Supplica al Papa, “Santità, non vada a Barbiana!…”: l’epilogo.

REUTERS2224719_Articolo.JPGVa fatto un bilancio, fra il prima e il dopo dello scorso 20 giugno 2017, giorno della fatidica visita di Papa Francesco a Barbiana, per commemorare don Milani. Avevo tentato di scongiurare questo evento rivolgendo, a titolo personale, al Papa e a tre Cardinali suoi stretti collaboratori, una supplica appositamente dedicata (sei giorni prima dell’evento, via posta elettronica e cartacea – vederne il testo in apertura del post precedente), corredata da un ampio dossier (che è il post precedente), nel quale erano approfondite le ragioni della richiesta.

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“Supplica” inviata per e-mail

 

La supplica non è stata accolta. E’ infatti ben noto, ed ha avuto vasta risonanza, che il Papa è andato a Barbiana, secondo il programma previsto. E che ancora una volta egli ha speso parole impegnative a favore del priore, in aggiunta a quanto già da lui fatto in precedenti circostanze.

Supplica per posta

“Supplica” inviata per posta

Che dire, ad ascoltare il discorso rivolto da Papa Francesco ai partecipanti all’evento, mi verrebbe quasi il dubbio di essermi sbagliato, e che abbia ragione lui.

Ma, se vado a rivedere il dossier, se rileggo le parole stesse del priore fin nei suoi scritti più famosi, se riconsidero il motivato giudizio dei suoi superiori dell’epoca su di lui e sulla sua opera, mi rincuoro sull’opportunità dell’iniziativa intrapresa.

E’ evidente che a questo punto il tema spinoso va ben oltre il pur importante – in quanto esemplare – caso specifico di don Lorenzo Milani. Ci interpella piuttosto il fatto se ancora sia possibile, nell’ambito della Chiesa cattolica, poter discernere la verità, oppure no. Se sia ancora possibile, o no, dare un giudizio chiaro e univoco, a pro di tutti i fedeli, non tanto su una persona, ma sul comportamento che quella persona ha agito e sulle parole inequivocabili che essa ha voluto convintamente pronunciare.

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In altre parole, nel caso in esame, è forse cambiato qualcosa, rispetto al passato, rispetto alle valutazioni che su don Milani avevano dato i suoi diretti superiori, i Cardinali Arcivescovi Elia Dalla Costa ed Ermenegildo Florit? Può essere che l’ammutinamento sistematico ai superiori, l’apologia della violenza rivoluzionaria, della lotta di classe, dello spargimento del sangue dei nemici del popolo, della lotta armata di stampo brigatista e finanche – ma di questo Dalla Costa e Florit non erano a conoscenza – l’orgogliosa rivendicazione di pulsioni omosessuali e pedofile (il tutto è naturalmente documentato nei diversi capitoli del dossier), non siano più censurabili, come lo erano una volta? E’ possibile che, visto che i tempi cambiano, si debba adeguarsi alle nuove usanze?… Mi piacerebbe saperlo in modo esplicito.

C’è poi l’altro fatto oggettivo, correlato al precedente, per il quale il Papa e i Vescovi di oggi sembrano aver subìto una sorta di mutazione genetica rispetto ai loro predecessori nei rispettivi ruoli, per cui le realtà che ieri erano evidenti, nelle parole e negli atti di don Milani, oggi vengono da essi ribaltate nell’esatto contrario.

Ad esempio, abbiamo visto il nuovo Presidente della CEI, il Cardinal Gualtiero Bassetti, in questa intervista a TV2000, paragonare don Milani non solo al Beato John Henry Newman, ma anche a Nostro Signore medesimo, tant’è che al priore di Barbiana Bassetti vorrebbe rivolgere la famosa domanda apostolica “…Maestro, dove abiti?…”

 

Bassetti prosegue poi dicendo che 

«Per come l’ho conosciuto io, don Lorenzo Milani è santo. E il santo non è colui che ha meno difetti di tutti o che moralmente ha il profilo più alto di tutti. Questa è una concezione della santità un po’ superata. Il santo è uno che è vaccinato di Spirito Santo. E che rimane anche con il suo caratteraccio»

Sull’opportunità di una Causa di Beatificazione in favore del priore, si è invece espresso negativamente l’Arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, affermando che 

Per don Lorenzo Milani – ha precisato il porporato – non ci sarà alcun processo canonico. Assolutamente no, almeno fino a quando ci sarò io. Dopo non tocca a me dirlo, ma io non credo alla santità di don Lorenzo: qui non ci farò un santuario”.

Potrebbe essere solo questione di tempo, quindi. Ma se, secondo Betori, non va cercato in don Milani

…un esempio da imitare, cosa che egli ha sempre sfuggito, ma vorremmo ripensare le ragioni per cui non fu compreso nei suoi giorni e per cui può ancora illuminare la dedizione di tutti, in particolare dei preti, al Vangelo e alla Chiesa e ai poveri, nel nostro tempo”.

sembra che vada all’opposto il pensiero di Papa Francesco, il quale alla conclusione del suo intervento ha detto che 

…Don Lorenzo ci insegna a voler bene alla Chiesa, come le volle bene lui, con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni, ma mai fratture, abbandoni. Amiamo la Chiesa e facciamola amare, mostrandola come madre premurosa. Che anche io prenda esempio da questo bravo prete…»

DSC_0186Ripensando ai rapporti tra don Milani e il suo ordinario diocesano Florit, alle veementi accuse che il priore gli rivolse, accuse poi convintamente riprese dal prof. Alberto Melloni solo pochi giorni fa, quando dava ragione a don Milani che scriveva al suo allievo Francuccio Gesualdi essere Florit

…un deficiente indemoniato  

ho preso nota delle parole del Papa, quando egli  ha detto 

…Non posso tacere che il gesto che ho oggi compiuto vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale. In una lettera al vescovo scrisse: ‘Se lei non mi onora oggi con un qualsiasi atto solenne, tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato’. Dal cardinale Silvano Piovanelli, di cara memoria, in poi gli Arcivescovi di Firenze hanno in diverse occasioni dato questo riconoscimento a don Lorenzo. Oggi lo fa il Vescovo di Roma“.

“Vescovo di Roma”?… Ma il viaggio a Barbiana, non doveva essere una visita in forma privata del dottore privato Bergoglio? Mentre invece l’infelice beatificazione pratica di don Milani è stata pianificata e realizzata nei termini di un evento mediatico così pubblico, che più pubblico non si può?… Duole dire che si è trattato di una grave scorrettezza intellettuale e di protocollo, da parte del Pontefice, del suo entourage e di tutti coloro che si sono prestati alla manovra. 

Tornando ai contenuti del discorso papale, credo che si consumi qui uno dei punti più bassi di questa vicenda. Dove, invece che indirizzare una severa censura a Melloni per aver ribadito su Florit l’ingiusta accusa mossagli dal priore, farneticante nel tono e nei contenuti, di essere “un deficiente indemoniato” – anche questo il sottoscritto aveva chiesto nella supplica e documentato nel dossier  al capitolo 11 – il Papa nega giustizia a Florit, fedele servo della Chiesa, che aveva dalla sua tutte le ragioni per negare la bontà della pastorale milaniana. Il quale Florit, emblematicamente, nella vicenda milaniana anche a suo tempo fu abbandonato dalla Curia Romana!… Nemmeno tale onta, allora, può né deve essere taciuta, in difesa della memoria e dell’onorabilità di Florit. Se oggi la Provvidenza dispone che questo debba accadere, è un privilegio per me il poter lasciare a verbale, in questo post, quanto è infelicemente accaduto. Sono infatti convinto che, in un futuro che non è dato sapere, la realtà delle parole e dei fatti emergerà e sarà chiara per tutti, e ciascuno dei protagonisti antichi e nuovi di questa vicenda potrà essere visto nella giusta luce. 

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I paradossi si sprecano. Riferisce il Corriere di Firenze che 

Don Milani «prete trasparente e duro come il diamante, doveva ferirsi e ferire, in cerca dell’assoluto, oggi continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa. Prendete la fiaccola e portatela avanti». Così Papa Francesco, riprendendo la definizione che di don Lorenzo dette il suo padre spirituale, monsignor Raffaele Bensi, ha chiuso il suo discorso davanti agli ex allievi di don Lorenzo, a sacerdoti e seminaristi, dopo la visita e la preghiera sulla tomba e alla chiesa del priore di Barbiana.

“Doveva ferirsi e ferire”!… Ebbene, qual è il senso di questa retorica, che se ieri era ridondante, oggi nessuno si accorge che è pure ridicola?… “Doveva” ferirsi e ferire. Ma chi l’ha detto?… Quale obbligo religioso o etico, quale sano imperativo morale sarebbe sotteso a questo assurdo, autolesionistico e lesionistico comando?… Se don Milani doveva ferirsi e ferire, nel suo agitarsi scomposto, è chiaro che poi – per forza! – la comunità diventa il famoso ospedale da campo che al Papa piace tanto citare, anche proprio specificamente riguardo al priore, nel suo recente videomessaggio. Credo non sfugga a nessuno la subdola e perversa inversione dei termini: l’ospedale così inteso, lungi dall’essere una struttura creata in spirito di misericordia per sovvenire al limite fisico e ontologico dell’essere umano, si legge piuttosto come un’industria per la la quale si è precedentemente creato un fiorente mercato di “feriti”. Le implicazioni di questo fatto sono inquietanti.

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Alla luce di tutto quanto ho sopra esposto, mi sia consentito dire che provo come un senso di orrore a sapere che, scrive il Corriere, il discorso del Papa è stato tenuto non solo agli ex allievi di don Lorenzo, ma anche a sacerdoti e seminaristi!… E’ questo che si va a raccontare e insegnare a questi poveri giovani, in una splendida mattinata estiva, nella quale però lampeggiano sottotraccia cupi bagliori di sinistri errori concettuali? Dove si insegna a prendere il testimone dell’ideologia classista e barricadera milaniana, che è foriera di incendi incontrollabili, fa vittime e crea i feriti, invece di assisterli? E questi sacerdoti già “formati”, non hanno niente da eccepire di fronte alle suddette mega-distorsioni di pensiero?…

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L’orrore… in “Apocalypse now”

Perché, certo, un altro aspetto inquietante della mutazione genetica del personale della nostra Chiesa cattolica, è che nel processo ideologico che ho descritto, nel quale la realtà è sistematicamente negata, oppure ribaltata nel suo contrario, sono perfettamente e convintamente inserite intere Curie vescovili, strutture diocesane, e pure gli organi di informazione e comunicazione cattolici.

Circa la supplica al Papa, avevo avuto cura di inviarla contemporaneamente, ciascuno per sua rispettiva competenza nella vicenda milaniana, anche al Card. Betori, al Card. Bassetti e anche al Card. Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si poteva supporre che, dei quattro alti responsabili della Chiesa cattolica, quantomeno uno ne vagliasse i contenuti con l’attenzione che meritavano, e ne mettesse sull’avviso gli altri. Ciò, per quanto è dato sapere, non sembra essere avvenuto. Questo mi pare interpelli anche circa l’effettiva accessibilità delle istanze dei fedeli cattolici, rivolte ai loro Pastori. Comunque, si è visto che i primi tre destinatari  si sono già espressi. Potrebbe essere, però, che il Cardinal Müller stia ancora prudentemente valutando la missiva a lui indirizzata, e che possa esprimersi, in futuro, in senso positivo. Non mettiamo limiti alla Divina Provvidenza.  

A questo punto, non c’è che prendere atto dei fatti,  e stare vigili nella situazione che la Provvidenza ci propone. E’ venuta l’epoca in cui, diceva in tempi non sospetti il buon G.K. Chesterton,

Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.

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Ci tocca di stare alla realtà, accettarla per come essa è, pur senza condividerla, adoperandoci pacificamente e serenamente, ciascuno secondo il suo talento, per farla evolvere in senso positivo. E’ una questione di fede.

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Al momento, la donmilaneide si chiude qui. Da parte mia, i materiali sono pronti. Se ci sarò ancora quando la mia Firenze avrà un nuovo Vescovo, farò domanda di una breve udienza per consegnarglieli di persona. Se non sarò ricevuto, glieli spedirò per posta. Se ci sarò ancora quando la Cristianità avrà un nuovo Papa, invierò a lui copia della supplica, chiedendo di volerne considerare i contenuti, e, qualora li trovasse fondati, di voler provvedere. Non è mai troppo tardi… 

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