“AVVENIRE”: IL DETTO (MALE) E IL NON DETTO DEL QUOTIDIANO DI ISPIRAZIONE CATTOLICA

downloadDa cattolico, è bene che io faccia una segnalazione sull’approccio alle notizie di carattere economico-finanziario, tenuto dal quotidiano di ispirazione cattolica, l’Avvenire. Testata il cui editore è la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana.

Data l’importanza del tema, questo testo sarà presente sul blog sia nella forma di post, che in quella di questa pagina fissa.

Dunque, in pochi giorni scorsi, queste sono le evidenze, che riferisco brevemente.

1. Le disattenzioni dell’Avvenire in materia di economia e finanza

a) Il 24 gennaio 2014, il quotidiano, versione in carta, presenta a pag. 7 un articolo che titola “Privatizzazioni, al via con Poste per sei miliardi”. L’articolo in rete non c’è, ma c’è questo, del 25 gennaio http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/PosteEnav%20privatizzazione%20al%20via.aspx, del medesimo tenore dell’altro.

Accade, in sostanza, che nulla riferisce l’Avvenire circa le severe problematiche sottostanti all’operazione, delle quali davo recentemente conto in questo post, https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/01/28/poste-e-enav-le-finte-privatizzazioni-da-leoni-blog/, sulla scorta di argomentati interventi su Leoni blog, sito web collegato a quel noto think-tank politico-economico italiano che è l’Istituto Bruno Leoni. Sintetizzo qui le citazioni di Andrea Giuricin:

images(…) La posizione dominante dei sindacati, come per Alitalia, hanno fatto (di PI, NdR) una “frittata” molto grossa, sia nei confronti del cittadino contribuente che nei confronti del cittadino risparmiatore (…).

e di Oscar Giannino,  che anch’egli su questo punto ha detto cose ragionevoli:

(…) Innanzitutto, queste “non” sono privatizzazioni. Lo ricorda anche Massimo Riva su Repubblica, anche se dal suo punto di vista non è detto che sia un male. Privatizzare significa cedere il controllo proprietario. Il governo ha deciso di procedere mantenendo il controllo delle società il cui capitale “apre” ai privati, nel caso di Poste quotandola, nel caso di Enav vedremo se aprendo a fondi d’investimento o soggetti specializzati nel settore aereo. Lo Stato non “cede” un bel nulla, ma chiede capitale a privati che non comanderanno né gestiranno.

Come aspetto positivo, c’è senza dubbio il fatto che l’ingresso in elevata quota del capitale di privati aumenta la disciplina finanziaria e l’efficienza. Tuttavia un’ enorme letteratura consolidata nel tempo attesta che i benefici veri si ottengono nei casi in cui si privatizza, non quando si chiede capitale privato ma si continua a gestire. Quando è lo Stato a nominare i manager, ed è lo Stato italiano in mano ai partiti, decenni di esperienza italiana dovrebbero averci stradimostrato a sufficienza i mali che si ingenerano e perpetuano. (…)

b) Domenica 26 gennaio, a pag 9, un’importante intervista, questa, http://www.corradopassera.it/papa-francesco-davos/ a Corrado Passera, ex ministro alle infrastrutture sotto Monti ed ex AD di Banca Intesa. Nell’intervista Passera commenta il messaggio che Papa Francesco ha scritto al Forum economico-finanziario di Davos, questo: http://www.linkiesta.it/papa-francesco-wef-davos. Passera afferma che

La società è più dell’economia. Io preparo un progetto Paese.

Ponendosi il banchiere prestato alla politica, nell’intervista al cui testo integrale sopra linkato rimando, nei termini di un illuminato fautore dei migliori valori culturali e sociali che caratterizzano l’Italia. Accade però che:

  • download (1)E’ d’altronde il medesimo Corrado Passera che, al tempo in cui era AD di Banca Intesa, ha dato un 700 milioni di Euro a NTV, società di Andrea Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo e Gianni Punzo, praticamente finanziando la banca, salvo pochi spiccioli, la totalità dell’operazione Italo Treno. Ebbene, NTV, nel 2012, ha segnato il risultato economico di… una perdita di esercizio di 70 milioni di euro. Per i dettagli rimando a questo post https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/10/30/ntv-ha-perso-70-mln-nel-2012-che-diranno-gli-azionisti-di-banca-intesa/, che mi era stato ispirato proprio da Avvenire, del quale già segnalavo l’approccio molto superficiale alla vicenda. Il mondo dei media, Avvenire compreso, pare aver steso una cortina di silenzio sulla dinamica di questi fatti. Sembra cosa normale che una banca si metta a “fare impresa” in un settore che non è il suo, e per di più con la riuscita finanziariamente disastrosa alla quale ho accennato.

c) Gli esempi di questo genere di approccio alla notizia, da parte del quotidiano di ispirazione cattolica, sono molteplici: si va dal caso Monte dei Paschi, come scrivevo a suo tempo in  questo post https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2012/12/19/le-tasse-di-marco-e-i-montijunk-nibond-del-monte-dei-paschi/, alla circostanza che sfuggano al quotidiano diretto da Marco Tarquinio le gravissime implicazioni croniche e strutturali del caso “Fallimentopoli” https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/01/02/fallimentopoli-romana-e-fiorentina-unica-soluzione-la-sussidiarieta/, come pure certi non secondari risvolti della vicenda “terra dei fuochi”  https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/01/15/lo-stato-manda-lesercito-nella-terra-dei-fuochi-ma-che-fara-per-le-terre-avvelenate-prodotte-legalmente-dalle-grandi-opere/, sulla quale, pure l’Avvenire ha meritoriamente realizzato un dossier. Ma, costantemente, al quotidiano sembra sfuggire il filo rosso che lega tutti questi eventi.

2. Avvenire: ambiguità, equivoci e non-detti sulla Dottrina sociale, a livello pre-politico

Accenno ora brevemente a come l’Avvenire si pone rispetto ai temi, diciamo, più pre-politici e culturali, legati in vario modo alla Dottrina sociale, che dovrebbero innervare un proficuo dibattito nella società.

images

Alexis De Tocqueville, pensatore liberale

Il 23 gennaio, a pag. 24, rileggiamo ancora, sul quotidiano di ispirazione cattolica, il Prof. Flavio Felice, pensatore liberale e docente di Dottrina sociale alla Pontificia Università Lateranense, stavolta in un intervento dal titolo “Qual è il mercato buono”. Questo pezzo in rete non c’è, ma al Prof. Felice mi ero già largamente riferito in questo testo https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/incompatibilita-tra-cattolicesimo-e-liberalismo/, nel quale davo dettagliata ragione dell’incompatibilità tra cattolicesimo e liberalismo – oltre ad accennare, beninteso, all’incompatibilità, oggettivamente meglio nota, tra cattolicesimo e post-marxismo. La sinergia tra liberalismo e cattolicesimo, anzi la fruttuosa filiazione del primo dal cristianesimo, era  invece rivendicata dal prof. Felice.

Immediatamente sotto all’intervento di Felice, ancora a pag. 24, un’analisi di Luca Miele, che recensisce un libro del filosofo Franco Riva. Titolo del pezzo, che non posso fornirvi perché anch’esso assente in rete, Post-democrazia: imperfetta ma anche “risorgente”.

Mi riferisco poi alla lunga serie di interventi di due importanti firme di Avvenire: Luigino Bruni e Leonardo Becchetti. Ma gli esempi sarebbero innumerevoli.

Ebbene, in questa sede non posso che far sintesi. Segnalando, più che quello che c’è, quello che invece, in tutta la sopra citata pubblicistica, inesorabilmente manca. Lo dico non a cuor leggero, e però non si può tacere.  Al di là dei fiumi di parole e del profluvio di buone intenzioni, ciò che manca sulle pagine di Avvenire, da troppo lunga pezza, al di là delle denunce dei tanti mali di varia natura che affliggono la società, e che tutti si riassumono nella crisi antropologica che investe l’uomo nella modernità, è ancora una parola precisa e puntuale sullo strumento principe che ci può trarre dalle sabbie mobili della crisi: la partecipazione autentica, in spirito di sussidiarietà, secondo la Dottrina sociale della Chiesa cattolica.

Su come l’applicazione dell’idea partecipativa possa rinnovare in modo risolutivo la nostra società in grave decadenza, non è questa la sede per entrare in dettaglio. Rimando, in merito, ad alcuni documenti in rete: questa pagina del blog, dove presento il maestro forse più importante della partecipazione, Pier Luigi Zampetti: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/. A quella pagina ne è linkata un’altra, contenente due testi più analitici.

Ed anche, rimando a questa pagina del blog sulla possibile soluzione del problema del lavoro, con gli strumenti partecipativi, sempre secondo Zampetti: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/.

3. Le conseguenze delle distrazioni di Avvenire

download (2)Nel primo punto ho esemplificato come, in pratica, gli interventi del quotidiano di ispirazione cattolica in tema di economia e finanza, a motivo della carenza di spirito critico, della superficialità e dell’appiattimento sulle versioni istituzionali dei fatti, si sostanzino in una subordinazione ai poteri forti che da troppo tempo curano il loro particulare, con la conseguenza di portare alla bancarotta il Paese.

Si potrà non esser d’accordo con tale tesi, certamente spiacevole. Resta il dato che la realtà oggettiva ci dice che, in conseguenza di tale prassi, l’Italia è arrivata ad avere un debito pubblico reale di 2.300 miliardi di euro, come specificavo in questo post: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/09/09/governo-lettaberlusconi-la-realta-romanzata/. E’ qualcosa in più di 35.ooo euro a cittadino, vecchi e lattanti inclusi. La bancarotta dello Stato, che poi è anche la nostra, è alle porte. 

Non a caso in apertura mi sono specificamente riferito, circa l’Avvenire, all’approccio alla notizia di carattere economico-finanziario. Senza voler entrare, in questa sede, in eccessivo dettaglio, volentieri riconosco che il quotidiano di ispirazione cattolica si esprime generalmente in termini corretti per quanto attiene, esempio, alla difesa della vita umana e della famiglia.

Peraltro, l’affidabile agenzia informativa “La Nuova Bussola quotidiana” ha giustamente segnalato, in merito, qualche passo falso dell’Avvenire, come qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-educazione-sessuale-quando-la-disinformazione-e-cattolica-7678.htm, e anche qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-vocazione-al-compromesso-del-prof-dagostino-8182.htm, e qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-lanti-catechismodi-enzo-bianchi-5456.htm.

Epperò, in sintesi, la nota attuale penalizzazione dei princìpi non negoziabili è strettamente connessa alle distorsioni della dimensione economica e alla mancata applicazione del principio di sussidiarietà. Cioè, la mancata tutela delle vita e della famiglia, piuttosto che la effettiva libertà di educazione negata dallo Stato, sono eventi legati alla mala gestio della politica e all’economia, alla mancata soggettività della persona, della famiglia e dei corpi intermedi della società, in favore del primato pratico dei poteri forti che, fisiologicamente, controllano il consesso civile in regime di democrazia rappresentativa. Converrà citare Pier Luigi Zampetti:

…L’oligarchia è prodotta  dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato”. (Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002)

Si tratta di un importante “fatto spiacevole”, direbbe il poeta, che approfondisco in questo testo, basato sulla lezione di Zampetti. Ed è anche un tasto certamente scomodissimo, che Avvenire non tocca mai. Però è ineludibile. Sta di fatto che non ci sono scorciatoie. Se noi distogliamo lo sguardo da questo punto, inevitabilmente, i princìpi non negoziabili, la tutela della vita umana, la promozione della famiglia, la libertà di educazione, ne escono severamente penalizzati. E’ quello che vediamo accadere tutti  i giorni. Come d’altronde sono penalizzati il lavoro, l’economia, la crescita vera – quella che c’è stata era fittizia! – il fattore demografico  e quant’altro. Questo è ovvio: la crisi è globale, antropologica. Come vadano le cose nelle suddette materie, nella nostra Italia di oggi, è sotto gli occhi di tutti.

Detto questo, non ci è dunque lecito – e nemmeno è logico – lamentarci, esempio, del fatto che nel nostro Paese si facciano aborti nella misura di un 200.000 all’anno. Piuttosto che del fatto che in Parlamento potrebbe essere varata a breve una legge anti-omofobia di carattere totalitario. Le lamentazioni sono sterili, se poi noi, sul versante dell’economia e della finanza, sul versante della mancata soggettività politica ed economica del popolo delle famiglie (Giovanni Paolo II, lettera alle famiglie, 1994), da realizzarsi con gli strumenti della sussidiarietà, restiamo inefficaci, silenti o ambigui.

Di come, dal punto di vista pre-politico e culturale, al quotidiano di ispirazione cattolica si insista, in modo estenuante, a  nascondersi dietro un dito, a ingenerare equivoci circa la bontà della sinergia tra Dottrina sociale e  keynesismo di stampo sia liberale che post-marxista (l’ideologia sottesa alla società dei consumi è infatti bi-partizan),  di quanto si seguiti ad essere quanto mai vaghi sulla soluzione del problema – il principio partecipativo – ho detto al precedente punto 2.

4. Guardiamoci negli occhi

E dunque?… Sto forse auspicando che l’Avvenire viri in una sorta di barricadero “Fatto quotidiano” cattolico, una sorta di gabanelliano “Report” in carta anziché in video, in un giornale strillato d’assalto e d’inchiesta, che punta il dito in una sventagliata di j’accuse contro tutti?… Che non dà voce ai “cattivi” come Passera, e che irride alle veline istituzionali che illustrano la bontà di certe operazioni governative?…  Siamo seri. Intervisti, l’Avvenire, chi meglio crede risponda alle esigenze informative, che sono la sua mission. Riferisca, l’Avvenire, le notizie nel modo che, secondo il suo Direttore, più si avvicina a verità, per quanto è imperfettamente dato all’uomo. Non sono io il Direttore del quotidiano di ispirazione cattolica, né tanto meno l’editore.

Cristo risortoNon è questo il punto. Il punto è che, cominciando noi cattolici, ci guardiamo in faccia, ci guardiamo negli occhi, e ci diciamo, rispetto alla realtà nei confronti della quale Cristo amorevolmente, per tramite del Suo sacrificio, ci chiama a giudicare e a operare, ci diciamo chi vogliamo essere. E cosa vogliamo fare.

Sono del parere che la Storia suggerisca  che il tempo dei silenzi, degli equivoci e delle ambiguità è spirato. E’ il momento di fare chiarezza. In passato ho già avuto occasione di segnalare queste problematiche all’editore, la Presidenza della CEI. Lo stesso ho avuto cura di fare nei confronti dei Direttori della testata, prima Dino Boffo e poi Marco Tarquinio. Oggi credo sia opportuno procedere nuovamente in questo senso, inviando questo testo al Presidente della CEI, S.E. Mons. Angelo Bagnasco, e per conoscenza al Direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. E’ bene che tutti siano nuovamente informati. Le responsabilità sono rilevanti.

2 pensieri su ““AVVENIRE”: IL DETTO (MALE) E IL NON DETTO DEL QUOTIDIANO DI ISPIRAZIONE CATTOLICA

  1. Pingback: LEONARDO BECCHETTI e “AVVENIRE”: CRONACHE ECONOMICHE MARZIANE | lafilosofiadellatav

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