuamente modificati nelle comunicazioni dei governi, lo stato di emergenza tende inevitabilmente a sfociare – come ci ricorda continuamente Massimo Cacciari – in uno stato di eccezione permanente, in cui i limiti invalicabili posti al potere e i diritti fondamentali dei cittadini sono totalmente vanificati.

Tra non molto l’aporia di Gibilterra sarà quella di tutti gli Stati occidentali che hanno puntato tutte le loro carte sull’alternativa “vaccini o lockdown”. E tanto più quella di un paese come il nostro, nel quale la pressione allarmistica, l’invadenza coercitiva del governo, la censura di ogni voce critica hanno raggiunto livelli parossistici: livelli dei quali l’adozione a tappeto del lasciapassare sanitario, le minacce a chi sceglie di non vaccinarsi, la richiesta (assente in qualunque altro paese liberaldemocratico) di obbligo vaccinale per legge, la crescente compressione della libertà di manifestare sono gli aspetti più eclatanti”.

7. VAERS: vero o falso?… Decessi.

TEMA:

Rischi e benefici dei vaccini

VIGANO’:

Limitandosi alla sola valutazione circa la moralità dell’uso dei vaccini, la Congregazione per la Dottrina della Fede non tiene conto della proporzionalità tra i presunti benefici del siero genico e gli effetti collaterali a breve e lungo termine … In tutto il mondo, il numero di morti e gravi patologie a seguito della vaccinazione sta aumentando esponenzialmente: in soli nove mesi questi vaccini hanno causato più morti di tutti i vaccini degli ultimi trent’anni”.

SPAEDER:

“Va da sé che qualsiasi intervento medico deve essere analizzato in termini di potenziali rischi e benefici prima di essere approvato per l’uso; questo è vero in modo particolare per i vaccini, poiché sono (tipicamente) somministrati a individui sani al fine di prevenire possibili danni futuri, piuttosto che a persone già malate e che necessitano di cure per la loro malattia. La necessità di dati convincenti sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini è proprio il motivo per cui i prodotti farmacologici vanno incontro ad una serie di studi ben definiti prima di ricevere l’approvazione per un uso diffuso: gli studi di Fase I si limitano a guardare al profilo di sicurezza del nuovo farmaco. Se i risultati della Fase I sono accettabili, gli studi di Fase II iniziano a valutare l’efficacia in una popolazione mirata. È solo dopo che queste due fasi sono state completate con successo che viene avviato uno studio di Fase III: questi sono gli studi su larga scala che cercano di confermare sia la sicurezza che l’efficacia nella popolazione prevista per la ricezione del nuovo medicinale. Come accennato in precedenza, ci sono vari gradi di forza statistica per i dati provenienti da studi di Fase III basati sulla progettazione dello studio. Grandi studi randomizzati e controllati con placebo, come gli studi condotti per i vaccini a mRNA, hanno il maggior peso statistico.

La critica che la CDF non abbia considerato il rapporto rischio/beneficio di questi vaccini prima di emettere la sua Nota è infondata. Quest’ultima concentra la propria attenzione sulla questione riguardante la somministrazione di vaccini che abbiano qualche connessione con linee cellulari fetali (che affronterò più ampiamente nella prossima sezione) e sottolinea correttamente che una valutazione dei dati a sostegno della sicurezza e dell’efficacia è al di fuori della competenza della CDF.

I riferimenti in questa sezione della Sua lettera sono decisamente sospetti. Infovax è un sito italiano di propaganda anti-vaccinista. E affermazioni come “più persone muoiono per il vaccino COVID che per il COVID stesso” dovrebbero essere supportate da qualcosa di più che un riferimento ad un post su Twitter. Ma il cuore di questa sezione è l’affermazione che in nove mesi questi vaccini avrebbero causato più morti che in trent’anni di altri vaccini: questo è un classico esempio di uso improprio dei dati VAERS. VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System) accetta l’input di dati da chiunque. Se qualcuno crede di avere una reazione vaccinale negativa, può inserirla nel VAERS (es. ho ricevuto il vaccino antinfluenzale lunedì e mi fa male il mignolo sinistro martedì). Il CDC, la FDA o altre agenzie di regolamentazione possono quindi cercare un “segnale” – molte persone riferiscono improvvisamente che il loro mignolo sinistro fa male? – e indagare se giustificato. Molto probabilmente si scoprirà che ad alcune persone è capitato di sbattere le dita dei piedi il giorno dopo aver ricevuto le vaccinazioni antinfluenzali (cioè, la correlazione non corrisponde alla causalità). Il dato di fatto saliente del VAERS è che non c’è modo di separare eventuale spazzatura da quelle che possono essere preoccupazioni valide prima che venga condotta un’indagine. E poiché chiunque può contribuire, non è difficile immaginare che in un’epoca di controversie sui vaccini come la nostra, molti inseriranno sciocchezze (intenzionalmente o meno) che creano falsi segnali. Le persone sono esseri mortali e le tragedie accadono. Se qualcuno è convinto che il vaccino COVID sia pericoloso e sente che il cugino di secondo grado di sua zia Trudy da parte di sua cognata è morto due settimane dopo aver ricevuto il suo vaccino COVID (non importa il fatto che il decesso sia avvenuto a seguito di un’incidente d’auto), quella persona può inserire quel cugino di secondo grado come “deceduto a seguito della vaccinazione COVID”. Quando si vaccinano milioni di individui in un breve periodo di tempo, ci saranno parecchi decessi che si verificano casualmente in stretta vicinanza temporale alla ricezione del vaccino COVID. Il vaccino non è la causa di quelle morti più di quanto bere il caffè prima di partire per il lavoro provochi l’inevitabile ingorgo mattutino; il primo evento precede solo temporalmente il secondo”.

FACT CHECKING:

Sull’argomento, ho già detto molto ai punti 3, 4 e 5, quindi non mi sto a ripetere. Non posso però passare sotto silenzio la questione VAERS – che tra l’altro è specifica americana – come la propone Spaeder nel testo sopra evidenziato, toccando a mio parere uno dei punti più bassi della sua lettera. Non credo che ce siano molti, negli USA, che si muovano come il bisnipote della zia Trudy, andando a fare una segnalazione VAERS falsa, con i rischi che questo comporta. Tra l’altro, la segnalazione comporterà la produzione di referti clinici, cartelle, esiti di esami diagnostici, che non si possono falsificare. Comunque, la questione è importante, quindi la approfondisco citando il suddetto studio di 80 pagine, a firma di Mario Menichella, per la Fondazione Hume, da pagina 8:

Una stima realistica degli effetti avversi dei vaccini anti-Covid e del rapporto rischi-benefici

Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) | CDC

Gli altri segnali evidenti sulla (probabile scarsa) sicurezza dei vaccini anti-Covid attuali

“Si noti che, per rilevare i segnali sulla possibile non sicurezza con i vaccini anti-Covid, l’ing. Tsiang ha seguito l’esempio di uno studio pubblicato dai ricercatori del CDC [1] che stavano cercando di rilevare i segnali sulla sicurezza per i nuovi vaccini contro l’influenza suina H1N1 introdotti nel 2009. I ricercatori hanno confrontato i report del VAERS per i vaccini H1N1 con i report per i vaccini contro l’influenza normale, che vengono considerati sicuri, rappresentando quindi un eccellente benchmark. Pertanto, Tsiang ha adottato un approccio simile e ha confrontato gli eventi avversi segnalati per il Covid con gli eventi segnalati per i vaccini antinfluenzali. Questo confronto ha molto senso, poiché i vaccini antinfluenzali sono l’unico altro tipo di vaccino somministrato ad adulti e anziani in gran numero. Naturalmente, poiché il numero di vaccini antinfluenzali e di vaccini anti-Covid somministrati non è lo stesso, ha senso guardare al numero di segnalazioni per dose somministrata, cosa non specificata nel documento informativo del CDC. La tabella qui sotto, realizzata dal prof. Josh Guetzkow e facilmente verificabile da ciascuno di noi, mostra un confronto dei report del VAERS per i vaccini anti-Covid rispetto ai vaccini antinfluenzali per milione di dosi somministrate per una gamma di diversi tipi di eventi e gruppi di età [162].
Tabella 1. Rapporto fra il numero di report di segnalazione per vaccini anti-Covid e vaccini antinfluenzali per milione di dosi di vaccino, per diverse patologie e classi di età. Si tenga presente che, nella presente analisi, sono stati esclusi tutti i report che provenivano da persone con un’indicazione di un’infezione da SARS-CoV2, come un risultato positivo del test o addirittura un sospetto di Covid-19; quindi gli eventi avversi non possono essere attribuiti al Covid. (fonte: elaborazione di J. Guetzkow da dati VAERS [162])
Per ogni tipo di evento avverso, la tabella in questione mostra il rapporto fra vaccini anti-Covid e vaccini
antinfluenzali, che mostra semplicemente quanti più eventi sono stati segnalati per milione di dosi di
vaccini anti-Covid rispetto al numero per milione di dosi di vaccini contro l’influenza stagionale. Il confronto si basa su tutte le segnalazioni al VAERS a seguito dei vaccini anti-Covid (dal 15 dicembre 2020 al 6 agosto 2021) e su tutte le segnalazioni per tutti i vaccini contro l’influenza stagionale delle precedenti cinque stagioni influenzali (dal 2015/16 al 2019/20). La prima cosa da notare è che, per ogni tipo di evento avverso per ogni fascia di età, ci sono state più segnalazioni per milione di dosi con i vaccini anti-Covid che con i vaccini antinfluenzali. Se si guarda la riga in basso per tutti i gruppi di età (dai 12 anni in su), si vede che per ogni milione di dosi di vaccino somministrate, ci sono state 19 volte più segnalazioni al VAERS per i vaccini anti-Covid rispetto ai vaccini antinfluenzali, 28 volte più eventi gravi , 91 volte più morti, 3 volte piùsegnalazioni di sindrome di Guillain-Barré (GBS), 276 volte più segnalazioni di coagulopatia; 126 volte più segnalazioni di infarto del miocardio; e 136 volte più segnalazioni di miopericardite.
Notevole è anche la variazione tra i gruppi di età. Ad esempio, morte e coagulopatia sono risultati più
preponderanti per i gruppi di età più avanzata, mentre GBS e miopericardite erano più frequenti per i
gruppi di età più giovani. I rapporti trovati per la miopericardite mettono in prospettiva il pieno significato
di questi risultati, dal momento che si tratta di un effetto collaterale ufficialmente riconosciuto dei vaccini
anti-Covid, specialmente tra gli uomini di età inferiore ai 50 anni. Vedi, ad esempio, il comunicato stampa
della FDA e, soprattutto, la figura qui sotto tratta da una presentazione del CDC [213] del 30 agosto all’ACIP (l’Advisory Committe on Immunization Practices dei CDC). Mentre il rapporto fra report vaccini anti-Covid/report vaccini antinfluenzali per la miopericardite tra i 12 ed i 17 anni nella Tabella 1 è ad un livello enorme ed a sé stante di 1251 a 1, il rapporto per la fascia dai 18 e 49 anni è di 81 a 1, che si colloca ben all’interno dell’intervallo di molti degli altri rapporti nella tabella ed è persino più piccolo di molti di essi. (Nota bene: da Guetzkow sono stati usati i tassi di segnalazione per milione di dosi di vaccino forniti dal rapporto ACIP, diapositiva 30, per calcolare i rapporti fra report di vaccini anti-Covid / vaccini antinfluenzali per la miopericardite, visto che erano leggermente inferiori ai dati risultanti dal database).
Tabella 2. Figura mostrata nella diapositiva della presentazione fatta presso i CDC il 30 agosto al Comitato consultivo (interno dei CDC) sulle pratiche di immunizzazione. (fonte: CDC, Stati Uniti [213])
Poiché il CDC ha riconosciuto che i vaccini mRNA anti-Covid possono causare miocardite in questa fascia di età, un rapporto di almeno 81 segnalazioni è come un campanello d’allarme che suona per avvertirci di un potenziale problema sulla sicurezza, tant’è che esso è stato riconosciuto pure in Europa dall’EMA ed anche inserito nei bugiardini dei vaccini in questione. Ed allora i rapporti molto più grandi trovati per coagulopatia e infarto del miocardio sono come un incendio da “livello di allarme 4” (cioè elevatissimo!). Come spiega Guetzkow, “confrontare i report per effetti avversi dei vaccini anti-Covid rispetto a quelli antinfluenzali dopo aver preso in considerazione il numero di dosi, pur non essendo la stessa esatta metodologia prevista nel già citato documento informativo del CDC [1], è probabilmente superiore per una serie di motivi che non starò qui a disquisire. Tuttavia, ho deciso di fare anche esattamente lo stesso tipo di analisi delineato nel documento informativo del CDC, per essere sicuro di aver trovato segnali di sicurezza inequivocabili.
Prima di mostrare i risultati, però, devo spiegare brevemente come funziona”. “Il metodo è una tecnica di farmacovigilanza ben consolidata”, spiega il prof. Guetzkow, “basata sul calcolo del cosiddetto ‘Rapporto di segnalazione proporzionale’ o PRR. Per calcolare il PRR, devi prima calcolare la proporzione di ciascun tipo di evento su tutti gli eventi segnalati per quel vaccino (anti-Covid e antinfluenzale). Quindi, ad esempio, prendiamo il numero di segnalazioni al VAERS di miocardite per i vaccini Covid-19 e lo dividiamo per il numero totale di tutti gli eventi segnalati per i vaccini anti-Covid, e poi facciamo lo stesso per i vaccini antinfluenzali. Quindi, per ottenere il rapporto di segnalazione proporzionale (PRR), dividiamo la proporzione di segnalazioni per un dato tipo di evento (come la miopericardite) per i vaccini anti-Covid per la proporzione per i vaccini antinfluenzali. Se la proporzione per i vaccini anti-Covid è elevata rispetto alla proporzione per i vaccini antinfluenzali, ciò invia un segnale che ci avverte di un potenziale problema sulla sicurezza. Un segnale sulla sicurezza è definito come ‘un PRR maggiore di 2, statisticamente significativo (con quello che è noto come valore ‘Chi-quadro’ superiore a 4) e ha almeno 3 casi di quel tipo di evento segnalato per ciascun vaccino’”.


“La Tabella 3 mostrata di seguito”, chiarisce il prof. Guetzkow illustrando dati che dovrebbero far molto
riflettere le Autorità, “mostra i PRR I calcolati per diversi eventi avversi in diversi gruppi di età. Tutti i PRR in grassetto corrispondono alla definizione del CDC di segnale sulla sicurezza. Ciò include tutti i PRR per la morte, ad eccezione del gruppo di età più giovane, tutti i PRR per coagulopatia e miopericardite e tutti i PRR per infarto miocardico, ad eccezione del gruppo di età più giovane perché non sono stati segnalati infarti del miocardio per i vaccini antinfluenzali. Si noti che, per impostazione predefinita, il metodo PRR non rileverà mai un segnale sulla sicurezza per eventi che non sono mai stati segnalati per il vaccino di
confronto – come gli zero infarti del miocardio adolescenziali segnalati per i vaccini antinfluenzali rispetto ai 10 per i vaccini anti-Covid – il che probabilmente dovrebbe essere visto come un’indicazione ancora più forte che qualcosa non va. L’unico evento che costituisce una percentuale maggiore di segnalazioni con i vaccini antinfluenzali rispetto ai vaccini anti-Covid è la Sindrome di Guillain-Barrè (GBS)”.


Tabella 3. Vaccini anti-Covid vs vaccini antinfluenzali: rapporti proporzionali di segnalazione (PRR). Tutti i
PRR in grassetto corrispondono alla definizione del CDC di “segnale sulla sicurezza”, in altre parole sono un forte campanello di allarme. (fonte: elaborazione di J. Guetzkow da dati del VAERS [162])


Spiega ancora Guetzkow: “Anche qui i PRR per la miopericardite sono istruttivi. Sebbene il valore del PRR
per la miopericardite nel gruppo di età più giovane sia fuori scala, i valori per il gruppo di età da 18 a 49
anni sono simili o addirittura inferiori al PRR per decessi, infarti miocardici e coagulopatia. Poiché il segnale per la miopericardite è indicativo di un problema di sicurezza effettivo e riconosciuto, altri segnali di dimensioni simili potrebbero benissimo avvisarci di problemi reali ma non riconosciuti. Poi sono andato oltre e ho calcolato i PRR per tutti gli eventi avversi presentati al VAERS. Ho trovato 242 eventi avversi che hanno soddisfatto la definizione di segnale sulla sicurezza secondo il CDC. Alcuni di essi erano minori, come sogni anormali o disagio nel sito di vaccinazione. Ma molti di essi erano molto gravi e comprendevano, oltre agli eventi riportati nella Tabella 3: arresti cardiaci; emorragie cerebrali; accidenti cerebrovascolari (ictus); insufficienza renale; ed emorragie vaginali – e questa è solo la punta dell’iceberg di eventi gravi che mostrano segnali sulla sicurezza inequivocabili. Il segnale sulla sicurezza per i vaccini anti-Covid ha suonato forte e chiaro. È difficile immaginare come qualcuno possa perderlo. Sarebbe come fare un’escursione in Arizona e cadere nel Grand Canyon perché non hai visto il grande buco nel terreno!”.
Alcune persone, quando vengono presentate queste prove, affermano “I dati VAERS non possono essere attendibili. Chiunque può inviare una segnalazione e alcune segnalazioni sono fraudolente”. Sì, chiunque può inviare una segnalazione e alcuni report potrebbero essere fraudolenti. Ma innanzitutto il CDC non ha sollevato alcuna preoccupazione al riguardo e continua a utilizzare il VAERS per monitorare i segnali sulla sicurezza. Inoltre, un recente studio ha rilevato che il 67% dei report VAERS è stato presentato da operatori sanitari e il CDC ha confermato che l’88% dei report di miopericardite inseriti nel VAERS e successivamente esaminati corrispondono alla definizione del caso. Come osserva Guetzkow in conclusione del suo articolo, “sì, il VAERS è imperfetto, ma la grande maggioranza delle segnalazioni è legittima e affidabile. E nessuno, in nessuna delle recenti riunioni del comitato consultivo del CDC, ha sollevato la preoccupazione che i rapporti del VAERS fossero gonfiati. Inoltre, poiché – al contrario – la sottosegnalazione è di solito un grosso problema con i dati forniti da database come il VAERS, ci sono buone ragioni per pensare che il vero numero di eventi avversi sia molto più grande”. Per questo, esaminiamo ora meglio le cose”.

Ma, sul versante italiano, in tema, diamo ancora la parola al dott. Paolo Bellavite, che ne ragiona in questo articolo su L’Antidiplomatico, in data 16 ottobre 2021

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-prof_bellavite__basta_propaganda_siamo_seri_almeno_coi_morti/38822_43490/

Prof. Bellavite – Basta propaganda: siamo seri, almeno coi morti

Si sa che personalmente non sono contrario ai vaccini per partito preso, tanto che ho iniziato la “carriera” di vaccinologo nel 2017 con un libro intitolato “Vaccini sì, obblighi no”. Se dovessi riscriverlo, sceglierei il titolo “Vaccini se, obblighi no”, dove il “se” indica la valutazione accurata dei rischi e dei benefici. Comunque non sono un “novax”, sono solo contrario agli obblighi vaccinali, tomba della scienza e dell’etica medica, e sono contrario alla disinformazione. Non può esservi libertà di scelta se non c’è corretta informazione. 

Uno degli argomenti di maggiore interesse per l’opinione pubblica riguarda gli effetti avversi dei vaccini e in particolare la mortalità. Per questo vale la pena commentare  un articolo di Antonio Socci, comparso su Libero del 13 Ottobre, intitolato “Ma perché qualcuno ha più paura del vaccino che del COVID? Una riflessione statistica”. Tale articolo è emblematico di quale confusione si possa generare su un argomento così delicato e per questo prendendo spunto da questo ritengo utile trattare in modo tecnico alcuni aspetti della questione. Per brevità, pubblico il testo nel mio fascicolo in “Sfero” in attesa di altre eventuali possibilità di pubblicazione. 

Socci analizza il tema delle morti improvvise, che definisce “uno dei temi più diffusi, fra i Novax, forse quello che più alimenta la paura e il rifiuto della vaccinazione”. I cosiddetti “Novax” sono accusati di rilanciare sui socials le notizie di cronaca relative a morti di persone che da pochi giorni hanno fatto il vaccino, come se ciò fosse espressione di ignoranza di statistica. Successivamente, l’autore si lancia in considerazioni tecniche in difesa delle vaccinazioni che lasciano stupiti per la loro scarsa consistenza scientifica.

Già il fatto di chiamare “No-vax” chi rifiuta questi  cosiddetti vaccini – in realtà sono sostanze biotecnologiche capaci di manipolazioni dell’espressione genica –  lascia perplessi, ma altrettanto criticabile è attribuire tale qualifica in senso dispregiativo a chiunque abbia dei motivi per esitare. Secondo Socci, la convinzione che il vaccino sia pericoloso sarebbe “un’idea vaga e del tutto indimostrata” e per supportare la sua difesa del vaccino ricorre ad un certo Omar Ottonelli, un economista, che si lancia in calcoli statistici dei morti post-vaccino per concludere che sarebbero morti lo stesso. Partendo dalle 176 mila persone che nel 2014 sono morte in Italia per malattie cardiache o cardiovascolari calcola che ogni giorno è statisticamente attesa la morte per le citate malattie di 8 persone per milione di abitante. Considerando che ci sono circa 6 milioni di persone che hanno assunto una dose di vaccino negli ultimi 20 giorni, ne deriva, secondo Ottonelli come riferito da Socci, che “si prevede la morte – per cause indipendenti dal vaccino – di circa 48 persone (appunto: 8 per milione) che hanno assunto un vaccino negli ultimi 20 giorni. Quindi ci si deve attendere addirittura che 2 o 3 sfortunati, ogni giorno, muoiano di infarto, trombosi, embolia o simili entro le 24 ore dal vaccino: tutto a prescindere dal vaccino stesso”. In breve, si lascia intendere che tutto l’allarme dei “novax” sui morti sarebbe un abbaglio. 

L’argomento delle morti comunque attese è serio, viene ripetuto più volte ed è stato estratto dal cappello anche dal viceministro Sileri in un recente dibattito televisivo su “La7”.  Questo approccio denota scarsa conoscenza di problemi reali che interessano la vaccinologia e nella fattispecie la questione degli anti-COVID-19. Segnalo per punti gli errori e omissioni più gravi.

Il numero di decessi nei 20 giorni successivi al vaccino è probabilmente molto superiore al valore di 2-3 al giorno fatto credere da Socci/Ottonelli. Questo numero sarebbe corrispondente alla media dei morti dopo il vaccino se i sistemi di rilevazione fossero corretti. Purtroppo non è affatto così. I morti dopo il vaccino finora segnalati in Italia sono circa 600, quindi 10 per milione di abitanti, circa 2-3 al giorno, ma si tratta di farmacovigilanza “spontanea”, vale a dire che si segnalano solo i decessi che si ha tempo e voglia di segnalare. La farmacovigilanza si basa sulle segnalazioni “spontanee” e non su studi rigorosi basati sul follow-up dei vaccinati. Io e altri abbiamo stimato che di tutti gli eventi gravi che si verificano nei giorni e settimane seguenti l’inoculo, meno di uno su 100 viene effettivamente segnalato (1). Questo problema si verifica anche ai vaccini anti-COVID19 se si pensa solo al fatto che AIFA riferisce di circa 16 eventi avversi gravi ogni 100.000 dosi, mentre gli studi sperimentali per la registrazione, quelli pubblicati, hanno riportato un’incidenza di circa 4000 reazioni avverse gravi ogni 100.000 dosi (2).  

Perché tali discrepanze? Le ragioni sono molteplici a partire dallo scarso interesse ad approfondire l’argomento da cui potrebbero derivare messaggi di allarme per la popolazione (su quanto questo atteggiamento negazionista sia etico si potrebbe discutere). In Europa, dove i sistemi di segnalazione funzionano un po’ meglio (anche se prevalentemente basati sempre sulla spontaneità) si tratta di 25.000 morti finora registrati, quindi 50 decessi per milione di abitanti. Prendendo per buona questa cifra (comunque sottostimata) si avrebbero in Italia 300 decessi ogni 6 milioni di abitanti, non i 48 di Ottonelli che sarebbero la mortalità attesa.

Ma la cosa più grave è che si segnalano solo i decessi che il volontario segnalatore ritiene che sia dovuto al vaccino, non tutti i decessi, come si dovrebbe fare in una farmacovigilanza corretta. Comunemente si crede che le segnalazioni debbano essere fatte solo se c’è il sospetto che la causa sia stata il vaccino, mentre invece le segnalazioni si dovrebbero fare in ogni caso e spetterebbe poi ad una commissione di esperti multidisciplinare stabilire se esiste un nesso causale. Che questo sia un vero problema che interessa anche le autorità sanitarie si dimostra leggendo quanto ha dichiarato il sottosegretario di Stato alla Salute Andrea Costa ieri (10 settembre 2021) in aula in risposta a una interpellanza del deputato Maria Teresa Bellucci (resoconto stenografico): “La sospetta reazione avversa alla vaccinazione viene segnalata quando sussiste un ragionevole sospetto che gli eventi siano correlati e si necessario effettuare approfondimenti”. Questo concetto è sbagliato e fuorviante, porta inevitabilmente ad una preventiva censura del fenomeno, che certo non fa comodo considerare a chi parte dall’idea che un vaccino sia un bene sempre e comunque. È ovvio che se si procede come dichiara il sottosegretario Costa, molte reazioni avverse non vengono segnalate perché chi le osserva non “sospetta” che siano correlate. È noto che all’inizio della campagna vaccinale molte segnalazioni di fenomeni trombotici erano considerate come casuali o non correlate perché sembrava impossibile che i vaccini potessero causare trombosi. Eppure vari autori tra cui il sottoscritto già spiegarono il meccanismo con cui questi vaccini provocano la trombosi (3-5) e ne informai AIFA ed EMA già in febbraio 2021.

Un altro clamoroso errore del calcolo dei 2-3 morti al giorno attesi sta nel fatto che questo numero risulta da una stima della mortalità immaginata come distribuita uniformemente nel corso dei 20 giorni dopo il vaccino (48 morti distribuiti in 20 giorni). Essendo un economista, Ottonelli probabilmente non sa che le morti  dopo il vaccino (non quelle per altre malattie di più lunga durata la cui entità non si conosce ancora) non si distribuiscono in modo uniforme ma hanno un picco nei primi due giorni (vedi figura gentilmente concessa dal dr. P.A. McCoullough, Chief Medical Advisor, Truth for Health Foundation, ottenuta sulla base dei dati del sistema di segnalazione VAERS americano).

Andamento temporale dei decessi
Andamento nel tempo delle morti dopo vaccini anti-COVID-19 negli USA

Questo dimostra che non è corretto paragonare un andamento stabile nel tempo come quello delle malattie cardiovascolari (48 morti attesi in 20 giorni) con quello della mortalità da vaccino (concentrata in 2 o tre giorni). Stupisce che uno statistico, per quanto economista, faccia un errore del genere. Inoltre, dal grafico si vede chiaramente che l’alta mortalità che segue alla vaccinazione va decrescendo nei giorni successivi fino a raggiungere la normalità dopo circa un mese. Se il fenomeno fosse dovuto al “rumore di fondo” per la normale mortalità da malattie cardiovascolari, si dovrebbe osservare un andamento più o meno stabile nel periodo considerato. Invece il fatto che il rischio di morte decresca man mano che passa il tempo dopo il vaccino, fino ad approssimare il tasso di morte normale è proprio indicativo del fatto che sia stato proprio quell’intervento ad innescare la variazione statistica.

Se poi Socci volesse informarsi meglio di cosa dicono veramente i dati della vaccinovigilanza, scoprirebbe la differenza drammatica di segnalazioni tra i vaccini comuni (tipo gli antiinfluenzali) e questi di ultima fattura. Si veda ad esempio quanto emerge dagli USA: le morti dopo i vaccini erano meno di 200 all’anno, mentre solo nel 2021 hanno superato i 25000  (figura gentilmente concessa dal dr. P.A. McCoullough, con dati indicativi, di qualche mese fa). 

Dati VAERS
Reports di vaccinovigilanza di eventi avversi (sinistra) e dei decessi (a destra) in diversi anni negli USA. I dati del 2021 sono indicativi e parziali, ai primi di ottobre i decessi erano già oltre 20.000

Un simile rapporto tra segnalazioni di morti dopo i vaccini c’è anche in Italia, laddove i morti segnalati  solitamente erano meno di una ventina mentre ora siamo già a oltre 600.  Come si spiega la differenza di segnalazioni di 30 volte, nello stesso sistema di rilevazione e nello stesso database, visto che la mortalità “attesa” per malattie cardiovascolari è rimasta invariata? Socci non lo dice, non lo sa, o non lo vuol dire.

L’articolo di “Libero” poi si lancia in banali considerazioni sulla “correlazione”, sostenendo che “è comprensibile che l’impatto emotivo di questi tragici eventi possa indurre familiari e amici della persona morta a immaginare una correlazione con il vaccino e tutto questo solitamente finisce sulle cronache dei giornali che parleranno della morte improvvisa di una persona appena vaccinata. Ma non ha senso stabilire una correlazione automatica, l’eventuale correlazione deve essere stabilita caso per caso dai medici. Non sorprende dunque se molte analisi mediche tendono sinora ad escludere, con discreta regolarità, l’esistenza di un rapporto di causa ed effetto con il vaccino.” Si legge anche che “Riflettere con serena razionalità su questi dati dovrebbe indurre a non stabilire più correlazioni automatiche e dovrebbe far capire che è obiettivamente sbagliata la paura del vaccino.”  La difesa del vaccino diventa poi pura propaganda quando Socci rilancia l’opinione di Burioni: “Non dovete avere paura di un vaccino che è tra i farmaci più sicuri della Terra e vi protegge da un virus che è tra i più pericolosi della Terra. Vaccinatevi. Con la salute non si scherza”. Francamente, sono proprio affermazioni superficiali come queste che paiono degli “scherzi”, e di cattivo gusto.

 Tralascio di commentare altre idee del tipo che il vaccino “è più sicuro di quanto lo sia il viaggio in auto che ogni giorno facciamo per andare a lavoro” o  che “possono esserci effetti collaterali, come per tutti i farmaci, ma non in proporzioni che possano destare allarme collettivo” o “del resto può essere pericolosa qualsiasi medicina ma non risulta che i Novax rifiutino farmaci e cure ospedaliere.”

Quando tratta della causalità Socci dovrebbe astenersi di entrare in campi che non conosce. È vero che spesso la gente ragiona “post hoc, propter hoc”, cioè stabilisce una causalità sulla base di una semplice correlazione temporale.  D’altra parte, si usa spesso questo stesso “ragionamento” quando si sostiene che dopo l’introduzione dei vaccini le malattie sono diminuite. Oltretutto non risulta.

All’opposto di quanto corre sui tanto disprezzati “socials”, sulle cronache del mainstream nella maggior parte dei casi di morti dopo il vaccino si legge subito che non vi sarebbe correlazione. Quanto questa conclusione sia di solito affrettata si può facilmente capire dal fatto che la correlazione causale (oltre che temporale) tra una certa malattia e la vaccinazione si può stabilire statisticamente solo dopo una lunga serie di studi di confronto tra gruppi di soggetti comparabili (fase 2-3) , che invece sono ancora in corso. Ora tali studi erano previsti di durata di almeno 24 mesi, al termine dei quali si sarebbe dovuto fare un bilancio e dare finalmente la autorizzazione definitiva alla vendita. Tuttavia ben presto si è cominciato a vaccinare anche i volontari del gruppo di controllo (6). Ma così facendo si è vanificato lo studio di lungo corso e non si potrà avere la prova rigorosa di quanto dura la protezione e neppure delle conseguenze dei vaccini a medio-lungo termine. Una cosa è certa, in assenza degli studi controllati, non si può escludere la correlazione causale per alcune malattie e prima che si abbiano valutazioni statistiche serie sull’incidenza dei vari eventi che si registrano, con metodi adeguati di farmacovigilanza e di stima. Certe evidenze statistiche stanno emergendo proprio, ad esempio per l’amento di casi di sindrome di Guillain-Barré, di miocarditi, di herpes zoster, trombosi di vario tipo, autoimmunità, problemi mestruali e via dicendo.

Un aspetto della questione che sfugge totalmente a Socci riguarda il metodo per valutare “nesso di causalità”. Bisogna sapere che l’analisi della correlazione è fatta, come scrive la stessa AIFA, col metodo indicato dall’OMS, il quale però è difettoso e si presta facilmente a errori, come io e altri abbiamo dimostrato in vari lavori (1, 7, 8). I difetti sono molti ma il più clamoroso sta nel fatto che la correlazione è esclusa se esistono “altre cause” che potrebbero aver determinato l’evento. Ad esempio, se si verifica la morte di un vaccinato che aveva anche malattie di cuore, o tumori, o malattie di fegato, o disturbi della coagulazione, la causa è attribuita a queste malattie preesistenti e non al vaccino. Questa procedura è seguita negli stessi rapporti dell’AIFA e spiegato in dettaglio nel rapporto n. 3. Purtroppo, il metodo di esclusione delle concause è viziato da un grave difetto tecnico, che sfugge a chi non conosce la patologia generale: le reazioni avverse più gravi di solito sono dovute proprio alla interazione tra il prodotto iniettato e una predisposizione o suscettibilità del soggetto. Si tratta, in altre parole, di due o più CON-CAUSE che interagendo determinano l’evento avverso. Questo equivoco sulle correlazioni, oltre alla scarsa efficacia della farmacovigilanza, sta sbilanciando la valutazione dei rischi e benefici dei vaccini rispetto alla malattia. Infatti, nel caso della morte in soggetti positivi, la causa di morte viene attribuita al virus anche se ci sono altre cause come quelle che abbiamo menzionato. Alcuni autori hanno cercato di valutare il nesso di causalità in una serie di decessi dopo i vaccini anti-covid-19 negli USA e hanno riscontrato che solo nel 14 % dei casi si poteva escludere la responsabilità del vaccino stesso.(9)

Esistono vari altri indicatori dell’aumento di mortalità dopo l’introduzione delle vaccinazioni anti-COVID-19 ma non è questa la sede per trattarli, essendoci limitati a trattare solo alcuni aspetti della questione. In conclusione, spero che questo scritto serva a confutare le facilonerie statistiche che generano errori gravi nella interpretazione dei dati su un tema serio come quello dei danni gravi da vaccino”.

Quindi, anche su questo punto, mi pare che possa bastare. La dottoressa Spaeder si rivela del tutto inattendibile.

8. Vaccini con radice abortiva.

TEMA:

Linee cellulari fetali e cooperazione morale

VIGANO’:

Sono state recentemente rilasciate rivelazioni da parte dei dirigenti di Pfizer che mostrano che i sieri genici a mRNA contengono materiale fetale derivante da aborti non solo per la produzione del vaccino originale, ma anche per la sua replicazione e produzione su vasta scala…”.

SPAEDER:

“Lo scopo della nota emessa dalla CDF era affrontare la questione sulla moralità di ricevere un vaccino COVID che avesse qualche connessione con linee cellulari fetali che potrebbero essere state ottenute da un aborto. La linea cellulare in questione, impiegata negli attuali vaccini, è la HEK293 che proviene da un aborto volontario o spontaneo (il tipo di aborto non è certo ndr.) avvenuto nel 1973. I discendenti generazionali di questa linea cellulare originale vengono capillarmente utilizzati nella ricerca farmaceutica, toccando tutto, da Tylenol e Sudafed ad antibiotici e farmaci chemioterapici. La santità della vita umana dal concepimento alla morte naturale è un assoluto nell’insegnamento morale cattolico, e quindi tutti i cattolici devono adottare misure ragionevoli per evitare la cooperazione con il male dell’aborto e dovrebbero incoraggiare mezzi alternativi di sperimentazione e sviluppo del farmaco. Ciò detto, la questione circa la moralità della ricezione dei vaccini Pfizer o Moderna COVID-19 nel contesto di una devastante pandemia è stata costantemente descritta, da teologi ortodossi di eccellente reputazione, come un esempio di cooperazione materiale passiva e come tale, è una decisione moralmente lecita.

L’affermazione circa il fatto che una delatrice della Pfizer abbia rilasciato e-mail “scioccanti”, le quali mostrerebbero come il vaccino Pfizer COVID contenga effettivamente cellule fetali è preoccupante perché, se fosse vero, potrebbe potenzialmente cambiare il giudizio morale circa la ricezione di questi vaccini. Tuttavia, la delatrice di fatto non fa mai tale affermazione, né l’affermazione è vera. Quello che lei dice è di aver trovato e-mail interne da dipendenti Pfizer i quali discutevano delle preoccupazioni etiche di alcuni per il fatto che il vaccino avesse una connessione remota con linee cellulari fetali. Le e-mail confermano ciò che è noto da oltre un anno: il vaccino Pfizer COVID-19 non contiene cellule fetali. La linea cellulare HEK293 è stata utilizzata nei test di laboratorio per determinare se l’mRNA proposto potesse effettivamente indurre la produzione di anticorpi contro la proteina spike. La costante fabbricazione o produzione del vaccino Pfizer COVID-19 attualmente in distribuzione non richiede né utilizza linee cellulari fetali18“.

FACT CHECKING:

Su questo punto, che è importante in modo proporzionalmente inverso a quanto se ne parla nel dibattito pubblico, faccio riferimento, in prima istanza, al seguente messaggio e-mail, che inviai il 17 maggio 2021, giustappunto al prof. Roberto De Mattei, direttore di Corrispondenza Romana, e agli altri destinatari che vedete indicati, e cioè la Congregazione per la Dottrina della Fede, La Pontificia Accademia per la Vita, il filosofo Josef Seifert, che concorda con la posizione recente della CdF, il Presidente della CEI, Gualtiero Bassetti, e il Direttore del Governatorato della Sanità e Igiene del Vaticano, il prof. Andrea Arcangeli – poiché in Vaticano, su disposizione del Pontefice Regnante, si è proceduto estesamente alla vaccinazione, con prodotti con radice abortiva:

Corrispondenza Romana <info@corrispondenzaromana.it>,
cdf@cfaith.va,
pav@pav.va,
jseifert@iap.li,
“S.E. Card. Gualtiero Bassetti” <segrgen@chiesacattolica.it>,
fas@fas.va
data:17 mag 2021, 13:06
oggetto:Integrazione di precedente informativa sulla questione vaccini/feti abortiti

Gentili Signori,
in relazione allo spinoso tema in oggetto, faccio seguito ad una recente informativa che Vi ho recentemente inviato, in tempi leggermente diversi, e che incollo di seguito, a beneficio dei destinatari della presente, ai quali in precedenza non la avevo indirizzata, e cioè il Presidente della CEI, S.E. il Card. Gualtiero Bassetti, e il Direttore del Governatorato della Sanità e Igiene del Vaticano, il prof. Andrea Arcangeli. 
La presente è per integrare l’informativa di cui sopra, circa la quale mi scuso per i termini del tutto informali nei quali è redatta, avendola a suo tempo inviata all’impronta, con gli elementi contenuti nell’articolo apparso oggi sull’agenzia informativa La Nuova Bussola Quotidiana, a firma di Luisella Scrosati, leggibile a questo link https://lanuovabq.it/it/no-ai-vaccini-da-feti-abortiti-un-appello-eroico-ai-cristiani, e che però copio integralmente, per la sua importanza:
Un appello di tante donne, attiviste pro-life, quanti i suoi anni; donne che stanno spronando i cristiani di tutti il mondo e gli uomini dalla coscienza retta a resistere ai vaccini contaminati dall’aborto. La dottoressa Wanda Półtawska, amica e confidente di Giovanni Paolo II, miracolata da Padre Pio, è la prima firmataria.

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Cent’anni il prossimo 2 novembre, la dottoressa Wanda Półtawska, amica e confidente di Giovanni Paolo II, miracolata da Padre Pio su richiesta dell’allora giovane sacerdote di Cracovia, internata nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove fu una cavia di esperimenti medici sulla mutilazione chirurgica degli arti, è la prima firmataria di un appello di tante donne, attiviste pro-life, quanti i suoi anni; donne che stanno spronando i cristiani di tutto il mondo e gli uomini dalla coscienza retta a resistere ai vaccini contaminati dall’aborto.The Voice of Women in Defense of Unborn Babies and in Opposition to Abortion-tainted Vaccines è il titolo dello straordinario richiamo per un risveglio delle coscienze intorpidite in questi lunghi mesi di pandemia e propaganda vaccinale unilaterale.  Wanda Półtawska, che è stata docente al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, alla Lateranense e poi membro del Pontificio Istituto per la Famiglia e della Pontificia Accademia per la Vita, non ci sta ad accettare in silenzio questa nuova forma di collaborazione con la cultura della morte: «Noi non saremo complici dell’odierno massacro dei Santi Innocenti e per questo motivo ci rifiutiamo di accettare qualsiasi vaccino che fa uso di cellule derivate da feti umani abortiti». Insieme a lei, un altro nome noto, quello di Abby Johnson, ex-direttore clinico di una clinica della Planned Parenthood, dimissionaria nel 2009 ed ora attivista pro-life di grande spicco.Circa 40-50 milioni di aborti all’anno, 2,5 miliardi da quando l’aborto è stato legalizzato ed è divenuto una comune pratica sanitaria: «Come potremmo non tenere questo fatto fisso nella nostra mente, mentre riflettiamo minuziosamente sulla moralità dei vaccini prodotti a partire da cellule derivate da feti umani abortiti? […] La modalità della loro uccisione sorpassa ogni immaginazione»: smembrati nel grembo delle proprie madri, stritolato il loro cranio oppure avvelenati con una soluzione salina. E poi i pezzi del loro corpo lasciati giacere in una stanza dell’ospedale «senza nessuno che si lamenti o pianga» per loro. E’ questa la versione del XX secolo di quei bambini donati vivi dagli israeliti per essere bruciati nella Gehenna in onore di Moloch.Ma per i bambini “selezionati” per essere fornitori di tessuti, il destino è – sembra impossibile a pensarsi –  ancora più tragico. Richiamando i contributi fondamentali di Debra Vinnedge (vedi qui e qui), fondatrice dell’associazione Children of God for Life, che per prima, nel 2005 aveva allertato la Pontifica Accademia per la Vita sul problema delle linee cellulari di feti abortiti nei vaccini, l’Appello ricorda che medici abortisti hanno ammesso che la procedura di questi aborti viene modificata, allo scopo di preservare integre ed utilizzabili le parti del corpo del bambino che interessano ai ricercatori. I sacrifici della Valle di Hinnom assumono questa volta il volto di quelli praticati dagli Aztechi, che estraevano dal petto delle vittime il cuore pulsante per offrirlo alla “divinità”; il bambino, estratto vivo dal grembo materno, «soffre un dolore straziante, allorché il medico abortista asporta molto rapidamente, senza alcuna anestesia, il suo rene, di modo che questo organo possa essere spedito fresco, da un giorno all’altro, al ricercatore complice».A quanti obiettano che tuttavia il macabro evento appartiene ormai ad un passato remoto e che l’utilizzo di vaccini realizzati beneficiando di questa tecnica costituisca una cooperazione solamente remota, le firmatarie dell’appello oppongono che «il male dell’utilizzo di linee cellulari di feti abortiti non comprende solamente l’omicidio originario, ma anche la perdurante commercializzazione del corpo del bambino, così come il rifiuto di seppellire le sue spoglie profanate». Né si deve pensare che questa modalità di ricerca sia stata confinata nel passato ed infine abbandonata. Basti pensare alla più recente linea cellulare (Walvax-2), che risale a solo 6 anni fa, ricavata dal polmone di un bambino di tre mesi (vedi qui). Anche questa linea cellulare è destinata ad essere utilizzata nella produzione di vaccini. Lo sfruttamento dei bambini uccisi nel grembo delle loro madri non si ferma affatto ai “soli” vaccini. Grazie all’attenta vigilanza di Stacy Trasancos, chimico ricercatore per la DuPont e responsabile della ricerca di Children of God for Life, sappiamo che l’impiego dei corpi dei bimbi abortiti nella realizzazione di vaccini è solo un inizio (vedi qui). Altri filoni di ricerca sono ormai avviati, senza che quasi nessuno opponga la dovuta resistenza (vedi qui): “topi umanizzati” con pelle umana (ma anche timo, milza e fegato), tratta da bambini tra la diciottesima e la ventesima settimana di gestazione, per studiare il comportamento del sistema immunitario quando la pelle risulta infettata da patogeni (studio pubblicato il 2 settembre 2020). Oppure un altro studio (22 luglio 2020) sugli effetti nocivi dei polibromodifenileteri (PBDE), per il quale sono state reclutate 249 donne per un aborto al secondo o terzo trimestre, che hanno dato il proprio consenso alla “donazione” del proprio sangue, della placenta e del fegato del bambino abortito. O ancora una ricerca (17 luglio 2020) sullo sviluppo dell’immunità nei neonati, che ha richiesto 15 feti abortiti al secondo trimestre.Quando, negli anni Settanta, la Merck immise sul mercato il vaccino contro la rosolia – per la cui realizzazione erano stati necessari un centinaio di aborti -, la strategia proposta dai pastori della Chiesa di manifestare il proprio dissenso, avvalendosi però nel contempo di questi vaccini, fu fallimentare: quel vaccino è ancora oggi in uso. «La generale accondiscendenza dei vaccini contaminati dall’aborto, in particolare da parte dei Cristiani, ha semplicemente contribuito alla cultura della morte», che ritiene ormai normale l’utilizzo dei feti abortiti per la ricerca. «E’ tempo per il clero e per i laici di affrontare coraggiosamente questo orrore e difendere il diritto alla vita dei più vulnerabili con la “massima determinazione”. Questa maligna propaggine dell’aborto deve finire!».

La linea assunta dai vescovi e dal Vaticano, che è giunta persino a raccomandare la vaccinazione come un atto di carità verso il prossimo, è «basata su una valutazione incompleta della scienza della vaccinazione e dell’immunologia»; le firmatarie pertanto implorano la gerarchia ecclesiastica di rivalutare la propria posizione, anche alla luce di gravi incertezze sull’effettiva efficacia e sicurezza di questi vaccini e della loro natura sperimentale.Tra le firmatarie di questo eroico grido in difesa della vita c’è anche suor Deirdre Byrne, che nel 2020 aveva parlato alla Convention Nazionale Repubblicana, fortemente voluta dall’ex-Presidente Trump. Anche lei, la suora dalle tre divise – oltre quella di religiosa, è anche medico chirurgo ed ex-colonnello dell’esercito statunitense – invita alla mobilitazione ed alla battaglia, senza pericolosi compromessi, nella consapevolezza che «Moloch non è mai sazio».Tanto mi sento in dovere di segnalarVi, in conseguenza del fatto che ciascuno di Voi si è espresso positivamente, secondo il proprio ruolo, sulla bontà della vaccinazione. Alcuni di Voi specificamente anche sulla vaccinazione con prodotti derivati da linee cellulari ricavate, a vario titolo, da feti appositamente abortiti, e altri sulla vaccinazione tout court, senza aver apparentemente considerato la questione, od essere entrati nel merito. Resta il fatto che, comunque, tutti i vaccini attualmente in uso in Italia, derivano da linee cellulari di radice abortiva.
Tanto mi sento in dovere di fare, per attenzionarVi la grave responsabilità nei riguardi di Cristo, della Chiesa, e dell’uomo, che vi siete assunti facendo questo. Per ovvi motivi, è evidente che non potrete sollevarvi da tale responsabilità, se non revocando pubblicamente la Vostra posizione, come pubblica ne è stata la dichiarazione, e facendone pubblica ammenda.
Con ossequi, 
Pier Luigi Tossani

I FENICI – Il sacrificio dei fanciulli | IL Circolo ... Storici Scrittori  Lettori

e integro con questo articolo della NBQ, a firma di Leon Pereira, datato 7 giugno 2021:

https://lanuovabq.it/it/feti-abortiti-e-vaccini-le-verita-dimenticate

Feti abortiti e vaccini, le verità dimenticate

“Ci sono dodici linee cellulari provenienti da feti abortiti, e non bisogna dimenticare il modo atroce in cui questi bambini vengono uccisi per poter usare i loro tessuti. Quanto ai vaccini moralmente problematici, la Chiesa dice che si possono accettare solo per gravi necessità e su base temporanea, ma protestando contro la produzione di tali vaccini e contro l’uso dei feti abortiti nella ricerca medica. In nessun caso è possibile indicare l’uso di questi vaccini come un dovere morale, mentre è invece doveroso fare azione di lobby per avere vaccini etici.

Sono un medico, teologo morale e sacerdote domenicano. Le opinioni che presento qui sono le mie, e in nessun modo quelle di una qualsiasi istituzione a cui appartengo o di una posizione alla quale sono attualmente assegnato. Scrivo quanto segue semplicemente come scienziato, teologo morale e fedele cattolico. Sono disponibili molte informazioni (reali e false) sui vaccini Covid. In questo articolo spero di portare chiarezza riguardo alla scienza, alla moralità e agli insegnamenti della Chiesa in materia.

1. LINEE CELLULARI FETALI

Il problema di coscienza per molte persone è che la produzione di molti vaccini moderni comporta l’uso di cellule derivate da bambini abortiti (note come “linee cellulari fetali”). Si sostiene che i bambini stessi non siano stati uccisi per estrarre campioni di tessuto; ma questo ragionamento omette la stretta collaborazione che deve sussistere tra chi esegue l’estrazione e chi esegue l’aborto per poter raccogliere campioni vivi. Si dice anche che le cellule fetali siano ormai molto distanti dal feto originario, per l’azione del tempo e della manipolazione genetica; ma questo trascura il fatto che le cellule del nostro corpo sono allo stesso modo molto distanti (per l’azione del tempo che passa e di qualche mutazione genetica) dalle cellule originarie che avevamo nello stato di feto, e che comunque sempre restano le nostre cellule. Le linee cellulari fetali, nonostante il passare del tempo e alcune modifiche genetiche, rimangono oggettivamente cellule derivate da un feto e spesso da un particolare organo o tessuto. Nel contesto della collaborazione tra l’acquirente del campione e il professionista dell’aborto, affermare che questi bambini non siano stati uccisi per i loro tessuti è una mezza verità fuorviante. Infine, si dice che non siano necessari ulteriori aborti per ottenere tali linee cellulari; ma in verità nessun aborto è mai stato esplicitamente richiesto e mai lo sarà – ma la caccia a nuove linee cellulari fetali continua. L’assenza di obiezioni da parte nostra consente a questa “industria” di continuare ad agire in modo incontrollato e incontrastato.

2. I BAMBINI ABORTITI SENZA NOME

Alle linee cellulari prese da bambini abortiti viene assegnato un numero e una designazione, ma nessun nome. È così più facile dimenticare che si trattava di bambini, maschi o femmine, di una certa età, di una certa famiglia, città, nazione. Prima di esaminare i vaccini, diamo un’occhiata a questi bambini e vediamo cosa (o meglio, chi) viene utilizzato in questi vaccini e in questi farmaci. La raccolta di tessuti viventi significa che il prelievo da questi bambini viene eseguito a ridosso della morte:

“Perforavano il sacco amniotico di una donna incinta di 14-16 settimane, afferravano la testa del bambino con una pinza, tiravano la testa verso la cervice, facevano un buco nella testa del bambino e collegavano una macchina di aspirazione per rimuovere le cellule cerebrali. Tra le 16 e le 21 settimane, eseguivano un aborto con prostaglandine in cui una sostanza chimica è iniettata nell’utero provocando un mini-travaglio e l’espulsione del bambino. Nel 50% dei casi, il bambino nasceva vivo, ma questo non li fermava. Semplicemente facevano un taglio nell’addome del bambino senza anestesia ed estraevano fegato e reni, ecc.” (Dr Peter McCullagh, The Fetus As Transplant Donor: Scientific, Social and Ethical Perspectives. John Wiley and Sons, 1987).

A) WI-38 (bambina) – Istituto Wistar, linea cellulare 38

[Linea cellulare] Sviluppata dal tessuto polmonare di una bambina svedese, gestazione di 3 mesi, abortita “terapeuticamente” nel luglio 1962 su richiesta dei suoi genitori che ritenevano di avere già troppi figli. È stata estratta a Stoccolma, lunga circa 20 centimetri, avvolta in un indumento verde sterile e consegnata al dissettore. I piccoli organi della bambina sono stati estratti all’insaputa della madre e senza permesso, messi nel ghiaccio e inviati all’Istituto Wistar di Filadelfia, dove sono stati poi sezionati. Questa bambina è stata scelta perché i suoi genitori non avevano una storia familiare di malattie o cancro.

B) WI-26 (bambino) – Istituto Wistar, linea cellulare 26

Sviluppata dal tessuto polmonare di un bambino caucasico di 3 mesi, abortito intorno al 1963.

C) WI-44 (bambina) – Istituto Wistar, linea cellulare 44

Sviluppata da tessuti di una bambina svedese, 3 mesi di gestazione, abortita verso il 1964.

D) MRC-5 (bambino) – Medical Research Council, linea cellulare 5

Sviluppata dal Medical Research Council dal tessuto polmonare di un bambino caucasico, 14 settimane di gestazione, abortito in Gran Bretagna entro il settembre 1966. Sua madre era una donna di 27 anni, fisicamente e geneticamente sana. È stato abortito per “ragioni psichiatriche”; è stato specificato che sua madre non lo voleva. Al momento dell’aborto, il bambino non mostrava segni di malformazioni congenite o cancro.

E) MRC-9 (bambina) – Medical Research Council, linea cellulare 9

Queste cellule sono state prelevate dai polmoni di una bambina nel 1974, a circa 15 settimane di gestazione. Partorita da una madre di 14 anni, aveva uno sviluppo normale; l’aborto è stato eseguito perché la madre non era sposata. La madre e la sua famiglia non avevano una storia medica anormale. La bambina è stata sezionata immediatamente dopo il parto.

F) IMR-90 (bambina) – Institute for Medical Research, linea cellulare 90

Sviluppata dall’Institute for Medical Research dal tessuto polmonare di una bambina, gestazione di 4 mesi, a seguito di un aborto “terapeutico” eseguito nel luglio 1975, su una donna caucasica di 38 anni, madre di altri sei bambini. Le sue cellule dovevano sostituire la linea WI-38.

G) IMR-91 (bambino) – Institute for Medical Research, linea cellulare 91

Sviluppata dall’Institute for Medical Research da tessuto polmonare e tessuto epidermico di un bambino caucasico abortito, gestazione di 3 mesi, nel 1983. Le sue cellule dovevano sostituire la linea MRC-5.

H) Lambda.hE1 (bambino) – Fegato, embrione umano, coltura 1

Da cellule epatiche di un bambino, secondo semestre (13-28 settimane di gestazione). L’aborto è stato eseguito nel 1980 per “indicazioni psicosociali”, il che significa una gravidanza indesiderata. Le sue cellule sono utilizzate nella produzione di numerosi medicinali.

I) HEK-293 (bambina) – Cellule renali embrionali umane, test 293

Sviluppato da cellule renali (volutamente ricercate perché più adatte a studi di mutazione) di una bambina olandese di periodo di gestazione sconosciuto, abortita nel 1972. Uno degli sviluppatori della linea cellulare ha rivelato in seguito che non riusciva a ricordare se le cellule provenissero da un aborto procurato o da un aborto spontaneo. Ma la bambina è stata descritta come “completamente normale” da qualcuno presente per riceverla dopo la sua estrazione, il che suggerisce fortemente che in realtà fosse stata abortita.

J) PER.C6 (bambino) – Cellule embrionali primarie della retina umana, clone 6

Cellule sviluppate da una retina isolata (perché studi recenti hanno dimostrato che possono essere trasformate più facilmente) di un bambino di circa 18 settimane di gestazione, abortito nel 1985 nei Paesi Bassi. Il padre del bambino è stato registrato come “sconosciuto”, motivo per cui sua madre voleva sbarazzarsi di lui. È stato descritto come un “feto sano”.

K) RA 27/3 (sesso non registrato) – Rosolia, aborto, 27° feto, terza coltura tissutale

Un bambino di 8-9 settimane di gestazione il cui sesso non è mai stato registrato. Il bambino era uno degli 80 nascituri uccisi in uno studio sull’isolamento del virus della Rosolia. La madre di 25 anni era entrata in contatto con il virus della Rosolia e 17 giorni dopo il bambino è stato abortito chirurgicamente e immediatamente sezionato. Sono stati prelevati campioni di organi e molti sono stati coltivati con successo (polmoni, pelle, reni). Questo particolare bambino è stato il 27° di una serie di aborti eseguiti durante l’epidemia di Rosolia nel 1964 e anche la terza coltura di tessuti ad essere scelta arbitrariamente per ulteriori studi. Queste cellule cariche di virus sono state quindi utilizzate per infettare le cellule della linea WI-38.

L) WALWAX 2 (bambina) – Walwax Biotech Inc. (azienda cinese)

[Linea] Sviluppata dal tessuto polmonare di una bambina in Cina, 3 mesi di gestazione, che era stata selezionata tra altri 9 bambini abortiti nel 2009. Il motivo addotto per l’aborto è una cicatrice uterina causata da un precedente parto cesareo della madre, sana, di 27 anni. I responsabili dell’estrazione degli organi usavano un metodo chiamato aborto con “sacca d’acqua” (illegale negli Stati Uniti) per abbreviare il tempo dell’estrazione e per assicurarsi che la bambina nascesse viva, cosicché i suoi organi potessero essere raccolti, mentre era ancora viva, senza anestesia, in quanto ciò avrebbe compromesso i campioni di tessuto. Le sue cellule sono state deliberatamente ricercate per sostituire le scorte in esaurimento delle linee WI-38 e MRC-5.

3. TIPI DI VACCINI COVID

I vaccini AstraZeneca, Johnson & Johnson e Sputnik V sono stati prodotti utilizzando linee cellulari fetali. Queste cellule sono utilizzate nello sviluppo, nella progettazione, nella produzione e nella successiva sperimentazione dei vaccini. I vaccini stessi contengono quasi certamente detriti cellulari fetali. Dico “quasi certamente” perché l’industria farmaceutica deve ancora rivelare cosa c’è in questi vaccini Covid. A giudicare dai vaccini precedenti, i foglietti illustrativi rivelano che le linee cellulari fetali sono nell’elenco dei potenziali ingredienti. Questa non è una teoria del complotto. Si tratta di informazioni che le industrie riconoscono. Il CDC (Centers for Disease Control and Prevention), l’agenzia di sanità pubblica degli Stati Uniti, pubblica online un elenco di “eccipienti” dei vaccini (cioè cosa contengono), e i detriti cellulari fetali sono apertamente elencati per un certo numero di vaccini. Si noti l’inclusione di MRC-5 e WI-38 come eccipienti per alcuni vaccini, il cui elenco può essere visualizzato tramite il seguente collegamento:

I vaccini Pfizer e Moderna utilizzano linee cellulari fetali per la progettazione e lo sviluppo di vaccini e per i successivi test sui lotti (batch testing). Non usano le linee cellulari di bambini abortiti per la produzione cellulare dei vaccini, quindi questi vaccini non dovrebbero contenere detriti cellulari fetali.

Molti cattolici considerano i vaccini Pfizer e Moderna meno discutibili semplicemente perché non sono i sottoprodotti diretti ​​delle cellule fetali. Tuttavia, la produzione include la modifica della proteina Spike, la codifica sequenziale dei frammenti di RNA messaggero, l’espressione di pseudovirus e la neutralizzazione. Tutti questi passaggi hanno utilizzato cellule fetali abortite. L’eventuale produzione del vaccino stesso comporta la replicazione della sequenza di RNA messaggero e il suo incapsulamento in determinati lipidi. Il passaggio finale, è vero, non utilizza linee cellulari fetali. Ma ogni passo fino a quest’ultimo punto lo ha fatto! Dopotutto, sperimentare i vaccini è una procedura standard.

Di solito questa procedura utilizza anche linee cellulari fetali. I vaccini come quelli di Pfizer e Moderna dipendono quindi fortemente dalle linee cellulari fetali.

Si noti che l’obiezione a questi vaccini non è che siano prodotti concreti derivati ​​da cellule fetali. L’uso diretto del tessuto umano non è di per sé discutibile (ad es. donazione di organi). L’obiezione è all’uso (sistematico) dei corpi e dei tessuti di persone innocenti che sono state uccise. Moralmente non c’è differenza tra tutti i vaccini sopra menzionati: sono tutti ugualmente cattivi moralmente. L’inclusione di cellule fetali in alcuni vaccini li rende più “disgustosi” per le persone, ma questi sono cattivi quanto i vaccini che utilizzano cellule fetali senza effettivamente contenere detriti fetali nel prodotto finale.

4. IL GIUDIZIO DELLA CHIESA

I media riportano costantemente le opinioni di vari organi della Chiesa come provenienti dal “Vaticano”. La Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) ha emesso dei giudizi nel 2008 e nel 2020. La Pontificia Accademia per la Vita (PAV) ha pubblicato rapporti nel 2005 e nel 2017. Questi documenti non hanno lo stesso peso né la stessa autorità.

«La CDF partecipa al magistero pontificio: sia la sua Dignitas personae del 2008 che la sua nota del 2020 sui vaccini anti-Covid-19 sono state esaminate dal rispettivo pontefice regnante che ne ha ordinato lui stesso la pubblicazione. Dei due documenti, la Dignitas personae è più autorevole, in quanto è un’istruzione e come tale “vince” su una nota. La PAV, invece, è un organo consultivo. Le sue dichiarazioni non fanno parte del magistero e la sua funzione non è propriamente quella di insegnare. Tuttavia, il fatto è che il cattolico ordinario di solito non conosce questa differenza, e i media di solito non distinguono: la PAV è presentata come “il Vaticano” né più né meno della CDF» (vedi qui).

Finora l’insegnamento più dogmatico della Chiesa rimane Dignitas personae (2008), che spiega che nei casi in cui (1) non c’è altra scelta, (2) il pericolo è reale e (3) la sicurezza dei bambini è minacciata, allora (4) utilizzare tali vaccini è possibile temporaneamente, (5) ma è necessario esercitare pressioni su governi, aziende farmaceutiche, ricercatori, eccetera, per trovare un’alternativa eticamente accettabile! Inoltre, (6) nessuno può essere obbligato a vaccinarsi; le persone hanno il diritto di rifiutare, anche se dovrebbero prendere precauzioni per ridurre il loro ruolo nella trasmissione della malattia durante un’epidemia.

Il penultimo punto (5) è importante per evitare scandali. Il peccato di scandalo non ha nulla a che fare con l’essere scioccati o scandalizzati. Esso significa che le azioni di una persona portano erroneamente un’altra persona a pensare che qualcosa di peccaminoso non sia in realtà peccaminoso, e quindi la rendono più esposta a commettere quel peccato. Ad esempio, dare la Santa Comunione a politici notoriamente pro-aborto che hanno reso pubbliche le loro opinioni e azioni per promuovere l’aborto. L’incapacità del clero di avvertire queste persone – sia di pentirsi e cambiare le loro azioni, sia di smettere di ricevere la Comunione – è l’incapacità di amare autenticamente queste persone e la disponibilità a mettere a repentaglio la loro salvezza eterna. Il peccato di scandalo consiste nel fatto che i cattolici comuni sono così indotti erroneamente a pensare che essere pro-aborto sia compatibile con essere un cattolico fedele.

Con i vaccini dipendenti dall’aborto, per evitare o ridurre al minimo il peccato di scandalo, è necessario che tutti i cristiani e tutte le persone di coscienza protestino contro i loro governi, le industrie farmaceutiche e sanitarie, al fine di fermare la produzione e l’uso di vaccini e altri farmaci compromessi dall’aborto e sostituirli con alternative eticamente accettabili. Quando qualcuno dichiara che i vaccini derivati ​​dall’aborto sono “moralmente accettabili” senza dover contestare l’uso di tessuti di feti abortiti, è un peccato di scandalo. La testimonianza pro-vita della Chiesa ne esce notevolmente indebolita. Al mondo laico sembra che noi cattolici dichiariamo di essere pro-vita ma siamo ipocritamente felici di beneficiare dei frutti dell’aborto! E, peggio, altri cattolici vengono indotti a pensare che questo sia un compromesso accettabile.

Questo è il motivo per cui alcuni cattolici possono non voler ricevere vaccini derivati ​​dall’aborto in nessuna circostanza. In coscienza, la loro testimonianza a favore della vita non potrebbe accettare un tale compromesso, anche se protestassero contro la fonte immorale del vaccino. Nella Bibbia, il re Davide, in fuga da suo figlio Assalonne, desidera ardentemente bere l’acqua di Betlemme. Tre giovani guerrieri rischiano la vita per attraversare le linee nemiche per portare l’acqua al re. Davide «non ne volle bere, ma la sparse in onore del Signore, dicendo: “Non sia mai, Signore, che io faccia una cosa simile! È il sangue di questi uomini, che sono andati là a rischio della loro vita!» (cfr. 2 Samuele 23:15-17; 1 Cronache 11:17-19). Sebbene i giovani soldati non fossero stati uccisi, avevano rischiato la vita per andare a prendere l’acqua. Per Davide quest’acqua era la linfa vitale dei suoi uomini, e non voleva disonorarli pensando solo ai suoi bisogni. Versò l’acqua per terra, restituendola a Dio, perché la vita di ogni essere umano appartiene solo a Dio. Ogni persona di coscienza dovrebbe essere rispettata, così come coloro che desiderano che le linee cellulari fetali e i loro prodotti​​ siano affidati a Dio, sepolti nella terra, come richiesto dal rispetto della dignità umana.

Il peccato di scandalo è una buona occasione per evocare “l’amore del prossimo”. Accade spesso che cristiani in buona fede dicano che i vaccini derivati ​​dall’aborto dovrebbero essere ricevuti per amore del prossimo, per proteggere la sua salute costruendo l’immunità di gregge, ecc. Ma siamo anche chiamati a un più alto amore del prossimo. Ricorda che sebbene questi vaccini possano essere ricevuti in determinate circostanze, i produttori stessi di tali vaccini – ricercatori e abortisti inclusi – stanno mettendo in pericolo le loro anime. Il dottor Stanley Plotkin è un importante vaccinologo che è stato determinante nella scoperta del vaccino contro la Rosolia. Una continua tolleranza verso le medicine corrotte dall’aborto mette in pericolo le anime come la sua. Plotkin ammette:

«La Chiesa cattolica ha effettivamente pubblicato un documento su questo [problema dei vaccini derivati ​​dall’aborto], che dice che le persone che hanno bisogno dei vaccini dovrebbero ricevere i vaccini, indipendentemente da questo fatto [se derivano dall’aborto]; questo implica che io sono la persona che andrà all’Inferno a causa dell’uso di tessuto abortito – cosa che sono felice di fare».

(Testimonianza del dottor Stanley Alan Plotkin in un caso giudiziario nella contea di Oakland, Michigan (11 gennaio 2018). Vedi il passaggio 17:30:44-17:31:13 al link https://www.youtube.com/watch?v=Y9gWzTlpiDI)

5. RIEPILOGO

1. L’uso di vaccini moralmente corrotti è accettabile per gravi motivi, soprattutto per la protezione delle persone vulnerabili, su base temporanea;

2. La necessità morale di ricevere tali vaccini dovrebbe implicare l’essere sotto forte pressione o la necessità di ricevere tali vaccini per mantenere il lavoro, vedi per esempio il personale medico ospedaliero;

3. In tutti i casi, la Chiesa e tutte le persone hanno il dovere di protestare contro la produzione di tali vaccini e contro gli aborti, compresi gli aborti per la ricerca medica;

4. I seguenti punti sono doveri imposti a medici e capifamiglia (PAV 2005):

• Utilizzare vaccini alternativi (se esistono);

• Fare pressione sulle autorità politiche e sui sistemi sanitari per rendere disponibili vaccini etici;

• Fare ricorso, se necessario, all’obiezione di coscienza per i vaccini derivati ​​dall’aborto (ovvero rifiutare queste vaccinazioni)

• Opporsi con ogni mezzo (scrivendo, tramite associazioni, mass media, ecc.) ai vaccini derivati ​​dall’aborto;

• Fare pressione per la preparazione di vaccini alternativi etici;

• Richiedere un rigoroso controllo legale dei produttori dell’industria farmaceutica;

• Combattere e utilizzare tutti i mezzi legali per rendere la vita difficile alle industrie farmaceutiche che agiscono senza scrupoli e senza etica.


5. In nessun caso l’uso di tali vaccini può essere qualificato come un dovere morale o coperto di lodi; nella migliore delle ipotesi, come il cannibalismo nei casi di estrema necessità, il loro uso è deplorevole;

6. Un problema a parte è la necessità medica di tali vaccini (la pandemia giustifica davvero l’uso dei vaccini?) e la loro sicurezza (i vaccini Covid sono in fase sperimentale e alcuni sono nuovi nella loro modalità di azione); questi problemi sono ancora oggetto di discussione da parte delle persone competenti in materia; ecco perché è più che comprensibile che la popolazione sia generalmente riluttante di fronte alla vaccinazione;

7. Esistono vaccini moralmente accettabili, o saranno resi disponibili a breve – potrebbe essere difficile ottenerli a seconda di dove vivi;

8. Nessuno dovrebbe mai essere costretto a ricevere un vaccino contro la propria coscienza;

9. Mentre a rigore la virtù della giustizia non proibisce di ricevere questi vaccini, la virtù della carità può portare i cristiani a rinunciarvi, sia per la propria anima che come testimoni della dignità della vita.

Holy Land Pilgrimage with Fr. Leon Pereira, O.P., Penny Abbruzzese & 206  Tours - Catholic Pilgrimages


6. TABELLA DEI VACCINI

Una tabella di vaccini di seguito elenca la loro accettabilità morale (verde) o inaccettabilità (rosso). Questa tabella è stata prodotta sulla base delle informazioni disponibili sul sito web del Charlotte Lozier Institute (un’organizzazione per la difesa della vita). (https://s27589.pcdn.co/wpcontent/uploads/2021/03/COVID-19-Vaccine-Candidates-and-Abortion-Derived-Cell-Lines-MArch-3-21.pdf).

Il grafico dell’Istituto Lozier non mostra che alcuni vaccini utilizzano effettivamente cellule fetali nelle fasi di “Progettazione e Sviluppo”, ma include un collegamento a riviste scientifiche che menzionano queste informazioni”.

Accettabilità MoraleTipo e Nome del VaccinoSponsorPaeseProgetto e SviluppoProduzioneTest
Virus Inattivato “BBIBP-CorV”Istituto di Pechino Prodotti Biologici/ SinopharmCinaVero ScimmiaVero ScimmiaTest Citopatici
Virus Inattivato“COVAXIN” “BBV152”Bharat Biotech/Consiglio indiano di medicina ricercaIndiaVero ScimmiaVero ScimmiaVero Scimmia
Virus Inattivato“CoronaVac”Sinovac Biotech Co., Ltd.CinaVero ScimmiaVero ScimmiaHEK-293
Vettore di adenovirus“AZD1222” “ChAdOX1
nCoV-19”
AstraZeneca/Università di OxfordUSAUKHEK-293HEK-293HEK-293MRC-5
Vettore di adenovirus“Ad5-nCoV”“Convidecia”CanSino Biologics, Inc./ Istituto di Biotecnologia di PechinoCinaHEK-293HEK-293 
Vettore di adenovirus“Gam-COVID-Vac”“Sputnik V”Istituto di ricercaGamaleyaRussiaHEK-293HEK-293 
Virus vescicolare ricombinante“IIBR-100”Istituto israeliano per la     ricerca biologica (IIBR)IsraeleBHK CricetoVero ScimmiaVero ScimmiaVero Scimmia
Vettore di adenovirus“Ad26.COV2-S”Janssen Ricerca e sviluppo, Inc./Johnson & JohnsonUSAPER.C6PER.C6 
Vettore di adenovirus
“VXA-CoV2-1”
VaxartUSAHEK-293HEK-293 
Vaccino proteico“ZF2001”“ZF-UZ-VAC 2001”Anhui Zhifei Longcom Biofarmaceutico /Istituto di microbiologiaCinaHEK-293TCHO CricetoHEK-293T
Vaccino proteico“SCB-2019”CloverProdotti biofarmaceuticiCinaCHO CricetoCHO CricetoHEK-293
Vaccino proteico“UB-612”COVAXX/Unità BiomedicaleUSATaiwanCHO CricetoCHO CricetoHEK-293
Proteine ​​su particelle quasi-virus
“CoVLP”
MedicagoCanadaAgrobacteriumEspressione vegetaleHEK-293
Vaccino proteico“NVX-CoV2373”NovavaxUSA Insetto Sf9HEK-293
?Vaccino proteico“VAT00002”Sanofi Pasteur/ GlaxoSmithKlineFrancia
USA
 Insetto Sf9?
Vaccino mRNA“CVnCoV”CureVacGermaniaProgettato da computersequenzaNessuna cellula utilizzataHeLa
Vaccino mRNA“mRNA-1273”Moderna, Inc./Istituto Nazionale della SaluteUSAHEK-293Nessuna cellula utilizzataHEK-293
Vaccino mRNA
“BNT- 162a1, b1,b2,b3,c2”
Pfizer/BioNTechUSAGermaniaHEK-293Nessuna cellula utilizzataHEK-293
Vaccino DNA“INO-4800”InovioProdotti farmaceuticiUSAHEK-293Nessuna cellula utilizzataHEK-293
Vaccino DNA“AG0301-COVID19” “AG0302-COVID19”Università di Osaka/AnGes/Takara BioGiapponeProgettato da computersequenzaE. coliVero Scimmia
Vaccino DNA“ZyCov-D”Zydus CadilaIndiaProgettato da computersequenzaE. coliVero Scimmia

Da notare che, nella tabella dei preparati coinvolti nelle contaminazioni abortive, è segnalato anche il nuovo vaccino in arrivo, il “Novavax”, quello che, quando sarà disponibile, si è letto che “anche i No-vax non potranno rifiutare”, in quanto realizzato su base proteica, no mRNA. Ma, essendo coinvolto in fase di test dalla linea abortiva HEK-293, anche per questo, ci sta un grande NO. Ci provano sempre. Da questa gente, non comprerei mai un’auto usata.

9. Donne incinte e allattamento dei neonati.

TEMA:

VIGANO’:

Donne incinte e allattamento dei neonati

Un altro aspetto da considerare è il concreto pericolo di gravi effetti collaterali sulle madri in gravidanza e ancor più gravi sui neonati: negli Stati Uniti ci sono stati 675 aborti spontanei in madri vaccinate e nel Regno Unito sono morti 521 lattanti…”

SPAEDER:

“Le donne incinte e i bambini non sono stati inclusi negli studi originali di Fase III dei vaccini COVID-19 Moderna o Pfizer. Questo non solo non è sorprendente; c’è da aspettarselo. La ricerca medica che coinvolge queste due popolazioni è sempre in ritardo rispetto ad altre perché è intrinsecamente più rischioso testare un nuovo prodotto su una donna incinta o su un bambino piuttosto che su un adulto sano (non gravido). In effetti, molti dei farmaci abitualmente utilizzati nelle donne in gravidanza e nei bambini non sono mai stati studiati in modo specifico in quelle popolazioni: questo tipo di utilizzo è chiamato uso “off-label”. Esempi di farmaci che vengono utilizzati in questo modo nei bambini includono numerosi antibiotici, farmaci antidolorifici e antiepilettici19.

Elenchi simili possono essere stilati per i farmaci che le donne potrebbero assumere durante la gravidanza. Tuttavia, poiché è diventato più chiaro che l’infezione da COVID-19 durante la gravidanza ha aumentato il rischio di esiti negativi (sia per la madre che per il bambino20), c’è stato un maggiore interesse nel somministrare vaccini COVID-19 alle donne in gravidanza anche se non erano stati specificamente studiati su quella popolazione. L’iniziale rassicurazione circa la sicurezza di ricezione del vaccino durante la gravidanza è dovuta al fatto che, pur non facendo parte del progetto di studio, 57 donne hanno scoperto di essere incinte durante gli studi di Fase III per la combinazione di Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson. Non c’era alcuna differenza nei tassi di aborto spontaneo o nel corso della gravidanza tra le donne nel gruppo di controllo rispetto alle donne che hanno ricevuto il vaccino21.

Questo piccolo studio non intenzionale è stato ora replicato in uno studio osservazionale più ampio e nuovamente non è emersa alcuna differenza nel rischio di aborto spontaneo tra chi ha ricevuto il vaccino durante la gravidanza e chi no22. Negli ultimi 9-10 mesi da quando i vaccini COVID-19 a mRNA sono diventati disponibili, centinaia di migliaia di donne in gravidanza si sono vaccinate e i sistemi di monitoraggio dei dati di sicurezza non hanno rilevato alcun aumento del rischio per queste donne o per i nascituri23.

I numeri forniti nella Sua lettera su aborto spontaneo e morte infantile sono privi di significato senza un gruppo di controllo. Ci sono sicuramente donne che hanno ricevuto il vaccino COVID e poi hanno subito un aborto spontaneo. Questo è tragico, ma l’unica domanda rilevante per questa discussione è se tale evento si verifichi con un tasso più elevato nelle donne vaccinate rispetto a quelle non vaccinate. L’aborto spontaneo è molto, molto comune. Se milioni di donne vengono vaccinate, ci saranno donne che sperimenteranno questo evento dopo la vaccinazione (di nuovo, la correlazione non corrisponde alla causalità). Lo stesso discorso può essere fatto per i neonati in fase di allattamento. Quando i bambini muoiono è sempre straziante. Senza però fare riferimento ai tassi naturali di aborto spontaneo o morte infantile, semplicemente non è possibile trarre conclusioni significative24“.

Anche su questo punto, Spaeder si rivela inaffidabile. Ancora Gulisano, qui, il 23 giugno 2021, sulla NBQ:

https://lanuovabq.it/it/aborti-spontanei-e-vaccini-covid-studio-usa-preoccupa

  • I DATI DEL NEJM

Aborti spontanei e vaccini Covid, studio Usa preoccupa

“Uno studio osservazionale, pubblicato dal New England Journal of Medicine, su donne gravide vaccinate negli Usa con Pfizer (che sconsiglia per loro il vaccino) o Moderna rileva che il 14% delle gravidanze si è concluso con la morte del nascituro. Dati che preoccupano e che dovrebbero indurre a maggior prudenza mamme e ginecologi.  

La gamma delle sperimentazioni vaccinali si sta ampliando sempre di più: oltre all’eterologa e ai test che in questo momento sono in corso per portare all’abbassamento dell’età delle somministrazioni vaccinali fino ad arrivare ai neonati, troviamo anche un ulteriore ambito di sperimentazione: quello della gravidanza. Un ambito che dovrebbe comportare una notevole prudenza.

Da quando esistono le vaccinazioni, si è sempre avuta una particolare attenzione a non somministrare vaccini che – come molti altri farmaci – potrebbero interferire nei meccanismi di embriogenesi e causare malformazioni ai nascituri. Solo in anni molto recenti è stato dato il via libera alla vaccinazione anti-Difterite-Tetano-Pertosse (trivalente) nelle donne gravide, ma soltanto dopo la ventottesima settimana di gestazione, proprio per evitare questi danni all’embrione. Un secondo vaccino consentito in gravidanza è quello antinfluenzale. Altri vaccini non vengono praticati.

Nel caso dei nuovi vaccini anti-Covid, per le loro caratteristiche di farmaci autorizzati in via straordinaria e la limitatezza sugli studi relativi alla loro efficacia e sicurezza, si imponeva una ancor maggiore cautela nell’utilizzo. Così è stato, ma solo all’inizio. La scheda tecnica del Comirnaty, il vaccino della Pfizer, che non ha avuto modifiche dalla sua approvazione, dice a chiare lettere che il vaccino non deve essere somministrato in gravidanza, e neppure in allattamento. L’altro vaccino a mRna, Moderna, è un po’ più sfumato, poiché si afferma che non esistono studi sugli effetti del vaccino nei feti, e si lascia la decisione se somministrare o meno il prodotto al medico vaccinatore.

Se dunque l’azienda produttrice del vaccino più usato non aveva dubbi nello sconsigliarlo alle donne in gravidanza o nel puerperio, sempre più ginecologi sembrano contraddire nelle loro decisioni le indicazioni prudenziali dell’azienda. Sono sempre di più, infatti, le future mamme che si vedono proporre dal loro ginecologo il vaccino, definito “assolutamente innocuo”, e pertanto da farsi. Ancora una volta, come per i giovanissimi e i bambini, si trascurano completamente i dati epidemiologici, che vedono le persone appartenenti alla fascia di età tra i 20 e i 40 anni (l’età abituale in cui avvengono i concepimenti e le gravidanze) con livelli di mortalità e letalità, per non parlare della stessa morbilità, bassissimi.

I ginecologi vaccinisti – cui sembra stia dando una mano l’Istituzione pubblica sanitaria attraverso circolari e nuove linee guida con le quali si vorrebbe completamente eliminare ogni riferimento alle indicazioni delle stesse case farmaceutiche – alle proprie pazienti dovrebbero parlare anche dei rischi di questa vaccinazione, che a differenza di quella contro Difterite- Tetano-Pertosse potrebbe essere eseguita a qualunque età gestazionale, anche agli inizi, quando il processo di embriogenesi è delicatissimo.

I rischi ci sono, sono documentati, e le cifre fanno davvero impressione. Basta andare a vedere una recente pubblicazione del New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste medico-scientifiche del mondo. L’articolo in questione si intitola Preliminary Findings of mRNA Covid-19 Vaccine Safety in Pregnant Persons.

Si tratta di uno studio osservazionale su donne gravide vaccinate con i due vaccini a mRNA negli Stati Uniti dalla fine di dicembre del 2020 alla fine di febbraio del 2021. Due mesi di vaccinazioni. I ricercatori hanno utilizzato dati provenienti dalla farmacovigilanza attuata sulla base di segnalazioni spontanee da parte delle pazienti, un sistema denominato VAERS, cioè Vaccine Adverse Event Reporting System. Il dato quindi potrebbe essere sottostimato.

Il numero di casi esaminati è stato di 35,691. Quello che più impressiona dei risultati dello studio, che ha rilevato i consueti eventi avversi dei vaccini, è però il numero di aborti spontanei avvenuto dopo la vaccinazione: il 14% delle gravidanze si sono interrotte con la morte del nascituro. Inoltre, sono stati registrati diversi eventi avversi neonatali, con un 10% circa di nascite premature, e con un 3% di bambini nati sottopeso.

Se si voleva capire, nell’ambito della grande sperimentazione vaccinale, l’effetto della somministrazione in donne gravide, si direbbe che ci siano già dei dati significativi su cui riflettere, per evitare un 14% di aborti spontanei, morti assolutamente evitabili. Il Covid si può curare, un danno prenatale è molto più letale. Ci pensino i ginecologi che consigliano di vaccinarsi, e soprattutto ci pensino le mamme che hanno a cuore i loro bambini”.

10. Componenti del vaccino.

TEMA:

Componenti del vaccino

VIGANO’:

Vorrei farvi notare che i componenti dei sieri genici sono ancora nascosti come segreti commerciali… La presenza di grafene nelle dosi che sono state somministrate… suggerisce che l’uso forzato dei cosiddetti vaccini – insieme al sistematico boicottaggio dei trattamenti esistenti di comprovata efficacia – ha lo scopo di rintracciare tutti gli esseri umani vaccinati in tutto il mondo, che saranno o sono già collegati all’Internet of Things tramite un collegamento quantistico di frequenze a microonde pulsate di 2,4 GHz o superiori dalle torri cellulari e dai satelliti… l’Unione Europea ha scelto due progetti dedicati all’innovazione tecnologica come vincitori di un concorso: “The Human Brain” e “Graphene”. Questi due progetti riceveranno un finanziamento di un miliardo di euro ciascuno nei prossimi dieci anni”.

SPAEDER:

“Gli ingredienti del vaccino non sono segreti commerciali. Sono pubblicati e prontamente disponibili per chiunque voglia conoscerli25.

Rispetto alla maggior parte degli altri vaccini, in questi vaccini a mRNA ci sono relativamente pochi componenti. E sebbene alcuni di essi possano sembrare preoccupanti (4-idrossibutile o fosfato di potassio monobasico), è importante ricordare che alla base della vita ci sono sostanze chimiche. Molti prodotti che consumiamo ogni giorno suonano molto diversi se descritti con i loro nomi chimici: “Il ragazzo ha bevuto ossido di diidrogeno perché aveva mangiato troppo cloruro di sodio” rispetto a “Il ragazzo ha bevuto acqua perché aveva mangiato troppo sale”.

L’affermazione che il vaccino Pfizer COVID19 contenga grafene e che quindi il vaccino venga utilizzato per tracciare gli individui vaccinati utilizzando le frequenze di impulso dalle torri cellulari, sfida qualsiasi ragionevole pensiero. La grafite è un tipo di carbonio naturale che si trova in alcuni tipi di roccia. L’ossido di grafene è una forma di carbonio prodotta artificialmente che viene esaminata per potenziali proprietà antibatteriche e antivirali, tra gli altri usi26. Sebbene ci siano primi studi che esaminano la sua potenziale utilità nella scienza dei vaccini (nessuno di questi studi ha raggiunto sperimentazioni su soggetti umani), non è un ingrediente in nessuno dei vaccini COVID-19 disponibili. Affermazioni del contrario sono state già largamente smentite27 e il fatto che questa voce continui a circolare è la prova di quanto sia facile diffondere disinformazione con parvenze scientifiche su Internet. Anche il fatto che l’Unione Europea finanzi o meno la ricerca futura sul grafene è irrilevante per la discussione sul COVID-19, poiché ci sono molte potenziali applicazioni per il suo utilizzo oltre alle terapie mediche, tra cui l’accumulo di energia, la resistenza meccanica e la conduzione del calore28“.

FACT CHECKING:

Questo è il goal della bandiera per Spaeder. Ho letto l’articolo che Viganò ha linkato per i vescovi americani, questo:

https://www.databaseitalia.it/la-tecnologia-di-neuromodulazione-basata-sul-grafene-e-reale-il-comunicato-stampa-di-inbrain-neuroelectronics-descrive-i-biocircuiti-che-controllano-il-cervello-utilizzando-il-grafene/

ma la fonte è inaffidabile, e in ogni caso è stata mal interpretata da Viganò. Non è assolutamente pensabile, allo stato dell’arte, ma prima ancora nel contenuto dell’articolo, che

La presenza di grafene nelle dosi che sono state somministrate… suggerisce che l’uso forzato dei cosiddetti vaccini – insieme al sistematico boicottaggio dei trattamenti esistenti di comprovata efficacia – ha lo scopo di rintracciare tutti gli esseri umani vaccinati in tutto il mondo, che saranno o sono già collegati all’Internet of Things tramite un collegamento quantistico di frequenze a microonde pulsate di 2,4 GHz o superiori dalle torri cellulari e dai satelliti…

e dove Viganò dice che

“l’Unione Europea ha scelto due progetti dedicati all’innovazione tecnologica come vincitori di un concorso: “The Human Brain” e “Graphene”. Questi due progetti riceveranno un finanziamento di un miliardo di euro ciascuno nei prossimi dieci anni”.

Questo è noto, ed è vero, ma si riferisce ad applicazioni che non sono certo quelle di “controllare” le persone vaccinate, tramite l’ossido di grafene che fosse anche eventualmente contenuto nelle fiale. Il tutto, però, pare una sonora bufala, come scrive qui il quotidiano “Il Giorno”:

https://www.ilgiorno.it/cronaca/vaccini-fake-microchip-testa-a-calamita-1.6827749

Mi auguro quindi che Mons. Viganò ripensi il tema, e riveda la sua opinione. Se potessi, gli direi:

“Caro Monsignore, non c’è bisogno del grafene per controllare le menti delle persone. Il sistema di potere lo fa già sistematicamente da decenni, tramite il consumismo, che comprende il potente mondo dello spettacolo, della moda, eccetera, e generalmente tramite la scuola di Stato – lo Stato, privo di sussidiarietà, è infatti il nuovo Moloch – dove le nuove generazioni vengono orientate al materialismo ateo, che a sua volta comprende il sesso libero, l’aborto, la droga, la promozione dell’omosessualità e delle peggiori perversioni, secondo la nota formula rivoluzionaria del marchese De Sade. Il tutto porta, poi, alla disperazione esistenziale che vediamo nell’Uomo di oggi. E grazie, comunque, della Sua lettera ai Vescovi americani… tutto il resto andava bene!…”

11. Valutazione finale della risposta di Spaeder a Viganò.

L'attacco di Big Pharma a monsignor Viganò - La Cruna dell'Ago
Mons. Carlo Maria Viganò

Il mio messaggio a Mons. Viganò, come sopra, può ben valere anche come valutazione finale alla

Conclusione di Spaeder:

“I cattolici di tutto il mondo ricercano la voce dell’autorità per esser guidati sulle questioni morali e nel contesto della pandemia di COVID-19. La Chiesa Cattolica ha una lunga tradizione di leadership nella scienza medica. Da Gregor Mendel a Santa Gianna Beretta Molla, scienziati e medici cattolici hanno dimostrato che un’assistenza sanitaria efficace e fedele deve abbracciare un metodo scientifico rigoroso e non aver paura di ciò che deriverà da una ricerca ben strutturata ed eseguita. Chi parla della pandemia di COVID-19 e dei vaccini a mRNA deve seguire questo esempio. La nostra è una fede che non dovrebbe mai rifuggire dalla scoperta scientifica, poiché tutte le verità sul nostro corpo e sulla nostra salute possono avvicinarci proprio a quel Dio che ci ha creati.

Gwyneth Anne Spaeder, MD | Primary Care | UNC Health
la dottoressa Gwyneth Spaeder

Ci sono molte ragioni che destano preoccupazioni sulle modalità con cui i funzionari pubblici e i leader governativi di tutto il mondo hanno affrontato la pandemia di COVID-19. Le persone moralmente serie dovrebbero continuare a vigilare su ciò che sfida l’autentica libertà umana. I cattolici non hanno motivo, tuttavia, di temere la sicurezza, l’efficacia o la moralità dei vaccini COVID a mRNA. Questi vaccini dovrebbero fungere da esempio di come professionisti medici dedicati possono usare i talenti loro dati da Dio per aiutare a porre fine all’immensa sofferenza causata da questo virus. (Gwyneth A. Spaeder, M.D., laureata all’Università di Dallas e alla Johns Hopkins University School of Medicine, è un pediatra che pratica a Raleigh, nella Carolina del Nord)”.

Non c’è infatti molto da aggiungere a quanto abbiamo visto nel corso del testo. Apprezzo le intenzioni della dottoressa, ma, riagganciandomi alle considerazioni di partenza, abbiamo visto che la “scoperta scientifica”, di per sé, è stata negata, e la Narrazione Covidica è stata ed è tuttora una grande menzogna. Purtroppo, in questo frangente, quelle che dovevano essere le “guide spirituali” della cristianità non sono state sempre all’altezza della situazione. Lo dico serenamente, in quello spirito di “correzione fraterna”, ben descritto dal prof. De Mattei in questo suo articolo:

Obbedienza e resistenza nella storia e nella dottrina della Chiesa

e ovviamente me ne assumo la responsabilità, confidando che la Misericordia di Dio accolga tutti noi protagonisti di questi eventi, che lo Spirito Santo ci illumini, e che la Provvidenza ci sostenga in questo momento storico, nel quale stanno avvenendo cose che la nostra generazione avrebbe fatto fatica a immaginare.

Ma non abbiamo ancora finito.

12. Farmaci efficaci contro il Covid, e integratori.

Nella circostanza, ho pensato infatti di ottimizzare il frutto di questo lavoro, per dare qualche riferimento pratico su quali siano i farmaci da chiedere al proprio medico curante, nel caso ci si ammali di Covid, e di segnalare la possibilità di assumere integratori, sia a scopo preventivo, che curativo. Il tutto ancora da questo già citato (ma sarebbe meglio dire saccheggiato ;-)) articolo di Mario Menichella, del quale raccomando nuovamente la lettura integrale, perché si è rivelato una miniera di notizie preziose:

Tutto quello che non vi dicono sulle cure domiciliari precoci per il Covid-19 (e perché lo fanno)

Il proliferare dei possibili protocolli di cura basati su farmaci low-cost

Se i risultati dello studio di Suter e Remuzzi verranno confermati da un secondo studio “controllato” (il primo è “imperfetto” perché retrospettivo), potrebbe essere davvero una svolta nella cura della malattia. Tuttavia è assai interessante che, il 1° luglio 2021, un lavoro di ricercatori inglesi e australiani apparso su Lancet [35] ha già confermato i loro risultati con un approccio precoce basato su un preparato anti-asma (contenente una piccola quantità di cortisone, che è un potente antinfiammatorio) da somministrare per inalazione nelle primissime fasi della malattia. Nello studio inglese, “un campione di 73 pazienti trattati con budesonide – in pratica ad es. con Aircort spray, un farmaco che contiene una piccola quantità di cortisone, somministrato per via nasale (una via piuttosto trascurata nella cura del Covid ma molto importante [98]) – nei primi giorni dall’insorgenza di lievi sintomi da Covid-19 è stato messo a confronto con un altro gruppo di 73 pazienti con caratteristiche simili ma trattato con una terapia tradizionale. I risultati hanno dimostrato che nel primo campione con il trattamento cortisonico i ricoveri ospedalieri sono stati 2 contro gli 11 del secondo gruppo (per cui l’abbattimento delle ospedalizzazioni è stato all’incirca dell’81%). Analogamente, nello studio di Suter e Remuzzi, sui 90 pazienti Covid-19 trattati a casa con le terapie raccomandate, solo 2 hanno avuto necessità di ricovero in ospedale, contro i 13 ricoverati tra i 90 pazienti del gruppo di controllo che hanno seguito altre terapie (per cui l’abbattimento delle ospedalizzazioni è stato dell’85%, ndr)” [37].

Nel caso del budesonide somministrato attraverso lo spray nasale, inoltre, si è trattato di uno studio controllato randomizzato, pubblicato peraltro su una delle riviste mediche più prestigiose. Quindi, questa volta da parte delle Autorità sanitarie italiane (AIFA, Ministero della Salute, CTS) proprio non vi sono plausibili “scuse” per ignorarlo. Inoltre, con questo farmaco somministrato due volte al giorno direttamente nel naso con una serie di semplicissimi “puff” dello spray nelle due narici le ospedalizzazioni sono state abbattute dell’80% [36]. Insomma, abbattere le ospedalizzazioni di un tasso praticamente paragonabile a quello ottenibile con una campagna vaccinale di massa sembra essere diventato facile quasi “quanto bere un bicchier d’acqua” (per prendere i 200 mg giornalieri di celecoxib, pari a due pasticche di Celebrex al dì, che comunque va associato a un gastroprotettore, in pratica un “inibitore della pompa protonica” [34]) oppure inalare uno spray. Ma attenzione al fai da te. “È molto importante – sottolinea Suter – che i suggerimenti che derivano da questi studi non siano interpretati come un ‘fai da te’. È il medico di famiglia che deve prendere queste decisioni, giudicando di volta in volta quale sia il farmaco più adatto in rapporto ai sintomi e alle condizioni cliniche del suo paziente”.

Fig.5 – Gli effetti avversi gastrointestinali, nei pazienti trattati con celecoxib a dosi di 400 mg/giorno, sono significativamente più bassi rispetto a quelli trattati con un FANS non selettivo più l’omeprazolo come gastroprotezione. Il grafico mostra la curva cumulativa degli eventi clinici significativi a carico dell’intero tratto gastro-intestinale. La curva viola del celecoxib si mantiene bassissima per circa due mesi di assunzione del farmaco, mostrando quindi un buon profilo di sicurezza per quanto riguarda gli effetti gastrointestinali. Questo farmaco può tuttavia aumentare il rischio di infarto o ictus e, come tutti i FANS, presenta una certa tossicità renale di cui occorre tenere conto. (fonte: [109])

L’Istituto Mario Negri è coinvolto anche in un progetto che vede l’utilizzo di un farmaco molto noto nella cura del Covid-19, con valenza antivirale: l’Ivermectina, già nel 2020 considerata come la possibile arma vincente contro il Covid, riducendo la carica virale del SARS-CoV-2 del 99,8% in sole 24 ore e la mortalità in media del 62% secondo una meta-analisi di 15 paper scientifici [108], e del 75% secondo un’altra recente rassegna [41]. Come spiega Remuzzi [38, 36], “l’Ivermectina è un farmaco utilizzato sia per il trattamento ad ampio spettro di infestazioni di parassiti sia per il trattamento di specifici disturbi della pelle, come la rosacea. I risultati definitivi del nostro studio (fatto da Zeno Bisoffi e colleghi dell’Ospedale di Verona, ndr) saranno disponibili a breve, e speriamo possano avere un impatto importante nel trattamento del Covid. Le evidenze emerse da vari studi di laboratorio, osservazionali, clinici (anche controllati a doppio cieco, ad es. [40], ndr) e da metanalisi hanno mostrato che l’Ivermectina è in grado di bloccare la replicazione del SARS-CoV-2, ma utilizzandola a concentrazioni molto elevate rispetto a quelle raggiunte con le dosi attualmente autorizzate (per altri usi, ndr), causando quindi una certa tossicità”. Come già l’idrossiclorochina usata ai primi sintomi nel protocollo di McCollough, quindi, essa non si presta a un uso fai da te. Per questo, le varie agenzie regolatorie (FDA, EMA ed AIFA) si sono affrettate a dare parere contrario al suo uso.

Come conclude Remuzzi [38], “probabilmente l’uso di medicinali a base di cortisone per inalazione rappresenta un trattamento efficace per i primi sintomi di Covid -19. Questo tipo di terapia alleggerirebbe la pressione sui sistemi sanitari di tutto il mondo. Inalare budesonide è semplice, sicuro, ben studiato, economico (l’Aircort spray nasale costa una ventina di euro, ndr) e il trattamento è ampiamente disponibile. Anche il desametasone (ad es. il Bentelan) è un farmaco ampiamente disponibile e a basso costo, capace di ridurre la mortalità delle forme gravi di COVID-19″. Pure l’Aspirina e il Celebrex costano meno di una decina di euro ciascuno; mentre una cura a base di Ivermectina (che all’estero si trova a circa 3 dollari a flacone di gocce da 5 ml) costerebbe all’incirca 1 euro al giorno [41], per cui è usata con apparente successo in India [43], nonostante l’OMS abbia cercato di “mettersi di traverso” [42, 44], per usare un eufemismo. Si confrontino questi costi con quelli degli anticorpi monoclonali (dell’ordine delle centinaia di euro o più), con quelli della degenza ospedaliera (427 €, 582 € e 1.278 €, rispettivamente, in reparto ordinario, subintensivo e intensivo [32]), e con i guadagni dai vaccini (che vengono somministrati quasi a tutti, non solo ai pochi malati sintomatici!), e  si capirà quali pressioni vi possano essere per mettere la “sordina” alle terapie domiciliari, per far “sparire” certi farmaci o cure low-cost dal mercato, etc.

Ecco infine, nella figura qui sotto uno schema riassuntivo di quanto illustrato che avevo realizzato per far capire meglio le cose ad alcune persone non vaccinate, ma che potrebbe in realtà essere utile – specie nel prossimo autunno-inverno – a tutti, compresi i vaccinati più anziani o più fragili. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sono probabilmente quelli più indicati nelle prime fasi della malattia. Questo perché, come spiega ancora Remuzzi [38], “dopo i 4-7 giorni successivi all’infezione  – durante i quali compaiono i primi sintomi – può seguire un periodo di infiammazione eccessiva, che rappresenta la base su cui si può instaurare la polmonite. Iniziare a curarsi trattando il Covid-19 come si farebbe con qualsiasi altra infezione respiratoria assumendo un farmaco antinfiammatorio, al posto di un antipiretico, fa sì che l’organismo limiti l’entità della risposta infiammatoria innescata per combattere l’attacco virale. Perciò il cortisone, per i suoi effetti antinfiammatori, può essere utile nelle fasi precoci della malattia quando i sintomi COVID-19 persistono nonostante il trattamento per diversi giorni con farmaci antinfiammatori tradizionali”.

Tab.1 – Schema riassuntivo dei principali tipi di cure domiciliari sperimentate con successo contro il Covid-19 e le relative riduzioni delle ospedalizzazioni o della mortalità. Si noti come: (a) vi siano ormai numerose cure che offrono riduzioni assai elevate (&gt; 80%) se praticate immediatamente ai primi sintomi senza aspettare il tampone PCR; e, inoltre, (b) come quelle più recenti (con FANS e/o cortisonici) garantiscano un profilo di rischio per tossicità ben più basso rispetto a quelle in passato “propagandate” da media e no-vax.

L’importanza della tempestività nelle cure e della prevenzione

Curare i pazienti affetti da Covid-19 con il massimo tempismo e direttamente a casa. È questa la strategia messa in campo dai medici dei vari comitati per le cure domiciliari per contrastare il virus e che hanno permesso loro di curare molte persone. Come spiega in un’intervista [12] il dr. Andrea Stramezzi, uno dei medici di base che cura i pazienti Covid a casa prima che abbiano bisogno dell’ospedalizzazione, “le terapie precoci funzionano. Il tempismo è fondamentale. Si deve intervenire subito con l’antinfiammatorio. Da evitare la tachipirina, che non è un antinfiammatorio e abbassa i livelli di glutatione, fondamentali per proteggersi dal Covid. Va bene qualsiasi antinfiammatorio. L’aspirina va benissimo essendo anche un antiaggregante piastrinico. L’Ibuprofene te lo danno solo con la ricetta. L’aspirina anche senza ricetta. Va presa immediatamente, al primo sintomo. Appena si ha la febbre a 38, per esempio, oppure uno strano mal di gola, un accenno di tosse, qualsiasi avvisaglia. Questo è un primo step, perché il tessuto infiammato permette più facilmente l’ingresso del virus, come tutti gli agenti batterici. L’importante è avvertire subito il medico curante, che prescrive poi una terapia adatta al paziente che già conosce”.

L’estrema importanza della tempestività nelle cure è stata di recente dimostrata da un’eccellente meta-analisi [119] di 9 differenti studi indipendenti fra loro (fra cui uno italiano), che fa vedere come le cure precoci nelle case di cura per anziani – dove evidentemente ci sono alcuni dei soggetti più anziani, più  fragili e persone con una o più comorbidità – producano un abbattimento di oltre il 60% della mortalità. Le cure usate con successo sono terapie multifarmaco che includono idrossiclorochina, due o più antinfettivi, corticosteroidi, antitrombotici e nutraceutici. Gli autori sottolineano come gli ospiti delle case di riposo siano un gruppo ad altissimo rischio e, nonostante ciò, le cure precoci risultano essere assai efficaci. Viceversa, qualora questi soggetti non vengano curati subito (cioè appena si manifestano i primi sintomi), si aggravano in misura tale che non riescono a beneficiare delle successive cure ospedaliere, perché i polmoni vengono meno e si producono micro-trombi nei polmoni e nei reni. E insistono sul fatto che le cure precoci dovrebbero essere prese in seria e urgente considerazione dalle Autorità sanitarie e dai decisori politici. Non farlo rappresenta un azzardo morale e di fatto equivale a rifiutarsi di salvare vite.

Perciò, come sottolinea Remuzzi, “occorre intervenire all’inizio della fase sintomatica, iniziando a curarsi a casa e trattando il Covid-19 come si farebbe con qualsiasi altra infezione respiratoria, ancora prima che sia disponibile l’esito del tampone, potrebbe aiutare ad accelerare il recupero e a ridurre l’ospedalizzazione”. Insomma, è proprio la fase del Covid-19 in cui appaiono i primi sintomi ad essere quella più efficace per trattare la malattia, prima che la risposta infiammatoria passi da utile a dannosa in quanto assolutamente eccessiva. Del resto, il vantaggio di curare precocemente le infezioni da agenti patogeni (e ridurre così la probabilità di ricoveri e di esiti infausti) è noto da oltre un secolo [78]. Ma ancor meglio dell’intervenire subito con i farmaci non appena si manifestano i sintomi del Covid è, molto verosimilmente, effettuare una prevenzione con l’assunzione quotidiana di opportuni integratori naturali (che possono essere presi da tutti in totale sicurezza) con proprietà antivirali, immunomodulanti e antinfiammatorie, i quali non prevengono affatto l’infezione, ma possono aiutare ad accelerare il recupero ed a ridurre non poco il rischio di ospedalizzazione e di effetti gravi del Covid [79]. Il motivo di ciò è illustrato più avanti, dalla Fig. 6.

Dell’uso della vitamina D nella prevenzione del Covid ho ampiamente parlato in un mio precedente articolo [71], peraltro revisionato da uno dei maggiori esperti italiani dell’argomento: il prof. Giancarlo Isaia. Sulla base di sempre più numerose evidenze epidemiologiche riportate nella letteratura medico-scientifica, appare ogni giorno più chiaro come il raggiungimento – tramite esposizione al sole o semplice integrazione quotidiana – di adeguati livelli di vitamina D3 (4.000 UI/die [72]) sia necessario non solo per prevenire le numerose patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita negli anziani e creare “comorbidità” che aggravano il Covid-19, ma anche per determinare direttamente una maggiore resistenza al Covid-19 e, di conseguenza, un netto calo della mortalità e dei ricoveri in terapia intensiva [75, 77]. Ciò non stupisce, anche alla luce del ruolo protettivo della vitamina D in numerose altre patologie virali. L’Italia, fra l’altro, è – come ben noto ai medici di base – uno dei Paesi europei (insieme a Spagna e Grecia) con maggiore carenza di vitamina D nella popolazione [73]. Pertanto, il compenso a scopo preventivo della carenza di vitamina D, può essere prezioso (non è un caso che l’Inghilterra abbia distribuito a inizio anno la vitamina D agli anziani) nel ridurre di circa 2/3 l’incidenza di infezioni respiratorie acute e degli aggravamenti del Covid nei soggetti carenti (<20 ng/mL) [87, 88]; e ne è auspicabile l’impiego terapeutico in aggiunta alle attuali cure ospedaliere, come già avvenuto con successo in vari studi condotti in altri Paesi [74, 76].

Fig.6 – La “guerra” di un organismo contro il COVID-19 è, inizialmente, una battaglia fra la replicazione virale del SARS-CoV-2 e la produzione di anticorpi neutralizzanti queste particelle virali. Alcuni integratori (ad es. vitamina D, lattoferrina, etc.), grazie alla loro azione antivirale e immunomodulante, se presi quotidianamente come forma di prevenzione della progressione della malattia verso stadi più gravi, in caso di contagio rallentano la moltiplicazione delle particelle di virus e aiutano le difese immunitarie.

Un altro integratore che ho poi scoperto essere usato in primis da numerosi medici e farmacisti in funzione di prevenzione contro il Covid è la lattoferrina. Si tratta di una glicoproteina che si trova classicamente nel latte dei mammiferi, essendo un nutriente protettivo. Ha importanti proprietà immunologiche: è sia antibatterico che antivirale [123], ed anche un antinfiammatorio e anti-cancro [126]. Vi sono prove che possa legarsi ad almeno alcuni dei recettori utilizzati dai coronavirus e quindi bloccarne l’ingresso [68], perciò può essere un ottimo integratore da assumere come contributo alla prevenzione contro l’infezione e l’infiammazione [122]. Inoltre in vitro blocca la replicazione  del SARS-CoV-2 [69, 124, 125]. Come osservava ad aprile il dr. Enrico Naldi, medico di Medicina Generale, “ad oggi ho più di 200 persone in profilassi con essa e nessuna di queste si è ammalata” [128]. Alcuni studi italiani ne hanno dimostrato anche il valore terapeutico se la si assume quando si ha il Covid-19, probabilmente perché potenzia il sistema immunitario innato e contrasta l’eccessiva risposta la “tempesta citochinica” [70, 127]: sotto forma di Mosiac in capsule, a dosaggi di circa 1 g al giorno (5 capsule) è risultata efficace in tutti gli oltre 150 pazienti Covid trattati fra Roma e Firenze, a cui ha evitato l’ospedalizzazione mostrando una diminuzione dei fenomeni infiammatori e tempi di negativizzazione dei tamponi PCR più brevi [84], senza dare effetti avversi.

Il tè è la bevanda più consumata al mondo e l’idea di sfruttare le sue molecole polifenoliche antivirali è per molti entusiasmante. L’epigallocatechina gallato (EGCG) e le teaflavine (TF) sono catechine polifenoliche che si trovano in abbondanza nel tè, soprattutto – rispettivamente – nel tè verde e nel tè nero, con una vasta gamma di benefici per la salute. Sono infatti potenti agenti antiossidanti, antinfiammatori e antivirali. La loro attività antivirale è state segnalata contro varie infezioni virali e un’analisi approfondita ha rivelato che entrambe sono molecole antivirali ad ampio spettro, senza siti di interazione definiti [66]. Agiscono in diverse fasi del ciclo virale. Alcuni studi hanno anche suggerito che hanno attività profilattica, ed un gruppo di ricercatori italiani [67] le ha testate su 10 pazienti positivi al tampone, sintomatici per SARS-CoV-2, trattandoli per 15 giorni a domicilio con due sedute di inalazione più tre capsule al giorno (catechine totali: 840 mg; EGCG totale: 595 mg). Tutti i pazienti si sono ripresi completamente e non hanno avuto sintomi in una mediana di 9 giorni, e sono usciti dalla quarantena perché privi di sintomi. Questi interessanti risultati possono aprire nuove prospettive nella prevenzione con integratori (a riguardo mi permetto di consigliare l’estratto di tè verde della Long Life); e già si studiano farmaci anti-Covid che sfruttano le molecole del tè verde, le quali funzionano contro tutte le varianti del SARS-CoV-2 e in modo dose-dipendente [120].

L’arsenale degli integratori che possiamo prendere a scopo preventivo comprende anche:

  • La vitamina C. Può potenzialmente proteggere dalle infezioni a causa del suo ruolo essenziale sulla salute immunitaria. Questa vitamina supporta la funzione di varie cellule immunitarie e migliora la loro capacità di proteggere dalle infezioni. È stato dimostrato che l’integrazione con Vitamina C riduce la durata e la gravità delle infezioni delle vie respiratorie superiori (la maggior parte delle quali si presume siano dovute a infezioni virali), compreso il comune raffreddore, il quale può essere prodotto da alcuni tipi di coronavirus con cui la nostra specie convive da tempo [80]. La dose di vitamina C raccomandata dagli studi varia da 1 a 3 g / giorno.
  • Lo zinco. È un metallo essenziale coinvolto in una varietà di processi biologici grazie alla sua funzione di cofattore, molecola di segnalazione e elemento strutturale. Regola l’attività infiammatoria e ha funzioni antivirali e antiossidanti. Lo zinco è considerato il potenziale trattamento di supporto contro l’infezione da Covid-19 a causa dei suoi effetti antinfiammatori, antiossidanti e antivirali diretti, tanto da essere impiegato anche in terapia in alcuni trial clinici attualmente in corso contro il Covid-19 [130]. L’effetto antivirale è ottenuto riducendo l’attività dell’ACE-2, la proteina delle cellule a cui l’uncino (spike) del SARS-CoV-2 si lega per entrare nella cellula [81]. La dose raccomandata da vari studi varia da 20 a 92 mg / settimana.
  • La curcumina. La possiamo assumere aggiungendo ogni giorno un cucchiaino di curcuma al cibo (associata sempre o ad olio o altri grassi od a pepe nero, che la rendono biodisponibile), ha un ampio spettro di azioni biologiche, comprese attività antibatteriche, antivirali, antimicotiche, antiossidanti e antinfiammatorie [82], oltre ad avere un potente azione anti-cancro. Inoltre inibisce la produzione di citochine pro-infiammatorie nelle cellule, ed esercita un effetto antivirale su un’ampia gamma di virus, tra cui virus dell’influenza, adenovirus, epatite, virus del papilloma umano (HPV), virus dell’immunodeficienza umana (HIV), etc. [83]. Pertanto, la curcumina potrebbe essere un altro integratore interessante nella lotta alla patogenesi del Covid-19.
  • La quercetina. Si tratta di un flavonoide le cui proprietà antivirali sono note da vari studi [121]. Tre trial clinici hanno mostrato che l’integrazione di quercetina riduce incidenza e durata delle infezioni del tratto respiratorio [129]. Essa inibisce due bersagli del SARS-CoV-2 ed ha la capacità teorica, ma significativa, di interferire con la replicazione di questo virus, al punto da risultare fra i primi 5-6 composti candidati per la realizzazione di nuovi antivirali contro il SARS-CoV-2 [122]. Vi sono evidenze che l’uso della quercetina insieme alla vitamina C eserciti un’azione antivirale sinergica che aumenta l’efficacia della quercetina, per cui sono indicati nella profilassi in popolazioni ad alto rischio e nel co-trattamento di pazienti con Covid-19 [81, 121]. Anche le azioni antinfiammatoria e di inibitore della trombina possedute dalla quercetina potrebbero risultare utili a riguardo.

Tab.2 – Quadro riassuntivo dei principali integratori naturali impiegati contro il Covid-19 secondo la letteratura scientifica peer-reviewed. Per alcuni di essi abbiamo già dei primi dati quantitativi sulla loro efficacia nell’evitare aggravamenti o nei pazienti che li assumevano in precedenza (nel caso della vitamina D) o in pazienti sintomatici trattati con essi (nel caso di vitamina D, lattoferrina, estratto di tè verde). Ciò suggerisce un’efficacia elevata anche per chi li assume quotidianamente come forma di prevenzione di forme gravi prima che si manifestino i sintomi (che esordiscono alcuni giorni dopo l’infezione)”.

Importante, ed emblematico, il fatto che segue:

“L’importanza del medico di base che visita e cura i pazienti a domicilio

Dunque le terapie ci sono e in molte parti del pianeta le stanno applicando con successo. Praticamente, quasi tutti i malati curati subito guariscono. Fanno eccezione i pochissimi casi (6 su oltre 60.000, pari a un tasso di letalità (cioè, al solito, la proporzione di decessi fra i casi confermati di malattia) di appena lo 0,01% [19], che – come ordine di grandezza – è circa 30 volte più basso del tasso di letalità globale per Covid-19 ottenuto nel Regno Unito grazie alla vaccinazione di massa, che attualmente si aggira intorno allo 0,3%) che arrivano a tali medici troppo tardi, dopo l’ottavo giorno dai primi sintomi; oppure quelli che hanno già malattie debilitanti (le famose “comorbidità”), tali che il Covid è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il numero dei medici che applicano con successo queste terapie domiciliari è crescente, forse perché vedono i risultati. Ad oggi, però, in Italia queste cure non sono ancora riconosciute dalle Autorità sanitarie preposte (in pratica, l’AIFA, sebbene anche il Ministero della Salute e il CTS, se volessero, potrebbero fare molto per sollecitarne l’adozione), vittime forse di una incomprensibile “prassi” che sa più di burocratico che di logico e prudente. Pertanto, o il tuo medico di famiglia le adotta oppure hai la scelta fra cambiarlo (oggi ci vogliono pochi minuti), rivolgerti a un medico che ti curi in regime di libera professione (qualcuno lo fa perfino gratuitamente) o rischiare di crepare, come accaduto già per oltre 140.000 nostri connazionali (numero che include anche i morti per Covid nella prima ondata “in più” rispetto ai dati ufficiali dell’ISS perché morti a casa e stimati successivamente dall’Istat).

In effetti, nessun protocollo di cura può salvare la vita dei malati di Covid-19 se un medico di famiglia è inadeguato oppure se non è messo nelle condizioni di fare il proprio mestiere da chi, a livello nazionale e/o locale, dovrebbe: (1) realizzare le migliori linee guida di cura domiciliare tenendo conto anche del parere dei medici stessi che operano sul campo, (2) fornire i dispositivi di protezione individuale, etc. Come spiega McCullough al Senato del Texas, “ho controllato l’operato di molti medici di base e, quando i pazienti li chiamano, rispondono ‘io non curo il Covid’; e quando ho chiesto loro il perché, mi hanno risposto ‘perché non esistono cure’. Gli ho chiesto anche se chiamano i loro pazienti dopo un paio di giorni per sapere come stanno, e mi hanno risposto di no. Questo non è solo non curare il Covid: è non aver cura dei pazienti. Questa è una perdita di compassione. Dunque noi abbiamo una crisi di compassione, nel nostro paese, nel campo della medicina di base. Se tu non chiami il tuo paziente dopo due giorni per sapere come sta e se ha bisogno di ossigeno, questo è un tradimento del giuramento di Ippocrate, perciò dobbiamo dare una regolata al sistema medico”. Ecco, questo è quanto è accaduto negli Stati Uniti d’America.

Anche in Italia i pazienti malati di Covid-19 – specie nella prima ondata – sono stati in molti casi abbandonati a se stessi, perché a loro volta i medici di famiglia non avevano ricevuto dispositivi di protezione individuale idonei e, d’altra parte, già in epoca pre-Covid non erano obbligati a visitare a domicilio. In alcuni casi si trattava di medici anziani che, in tali condizioni, rischiavano la vita, quindi si può anche capire (dobbiamo anzi ringraziare gli oltre 350 medici italiani morti per Covid!); ma in alcuni altri casi si trattava di medici più giovani che avevano semplicemente paura del virus, come rivela in una popolare intervista su YouTube il dr. Fabio Milani, medico di famiglia [17]: “Un medico che ha paura di un virus è ‘come un bagnino che ha paura dell’acqua’, ed allora è meglio che cambi mestiere”. Il risultato è stato, secondo Milani, che “oltre il 90% dei pazienti visitati in questi mesi di pandemia dai pochi medici di base che vanno a casa non sono stati in realtà loro assistiti, bensì pazienti di loro colleghi che non vanno a casa a visitarli”. Questa situazione è, evidentemente, inaccettabile, ma le Autorità sanitarie poco o nulla hanno fatto per modificare davvero le cose, e tale inerzia è costata moltissimo in termini di vite umane.

Come rivela Milani, molti medici di base, oltre a non andare a casa, lasciano i pazienti senza cure con la famosa “vigile attesa e tachipirina” propinata dalle linee guida statali, per cui poi questi si aggravano e, se non vengono curati, spesso finiscono in ospedale. Ma chi li ha curati a casa “in scienza e coscienza” – come ogni medico dovrebbe fare [18] – all’esordio dei primi sintomi praticamente non ha avuto morti od ospedalizzazioni fra i propri assistiti. Alcuni di questi coraggiosi medici, come racconta lo stesso dottor Milani, hanno curato a casa “anche persone con 63 di saturazione, mentre le USCA con 92 ti ricoverano e con 80 ti intubano. Certo, per fare questo tipo di lavoro i medici di medicina generale si devono assumere delle responsabilità, ma loro sono pagati per fare questo. È troppo facile mandare i pazienti direttamente all’ospedale o dallo specialista, questo non è fare il medico. È chiaro che poi ti senti 3 o 4 volte al giorno con il paziente per valutare la progressione della malattia. Ma ho avuto anche un paziente di 85 anni con 4 bypass e 79 di saturazione e curandolo a casa mi è guarito” [17].

Di conseguenza, ciò che in molti casi è successo (e che purtroppo, per quanto incredibile, ancora oggi succede se si leggono le cronache) è che le persone ammalatesi, se abbandonate dal medico di famiglia che non andava a visitarle a casa e non si prendeva sulle proprie spalle la responsabilità di “forzare” le linee guida statali, “si sono dovute recare in ospedale, dove facevano loro la TAC, diagnosticavano loro una polmonite interstiziale e venivano mandati a casa con zero terapie. Ovviamente, poi queste persone riferivano la cosa al proprio medico curante e stavano ancora male, per cui chiedevano una qualche cura” [17]. E molti medici di famiglia rispondevano: “Se non ti hanno dato niente loro, perché devo dartelo io?”. Anche in questa situazione deteriorata, però, se queste persone riuscivano a mettersi in contatto con i pochi medici di base che effettuano le cure domiciliari, nel giro di qualche settimana – in base anche all’età del paziente, poiché per un anziano con comorbidità ci vuole più tempo – si riprendevano. Quindi, conclude il dr. Milani, “diversi medici di famiglia di fatto oggi non rispettano il giuramento di Ippocrate, per il quale il medico deve agire secondo ‘scienza e coscienza’ e fare tutto ciò che è possibile per la salute del paziente”. Per fortuna, però, non tutti i medici sono così e, anzi, molti si stanno spendendo con estrema generosità, coordinandosi fra loro per condividere le esperienze ed i successi delle cure.

Tab.3 – Curare i cittadini con “vigile attesa e tachipirina” e non suggerire ai cittadini una prevenzione con opportuni integratori non è una grande idea delle Autorità sanitarie italiane, per usare un gentilissimo eufemismo. Ecco le azioni esercitate dai principali integratori e principi attivi illustrati nel testo di questo articolo. Si noti che, per gli integratori naturali, le dosi di trattamento sono sempre più alte di quelle di prevenzione, per ragioni peraltro “ovvie” se si tiene conto di quanto illustrato nella Figura 6. Naturalmente, mentre l’assunzione preventiva a basso dosaggio di integratori naturali è sicura, l’uso terapeutico di farmaci e di integratori deve essere sempre consigliato dal proprio medico e fatto sotto il suo stretto controllo. Le informazioni sul dosaggio terapeutico qui riportate sono tratte dalla letteratura peer-reviewed, ma non sono assolutamente fornite per un uso “fai da te” (leggi l’avvertenza in fondo a questo articolo).

Vorrei sottolineare il fatto che la situazione descritta purtroppo perdura ancora oggi, poiché le Autorità hanno sostanzialmente lasciato allo sbando i Medici di Medicina Generale; ed è aggravata dal fatto che in queste settimane i vari quotidiani italiani, invece di evidenziarla, hanno pubblicato vari articoli su casi di cronaca relativi a persone under 50 non vaccinate che sono morte di Covid, lasciando intendere dal titolo degli articoli che chi non si vaccina muore (non so se influenzati subliminalmente da Mario Draghi e dal suo: “L’appello a non vaccinarsi è un invito a morire”). Se però si vanno a leggere le storie raccontate dagli stessi articoli, o da quelli di altri giornali che rivelano i dettagli, si scopre sistematicamente – e qui risparmierò i nomi e l’elenco dei casi che ho approfondito per rispetto delle famiglie delle vittime – che la bella 33-enne morta di Covid era fragile perché reduce da un’operazione, ma quando poi aveva la febbre nessun medico è andata a visitarla, per cui quando i genitori l’hanno portata al Pronto Soccorso era tardi. È chiaro che anche un ragazzo, se non viene curato quando ha i primi sintomi e non viene visitato se ha la febbre, può morire di Covid. Ma questa è “omissione di soccorso”, per usare un eufemismo, ovvero malasanità – oltre che una mistificazione della realtà – non un caso di morte per Covid dovuto alla non vaccinazione!”

Ribadisco che l’autore, al termine del suo testo, raccomanda:

AVVERTENZA. Il presente articolo vuole solo fornire un contributo informato al pubblico dibattito e all’approfondimento personale del lettore su tematiche male o poco trattate dai media, senza alcuna pretesa di sostituire il parere del proprio medico curante e/o di uno specialista. Non deve quindi in alcun modo sostituire il rapporto diretto con i professionisti della salute, cui occorre rivolgersi prima di assumere qualsiasi farmaco. Il lettore è tenuto a rispettare scrupolosamente questa avvertenza. Pertanto, l’Autore non si assume alcuna responsabilità in caso di un uso inappropriato delle informazioni fornite. Chi violasse questo chiaro avvertimento, di conseguenza, lo farebbe a proprio rischio e pericolo”.

Questo concetto importante è stato ribadito nel video che è riportato al post facebook di cui al seguente link, a cura di UCDL – Unione per le Cure, i Diritti e le Libertà. Nel video, l’avvocato Erich Grimaldi, presidente dell’Unione, dialoga con il medico Serafino Fazio, e dicono appunto questo: bisogna contattare per tempo il medico curante del SSN, per chiedergli con garbo se, in caso di Covid, è disposto a seguirci con i farmaci “buoni”, e non a limitarsi al protocollo governativo ancora vigente, che abbiamo già visto essere molto nocivo, di “tachipirina e vigile attesa”. In questa seconda eventualità, sarà bene cercare un altro medico – magari eventualmente cancellando il proprio, con calma, presso il SSN – oppure rivolgersi al Comitato UCDL, tramite apposita web app:

https://fb.watch/a4xNSi7IHw/

Trovate qui un video di presentazione del Comitato:

Paracetamolo e vigile attesa? L'Ucdl non ci sta: ecco l'esposto alle  procure di Bergamo e di Roma - Il Corriere
l’avvocato Erich Grimaldi, presidente UCDL

La natura e il fine del Comitato, come si legge nel suo sito web https://www.terapiadomiciliarecovid19.org/, sono i seguenti:

Siamo un gruppo di cittadini e medici, che si è mobilitato su Facebook per chiedere la terapia domiciliare tempestiva del Covid19 in ogni Regione. Il Covid19 è una malattia che può essere affrontata ai primi sintomi nella propria casa, evitando così in molti casi un peggioramento verso una forma più grave che costringe al ricovero in ospedale. Chiediamo che venga stabilito un protocollo nazionale di cura domiciliare e che venga rafforzata la medicina territoriale, anche attraverso la creazione in ogni Regione delle unità mediche pubbliche di diagnosi e cura domiciliare del Covid-19 (USCA) previste dalla legge nazionale ma istituite solo in alcune Regioni. L’epidemia si affronta a casa prima che in ospedale”.

13. La Narrazione Covid è politica, a livello mondiale.

Tutto quanto ho sopra riportato ci porta inevitabilmente ad approfondire il tema dal punto di vista politico, perché si è capito che questo è il livello che conta.

Intanto, facciamo tracciare un bilancio della Gestione Covidica italiana, dal direttore della NBQ, Riccardo Cascioli. Qui, in data 24 luglio 2021:

https://lanuovabq.it/it/draghi-mente-e-terrorizza-e-tutti-a-vaccinarsi

Draghi mente e terrorizza. E tutti a vaccinarsi

“Boom di prenotazioni dopo che nella conferenza stampa di giovedì sera il presidente del Consiglio aveva criminalizzato i non vaccinati ricattandoli anche con il Green pass. Menzogne gravi quelle di Draghi, pericolose anche per la salute pubblica. Ma in questi giorni è tutto un fiorire di commenti deliranti contro i non vaccinati, dal solito Burioni a Galimberti. E una rivista di avvocati chiede che gli insegnanti non vaccinati siano messi a fare le pulizie”.
– IL MISTERO DI WUHAN, CINA CONTRO OMS, di Stefano Magni

Draghi

“Sarà sicuramente soddisfatto il presidente del Consiglio Mario Draghi: dopo la conferenza stampa di giovedì, in cui ha sparso terrore a piene mani, ieri si è registrato il boom di prenotazioni per la vaccinazione. «Oggi abbiamo registrato un incremento delle prenotazioni che va da un +15% a +200% a seconda delle regioni» ha detto trionfante il generale Figliuolo. Era esattamente l’obiettivo del presidente del Consiglio, il quale non avendo il coraggio di imporre l’obbligo vaccinale per legge (sapendo che non può farlo), cerca di raggiungerlo spaventando e alimentando la campagna d’odio contro chi non si vaccina.

Così è stato anche nella conferenza stampa di giovedì sera, nella quale ha fatto affermazioni gravissime sia perché ha criminalizzato i non vaccinati sia perché ha detto delle menzogne che costituiscono un grave pericolo per la salute pubblica. Due passaggi in particolare meritano attenzione: il primo è quando ha spiegato che il Green pass «è uno strumento per consentire agli italiani di continuare le proprie attività con la garanzia di non trovarsi fra persone contagiose». Clamoroso abbaglio: la doppia vaccinazione non offre affatto la garanzia di non essere contagiosi. Anzi, c’è il rischio di trasmettere una percezione di sicurezza che è falsa e quindi foriera di altri disastri. Non dice nulla che i paesi che hanno il maggior numero di vaccinati – Israele e Inghilterra – sono quelli che stanno avendo anche il boom di contagi? Cosa dirà Draghi a quanti, fidandosi delle sue parole, abbandoneranno la prudenza e si contageranno, con tutte le conseguenze del caso? E anche se in generale è vero che in caso di contagio il vaccino dovrebbe garantire sintomi più lievi, ciò non è vero in tutti i casi e nelle terapie intensive ci sono anche persone che hanno avuto una doppia vaccinazione.

Ma le parole più pesanti (e sbagliate) Draghi le ha pronunciate per separare i buoni dai cattivi: «L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore». Non è assolutamente vero che se ti ammali senza essere vaccinato muori: al 20 dicembre 2020, cioè prima che iniziasse l’inoculazione del vaccino, i dati ufficiali dicevano che in totale in Italia avevano contratto il Covid 1.953.185 persone: di questi erano morti 68.799 persone, mentre 1.261.626 risultavano dimesse guarite. Vale a dire che i deceduti rappresentavano il 3,5% del totale delle persone contagiate e il 5,2% di quanti si sono ammalati.

Affermare perciò un automatismo tra rifiuto del vaccino, malattia e morte è una clamorosa menzogna, così come imputare ai non vaccinati la morte di altre persone (vaccinate?). Serve solo ad aizzare l’odio di una parte di cittadini contro gli altri per giustificare il proprio potere. Del resto, dopo aver costantemente raccontato che il vaccino corrisponde alla libertà, che basta vaccinarsi tutti per tornare alla normalità, come spiegherà Draghi tra pochi mesi che bisogna ricominciare tutto da capo? Sì, perché come abbiamo già scritto, il Green pass vale per 270 giorni dopo la seconda dose, e quindi a Natale saranno tre milioni i vaccinati che avranno scaduto il lasciapassare e si ritroveranno impossibilitati a muoversi liberamente, come dei non vaccinati qualsiasi. Come spiegherà Draghi che ci vuole la terza dose, e poi la quarta e così via? Riuscirà a far ricadere ancora la colpa sui non vaccinati? Chissà, forse il giochetto riuscirà ancora se è vero che ieri così in tanti si sono precipitati a prenotare il vaccino dopo la conferenza stampa del presidente del Consiglio.

Ma quelle di Draghi sono affermazioni che vanno ad arricchire un bestiario vaccinista in questi giorni particolarmente ricco, e che lascia sconcertati per i deliri che vengono propinati. In prima fila c’è sempre il “grande scienziato” Roberto Burioni, che ci vede dal 5 agosto «agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci» e, bontà sua, promuove una colletta per pagarci l’abbonamento a Netflix. La cosa incredibile è che Burioni sia ancora lì a pontificare a nome della scienza dopo che nel gennaio 2020 aveva garantito al 100% che c’erano «zero possibilità» che il Covid arrivasse in Italia. Quanto dell’impreparazione e del ritardo con cui il governo ha affrontato la pandemia si deve a consulenti scientifici di questo calibro? Quanti morti ha sulla coscienza il prof. Burioni? Uno scienziato serio può provare solo disgusto ad essere associato a questo personaggio.

Non solo politici e scienziati, anche i filosofi: Umberto Galimberti intervenendo a La7 ha auspicato un Tso (Trattamento sanitario obbligato) per i “no vax”, che lui considera pazzi. «Se per loro i miracoli di Lourdes e Medjugorje sono più importanti della scienza, come fai a convincerli?», la logica associazione di idee del filosofo. E si potrebbe continuare a lungo, perché in questi giorni, e soprattutto dopo il varo del Green pass, è tutto un fiorire di accuse e insulti a chi non intende vaccinarsi.

Ma vale la pena chiudere con una chicca che troviamo nell’edizione del 20 luglio de “Il dubbio”, giornale di avvocati distribuito in tutti gli studi legali d’Italia. Qui l’anonimo estensore dell’articolo se la prende in particolare con la categoria degli insegnanti, perché ce ne sono 221mila che hanno scelto di non vaccinarsi (e il generare Figliuolo ha detto che vuole gli elenchi dei disertori entro il 20 agosto). L’avvocato ha un piano preciso da sottoporre a Figliuolo: siccome è evidente che chi non si vuole vaccinare non ha senso civico, cosa particolarmente grave per un insegnante, «dobbiamo seriamente chiederci se sia davvero opportuno affidargli la formazione dei nostri figli». Quindi «potremmo chiedere loro di occuparsi di altro. La scuola ha tanti problemi…». È il modello cinese: al tempo di Mao i medici che venivano identificati come “nemici del popolo”, erano costretti a pulire i cessi nello stesso ospedale dopo poco prima magari erano primari. Così qualcuno pensa che debba succedere ai nostri insegnanti. In questo clima delirante, in questa sospensione dei diritti civili, non sarebbe da stupirsi che il generale Figliuolo seguisse il suggerimento”.

Concordo pienamente col Direttore Cascioli, e lo ringrazio per l’analisi autorevole e politicamente scorretta. Ora, osserviamo però che il nostro sfortunato Paese non è un’eccezione, a livello mondiale, e viene da chiedersi perché.

Chi è Maurizio Blondet — Blondet & Friends
Maurizio Blondet

Ci è utile, in proposito, un lungo e denso articolo che ho recentemente reperito sul blog Blondet & Friends, che riporta la tesi dell’economista Ernst Wolff:

La scuola per dittatori di Covid di Klaus Schwab

Ernst Wolff: smascherare la finzione pandemica - i Viaggi di Clach

Nel pezzo vengono citati, in dettaglio, nomi e cognomi, e anche diversi volti, dei protagonisti-manovratori del disegno da lui descritto. Il preambolo della tesi di Wolff consiste in una domanda, che penso molti di noi si saranno già fatta:

“Com’è possibile che più di 190 governi di tutto il mondo abbiano finito per affrontare la pandemia di COVID-19 quasi esattamente allo stesso modo, con lockdown, obblighi di mascherine e tessere vaccinali ormai all’ordine del giorno ovunque”?

Mentre rimando per i dettagli alla lettura integrale dell’articolo, riporto qui la risposta in sintesi:

“«La risposta potrebbe risiedere nella scuola dei Young Global Leaders, che è stata fondata e gestita da Klaus Schwab del World Economic Forum, e che molti dei leader politici e aziendali di spicco di oggi hanno attraversato nel loro percorso verso l’alto”». L’economista, giornalista e autore tedesco Ernst Wolff ha rivelato alcuni fatti sulla scuola “Young Global Leaders” di Schwab che sono rilevanti per comprendere gli eventi mondiali durante la pandemia in un video del podcast del Comitato tedesco Corona. Mentre Wolff è principalmente conosciuto come un critico del sistema finanziario globalista, recentemente si è concentrato sul portare alla luce la sua visione dell’agenda nascosta dietro le misure anti-Covid, che vengono attuate in tutto il mondo”.

Per brevità, aggiungo qui solo un ulteriore dettaglio, dove Wolff dice:

“Uno degli obiettivi delle attuali politiche perseguite da molti governi è quello di distruggere le attività dei piccoli e medi imprenditori in modo che le multinazionali con sede negli Stati Uniti e in Cina possano monopolizzare gli affari ovunque”.

D’altronde, questa teoria si sposa bene con quella del taglio demografico dell’Occidente, che viene da lontano, come ha evidenziato l’economista e banchiere Ettore Gotti Tedeschi, che possiamo leggere sulle pagine de “L’Occidentale”:

Il nuovo ordine mondiale gnostico, l’economia rovesciata e la Chiesa smarrita. Parla Gotti Tedeschi

Ettore Gotti Tedeschi sulla corruzione morale della società - Cultora,  Cultora

“(…) Se si identifica la causa dell’attuale situazione nel Covid stiamo freschi, essendo il Covid conseguenza di altre cause, ben più lontane nel tempo e più complesse da sintetizzare. Le vere cause si trovano nella negazione di leggi naturali, prime fra tutte quelle riferite alla vita umana ed alle nascite. È stato il crollo voluto delle nascite in occidente a generare una serie di effetti sempre più negativi (delocalizzazione accelerata in Cina, legata ai costi bassissimi di produzione, per far consumare sempre di più gli occidentali), l’ultimo dei quali è la pandemia. Frutto del caos conseguente alla negazione dell’ordine naturale del Creatore. Oltre a ciò è necessario riflettere sul fatto che questa pandemia da Covid ha generato un fenomeno non facilmente materializzabile: la paura. Ma è la decisione di isolamento (lockdown) che ha generato e sta generando gli effetti di crisi economica. Anzitutto sulla offerta (sulle produzioni di beni e servizi) e conseguentemente sulla domanda (consumi), che a sua volta si riflette sull’offerta, aprendo un ciclo vizioso. Ma questo impatto di lockdown è asimmetrico, differente tra regioni economico-politiche, fra di loro interdipendenti però. Pertanto si può pensare ad un grande cambio di paradigma”.

Tra l’altro, la drammaticità della questione demografica è uno dei temi che, nell’indifferenza generale, è invece particolarmente attenzionato dal movimento politico “Il Popolo della Famiglia”. Tornando alla tesi di Wolff, egli propone una sua ipotesi di rimedio alla situazione presente:

“Il modo migliore per combattere i loro progetti, dice Wolff, è semplicemente educare le persone su ciò che sta accadendo e far loro capire che la narrativa del “virus super pericoloso” è una bugia progettata per manipolarli e farli accettare le cose che vanno contro i propri interessi. Se anche il 10% dei comuni cittadini ne venisse a conoscenza e decidesse di agire, potrebbe vanificare i piani dell’élite e forse aprire una finestra affinché i cittadini comuni possano riprendere il controllo sui propri destini”.

14. La soluzione del problema politico: “La Società partecipativa”.

L’ipotesi di lavoro di Wolff è realistica? Funzionerebbe?…

Pier Luigi Zampetti

Da parte mia, ho più di una perplessità sulla riuscita, poiché sono del parere che sarà possibile invertire il trend oligarchico e mortifero che abbiamo descritto, solo nella misura in cui potrà prendere campo, nella società, la visione della “Società partecipativa” secondo Dottrina Sociale cattolica, che è la proposta politica di quel grande e misconosciuto intellettuale lombardo del ‘900, che è stato Pier Luigi Zampetti. Per l’approfondimento della sua figura rimando senz’altro a questa pagina del blog, al seguente link:

Pier Luigi Zampetti

Cito dalla nota di copertina di uno dei testi di Zampetti più efficaci, il libro dal titolo, giustappunto, “La società partecipativa” (Dino editore), risalente nella prima edizione al lontano 1981:

“Quale sarà la società del 2000? La società che risponda per intero agli assillanti ed anche drammatici interrogativi dell’uomo oggi? E’ la “Società partecipativa”, che si presenta come la quarta società in circa duemila anni di storia, dopo quella romana, feudale e capitalistica. L’ultimo stadio di questa, la società dei consumi, originatasi con il New Deal americano, si sta ormai dissolvendo anche a causa della crisi energetica, e disgrega altresì, in maniera misteriosa, il materialismo storico, che è il fondamento dei partiti di ispirazione marxista.

La società partecipativa è fondata primariamente sulle capacità intellettuali e morali dell’uomo che vanno potenziate e che costituiscono le vere e insostituibili centrali energetiche. La società del 2000 è sottesa e animata da una nuova cultura: lo spiritualismo storico. Esso fa germogliare la società di ruoli o funzioni in luogo della società di classi, un nuovo capitalismo, il capitalismo popolare in cui tutti i lavoratori diventano capitalisti ed un nuovo Stato, lo Stato partecipativo, che coordina il meccanismo produttivo nella programmazione economica partecipata. L’inflazione è definitivamente debellata e nuove prospettive di lavoro si aprono per i giovani.

Lo spiritualismo storico trova il suo fondamento nell’Incarnazione, che riguarda tutti indistintamente gli abitanti del globo e che dimostra come tra partecipazione e cristianesimo vi sia un nesso inscindibile. Ecco perché in un senso del tutto nuovo ciascun uomo, indipendentemente dal sesso, razza, nazione o religione, non può non dirsi cristiano”.

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Il che mi pare un’ipotesi di lavoro molto interessante. Vedremo gli sviluppi della Vicenda Covidica, che proprio nel tempo in cui sto scrivendo, a breve non sembra promettere granché di buono, dal punto di vista politico. Non mettiamo però limiti alla Divina Provvidenza, che sa scrivere diritto sulle righe storte della Storia.

Tra l’altro, a proposito di Incarnazione, questa notte sarà già Natale!… Auguri a tutti!…

Presepe nella chiesa del Suffragio, Forlì

Pier Luigi Tossani, Firenze

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