TAV: il “nodo dell’oligarchia” in Val di Susa

Val di Susa: “Colpevoli di voler difendere la nostra terra e i beni comuni”

(testo aggiornato al 7 luglio 2014)

E’ circolata recentemente in rete una segnalazione-appello dalla Val di Susa. Questo il link sul sito web NOTAV.info: http://www.notav.info/movimento/colpevoli-di-difendere-la-nostra-terra-e-i-beni-comuni-chiediamo-a-tutti-un-appoggio-e-una-solidarieta-concreta/.

In poche parole, il movimento NO-TAV riferisce che tre suoi noti esponenti sono stati sanzionati, per via di causa giudiziaria civile, per una somma di circa 215.ooo euro, per aver ostacolato i lavori. Nel mentre che il movimento fa appello a tutti richiedendo sostegno, esso riferisce che la cosa sarebbe avvenuta, in buona sostanza, in forma di “cavillo legale” per scoraggiare l’opposizione al TAV  Torino-Lione, sia quella espressa con l’uso della forza (a mio parere inaccettabile), ma anche quella pacifica, che ha visto mobilitare decine di migliaia di persone, come riferivo qui.

Conviene citare integralmente il comunicato stampa di cui si parla, e poi fare qualche commento.

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COLPEVOLI DI DIFENDERE LA NOSTRA TERRA E I BENI COMUNI.

CHIEDIAMO A TUTTI UN APPOGGIO E UNA SOLIDARIETA’ CONCRETA.

(Eng version) Il tribunale ordinario di Torino, sezione distaccata di Susa, in data 7/1/2014 depositata in data 14/1/14 ha sentenziato: “dichiara tenuti e condanna Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair, in solido tra di loro, al pagamento a parte attrice [LTF] di euro 191.966,29 a titolo di risarcimento del danno;” oltre al pagamento sempre a LTF di euro 22.214,11 per spese legali, per un importo totale di euro 214.180,40. La causa civile era stata intentata da LTF perché a suo dire gli era stato impedito di fare in zona autoporto di Susa il sondaggio S68 la notte tra l’11 e il 12 gennaio del 2010. I sondaggi S68 e S69 erano inutili e infatti non sono mai stati fatti né riproposti sia nel progetto preliminare sia nel progetto definitivo presentato per la tratta internazionale del TAV Torino – Lyon.

Quella notte, all’autoporto centinaia di manifestanti erano sulla strada di accesso all’area per impedire l’avvio del sondaggio. La DIGOS aveva detto che non sarebbero arrivate le forze di polizia per sgomberare il terreno dai manifestanti ma che sarebbero venuti gentilmente a chiedere di poter fare il sondaggio, se avessimo rifiutato se ne sarebbero andati. E così avvenne.

Poi si scoprì che era una trappola per tagliare le gambe ai NO TAV con una nuova tecnica: richiesta di danni immaginari per centinaia di migliaia di euro a carico di qualche personaggio del movimento.

LTF aveva nascostamente stipulato un contratto di utilizzo di due aree di circa 150 mq cadauna, mai registrato, con la CONSEPI spa, che vantava un diritto di superficie sull’area di proprietà del comune di Susa per una cifra completamente folle: 40.000 euro per i primi quattro giorni e 13.500 euro al dì per i giorni successivi per un totale dichiarato di 161.400 euro IVA compresa. Questo contratto serviva solo per gonfiare i costi e quindi la richiesta di danno. In merito la CONSEPI SPA nella relazione di bilancio 2010 scriveva testualmente:

“Si tratta di una vicenda a tutti ormai ben nota e che risale ad un periodo nel quale l’attività dei corsi di guida sicura di Consepi, rivolti soprattutto ai ragazzi neopatentati erano al amassimo del loro svolgimento.”  ….“La Società interpellata dalla stessa Prefettura oltre che da LTF, fece chiaramente presente tali considerazioni chiedendo un rinvio di qualche settimana dei sondaggi, rimarcando il fatto che se questi fossero stati procrastinati l’onere per LTF sarebbe stato di gran lunga inferiore a quelli che contrattualmente si assumevano.”  …. “L’onere sopportato da LTF deriva pertanto dal fatto che quest’ultima e la Prefettura, nonostante le esplicite richieste di rinvio di Consepi, sono state irremovibili sulle date dei sondaggi.”

Infatti LTF aveva stipulato con la CONSEPI, in violazione di ogni principio di buon andamento della gestione dei fondi pubblici, una scrittura privata per accedere ai predetti terreni, sborsando ben 161.400 euro alla stessa CONSEPI per avere in concessione un terreno di pochi metri quadrati già oggetto di una autorizzazione amministrativa per occupazione temporanea a costo quasi zero, come prevede la legge italiana sugli espropri ed occupazioni temporanee.

Il fatto che sia del tutto ingiustificata la somma pagata da LTF a CONSEPI è sancita in modo inequivocabile anche dalla Commissione Europea che, come confermato dall’OLAF (Ufficio antifrode europreo) rispondendo ad una nostra segnalazione in merito, con la lettera Prot. N° OF/2010/0759 in data 29/10/2013 affermava che “La Commissione Europea non ha pagato le spese in quanto non ammissibili”

Il fatto che tutta l’inutile campagna di sondaggi di inizio 2010 fosse solo un colossale bluff per dire all’U.E. che i lavori erano iniziati, è testimoniato dal fatto che dei 34 sondaggi previsti ne furono effettuati soltanto 5 per una lunghezza complessiva di metri lineari 243 rispetto ai 4.418 metri lineari previsti.

Ora gli avvocati del movimento presenteranno appello, ma essendo una causa civile, se LTF pretende il pagamento immediato, occorrerà pagare al fine di evitare pignoramenti o ipoteche sui beni delle tre persone condannate al risarcimento.

Il MOVIMENTO NO TAV non ha le possibilità economiche per fare fronte a queste pretese. Tutto questo è stato concertato e messo in atto solo al fine di stroncare la nostra lotta.

Non a caso sul quotidiano “La Stampa” del 22 settembre 2010, poco prima dell’inizio della causa, si leggeva “Il ricorso alla causa civile contro i No Tav potrebbe così diventare uno strumento di dissuasione che i soggetti incaricati della progettazione o dell’esecuzione dei lavori potrebbero utilizzare per contenere la protesta”.

Il MOVIMENTO NO TAV sta già sostenendo un pesantissimo onere per le difese legali, a cui si aggiunge questa batosta tremenda, che da solo non può sopportare. Per questo, con molta umiltà, ma altrettanta dignità e fiducia, chiede a tutti quelli che ci dicono: “Non mollate!”, “Siete l’unica speranza di questo Paese”, “Resistete anche per noi” di dare un concreto appoggio aiutandoci economicamente in modo che possiamo resistere ancora contro questo Stato e questi Poteri Forti e mafiosi che ci vogliono per sempre a cuccia e buoni.

Ci sono più di 400 persone indagate per questa resistenza contro un’opera imposta, inutile e devastante sia per l’ambiente sia per le finanze di questo Stato e che impedisce di fare tutte le altre piccole opere utili.

ANCHE UTILIZZANDO QUESTI SPORCHI MEZZI NON RIUSCIRANNO A FERMARE LA RESISTENZA DEL POPOLO NO TAV.

Aiutateci a resistere, grazie.

MOVIMENTO NO TAV

I contributi devono essere versati esclusivamente sul conto corrente postale per le spese legali NO TAV

Conto BancoPosta
Numero: 1004906838
Intestato a: DAVY PIETRO CEBRARI MARIA CHIARA
IBAN – IT22L0760101000001004906838

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1. Analisi del problema

Come vedete, la vicenda in sé appare piuttosto complessa. Una cosa però, è certa: i nodi, quelli grossi, stanno arrivando al pettine.

Cominciamo col dire che nell’appello sono usati toni non appropriati: “Poteri Forti e mafiosi”. “Sporchi mezzi”. Tali espressioni  non giovano di certo alla dimensione, pacata, istituzionale e scientifica, con la quale è assolutamente necessario approcciare la vicenda, se vogliamo che essa abbia un’evoluzione positiva.

Riprendiamo dunque il testo sul “nodo della violenza” in Val di Susa, che realizzai nove mesi fa.  E’ bene trarne alcune citazioni. E’ anche opportuno che io, preventivamente, presenti con precisione la prima figura che vado a citare, Pier Luigi Zampetti.

resourcesZampetti, tornato alla Casa del Padre nel 2003, era un fine intellettuale cattolico. È stato professore di Dottrina dello Stato presso l’Università di Genova, l’Università statale di Milano e l’Università di Trieste, dove è stato preside della facoltà di scienze politiche da lui fondata. Nel 1981 in sede parlamentare è stato nominato componente del Consiglio Superiore della Magistratura, dove è stato presidente della commissione speciale per la riforma giudiziaria e l’amministrazione della giustizia. Il 18 gennaio 1994 è stato nominato, da Giovanni Paolo II, membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, appena costituita. È stato membro dell’Accademia nazionale di diritto e scienze sociali di Cordoba (Argentina). Ispirandosi alla dottrina sociale e sulla scia delle indicazioni di don Luigi Sturzo ha scritto numerosi volumi, tradotti anche all’estero, in cui, come recitano le note di copertina di uno dei suoi testi, “ha elaborato e propugnato una nuova teoria alternativa al capitalismo e al socialismo. È la teoria della partecipazione”.

Giusto per chiarire che mi sto avvalendo del parere di una persona pacifica, borghese, tranquilla ed equilibrata. Ebbene, che dice questo compassato signore?… Dice, (capitolo 2 del testo linkato), che

…L’oligarchia è prodotta  dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato (Pier Luigi Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002).

images (1)Poi, dalla pagina più storica del blog, la prima realizzata, quella dei commenti Facebook su TEMPI, prendo, dal capitolo 2,  un’altra testimonianza autorevole, certamente più nota: quella di Vàclav Havel, già dissidente antisovietico e poi presidente della Repubblica Ceca. In un’intervista rilasciata ad “Avvenire” il 19 novembre 2009, egli metteva in guardia dai “nuovi signori dell’Est”, e anche da certa politica-spettacolo della vecchia Europa:

Esistono tendenze verso nuove forme molto sofisticate di governi di tipo autoritario. Nella forma, però, tutto si svolge in maniera democratica; c’è un parlamento, ci sono le elezioni e i partiti politici”.

Poi, ancora, dal testo sul “nodo della violenza”, un’altra figura ben conosciuta per la sua non accomodante chiarezza di giudizio, l’attuale Arcivescovo di Milano

Angelo Scola, il quale il 16 maggio 2006, ancora Patriarca di Venezia, in occasione dell’inaugurazione della “Scuola Euromediterranea”, riferendosi al sistema dei partiti ebbe a dire che

…non è più pensabile questo rinnovamento nei termini di una dialettica di partiti, che, nel migliore dei casi, sono diventati delle oligarchie, come anche le recenti vicende del nostro Paese ci hanno abbondantemente dimostrato.

images (3)In questa circostanza conviene essere esaustivi. Ripropongo pertanto, dalla pagina della “filosofia della TAV”,  anche la famosa filosofa Hannah Arendt, la cui linea di pensiero è riassunta, di seguito, dalla studiosa Erica Antonini. La quale ne parla in un suo intervento del 2007, in rete sul sito della Società Italiana di Filosofia Politica:

…Il totalitarismo può apparire oggi un fenomeno storico chiuso, e pertanto non più utile a interpretare il presente, soprattutto in relazione all’universo liberaldemocratico. Al contrario, come Hannah Arendt ci ha ben indicato, il totalitarismo, piuttosto che un’anomalia o un accidente storico, è qualcosa di intrinsecamente connaturato allo sviluppo della società moderna, è una delle possibili risposte a quelle questioni poste dalla modernità a cui le democrazie non sono riuscite a trovare soluzioni. E ciò è dimostrato da fatto, molto significativo, che esso è storicamente scaturito sia dalle contraddizioni di una rivoluzione comunista quale quella sovietica, sia dalla crisi della democrazia parlamentare come Weimar. Dunque, nessun sistema politico contemporaneo può ritenersi del tutto immune da questo rischio degenerativo. […] Con l’avvento della società tardomoderna, infatti, il controllo sociale non avviene più attraverso una rete di dispositivi che producono e controllano costumi, abitudini e pratiche produttive tramite istituzioni disciplinari, ma si estende al di là dei luoghi strutturati delle istituzioni, diventando sempre più immanente al sociale e diffuso nel corpo dei cittadini. Un totalitarismo “altro”, dunque, meno visibile ma non meno insidioso – che tenta di fissare lo status quo restringendo la libertà individuale, che amplia il controllo del tempo e dello spazio e militarizza la vita collettiva – che intende, in breve, modellare le società sulla falsariga delle “istituzioni totali”, di goffmaniana memoria”.

download (1)

Prof. Damiano Palano, Università cattolica sacro Cuore

Ma anche, il fatto che la democrazia rappresentativa viri fatalmente in oligarchia, non è esclusivo del nostro tempo, né del nostro contesto italiano, sul quale la vicenda TAV ci ha focalizzati. Logicamente anzi, dal punto di vista antropologico, tale degenerazione sembra assumere una dimensione di universalità. Infatti l’uomo, nella sua essenza profonda, è il medesimo in ogni parte del mondo. download (2)A conferma di questa tesi, vi segnalo un intervento del Prof. Damiano Palano, docente presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Questo il link http://www.damianopalano.com/2014/06/la-resa-dei-partiti-londra-1911.html alla pagina del blog di Palano, dove trovate la sua recensione al volume di Hilaire Belloc e Cecil E. Chesterton, “Partitocrazia”, a cura di Pietro Federico (Rubbettino editore), apparsa su “Avvenire” di venerdì 27 giugno 2014. Cito:

Nonostante sia esplosa soprattutto nell’ultimo ventennio, la critica ai partiti ha accompagnato in Italia l’intera storia repubblicana. Lo stesso termine “partitocrazia” venne infatti coniato probabilmente già nel 1944, e da quel momento entrò stabilmente nel lessico politico. Nella loro polemica i critici del nuovo sistema sostenevano – non senza ragioni – che l’ingresso sulla scena dei grandi partiti di massa avesse alterato sostanzialmente la logica del sistema rappresentativo. E se talvolta rimpiangevano i tempi della rappresentanza individuale, spesso rintracciavano nel sistema britannico, fondato sul collegio uninominale e su un saldo bipartitismo, i tratti di un modello virtuoso, capace di opporsi alle tendenze più deleterie della ‘democrazia dei partiti’. L’immagine di Westminster che tornava in quelle analisi era però quantomeno idealizzata. A ben guardare, infatti, anche il Parlamento britannico non era immune da molte degenerazioni. E da questo punto di vista è molto interessante rileggere oggi Partitocrazia, un saggio scritto nel 1911 da Hilaire Belloc e Cecil E. Chesterton, ora tradotto per la prima volta in italiano (a cura di Pietro Federico, Rubbettino, pp. 180, euro 12.00). Il pamphlet nasceva dall’esperienza di deputato liberale di Belloc. Eletto alla Camera dei Comuni nel 1906, Belloc aveva avuto modo di conoscere in prima persona le dinamiche del sistema politico. E proprio la disillusione lo indusse a scrivere insieme a Chesterton (il fratello minore di Gilbert K.) un vibrante attacco contro il “sistema dei partiti”.

La loro critica in sostanza puntava a mettere in luce come le riforme che avevano esteso il diritto di voto non avessero affatto concesso maggior potere al popolo. Al contrario, in Parlamento si era formata una vera e propria oligarchia, cui si poteva accedere solo per cooptazione. Le motivazioni storiche erano soprattutto due. In primo luogo, il passaggio al sistema del “governo di gabinetto” aveva condotto a una sorta di ‘fusione’ del potere legislativo con il potere esecutivo. E per questo il governo riusciva di fatto a tenere in pugno il Parlamento, riducendo notevolmente l’autonomia dei singoli deputati. In secondo luogo, a livello sociale lo scontro fra grandi proprietari terrieri e nuovi ceti mercantili si era concluso con la vittoria di questi ultimi. Venute meno le basi del vecchio dualismo di tories e whigs, si era allora formata “una plutocrazia non più divisa ma unita”, che deteneva tutto il potere politico ed economico. Dietro la facciata di un apparente bipartitismo si celava così nella realtà un’unica “corporazione oligarchica”, tenuta insieme da interessi comuni e legami di parentela.

Potete notare, cari amici, che il qualificato giudizio di Belloc – maturato dall’esperienza diretta all’interno del sistema – e  di Chesterton, combacia pienamente con quello di Zampetti, che ho riportato poco sopra.

Chiudo col noto economista  Stefano Zamagni, esperto del terzo settore. Egli afferma, in un’intervista a Tempi(n.26/2010) che:

Oggi chi governa la finanza è la massoneria, non è un segreto.

Penso possa bastare!… Credo di essere stato chiaro. La sintesi della questione viene molto ben resa dalla Prof. Antonini, che dice, lo riscrivo

…il totalitarismo, piuttosto che un’anomalia o un accidente storico, è qualcosa di intrinsecamente connaturato allo sviluppo della società moderna, è una delle possibili risposte a quelle questioni poste dalla modernità a cui le democrazie non sono riuscite a trovare soluzioni.

Allora, effettivamente, è vero che il comunicato stampa del Movimento NO-TAV della Val di Susa era scritto in termini non istituzionali. Però il problema col quale ci dobbiamo confrontare, è esattamente quello inquadrato dalla Antonini!…

Il problema, cari amici, e tutto il presente blog è praticamente dedicato alla sua trattazione, risiede dunque nei limiti della democrazia rappresentativa. La quale, e qui il cerchio si chiude e siamo tornati al punto di partenza, con Zampetti, quando non è innervata dai princìpi di sussidiarietà e di partecipazione – e al momento ancora non lo è – vira fisiologicamente in oligarchia, cioè nel controllo della società ad opera dei “poteri forti”.

Ora, dice la Antonini, “le democrazie non sono riuscite a trovare soluzioni” all’annosa questione, che in effetti data da parecchio indietro nella Storia. Per qualche dettaglio in  più rimando al testo sulla “incompatibilità tra cattolicesimo e liberalismo”, pagine 24-25.

Le democrazie NON hanno trovato le soluzioni, ovviamente, per l’evidente motivo che, essendo esse in pratica gestite dallo oligarchie, la soluzione NON doveva essere trovata.

Ci ritroviamo dunque in quella situazione ben sintetizzata dal poeta Czeslaw Miłosz, che coniò l’efficacissima frase

Si è riusciti a far credere all’uomo che se vive è solo per grazia dei potenti. Pensi dunque a bere il caffè e a dare la caccia alle farfalle: chi ama la res publica avrà la mano mozzata.

Però, appunto, per venirne fuori, bisognava capire bene perché tutto questo succede. E direi che, specialmente con Zampetti, siamo andati al fondo della questione. Ma non solo!…

2. La soluzione c’è!…

dottrina-socialeCome detto, la buona notizia è che però la soluzione al problema politico esiste!… Risiedendo, in buona sostanza, nella “Società partecipativa” secondo sussidiarietà, secondo Dottrina sociale della Chiesa cattolica. Affermazione questa che non intende essere gratuitamente categorica, ma semplicemente fondata sul dato di realtà che la corretta visione antropologica sull’uomo, è espressa integralmente – al mondo – solo nella prospettiva cristiana. Solo in essa, infatti, riscontriamo l’interezza dell’uomo-persona, corpo e anima, riconoscibile nell’incarnazione di Cristo.

images (4)Non è questa la sede per ulteriori approfondimenti sui vari passaggi, affinché la “Società partecipativa” possa effettivamente attuarsi. Rimando, per questo, a un testo più completo, il “Quaderno del Covile n. 8”, cliccabile da questa pagina. Siccome però è bene chiudere in positivo, da quel testo traggo una potente citazione zampettiana, a pag. 13:

…È giunto il momento storico di erigere il popolo a soggetto e di realizzare quanto finora, sul piano istituzionale, non è stato ancora possibile. Si tratta, infatti di far diventare il popolo sovrano, vivificando la nozione di sovranità popolare. Questo
obiettivo si raggiunge tramutando il sostantivo “sovranità” in aggettivo “sovrano” e l’aggettivo “popolare” in sostantivo “popolo”. (Popolo-sovrano). La soggettività della famiglia dalla quale lo Stato trae la sua soggettività è il punto di partenza per ottenere questo strabiliante risultato.

Si può così passare dal governo a nome del popolo, proprio della democrazia rappresentativa, a un governo di popolo, prendendo i termini “popolo” e “democrazia” nella loro accezione completa e integrale. Il popolo non è inteso, infatti, in senso individualistico, come quando si manifesta come “corpo
elettorale”, ma in senso personalistico, cioè nell’unità delle sue dimensioni realizzata secondo un processo continuo e costante della democrazia partecipativa.
Dalla soggettività della famiglia, attraverso la democrazia partecipativa, arriviamo pertanto alla comunità organizzata dove risiede la vera e autentica sovranità popolare e nella quali si manifesta in tutta la sua maestà il “popolo delle famiglie”, che è il vero e autentico popolo.
Lo Stato attraverso la comunità organizzata riprende il ruolo che oggi, con il tramonto dello Stato nazionale sta  gradualmente perdendo, anche se in un’ottica del tutto nuova.
È uno Stato che interpreta la volontà popolare in grado di manifestarsi con la comunità organizzata a tutti i livelli. Lo Stato sorregge ed è sorretto dalla comunità organizzata che esprime la volontà del popolo, la quale, attraverso le istituzioni
politiche partecipative, diviene volontà dello Stato. Questa concezione cambia altresì l’assetto della comunità internazionale. Passiamo dalla comunità delle nazioni alla comunità dei popoli, passaggio questo che imprime un volto nuovo all’organizzazione della Nazioni Unite nella quale
entrerebbero non più gli Stati “nazionali” ma gli Stati “dei popoli”, in grado per questa ragione di aiutare e coordinare, anche se gradualmente, le comunità organizzate di tutti i Paesi membri.
(LDSC, estratti da pagg. 44-46)

Per la precisione, il Prof. Palano, nella sua recensione riportata poco sopra, scrive che

…E d’altronde proprio per contrastare la formazione di oligopoli privati e promuovere la piccola proprietà, Belloc teorizzò il “distributismo”, una visione economica ispirata alla dottrina sociale cattolica.

Avevo sentito parlare del “distributismo”, ma non ho mai approfondito l’argomento. Intanto vi rimando a questa pagina del sito web “Riscossa cristiana” http://www.riscossacristiana.it/la-proposta-distributista-di-belloc-chesterton-di-fabio-trevisan/#comment-40714, sulla quale ho trovato cose molto valide, anche se non esaustive sul tema. Sarebbe interessante, a questo punto, un raffronto tra “distributismo” e “società partecipativa”. Ma, ripeto, non conosco ancora bene il primo, e quindi non sono in grado di procedere.

D’acchito, mi sembra però che a un primo esame, pur vedendo dei condivisibili punti fondanti in comune – com’è logico, trattandosi di Dottrina sociale – la proposta di Zampetti, tra l’altro più recente, sia più completa, dal punto di vista politico-istituzionale, di quella distributista. Spero di poter approfondire, in quanto il tema è vitale. Anzi, è un invito che porgo anche a voi che  mi leggete. Tra l’altro, colpisce il fatto che, mentre il “distributismo” una qualche eco, pur modesta, l’ha avuta, la proposta zampettiana sia stata totalmente rimossa. Almeno fino ad oggi.

3. Che fare?…

Intanto, quella zampettiana mi pare una prospettiva auspicabile, desiderabile. Tutto ciò premesso, tornando alla Val di Susa, che fare?…

Provo ad articolare una conclusione in due punti.

a) Non ci si può porre frontalmente contro lo Stato. Non si deve, non è fruttifero, non porta da nessuna parte. La crescita della partecipazione è, in prima istanza, un fatto culturale, una scelta antropologica, filosofica. Non un fatto da barricate. Nella circostanza della sanzione monetaria, la versione dalla Valle circa l’episodio di protesta NO-TAV in argomento, è che si è trattato di una interposizione pacifica. Ma, come dicevo in apertura, i nodi grossi sono arrivati al pettine. Nel senso che allo Stato, al quale le pur fondate ragioni dei manifestanti seguitano a non interessare per nulla, questo non importa. Lo Stato ha deciso un cambio di strategia, ha stretto un altro giro di vite. I nodi sembrano arrivati al pettine anche per il Movimento NO-TAV, che ha dovuto – logicamente, a quel punto! – frugarsi in tasca per recuperare, aiuti o non aiuti, la somma di ben 215.ooo euro!

Da oggi la situazione è cambiata radicalmente. Pare che i metodi di protesta usati in passato non siano più validi. Si faranno ancora le grandi manifestazioni, con decine di migliaia di persone, certo. Ma per quanto riguarda le altre forme di protesta, da parte mia, mi sento di suggerire: lasciate passare i camion. Fatevi da parte, o pagherete ancora. E sarà molto difficile, qualunque cosa sia scritta sui libri di legge, riavere indietro quei soldi. Lo Stato, quello della democrazia rappresentativa che abbiamo descritto, vuol fare a tutti i costi, pur essendo praticamente in bancarotta, quel buco in terra che non serve a nulla, pagato a caro prezzo con i soldi del contribuente?… Bene, vada avanti. Ci provi.

Siamo arrivati al punto di discrimine in cui, a chi, come giustamente è stato fatto in difesa della Valle, e insieme del bene comune, dissente da questa spiacevole realtà, non è rimasta forse oggi che una sola via, senza ostacolare nessun lavoro o cantiere. E la dicevo a suo tempo nella pagina sul “nodo della violenza”, al capitolo 8:

“Pensiamo solo alla potenza che ha un gruppo di cittadini, che in silenzio, compostamente, consapevolmente, presidia  – col suo solo sguardo e la sua presenza – una qualsivoglia realtà istituzionale, o un’area di cantiere della TAV.

E’ successo in Francia nell’ambito della Manif pour tous. La sola vista di un gruppo tali cittadini, che silenziosamente  avevano posto un presidio contro l’insano progetto del “mariage pour tous”, era talmente intollerabile al potere, che quei cittadini sono stati sgomberati a forza, e perfino imprigionati.  

Ma torneranno. Sempre più, in Francia, diversi settori della società civile, che magari fino a ieri  non dialogavano l’uno con l’altro, hanno preso coscienza dell’iniquità di quanto legiferato dal Governo Hollande. Hanno cominciato a parlarsi, a riscontrare quanto li unisse il fattore della semplice comune umanità, a cercare sinergie sempre più efficienti per raggiungere il loro obiettivo: il ristabilimento del diritto e della giustizia”.

imagesLo stesso è accaduto a suo tempo, in Turchia, a piazza Taksim. Lo dicevo qui:

“Ebbene, non potevo certo immaginare che, a distanza di così poco tempo, avrei visto attuarsi quella forma di protesta pacifica. Non è successo in Val di Susa, è successo in Turchia. A piazza Taksim, Istanbul, si sono viste molte persone in piedi, in silenzio, ad esprimere il loro dissenso dalla politica del Governo Erdogan, con la loro sola presenza”.

taksim1

b) Dopo l’indispensabile analisi previa del problema, abbiamo dunque visto che, a latere della dimensione della protesta pacifica e silenziosa, la soluzione per superare in modo risolutivo l’impasse oligarchico, esiste. E’ pacifica, possibile e praticabile. E’ affidabile, in quanto fondata sull’antica tradizione della Dottrina sociale della Chiesa cattolica. Si tratta, come sempre quando si tratta di Dottrina sociale, di una prassi anche totalmente laica, esperibile da ciascun uomo di buona volontà, in quanto fondata sulla ragione e sul diritto naturale.

E, ovviamente, la soluzione si riferisce non solo alla TAV, che è solo un tassello, per quanto rilevante, di un sistema malsano che le sta a monte. Ma si riferisce a tutto il problema, non solo politico, ma anche quello economico e finanziario, nonché  a quello etico-antropologico. Nulla è lasciato fuori.

E’ però anche una via che è sottesa, diceva Zampetti, da una preciso approccio filosofico, quello dello spiritualismo storico. Vediamo quindi come la filosofia, lungi dall’essere materia da addetti ai lavori, si traduca in qualcosa di estremamente concreto per la nostra vita. Tale via non può prescindere da una libera e consapevole scelta dell’uomo. Non si percorre meccanicisticamente, tutt’altro. Ci va riflettuto, va elaborata, discussa, fatta propria, metabolizzata, sperimentata. Comunque, va scelta. Infine, è un fatto di consapevolezza di sé. E’ un fatto educativo.

La riflessione e la decisione, alla Valle.

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