Luigi Sturzo

sturzo 2Dopo il Toniolo, il secondo maestro della Dottrina sociale, della cui lezione ci avvaliamo per una corretta – e politicamente scorretta, come suol dirsi! – interpretazione della realtà, è, in ordine cronologico, don Luigi Sturzo (1871-1959).

Come ho fatto per l’intellettuale trevigiano, per le notizie biografiche classiche Vi rimando, cari amici, alla relativa pagina del sito web dedicato, in questo caso quello dell’Istituto Sturzo. Da essa potete evincere la tappe principali del percorso terreno del “servo di Dio”: infatti, anche per Sturzo è stata avviata una causa di beatificazione, come quella che andata a buon fine per il Toniolo. Tale, dunque, la stretta relazione tra la buona politica e la dimensione del trascendente. Non per nulla, Paolo VI diceva che “la politica è la forma più alta della carità”.

Sturzo è, in effetti, il maestro dal quale ho tratto di meno, per il mio lavoro. Però sono sempre rimasto entusiasta del famoso Appello ai liberi e forti (1919), che vi propongo integralmente nella sotto-pagina a cascata. Ho citato tantissimo l’Appello nelle cose che ho scritto, specie nella parte dove esso recita

Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, inspirandoci ai saldi principii del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell’Italia; missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli, deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi di fronte a sconvolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste che tentano la materializzazione di ogni identità, di fronte a vecchi liberalismi settari, che nella forza dell’organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici.

Come già il Toniolo, anche Sturzo condanna dunque in modo chiaro e univoco sia il socialismo che il liberalismo. Dico questo, sottolineando che se nel nostro mondo cattolico è pur parzialmente condiviso il concetto che il socialismo sia una idea politica fallimentare,  è però assai meno condiviso che sia fallimentare anche il liberalismo. Parlo in dettaglio del tema in questa recente pagina del blog.

D’altronde, strumentalmente, talvolta sono stati i liberali stessi a tentare di annoverare Sturzo tra le loro file. La visione politica e sociale di Sturzo è invece antitetica al capitalismo liberale. Infatti, egli afferma nel’Appello, poco prima del testo già citato, che

Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perché lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell’Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto delle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali: vogliamo la riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l’autonomia comunale, la riforma degli Enti Provinciali e il più largo decentramento nelle unità regionali.

Attenzione, cari amici: quella sturziana è una visione che va, dal punto di vista antropologico, nel senso della sussidiarietà, del personalismo secondo in diritto naturale, secondo la vera natura ontologica dell’uomo. E’ cosa diversissima, esempio, dal mitico “federalismo celtico/pagano” espresso da una Lega Nord, tanto per citare un caso pratico. Ed è cosa altrettanto diversa da quell'”autonomia” locale (d’obbligo le virgolette) di stampo  liberale, ma in Italia più spesso “democratico” di sinistra, che si traduce in un sottopotere territoriale di stampo sempre rigorosamente oligarchico, subalterno a quello partitico centrale, senza – in ogni caso – alcuna  partecipazione effettiva della cittadinanza alla gestione della polis. Sul concetto di cittadinanza ho scoperto da poco questa interessante riflessione di Papa Francesco,  pubblicata su “Vatican insider”, e ve la propongo.

Le false autonomie di cui sopra hanno dato,  come è noto, effetti bi-partizanamente disastrosi.  Anche se in questo peggio c’è sempre una graduatoria, che si esprime nel modo più negativo ed esplicito possibile, è questo il caso della sinistra, quando essa attiva con determinazione sul piano locale, oltre al cattivo governo amministrativo, i micidiali strumenti ideologici dell’antropologia sbagliata: registri delle coppie di fatto, promozione dell’omosessualità e dell’identità di genere. Casi concreti sono la Firenze di Renzi, la Milano di Pisapia e la Napoli di De Magistris.

appello liberiHo citato spesso, di Sturzo, anche un altro tra i punti dell’Appello: quello della riforma del Senato della Repubblica. Ad esempio, in questo testo sulla soluzione del problema del lavoro, secondo Zampetti, nel quale scrivevo:

…nella visione personalistica cattolica, l’insufficienza della democrazia rappresentativa viene integrata con la democrazia partecipativa, che è la democrazia della società.Nel piano zampettiano sono previste anche adeguate riforme istituzionali, come la trasformazione del Senato in “camera della programmazione economica”, cioè di fulcro, come vedremo poco oltre, della “programmazione economica partecipata”, punto di forza della “Società partecipativa”. Direi che si tratta dell’evoluzione della proposta originaria di don Luigi Sturzo, quella del Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali” , inclusa, assieme ad altre valide ancora oggi, nel famoso “Appello ai liberi e forti” del 1919.

Non un “Senato delle Regioni”, quindi, come da più parti si auspica oggi nel dibattito politico. Tale organo verrebbe verosimilmente a configurarsi come un pericolosissimo “doppione politico” del potere regionale, che storicamente, al di là di rarissime eccezioni virtuose, si è  connotato per clientelismo e irresponsabilità nella gestione della spesa.

Di Sturzo, è preziosa anche questa parte dell’Appello:

Ma sarebbero queste vane riforme senza il contenuto se non reclamassimo, come anima della nuova Società, il vero senso di libertà, rispondente alla maturità civile del nostro popolo e al più alto sviluppo delle sue energie: libertà religiosa, non solo agl’individui ma anche alla Chiesa, per la esplicazione della sua missione spirituale nel mondo; libertà di insegnamento, senza monopoli statali; libertà alle organizzazioni di classe, senza preferenze e privilegi di parte; libertà comunale e locale secondo le gloriose tradizioni italiche.

libertà di educazioneSi sa che nemmeno questa parte della lezione di Sturzo è stata realizzata, poiché sulla sua idea di stampo popolare e partecipazionista (il suo non tutti proletari, ma tutti proprietari) ha storicamente prevalso, anche nell’ambito politico cattolico del secondo dopoguerra, una pseudo-dottrina sociale contaminata dal liberalismo keynesiano e dall’assistenzialismo corruttore e bancarottiero delle casse pubbliche. In una parola, una pseudo DS caratterizzata dalla subordinazione culturale e politica alla sinistra, e della persona al capitale finanziario, idea espressa nella DC da La Pira, da Fanfani, da Moro.  Così facendo, l’Italia oggi si ritrova praticamente in stato di default finanzario, di fallimento, anche se ancora ovviamente l’intera classe politica nega questa realtà ormai palese, non ha il coraggio di dirlo. Con il progetto di legge anti-omofobia, al tempo dell’estate 2013 in cui scrivo, decenni dopo il crollo di quella DC che ha politicamente fallito, grazie alle “larghe intese” PD-Berlusconi siamo anche già, in materia di princìpi non negoziabili, in una situazione tendente al totalitarismo non “ufficiale”, ma tuttavia estremamente pratico nei fatti. Come ricordo puntualmente in questo post e nei due precedenti.  

Constato che questa cosa noi cattolici siamo ancora ben lontani dall’averla capita. Tanto che anche per La Pira – che a suo tempo pur avendo fatto molto bene nella ricostruzione della Firenze del dopoguerra,  politicamente ha perseguito gravi errori concettuali  – a Firenze è stata a suo tempo inopinatamente promossa una Causa di beatificazione. Tale Causa ha superato la fase diocesana, ed è quindi è riuscita a giungere all’esame della Congregazione delle Cause dei Santi, a Roma. Mi auguro che la Congregazione emetta quanto prima il suo verdetto finale, in modo da fare chiarezza sul pensiero lapiriano, per il bene di tutti. D’altronde la figura di La Pira, dopo cinquant’anni dal suo tempo, è ancora tenuta nella massima considerazione, sia a Firenze, città nella quale si è svolta la maggior parte della sua vicenda politica, ma anche in tutto il mondo. Nessuno, nei palazzi che contano, dopo ben mezzo secolo da quell’esperienza, sembra ancora avere il coraggio, e nemmeno la lucidità e l’onestà intellettuale di fare un servizio al popolo. Di dire con parole chiare, pur con tutta la carità e il rispetto per la sua persona, dov’è che il già Sindaco di Firenze ha sbagliato. Niente di personale in questo, al solo fine puntuale di cessare di ripetere i suoi errori, e affinché la nostra società malata possa fare dei passi sulla via della guarigione.

Dal momento che, come è noto, La Pira aveva una pessima opinione politica di Sturzo, tanto da scriverne peste e corna a Papa Pio XII, è pertinente, cari amici, che io citi qui questo testo che ho curato qualche anno fa, dal titolo “Giorgio La Pira, una riflessione critica”, presente in web sul pregevole e consigliabile sito web http://www.ilcovile.it/, diretto dal mio amico Stefano Borselli. In esso, alla luce della lezione del mio terzo maestro, Pier Luigi Zampetti (non mi sono inventato niente, come diceva Sturzo, riferendosi alla Rerum Novarum), evidenzio come il pensiero politico lapiriano si riveli un paradigma esemplare delle politiche economiche sbagliate, che ci hanno portati nella drammatica situazione in cui ora ci troviamo.  E tratto anche, ancora secondo Zampetti, di come uscire dalla crisi, grazie al principio di partecipazione. Il capitolo 3. di quel testo è comunque puntualmente dedicato a spiegare l’ostinato errore di valutazione del già Sindaco di Firenze, nei confronti della posizione politica di Sturzo.

Per la verità, a differenza del Toniolo e di Zampetti, di cui condivido le lezioni al 100%, la biografia curata dall’Istituto  Sturzo riporta anche due punti sui quali si potrebbero manifestare perplessità, anche severe, sul pensiero del sacerdote calatino.

prima guerra mondialiIl primo, è dove la biografia dice che “Allo scoppio della prima guerra mondiale, Sturzo è favorevole all’intervento dell’Italia”. In Questa pagina della finiana Fondazione Farefuturo, accreditando appunto – erroneamente e strumentalmente, come si diceva! – Sturzo come “padre della destra moderna”,  si scrive che

Alleanza nazionale prese ad apprezzarne la coerenza discutendo pacatamente le sue scelte negli anni Venti. Glielo doveva, se non altro per quella considerazione tutta nazionalistica della quale Sturzo permeò il suo par­tito cattolico e della quale resta un esempio il suo discorso di Pesaro del 30 giugno 1918. In quella occasione affermò che la guerra che l‘Italia combatteva, doveva essere riguardata come «la prima guerra nazionale nel senso completo della parola; il grande esperimento della nostra vita di giovane nazione, il momento sacro e tragico della vitalità e dell’esperienza». Anche da Sturzo, fu chiaro alla destra, tra il 1994 ed il 1995, si poteva ripartire nella difficile opera di ricostruzione della Repubblica.

Dettaglio importante: ribadisco, in linea generale, che questa operazione della attribuzione della paternità al pensiero sociale cristiano cattolico, del quale Sturzo è stato autorevole esponente, rispetto ad ideologie che invece gli sono totalmente incompatibili, è una operazione pericolosissima, ovviamente in danno del medesimo pensiero politico cattolico. Che è già stato, ed è tuttora, largamente contaminato e indebolito da questa abile quanto subdola manovra.

In relazione a ciò, in questa pagina del blog ho caricato un testo, da me realizzato a suo tempo, dal titolo Incompatibilità tra cattolicesimo e liberalismo. Nel quale narro del fatto che a una figura come quella del Prof. Flavio Felice, responsabile per l’Italia dell’Acton Institute for the study of Religion and Liberty, nonché presidente del Centro Tocqueville-Acton, e quindi alfiere del liberalismo, sia stato affidato un incarico di docenza presso, nientemeno, che nel cuore della cristianità: la Pontificia Università Lateranense. Istituzione che, almeno teoricamente, dovrebbe essere portatrice di una linea di pensiero che non trova comunanza con le convinzioni liberali di quel docente.

E’ doppiamente inquietante, e paradossale, il fatto che in quell’ateneo il prof. Felice abbia l’incarico di insegnare la Dottrina sociale cattolica.

Quanto sopra, maggiormente considerato che è proprio l’educazione cattolica delle nuove generazioni, in specie di coloro che potrebbero poi trovarsi nei posti di dirigenza della politica e della società, la principale chiave di volta per la consapevolezza di sé della persona umana, e quindi del popolo tutto, verso la “Società partecipativa”.

Nel medesimo testo  riferisco dei contenuti di un editoriale, ancora a firma del prof. Felice, sul quotidiano di ispirazione cattolica Avvenire, in data 8 giugno 2011, sotto il titolo “liberalismo USA figlio del cristianesimo”.  A  tale affermazione, ovviamente, in quel testo faccio una critica esaustiva. E’ parimenti grave che l’intervento del Prof. Felice circa il liberalismo USA figlio del cristianesimo sia stato pubblicato come editoriale, senza alcuna chiosa, sull’Avvenire, che si definisce quotidiano di ispirazione cattolica. Non me ne meraviglio per nulla. Siamo infatti ormai abituati alle sbandate ideologiche di quella testata, in apparenza inarrestabili.

Dunque, l’operazione finiana di indebita attribuzione di paternità è un fatto tutt’altro che isolato. A tutt’oggi, mi risulta che il prof. Felice seguiti ad insegnare presso quella Pontificia Università, senza che nessuno dei suoi responsabili abbia nulla da eccepire. E’ un fatto grave.

Ma torniamo a Don Sturzo. Strumentalizzazioni finiane a parte, il discorso di Sturzo, espresso in termini così sacrali, rispetto a quella catastrofe nazionale che è stata la partecipazione alla Prima Guerra mondiale, potrebbe lasciare interdetti. Specie riandando al fatto che, al tempo, il Papa Benedetto XV aveva già giustamente e inequivocabilmente definito la Guerra Mondiale nei termini di una “inutile strage”. Peraltro, al di là dei patriottici proclami di facciata che sentiamo ancora oggi dalla vulgata ufficiale, i perversi motivi dello scatenamento del primo conflitto mondiale sono stati puntualmente indicati a suo tempo anche da Papa Benedetto XVI, come segnalo in questo post.

martiri di Spagnaguerra spagna 2Il secondo motivo di perplessità, circa il pensiero di Sturzo, si riferisce a dove la sua biografia recita che “E ancora, prende posizione nella guerra civile spagnola contro l’insurrezione dei generali”. La Guerra civile di Spagna, tragedia da un milione di morti, è stata originata dalle forze repubblicane marxiste rivoluzionarie, che intendevano allargare in quell’area l’esperienza disastrosa della rivoluzione russa del ’17. Le forze repubblicane che intendevano instaurare in Spagna il nuovo ordine mondiale di stampo comunista, agivano con le modalità della violenza rivoluzionaria di stampo giacobino. Furono almeno 10mila i martiri cattolici: sacerdoti, religiosi, seminaristi, laici, uccisi barbaramente per puro odio ideologico alla fede, in un’ondata di violenza anti-cattolica. Distrutte il 70% delle chiese.  Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI, e ora anche Francesco, di quei martiri ne hanno beatificati a centinaia. Quindi, pur non aderendo in alcun modo alle ideologie naziste o fasciste, valuto che in quella difficile e contrastata circostanza fu oggettivamente benemerito l’alzamiento  di Francisco Franco, per far cessare la violenza rivoluzionaria. Questo è un fatto che, dopo decenni di propaganda pro-repubblicana di sinistra, oggi la storiografia indipendente tende a riconoscere in modo più sereno. Come in questo giudizio controcorrente del già marxista convinto Pio Moa, che traggo dal sito web http://www.fattisentire.org/index.php.  Considerando oggi con maggior distacco quei tragici eventi, emerge peraltro, come riferisce questo molto interessante articolo dell’UCCR, Unione Cristiana Cattolici Razionali, che all’epoca della complessa vicenda l’alzamiento franchista non era stato espressamente approvato, all’inizio, nemmeno dal Vaticano, nonostante che le gravissime violenze anticristiane avallate dal governo repubblicano fossero manifeste. Questo anche a motivo delle certo non condivisibili, allora come oggi, simpatie dei generali per il regime hitleriano.

In realtà, una chiave di lettura corretta di quelle che possono apparire come contraddizioni del pensiero sturziano, può essere data dal fatto che le affermazioni della biografia curata dall’Istituto Sturzo sono così  genericamente sintetiche al punto da rivelarsi inesatte, fuorvianti. Ho scoperto infatti in rete questo interessantissimo articolo (risalente al 2007) firmato da Alessandro Fruci, sul sito web Sintesi Dialettica, che illustra accuratamente, in grande dettaglio, il pensiero di Sturzo rispetto al concetto di guerra. E’ un ottimo lavoro che lascio totalmente alla vostra considerazione, con l’avvertenza che una sua accurata lettura fa giungere, su questo punto, a conclusioni diverse da quelle che si potrebbero evincere dalla lettura della sintesi biografica dell’Istituto Sturzo.

Quanto al già citato discorso di Sturzo del 30 giugno 1918, suppongo che esso sia stato motivato dall’intenzione di rincuorare l’opinione pubblica, all’indomani della forte offensiva austriaca sull’Altopiano di Asiago e in Valsugana. Quindi dall’intento di non rendere del tutto vani gli enormi sacrifici, al limite del disumano, già in precedenza sopportati non solo dal nostro esercito, ma anche dalle popolazioni civili di frontiera. Quanto sopra, beninteso, in un quadro politico e militare italiano che abbiamo già definito disastroso.

Comunque, queste ultime perplessità da me esposte non andavano, in ogni caso, a inficiare la validità e la condivisibilità della proposta politica complessiva di Sturzo.

Un’ultima, curiosa analogia col Toniolo: come Edoardo Patriarca, già Segretario delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, iniziativa nata dalla creatività dello studioso trevigiano, ed Ernesto Preziosi, ex vicepresidente dell’Azione cattolica e Direttore  dell’Istituto Toniolo, anche Flavia Piccoli Nardelli, già Segretaria Generale dell’Istituto Sturzo, si è candidata nelle liste del PD alle elezioni politiche del 5 marzo 2013, venendo eletta. La cosa, in sé, è coerente, poiché la Nardelli era GIA’  Segretario Provinciale del PD a Catania.

Tutto ciò significa – spiace dirlo – nella migliore delle ipotesi, NON avere capito assolutamente nulla delle lezioni di Sturzo e del Toniolo. Nella peggiore, vuol dire strumentalizzarle. Di come ragione e fede possano e debbano indirizzare, nella militanza politica, un cattolico che voglia rifarsi alla Dottrina sociale, ho già scritto nella pagina dedicata al Toniolo.

Si legge in questa pagina del sito web della Nardelli che

Ragusa, 15 feb 2013 – “I politici devono seguire l’insegnamento di Luigi Sturzo e ascoltare gli elettori, solo così si potranno individuare le priorita’ da inserire nell’agenda dei prossimi cinque anni e accompagnare il paese fuori dalla crisi”.

Lo ha evidenziato Flavia Piccoli Nardelli, capolista del Pd alla Camera in Sicilia Orientale, intervenendo oggi all’incontro “L’Italia Giusta vista da Sturzo e La Pira per una riscossa civica, morale ed economica”, a Pozzallo, in provincia di Ragusa, con Venerina Padua e Gigi Bellassai, candidati del Pd al Senato per la Sicilia, e Giuseppe Roccuzzo, candidato alla Camera in Sicilia 2.

E’ vero che i politici avrebbero da imparare molto dalla lezione di Sturzo, ma è anche vero che la realtà storica, fino a quella attuale, dimostra che quelli del PD sembrano NON averne alcuna intenzione. Mi riferisco, oltre che al sostegno determinato alla TAV e ai casi del Monte dei Paschi e del controverso acquisto dei contestati caccia americani F-35, a iniziative antropologicamente catastrofiche come la tentata istituzionalizzazione delle coppie di fatto, la determinata promozione, per ora non riuscita, della cittadinanza agli stranieri per ius soli, il già emanato Decreto filiazione e il determinatissimo tentativo di far approvare la già citata, liberticida legge anti-omofobia. Circa quest’ultimo punto, il Direttore dell’agenzia informativa web “la Nuova Bussola quotidiana”, spiega qui come la posizione dei sedicenti cattolici del PD, compresi quelli sopra citati, sia venuta sempre più a configurarsi come un rifiuto ideologico ai princìpi non negoziabili.  A questa condizione sconsolante, vi è forse l’unica eccezione del Sindaco di Bologna, Virginio Merola, che nel recente referendum comunale promosso da M5S per l’abolizione del pur misero finanziamento statale alle scuole dell’infanzia gestite da privati, si è speso in favore delle scuole paritarie, da lui in precedenza già sostenute. Resta il fatto che dalla parità scolastica vera – la cosa di cui avremmo più bisogno! – siamo ancora molto lontani, anche a Bologna.

Comunque, l’elogio di Sturzo fatto dalla PD Piccoli-Nardelli, dimostra senz’altro l’abile tattica trasformista e mimetica del partito, pronto a lodare persino le figure più antitetiche alla sua linea, teorica e pratica, che di più non si potrebbe, pur di cercare consensi, confondere le acque e mantenere  il potere. Ovviamente, il partito può permettersi questa operazione, assai rozza nel modo e nei contenuti, a causa della dabbenaggine di chi ci casca. 

In ogni caso, dicevo poco sopra di come le linee di pensiero di La Pira e di Sturzo fossero totalmente antitetiche. Ed è pertanto assurdo volerle tenere insieme. Speriamo che, da qui a qualche decennio, vista l’aria che tira, vi sia qualche figura autorevole che voglia farsi carico di dire qualche parola chiarificatrice in merito. Comunque, questi fatti danno la misura di come sia oggi malridotto il pensiero politico cattolico.

Bene, cioè male, ma restiamo ottimisti, passiamo ora al mio terzo maestro: Pier Luigi Zampetti.

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